Annoiarsi a lavoro
Riferimento alla lettera:
Buonasera, ho trovato questo sito per caso et voilà eccomi qui. Vi è mai capitato di essere stanchi della vostra vita? Di svegliarvi al mattino e come primo pensiero dire: un'altra giornata di me**a sta per cominciare! Beh, a me capita tutte le mattine. Ho sempre pensato, fin da bambina,...
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Data di pubblicazione: 2 Maggio 2018
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Mi consolo pensando che almeno non sono la sola ad avere avuto queste esperienze.
Ciao a tutti, riprendo il mio messaggio di ieri in cerca di qualche opinione e punto di vista. Come spiegavo, lavoro per una piccola azienda a conduzione familiare gestita da zio e nipote, quando facevo i colloqui di selezione mi era stato spiegato che sarei stata formata e affiancata da una Export manager. La export manager in questione, mia attuale collega, è una signora tedesca sulla 50ina alla sua prima esperienza di lavoro praticamente…è stata scelta solo perchè di madrelingua tedesca. Nella testa dei miei titolari basta sapere le lingue ed ecco fatto l’ufficio estero. In questi 3 anni ho cercato di farmi venire delle idee e di provare a smuovere qualcosa nel nostro piccolo, ma senza una strategia export solida, senza investimenti, senza obiettivi aziendali è davvero dura. La mia collega nonché export manager è una persona carina ma molto pigra e la situazione le fa solo comodo. Quel poco che c’è da fare (qualche ordine) lo smolla volentieri a me… (continua)
Se all’inizio cercavo di arrangiarmi e di proporre l’azienda a potenziali clienti (soprattutto a distanza, via mail o telefono), ora non ho motivazione e, non essendoci nulla di concreto da fare il più delle volte, finisco per cazzeggiare su internet. Io non sono mai stata una fancazzista, ma mi sento bloccata in questa situazione che mi da pochi stimoli dal punto di vista intellettivo. Mi annoio talmente tanto che mi sono anche buttata a capofitto nello shopping per colmare il senso di insoddisfazione! Ogni giorno mi sembra non passi mai e guardo sempre l’orologio. Ora ho terminato l’apprendistato e sono appena stata assunta ufficialmente, ma la voglia di guardare altrove è tanta…Ovviamente ho la famiglia contro, che non comprende e mi reputa un po’ lamentona e ingrata. Cosa mi consigliate? Col covid ora è tutto molto più complicato. Non vorrei però trovarmi un giorno a non saper fare nulla di utile e con un’età non più appetibile per il mondo del lavoro…
Dolly, renditi conto che, ahitè, non sei skillata.
I tuoi “umilissimi genitori” temo che abbiano davvero ecceduto in umiltà, sennò ti avrebbero fatto conseguire una laurea con possibilità di carriera.
Date le premesse, ti conviene rilassarti e sperare che il lavoro – per via di agnazione, se ho ben capito – ti duri fino ai 70, ma ne dubito assai.
Cara Dolly ti capisco PERFETTAMENTE! La tua paura è fondata: purtroppo nel mercato del lavoro dopo i 30 anni sembra che uno sia da buttare. Il punto è che devi chiederti se ti va bene vivere così. Se prendi uno stipendio alto o comunque che ti permette di fare la vita che vuoi, e fai un orario comodo che ti permette di dedicarti alle tue passioni potresti anche valutare di rimanere. Per esempio se domani mi offrissero 1500 euro al mese per lavorare 4 ore al giorno dal lunedì al venerdì senza fare nulla come facevo prima io lo farei (ovviamente non succederà mai è per capire il punto). Di sicuro non lavorerò mai più dalle 8 alle 18 per 1100 euro al mese. Piuttosto farei 28 ore settimanali al supermercato per 900 euro al mese (l’ho già fatto quindi so di cosa parlo). Per quanto riguarda i tuoi amici e parenti ignorali e anzi evita di spiegare loro la questione tanto non capirebbero: in questo paese se hai il posto fisso da 1000 euro al mese non hai diritto di lamentarti.
Care ragazze, mi sembra di capire che il problema è legato alla tipologia di azienda a gestione familiare ( come quella dove lavoro io), di gente preparata non sanno cosa farsene. Lo vivo quotidianamente sulla mia pelle.
Personalmente sto cercando altro e seguo corsi serali finanziati dalla regione, sono sposata ed ho una figlia, il periodo non è dei migliori ma io non voglio fossilizarmi in una situazione che non mi appaga in nessun modo. Ho ancora tanto da dare!
Dolly,capisco anche il punto di vista dei tuoi genitori che è quello di tutti i genitori alla fin fine, ma prova, manda qualche CV, fai dei colloqui anche solo per la tua autostima.
