L’arrivo di un figlio..
Buongiorno a tutti,
È da qualche giorno che nella mia testa mi pongo sempre la stessa semplicissima domanda, e stamattina sono qui per poter sentire qualche parere.
Diciamo che nella mia vita, per sfortuna, mi sono trovata più volte davanti a coppie che con l’arrivo di un figlio si sono poi “spezzate”.
Certo, l’arrivo di un bambino comporta tante responsabilità e molti “problemi” cui dover tenere conto, con tutte le conseguenze sui genitori. Ma mi chiedevo..
L’arrivo di un figlio potrebbe rendere una coppia in un certo verso “migliore” di quella che era precedentemente?
Io sono dell’idea, giustissima, che i figli non si fanno per aggiustare i “problemi” in una coppia, perché sarebbe peggio.
Ma, secondo voi, una coppia con alti e bassi, alti e bassi dovuti al carattere, piuttosto che a veri problemi base, potrebbe consolidarsi maggiormente e migliorare con l’arrivo di un figlio?
Lettere che potrebbero interessarti
27 commenti
Lascia un commento
Max 2 commenti per lettera alla volta. Max 3 links per commento.
Se non vedi i tuoi ultimi commenti leggi qui.
▸ Mostra regolamento
Leggi l'informativa sulla privacy. Usa toni moderati e non inserire testi offensivi, futili, di propaganda (religiosa, politica ...) o eccessivamente ripetitivi nel contenuto. Non riportare articoli presi da altri siti e testi di canzoni o poesie. Usa un solo nome e non andare "Fuori Tema", per temi non specifici utilizza la Chat.
Puoi inserire fino a 2 commenti "in attesa di pubblicazione" per lettera.
La modifica di un commento è possibile solo prima della pubblicazione e solo dallo stesso browser (da qualsiasi browser e dispositivo se hai fatto il Login).

Non saprei. Ti lascio col beneficio del dubbio.
No anzi…
In una coppia dove ci sono già problemi l’arrivo di un figlio è un elemento destabilizzante che spesso porta alla rottura del rapporto.
Poi ogni storia è particolare chiaramente, però in generale la situazione è questa.
No, per in figlio occorre una coppia salda che si ama così tanto al punto da voler fondersi per creare una nuova persona . Secondo me hanno più chances di sopravvivere all’arrivo di un figlio le coppie appena formatesi, ma trascinate dalla passione cieca (quella che ci fa vedere il partner con lenti rosee per capirci), di una coppia solida ma annoiata o con i primi scricchiolii e problemi e noie varie.
Lo dice anche la scienza. La natura ci dona quegli occhiali dalle lenti rosee apposta per procreare. Quella spinta iniziale è essenziale per restare uniti.
A questo proposito sono contro i fidanzamenti troppo lunghi. Penso che dopo un anno di uscite insieme, e non oltre il terzo, il figlio vada fatto per il bene della coppia, perché in quel caso da “problema” diventa elementi unificante. Ma affinché ciò avvenga è necessario che la coppia sia ancora molto innamorata.
Se stai cercando rogne, facile che le trovi.
In linea di massima quando mi è capitato d’innamorarmi ho riscontrato in me un grande entusiasmo che mi avrebbe consentito di affrontare anche i momenti di crisi. Quelli per forza di cose vanno affrontati separatamente perché non si può discutere di un’immagine. Nella realtà (come si potrebbe dire? A bocce ferme!) non m’innamorerei di nessuno di loro perché riconosco in me una capacità rievocativa che mi rende una donna molto, forse troppo, esigente in amore. Ho letto diversi saggi di spiritualità generale e ho capito che questo lato del mio carattere dipende dal rapporto con la morte. In alcuni testi si parla di ipermnesia… se mi parli di “gelosia retroattiva” io vado dall’avvocato a chiedere la separazione perché la mia sensibilità non mi consente di reggere l’urto. L’uomo colto è sempre stato il mio spauracchio. Se fosse anche benestante non saprei proprio come comportami. Ma questo dipende dal fatto che non ho mai conosciuto ragazzi con un pensiero ben strutturato. La curiosità deve avere un’origine. Di che scuola sei? Mi fai sentire inferiore e questa inferiorità si riflette anche sulla considerazione che ho di me stessa. Questo meccanismo semplice da scardinare diventerebbe un labirinto dal quale difficilmente riuscirei ad uscire. Ecco che un pensiero nobile diventa un disagio cronico. La capacità rievocativa subirebbe un accrescimento patologico perché il punto non è la mia insicurezza, ma il limite dell’immaginazione umana.
