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Amore e bisogno di amore

Lettere scritte dall'autore  

Vi siete mai chiesti qual è il confine tra l’amore e il BISOGNO d’amore?
Probabilmente sì, magari anche no per alcuni, ma è un dubbio che mi tocca da molto tempo.

Per “bisogno”, intendo la necessità di tappare una falla, che spesso collima con la paura della solitudine, o la non accettazione di essa. Per “amore”, intendo invece qualcosa che esula dal bisogno. Un sentimento superiore se vogliamo, più equilibrato e puro senza ansie da colmare.

Ha senso vivere rapporti logoranti, estemporanei o semplicemente destinati a finire in attesa di altro, anche solo per fare esperienza? Oppure è meglio costruire le proprie basi solidamente e da soli prima di ripartire? So che sono ragionamenti che partono per forza dalla situazione personale di ognuno, ma vorrei sentire le vs. opinioni restando più sul concetto, che entrando nello specifico.

Io propendo per la seconda.
Spero di essermi spiegato.

L'autore ha scritto 37 lettere, clicca per elenco e date di pubblicazione.

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11 commenti

Pagine: 1 2

  1. 1
    silvana_1980 -

    Io penso che abbia senso provare per farsi dell’esperienza (anche per vedere insomma i comportamenti e avere dei termini di paragone…e riconoscere poi eventuali campanelli d’allarme) nella prima fase della propria vita sentimentale…quando si sa poco e niente di sentimenti, relazioni, etc..periodo variabile da persona a persona, presumibilmente coincide con l’età dai 18-20 a 25-30 anni)
    Poi penso subentri fisiologicamente la voglia di qualcosa di solido, anche per staccarsi dalla famiglia di origine e farsene una di propria. Prima o poi.
    allora si comincia a ragionare in termini “ok mi faccio una storia, ma una storia bella solida stavolta”
    E’ dannoso invece perseverare a farsi del male da soli (storie impossibili, legarsi a persone che vanno e vengono, che ci trattano male…); anche perchè dopo queste cose rovinano anche il carattere, trascinano in depressioni e la vita che abbiamo è una sola…cerchiamo di viverla bene e tranquilli. Anche noi possiamo dare il nostro contributo, evitando situazioni dannose per noi e per gli altri nel limite del possibile.

  2. 2
    Criss -

    Ma hai scoperto l’acqua calda?
    Il problema nel mondo è che il 98% della gente si fidanza/sposa/figlia solo perchè non ha una propria esistenza. E dil bello è che, per la stessa identica ragione, rovinano la vita a quel 2% che ama davvero.

  3. 3
    Spectre -

    […]e la vita che abbiamo è una sola…cerchiamo di viverla bene e tranquilli […]
    Esatto.

    Condivido silvana, è che mi pare che il tempo di oggi spinga solo verso il continuo tappare buchi “pur di non…”, e se non sposi questo andazzo ti fanno quasi sentire anormale (“ma come, hai più di tret’anni e non sei sposato?”, “quand’è che metterai la testa a posto facendoti una famiglia?”). Per carità, ci sono cose che si fanno se si sentono, non perché lo dicono gli altri, ma a chiunque sarà venuta la tentazione di buttarsi dove capita pur non restare solitario per un periodo… con la paura che sia per la vita, anche se si sa che la cosa non porta a nulla se non a spezzettarsi ulteriormente. Giusto così, per seguire l’onda che pare tanto facile e comoda, pensando di essere capaci di chiudere occhi, orecchie, naso e bocca.

    Non critico chi lo fa, sono affari loro e ne capisco le ragioni… però credo che anche il più convinto ogni tanto vacilli no?

  4. 4
    Spectre -

    ahaha, no criss, non ho scoperto l’acqua calda.
    cercavo di parlare soprattutto del confine tra le due cose, non del fatto che esistano. quello è ovvio, come è ovvio che il discorso possa andare alla deriva sul fatto che la maggior parte è in coppia “tanto per non…”.

  5. 5
    Rasputin -

    Purtroppo il “bisogno” d’amore che intendi tu, Spectre, è un’amara realtà: tanta, troppa gente si nasconde dietro ad un finto amore solo per riempire gli spazi vuoti e come dici tu colmare la solitudine; ovviamente questo modo di “amare” che va molto di moda non porta da nessuna parte, anzi…

  6. 6
    Criss -

    …dunque, il confine fra amore e bisogno? Probabilmente non confinano direttamente, ma li separa quella zona di limbo dove risiede la solitudine. Poi, in quella, alcuni ci sguazzano ed altri ne muoiono.

    Per quanto mi riguarda, io ci ho sempre sguazzato felice, adesso sto soffrendo come un cane bastonato perchè la persona che amo mi ha costretto alla solitudine.