E se nella vostra città ci sono, fate dei corsi, è sempre un modo per farsi conoscere dalle varie associazioni che li organizzano e si può sempre lasciare il proprio CV.
Un grande abbraccio virtuale a tutte!
Hai mai parlato della cosa con i titolari? Del fatto che ti avevano prospettato contatti con clienti esteri che di fatto non ci sono? Comunque se vuoi crescere e fare carriera le realtà a conduzione familiare sono da evitare come la peste. La mia ex titolare licenziandomi causa covid mi ha detto che comunque avevo imparato un mestiere e che avevo competenze da spendere. Non le ho riso in faccia per non litigare e lasciarci in buoni rapporti ma quante gliene avrei dette. Ad oggi io non so fare niente. In teoria dovrei sapere gestire la contabilità e l’amministrazione ma di fatto né durante l’apprendistato né successivamente nessuno mi ha insegnato nulla di concreto. A parte rispondere al telefono, fare qualche fattura e pagare i fornitori tramite homebaniking io non so fare niente. Ora sono a casa e mando cv nella speranza che se dovessero assumermi come impiegata siano disposti a spiegarmi cosa devo fare. Perciò io fossi in te mi guarderei in giro, anche all’estero eventualmente.
Cara Chibi hai ragione e credo anche io che il problema siano le piccole realtà in cui non c’è possibilità di crescita/carriera. Se posso chiederti mi interessa sapere che tipo di corsi stai facendo e in quale regione. Io mi sono informata ma i corsi che vorrei fare sono tutti a pagamento e in questo momento non ho neanche i soldi per piangere.
Si, il problema è l’azienda a conduzione familia.
Io ho un’esperienza precedente di 18 anni in
un’azienda grande e strutturata dove ho imparato di tutto e campo di rendita.
L’azienda poi ha delocalizzato la produzione et voilà, lavorino in aziendina piccolina…uno strazio.
@Yog Non sarò “skillata” a livello commerciale perchè ho fatto studi umanistici, ma per fare il back office estero (come era stato promesso a me) alla fin fine non è che ci voglia chissà quale titolo. Io non sapevo nulla del mestiere, ma ora quando arriva qualche ordine anche da paesi extra UE so bene qual è l’iter da seguire e i documenti da preparare (a differenza della mia collega “export manager” che dopo 4 anni non sa nemmeno usare il gestionale!). Le competenze si possono anche acquisire facendo esperienza, ed è così per tutti, per qualunque tipo di lavoro. Ho solo avuto sfortuna a capitare in un’azienda piccola e deprimente. Mie ex compagne di università svolgono lo stesso lavoro in aziende più grandi e ne sono la prova vivente.
@Anika Si, hai ragione, spesso analizzo lati positivi e negativi di stare qui. Non guadagno una fortuna, sono 1300 euro al mese per 8 ore di lavoro al giorno, 5 gg su 7. Lo stipendio mi permette di vivere, lavoro a pochi minuti da casa,…
ambiente rilassato e nessuno mi mette pressione, questo nel bene e nel male. Nel bene perchè certamente non sono sotto stress, nel male perchè non mi vengono assegnati compiti e non ho obiettivi chiari e definiti da raggiungere. Stipendio e tranquillità mi fanno rimanere, ma ho anche voglia di mettermi in gioco, di fare qualcosa che mi dia più soddisfazione. Oppure ho pensato di rimanere e chiedere una riduzione di orario (la mia collega fa un part-time), ma sarebbero 300 euro in meno che comunque fan comodo. Mi avvicino ai 30 e devo capire cosa voglio, anche perchè nei miei piani c’è il crearmi una famiglia nei prossimi anni.
@Chibi Hai ragione, le aziende familiari sono così nella maggior parte dei casi e a detta di molti…Poca organizzazione e poca pianificazione. All’inizio è stata proprio questa sensazione di “casa” ad attirarmi rispetto ad altri ambienti “snob”, ma ora ho i miei ripensamenti. Giusto ieri sera ho risposto a due offerte, vediamo. 🙂
Anika, io abito in Romagna, diverse associazioni di categoria ( CNA, iscom,cescot assoform) organizzano corsi sia serali che pomeridiani finanziati dalla regione.
Spesso rivolti a disoccupati, per aiutarli nel reinserimento nel mondo del lavoro.
Perché spesso fungono anche da intermediari con le aziende.
A dimenticavo, che nella maggioranza dei casi, i corsi sono gratuiti.
Se vogliamo parlare di tranquillità, sì anche da me c’è, e pure troppa per i miei gusti.
Ogni tanto un po’ di pepe non guasta…qualche obiettivo da raggiungere..nuove mansioni.