Ecco, questo è un altro ostacolo insormontabile. Non riuscirei a vivere la vita di coppia con un uomo che adopera il linguaggio psicoanalitico. Lo rispetto, ma non si piega alle mie esigenze. Se un domani avessi bisogno di una consulenza (proprio perché non ho questo genere di tabù) mi rivolgerei ad un neurologo per farmi fare una visita medica che in ultima analisi prevede anche il dialogo con il paziente. Dicevo, tornando al discorso iniziale, che mi sono innamorata (o forse dovrei dire invaghita di qualcuno) ma l’amore vero e proprio è nato dalla mancanza di esitazioni. Infatti, sotto certi punti di vista, giustifico chi non vedendomi coinvolta se ne è fatto immediatamente una ragione… io stessa non avrei saputo come continuare. La mia delusione è dipesa dal film della mia giovinezza. Il confronto con il mondo fa parte della mia natura. La scelta in valore assoluto mi è sembrata sacrosanta. Niente da dire. Quando immagini la tua ultima ora vorresti che tutto fosse perfetto e impieghi un po’ di tempo per rivedere tutto il film della tua vita ( incluse quelle 10 cose da fare prima di morire che ti fanno mancare la terra sotto i piedi al pensiero che lui è andato al mare con lei… quante ore? 24? 24 ore in meno… 24 ore in cui non sei stata il suo pensiero più ricorrente! Questo insomma… una cosa da ridere! Non prendiamoci tanto sul serio…).
Mamma che disfattismo. Tutti a cantare già il requiem per la coppia. Tutte le coppie hanno alti e bassi caratteriali, un figlio è un’opportunità per consolidare un unione con un bene terzo che deve diventare la priorità, ci vuole sacrificio prima, durante e dopo, nulla viene gratis ma se si parte già pessimisti avremo l’ennesimo figlio di genitori separati che mettono al primo posto il loro egoismo.
Vale soprattutto per l’uomo che non può dimenticare che la donna diventa prima madre e poi moglie alla nascita di un figlio.
Volevo sottolineare che questa capacità rievocativa è contenuta. Nelle amicizie mi metto completamente all’ascolto dell’altra persona e questo per certi aspetti mi rende antipatica. Non sempre. Mi è capitato anche di avere riscontri postivi. Ma si tratta di un fatto naturale… per me l’immaginazione non deve entrare nell’amicizia, perché la libera immaginazione quando non è sostenuta dall’atto d’amore genera delle incomprensioni. A dire la verità raramente mi è capitato di conoscere persone che riconoscevano la sacralità dell’amicizia. L’immaginazione è il primo canale di comunicazione con il mondo degli affetti, ma questo tipo d’immaginazione si lega ai bisogni come il mangiare e il dormire e, a limite, pota a dividersi su aspetti legati alla gestione della casa. A me non è capitato, ma la considero una cosa naturale. Mi potrebbe capitare. Chi lo sa? Invece l’amicizia nasce su basi diverse. Eppure l’amico è considerato nella stragrande maggioranza dei casi viene considerato un compagno e questo è un bene quando si riconosce il primato dei sensi. Per me invece l’amicizia è un fatto del cuore. Non faccio processi alle intenzioni, ma allo stesso tempo non sono in grado di coinvolgermi più di tanto. Tendo ad essere noiosa e ripetitiva… a maggior ragione ci resto male quando mi mettono addosso panni non miei per questa tendenza diffusa ad idealizzare le persone.
Io ho questo tipo di rapporto solo con la persona amata perché umanamente abbiamo tutti dei limiti, ma esiste un momento in cui ricerchiamo la perfezione… altrimenti non potremmo neanche ricongiungerci carnalmente. Infondo è proprio la paura di aver idolatrato la persona amata a farti vivere dei momenti in cui rifletti sulla reciprocità dell’amore e metti in discussione la vita di coppia mentre esamini la tua coscienza. Per questa ragione non dobbiamo essere troppo rigidi. Il beneficio del dubbio in questi casi non viene concesso a cuor leggero. Ma lo stesso discorso vale in famiglia. Si tratta di un discorso di tipo escatologico svincolato dalla ragione. Questa è una delle ragioni che non mi consentono di avere un punto di vista negativo, completamente negativo, sulle persone che agiscono male. Anche se ho sofferto distinguo la mia causa dalla causa della giustizia. Le offese rivolte alla mia persona non mi toccano più di tanto. Allora io in tutto questo non sbaglio mai? Allora: certamente, ma non mi capita mai di superare ogni limite perché forse nella vita ho avuto ambizioni più grandi di quelle avrei potuto immaginare. Nella vita reale le mie ambizioni si riducono a passioni lasciate a metà o a voli pindarici. Quando un progetto va male lo considero una passione lasciata a metà. Non mi metto tutte le volte davanti a Dio. Altrimenti non potrei neanche prendere in considerazione il divorzio.