  7. 7
    Spectre -

    Interessante… “costretto alla solitudine” è quel che ho sentito io al tempo. Noto però come le cose col tempo, per fortuna, cambino. quella solitudine un tempo imposta e costretta diventa prima accettata e poi “gradita”. Al limite perfino da difendere da chi cerca di colmare il proprio vuoto attaccandosi all’altro.

    A me è capitato di essere “bisognoso” ed aver trovato persone bisognose, dall’unione di bisogni è nata una coppia che però non evolveva. Unire due bisogni in sé non è un male, è naturale per l’essere umano e non lo trovo condannabile a priori. È l’evoluzione che DEVE seguire, il vero banco di prova, sennò è solo un rubarsi energie per… appunto soddisfare un bisogno. È come un “io – io – io ho bisogno di questo…” e lo chiedo a te. Tu fai lo stesso con me. È anche da qui che nasce l’usa e getta tra uomini e donne no? ho bisogno di sesso, ho bisogno di qualcuno da “portare a spasso”, qualcuno da chiamare tutti i giorni per non sentirmi fuori dal mondo e solo, qualcuno con cui uscire la sera, qualcuno che mi faccia da strada verso quello che cerco, anche se non so cosa sia di preciso. “Qualcuno per…”

    Ultimamente mi capita di notare che ad avvicinarsi a me sono solo donne bisognose, quando in realtà io non le vorrei perché non ho intenzione di essere il loro tutore, psicologo ecc… eppure capita così anche quando non me lo sarei mai aspettato. In certi casi l’ho fiutato subito, in un caso in particolare non lo avrei mai detto, eppure il canovaccio si ripete.

    Invece è così difficile trovare un unione equilibrata tra due individui singoli e non simbiotici. E “guarda caso”, ci si unisce in coppie spaiate in partenza.

  8. 8
    ross76it -

    …Ma io credo, caro Spectre che le relazioni che noi instauriamo con l’altro sesso riflettono i rapporti di famiglia, o qualsiasi altro tipo di rapporto, che in certo modo anche se non in prima persona abbiamo vissuto e di conseguenza ripetiamo non essendone consapevoli.
    E’ difficile allontanarsi da questo ciclo vizioso. Spesso se noi abbiamo condiviso la nostra esperienza con un tipo di persona dipendente da noi, tenderemo a ricercare questa caratteristica in un’altra persona. E’ un tipo di transfert ripetuto nel tempo. Come uscirne? Fortuna? Cambiamento dentro di noi? Crescita personale? Con il passare del tempo mi è sempre più difficile classificare la parola amore.

  9. 9
    Dido -

    Ciao Spectre, ho letto questa e altre tue lettere. Come dici tu le considerazioni partono “per forza dalla situazione personale di ognuno”, ma cercherò di stare più sul concetto, che entrar nello specifico.
    Mi pare che il confine ci sia sempre e che sia molto chiaro. E’ vero: un legame (non una relazione) può cominciare dai bisogni ma se non EVOLVE in una relazione, rimane un legame.
    Da come scrivi, e in particolare dal tuo commento inserito dopo (“è solo un rubarsi energie per… appunto soddisfare un bisogno”), si capisce che tu l’hai definito per te questo confine e molto chiaramente. Secondo me quando questo confine c’è, è anche definito, non è sfumato e non è attraversabile. Il concetto è che non più necessità e neanche desiderio di un legame fondato sui bisogni: c’é una accettata e gradita libertà.

  10. 10
    Maurizio Spagna -

    VIOLACEA
    …i varchi dell’amore sono un po’ assurdi
    ma riesco ad immaginarli e penetrarli…

    È successo
    Che il mio grido non senta chi sente,
    Non senta chi sente

    È successo
    Che quando provo a comunicarle
    La mia gioia
    La sua voce è sangue nero
    Una cantilena infantile che sale,
    Invade le orecchie sciolte e dannate
    E un colpo percorre il corpo;
    Brucia e lo senti,
    È dentro,
    È saturo di piacere.

    È successo
    Che il mio grido non senta chi sente.
    Non senta chi sente

    È successo
    Che sono un folle
    Che sto per scoppiare
    Morire e strillare
    Quando le mie dita tremanti
    Si posano sulla sua rassicurante bocca…
    Violacea.

    È successo
    Che il mio grido non senta chi sente.
    Non senta chi sente

    È successo
    Ma prima di svenire
    Sollevo ancora l’aura ustionante del desiderio
    Al suo bollente ventre
    E credo
    Nel buon sapore del saperti
    Il mio vestito di ogni giorno.

    È successo
    Che il mio grido non senta chi sente.
    Non senta chi sente
    Ma gira e rimbalza
    Valutando…
    Da dove continuare,
    Dove abbandonare il mio vecchio corpo arrogante?

    Quanto ce n’è di amore e unione
    In un groviglio di costole, parole e viole?

    ©
    Da “Violacea”
    di Maurizio Spagna
    http://www.ilrotoversi.com
    info@ilrotoversi.com
    L’ideatore creativo,
    paroliere, scrittore e poeta al leggì

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