Le famose skills e o competenze trasversali si acquisiscono con l’esperienza, se ne fai poca ne acquisisci poche…se questo fosse stato il mio primo lavoro, mio Dio non ci voglio neppure pensare..
sarei quasi a zero.
Come dicevo, io campo di rendita dal mio precedente lavoro…
Al momento, l’aspetto positivo per me, sono le 30 ore settimanali.
Posso seguire famiglia e casa senza scapicollarmi.
Ciò non toglie che anche la gratificazione lavorativa aiuta a livello di autostima.
Come dicono i mental coach sono in k-!
Scusate se mi intrometto, ma credo che stiate guardando solo i lati negativi della situazione, trascurando quelli positivi. In una piccola azienda non c’è possibilità di carriera, ok. Però in genere si vive in un contesto più umano, informale e piacevole, dove i dipendenti e i padroni sono persone, non solo numeri. O pezzi meccanici, visto che una grande azienda è come una macchina, che per funzionare bene necessita che ogni pezzo svolga la sua (unica) funzione a dovere, o viene sostituito. Inoltre, credo che per un dipendente sia assolutamente irrilevante quanto è grossa o prestigiosa la ditta dove lavora e quanto fattura: quel che importa è che gli piaccia il lavoro che svolge, che abbia uno stipendio decente, che venga trattato con rispetto e abbia orari di lavoro non massacranti. Rinunciare a questo diventando un semplice numero per due biglietti di banca in più per me non conviene. Chiaro che poi la cosa è soggettiva, ma ci sono lati positivi da non ignorare. Saluti.
Beh Dolly che dire? A questo punto devi chiederti se ti interessa fare carriera o vivere tranquilla. Lavorare in un ambiente “rilassato” è una cosa importante. Non andare a lavoro con l’ansia di quel che sarà è un aspetto da non sottovalutare. Inoltre lavori vicino casa e anche quello è un plus. Molto dipende anche se vivi con i tuoi o per conto tuo. 1300 euro e vivere con i genitori è una “pacchia”, 1300 euro e vivere soli o a dividere le spese con qualcuno è tutta un’altra storia. Il mio punto di vista, che non è verità assoluta ma solo l’idea che mi sono fatta lavorando, è che qui in Italia non vale la pena “darsi da fare”. Mi spiego meglio. Fatto salvo qualche rara eccezione nella grandi città e in aziende serie con REALI prospettive di carriera, è difficile che una persona venga pagata BENE e in modo proporzionato a studi effettuati ed impegno profuso. 1300 euro li prende mio fratello a fare l’operaio metalmeccanico con la terza media per intenderci. CONTINUO NEL…
Perché ti dico questo? Per farti capire che è giusto che tu ti guardi intorno per cogliere eventuali opportunità ma d’altra parte sii saggia e metti tutto sul piatto della bilancia. Se devi lasciare un posto a 1300 euro, in cui non hai rogne né grosse responsabilità, vicino casa magari per andare a 30 km di distanza per gli stessi soldi o poco più e magari in un posto in cui ti rompono i co...... e ti stanno col fiato sul collo… beh non sarebbe un grande affare! Sii prudente è in definitiva il mio consiglio.
Chibi grazie per la risposta mi informerò!
Grazie a tutti per i commenti e per i vostri punti di vista, è bello confrontarsi. Bottex ha ragione quando parla dell’umanità che in molte grandi aziende viene meno, in effetti il nostro datore di lavoro ha un atteggiamento piuttosto paterno con noi dipendenti (siamo tutti tra i 25 e i 30 anni). Tuttavia io credo che possano esistere anche le vie di mezzo, la mia azienda mi andrebbe benissimo se solo avessi qualcosa in più da fare. I primi tempi che ero lì mi sembrava di rubare lo stipendio e di essere stata presa per gli sgravi fiscali, invece, come nel caso di Anika, i miei datori non vedono o non vogliono vedere la realtà dei fatti. Da aggiungere che inizialmente, siccome lato estero c’era poco, mi erano state affidate mansioni di contabilità ed ero anche contenta di questo, ma ora è stata assunta un’altra ragazza per occuparsene e quindi addio! Cara Anika, la penso come te. Io credo proprio che per la posizione di back office estero lo stipendio sia più o meno quello e…
bisogna mettersi il cuore in pace. Se dovessero propormi di più da un’altra parte potrei valutare, ma lasciare un posto indeterminato a 2 minuti da casa per la stessa cifra, dove magari mi stressano dalla mattina alla sera, è lontano e torno a casa alle 21…Anche no. Già ora, nonostante tutto, ho comunque poco tempo da dedicare alle mie passioni. Io convivo da poco con il mio compagno e nell’ultimo anno abbiamo fatto sacrifici per mettere su casa. Contribuisco alle bollette e alla spesa, ma il mutuo lo paga solamente lui perchè guadagna molto di più di me, diciamo ben più del doppio(è ingegnere informatico). In questi anni la mia visione della carriera è cambiata, ho capito che col mio titolo di studio non potrò mai fare chissà cosa e che forse mi viene accontentarmi. Rimanere qua (ho comunque uno stipendio senza tirarmi il collo) e tra un po’ chiedere magari un part-time con due rientri settimanali (come Chibi) per dedicarmi a ciò che conta davvero, cioè VIVERE.