PS E poi nella vita si fanno tanti sbagli e mica possiamo metterci a rompere l’anima agli altri come se non ci fosse un domani? Qui si vede la fede. Nella prospettiva di un domani. E poi io nella vita mi sono sentita sempre assistita dall’Alto. Come tutti del resto. Oggi il grado di abbandono alla Provvidenza è totale perché ci sono esperienze di vita che ti aprono completamente al Cielo e t’impediscono di vedere il baratro. Solo così puoi tenere accesa la lampada della fede, rendendola visibile anche agli altri. Anche se stati nelle tenebre senti che non prevarranno e porti una speranza reale.
Chiedo scusa perché mi sono dilungata. Mi sforzerò di essere più concisa in futuro, ma questi pensieri mi stavano a cuore.
@Leporello: hai letto le lettere di Laura?
Riassumento:
-Fino a Gennaio 2017 la “Coppia” era trio, l’autrice era l’altra
-Fino a lunedi scorso il problema principale era che lei voleva spendere + tempo al luna park e lui non voleva
–
Ora arriva l’idea figlio che consolida una coppia.
Ed il problema sono i commenti disfattisti? Vedi tu.
Boh, di sicuro al nuovovenuto non mancheranno le giostre durante l’infanzia…
Una coppia per avere chance di durare deve “funzionare bene”, nel senso che deve creare una bella sicurezza sentimentale tra due persone e deve permettere loro di muoversi per il mondo rafforzate reciprocamente dal compagno, quindi in definitiva una coppia che funziona è una coppia che fa crescere e migliorare la vita di entrambi.
Se si riesce a creare un meccanismo del genere, tutti i problemi si superano, e si ha interesse a mantenere attivo questo vincolo curandolo come si farebbe con un giardino.
Ovviamente la quotidianità può mettere molto alla prova ed è necessario rispetto e pazienza, perché siamo tutti umani.
Detto questo, quindi riferendosi ad una coppia non da mulino bianco ma sicuramente “sana” e che ha motivo di esistere e andare avanti, sicuramente un figlio è una delle cose più importanti che due persone possano fare e che possano anche legare due compagni! Chiaramente questo bambino, diciamo cose ovvie, deve esser stato desiderato, voluto veramente, e non per imposizioni o per la speranza di rafforzare il rapporto, perché è poco ma sicuro che non accadrà, anzi se mai il contrario.
Se la coppia è traballante, l’ arrivo di un figlio potrà solo peggiorare le cose. Prima bisogna lavorare sul proprio rapporto e poi pensare alla nascita di un figlio. Spero comunque che gli italiani, e gli occidentali in generale, tornino a fare molti figli, che gli uomini occidentali abbiano la forza di superare il loro attuale astio nei confronti delle loro donne ( che vengono punite in vari modi per la loro emancipazione ), tornando a sceglierle come compagne/mogli e madri dei loro figli, e che le donne tornino ad essere felici e appagate nel ricoprire il ruolo di moglie e madre.
So già che ora mi attirerò l’ ira funesta di Itto Ogami, ma dovevo dirlo.. uomini, tornate ad essere mariti e padri di famiglie numerose e accogliete le donne PER QUELLE CHE SONO!
Quella che un figlio rinsalda i rapporti e risolve i problemi della coppia é la morale che andava di moda tanti anni fa,prontamente spalleggiata dalla Chiesa.ovviamente nella realtà accadeva l’esatto contrario
Angwhy, è anche vero però che prima molte famiglie erano felici, pur dovendo allevare tanti figli e pur vivendo con modestia e semplicità. Mentre oggi la crescita demografica è azzerata, ogni giorno ci sono coppie che si separano anche se hanno solo uno o zero figli, siamo sempre tesi agitati e non siamo mai contenti di quello che abbiamo, vorremmo sempre di più, in un accanimento senza fine. Tutto questo non lo vedo giusto.
Forse sono due discorsi differenti Grazia,io mi riferivo alla teoria del figlio come elemento riparatore che mi sento di bocciare in pieno.
Quello della denatalità è un discorso lungo e complesso.banalizzando un po mi sento di dire che effettivamente dagli anni 80 in poi siamo stati tutti un po egoisti.Oggi ci sono altri problemi e la situazione fa a dir poco paura,però conosco ancora molte persone che una famiglia ce l’hanno e riescono in qualche modo ad andare avanti,nonostante tutto
Sono d’accordo con Maria Grazia. I figli non si fanno per riparare i matrimoni, ma l’esperienza di far parte di famiglie numerose e di entrare nell ottica che i figli possono anche essere anche motivo di felicità e occasione di condivisione e crescita, rende generalmente meno egoisti è più tolleranti.
Far figli per riparare un matrimonio è come comprarsi una barca a vela da 6 mt l.f.t. dopo che il terremoto ti ha raso al suolo la casa al mare e disrutto la darsena. Scomodo, ma fattibile. I risultati sono prevedibili.
Angwhy, diciamo che le due cose possono essere collegate, cioè: l’ abbandonare gradualmente il nostro egoismo per aprirci agli altri ed essere più comprensivi, e l’ aggiustare il tiro nel rapporto di coppia. In quanto, più saremo comprensivi e comunicativi verso il prossimo, rinunciando ad arroccarci su posizioni di forza, automaticamente saremo più costruttivi anche nei confronti del partner. A quel punto, il desiderio condiviso di avere un figlio penso che sarà solo una logica conseguenza.
guarda ci vuole un grande,enorme senso di responsabilità che va evidentemente oltre l’innamoramento che all’inizio ci fa accettare ogni cosa salvo poi arroccarci,come dici tu,ognuno sulle proprie posizioni.mi sembra che il discorso ti tocchi da vicino e questo va benissimo e te lo auguro,anzi dovrebbe essere cosi come dici tu.la mia esperienza è diversa,ne ho viste troppe e difficilmente cambierò idea,oltretutto figli non credo che ne farò e forse è meglio cosi
Angwhy, purtroppo ormai sono troppo vecchia per avere un figlio. I miei 44 anni non me lo consentirebbero più. Ho sprecato la mia vita passata dietro ad amori illusori e scelte sbagliate, dovute perloppiù ai dissidi che ho vissuto nella mia famiglia d’ origine e al conseguente allontanamento da essa. L’ unica cosa che a questo punto posso fare per “riparare”, è cercare di aiutare altre coppie che sono in crisi e che sono sul punto di separarsi, dando loro consigli e sostegno e convincendole che la solitudine e l’ individualismo ( cioè la via che io avevo scelto per non affrontare le mie sofferenze ) non è la strada migliore per la propria serenità ed evoluzione come esseri umani. Insomma.. farò da “cupido”, via. E speriamo che le mie “freccie” vadano nella giusta direzione 🙂
E al contempo sostenere ( moralmente e materialmente ) progetti umanitari a favore delle nascite, sopratutto a vantaggio di persone che vivono difficoltà oggettive ( come le ragazze incinte che non hanno un compagno fisso, per esempio ). Spero di campare abbastanza per avere il tempo di far questo..
.. Credo che in una società dove ormai gli interessi individuali e l’ egoismo portato alla sua massima espressione sono i nostri padroni, fare ciò sia urgente e doveroso. Quando viviamo un dolore, non dobbiamo chiudere gli occhi e far finta che non esista ( come avevo fatto io ) ma dobbiamo analizzarlo e rielaborarlo e trasformare quella sofferenza in un utile lezione di vita. Solo così possiamo crescere come individui. L’ ho capito tardi. Peccato. Questo è quanto. Un caro saluto.
Attenta MG perche io conosco una signora che ha avuto la “sorpresa” a 45 anni suonati.infatti adesso ha 2 figli che hanno credo 22 o 23 anni di differenza.(a volte dipende dal “donatore”)
Angwhy, beh certo tutto può essere! 🙂 Ma nel mio caso questa ipotesi la escluderei.. 🙂
Ma va, MG!!! La Nannini ha avuto un figlio che aveva quasi 80 anni, almeno così mi pare di aver letto su un Cosmoplitan che c’era sul tavolino in sala d’aspetto del dentista.
Cosmopolitan è di sicuro un magazine dai contenuti dibattimentali notevoli. Non capisco come mai non lo hanno ancora assurto a testo ufficiale nelle accademie scientifiche. Ma a questo c’è senz’ altro un perchè, come nella canzone di Cocciante o come nella propensione attuale di sposarsi o di figliare non prima dei 50 anni. Scelta consigliabile solo se non si è una coppia di sclerati e solo se si ha un reddito stabile, contrariamente a quasi tutte le coppie italiane che attualmente figliano a quell’ età. Nel mio caso, mi piace pensare che dedicandomi a far nascere figli altrui e non miei, potrò far sì che ne nascano molti di più essendo che nessuno di quegli uteri sarà il mio, e che nessuno di essi dovrà fare “da solo” tutto il lavoro. Geniale, no?? E’ una sorta di led-marketing delle gravidanze!
Io non so cosa sia un led-marketing, MG (del resto non so manco come passi le giornate un SEO e nemmeno un ceo). Però le torce a led tattiche mi piacciono: illuminano la realtà e mi sai che hai raggione, mio cuggino di Vergate a.d. Membro dice le stesse cose.