Dare tutto per un’azienda che non è nemmeno tua non ha senso, come ha giustamente detto Bottex. C’è un mio collega che lavora tutto il giorno(weekend compresi) gratis, rimane in ufficio oltre l’orario di lavoro e si mette sempre in mostra, ma non capisco a che pro. A me tutto questo non interessa perchè non vivo per lavorare, a maggior ragione se non ho voce in capitolo in azienda. Io voglio uno stipendio decente e fare qualcosa che mi gratifichi un minimo, alla fine non ho tutte queste pretese, non voglio di certo diventare dirigente. Per questo guardarsi attorno non fa mai male, magari qualche opportunità un po’ più accattivante salta fuori, chissà. Comunque è vero, in questo paese gli operai vengono pagati più dei laureati, mio padre ha sempre guadagnato ben più di me e faceva il magazziniere! Mi viene spesso da sorridere a pensare che tutti gli “adulti”, quando andavo a scuola, mi ripetevano che studiare era una pacchia e il lavoro un inferno…A me tuttora pare il contrario!
Buonasera ragazze, tasto dolente gli stipendi..si anche dove lavoro io gli operai sono pagati meglio… però nelle realtà di operaie ( vedi magazzini della frutta dove si fanno letteralmente il mazzo) gli stipendi sono da fame…la disparità è ancora molto evidente, purtroppo.
Ognuno di noi trova il suo di modo per superare la noia..pensa ai pro e i contro.. stipendio, vicinanza, lavoro e colleghi tranquilli..ed è giusto così!
Personalmente, pur essendo più grande di voi e con una famiglia e quindi “sistemata” non ho intenzione di fermarmi qui!! Veramente ci sono giornate dove mi sento morta dentro..magari io vivo male questa condizione e la voglia di mettermi ancora in gioco è forte.
Ma capisco perfettamente e invidio chi ha la capacità di adattarsi.
Però se riuscite fate dei corsi, aiutano anche l’autostima!
Chibi, non per farne una questione sociale, ma gli stipendi di chi lavora al mercato ortofrutticolo non fanno testo, sono poco più della mancetta che ogni adolescente altoborghese piglia ogni domenica per il solo fatto di esistere.
Tu quanto vorresti prendere al mese? Al netto, intendo.
Yog, il discorso dello stipendio era legato alle ancora enormi differenze tra uomo e donna.
Il mio stipendio per le ore che faccio, le mansioni e l’esperienza va benissimo così, grazie.
Cara Chibi, io sono combattuta tra l’adattarmi (pensando ai lati positivi elencati prima) e il cercare altrove per sentirmi, appunto, meno “morta dentro” e più utile. Il mio titolare sembra vivere in un mondo tutto suo, non si rende conto di ovvietà. C’è chi invidia una condizione simile (“ma è una pacchia!”) e a chi sta stretta perchè ha voglia di mettersi in gioco e crescere professionalmente. Io però credo che tutti noi (chi più e chi meno) abbiamo bisogno di stimoli e di sentirci gratificati, questo a prescindere dal tipo di lavoro. La noia è il peggior nemico per il nostro cervello, secondo me…Tu sai di poter e di voler dare di più e lo capisco benissimo. Inoltre la vita professionale di una donna non deve finire solo perchè ha messo su famiglia (anche se la società ci fa credere questo)! Secondo me fai proprio bene ad approfittare delle ore libere dall’ufficio per seguire dei corsi, sono pur sempre un nuovo stimolo e un’occasione per confrontarsi con altre persone.
Sai Dolly cosa mi succede..che alla sera, nei giorni dove faccio 8 ore, sono stanca, ma stanca come se fossi stata 24 ore sveglia..sono letteralmente stanca per la noia.
Ci sono giorni dove non devo neppure sforzarmi di usare il cervello..
E dire,che funziona bene quando serve!
No, io non posso ridurmi in uno stato simile.
Ne ho parlato anche con un’amica che è mental coach e si, mi ha dato qualche consiglio per tamponare, ma alla fin fine la soluzione non c’è…a parte cambiare.
Io invio CV come se non ci fosse un domani!
Purtroppo i titolari e le mie colleghe sono così abituate a quel modo di gestire il lavoro che non le cambi più, è talmente radicato in loro che non se ne accorgono neppure!