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Ambiguità costituzionali

di giovanni pelliccia

Egregio sig. Presidente,

mi risolvo a recapitarLe questa missiva elettronica poiché, dopo diciassette anni di digiuno e astinenza ho partecipato non già, ai ludi cartacei, ma bensì al momento più alto della civile Democrazia che il consorzio umano celebra laicamente nei comizi elettorali.

Ma una doverosa premessa la rivolgo nientemeno all’illustre Professore costituzionalista che, profondo conoscitore della storia italiana, m’insegna come la carta fondamentale dello Stato nacque dal primigenio compromesso storico tra De Gasperi  e Togliatti, e m’insegna lo stesso come il retaggio dello Statuto Albertino del 1848 finì dritto dritto nelle sudate carte che i padri costituzionali vergavano sulle tovaglie sotto il Quirinale, in particolare la coesistenza di due Presidenti, insomma quello che definirei il bipresidenzialismo all’italiana, che non è una partita di biliardo, ma bensì la delegittimazione popolare del voto, l’avocazione a sé del mandato popolare quando, aperte le urne, il boccino torna nelle mani del Presidente della Repubblica che, auscultati i pareri dei caporioni, nomina il Presidente del Consiglio dei ministri ope legis, secondo la migliore tradizione del paternalismo romano-cristiano e dell’egemonia culturale sulle masse, sempre col fine d’organizzare il consenso  attraverso gli apparati sociali e civili.

Ma entrando nello specifico, Le rivolgerei una domanda cui non riesco a trovare una risposta, forse, come tanti altri poveri italiani, cioè se il secondo comma del primo articolo della Costituzione, La sovranità appartiene al popolo… sia in apparente conflitto con un altro celebre secondo comma, quello dell’art. 92 citato prima, dove la Sovranità è designata da un sostantivo astratto che solo la bellezza morfosemantica della lingua di Dante regala agli uomini creativi che la parlano, secondo un atto di parole molto gradito al linguista  ex ministro della Pubblica Istruzione  Tullio de Mauro conosciuto alla Sapienza.

Però, per essere ancora più chiari, pensavo tra me che la sovranità popolare, cioè la volontà della gente di prendere le migliori decisioni per organizzare la Città attraverso la mediazione del Parlamento, non la partitocrazia, pensavo che la sovranità popolare rimandi al primo capitolo del famoso libro Storia d’Europa di Benedetto Croce, il più grande filosofo liberale contemporaneo, che s’intitola appunto La religione della Libertà, una sorta di credo laico dove gli uomini dotati di libero arbitrio sacrificano sull’altare della coscienza individuale per condividere le scelte secondo l’etica del pluralismo, superando la miglior Democrazia possibile, che in fondo rimane pur sempre la dittatura della maggioranza.

Mi scuso per la divagazione nevrotica e tornerei sull’argomento, poiché, ad horas, c’aspettiamo tutti che Lei faccia la prima mossa in questa interminabile partita sulla scacchiera del compromesso, sancito da una legge elettorale questa sì partitocratica e irrispettosa della volontà popolare, che sigilla i candidati nei collegi secondo la confezione stantia che puzza di muffa, con rispetto Egregio sig. Presidente, ma siamo molto lontani da un sistema elettorale che introduca le primarie istituzionali come accade, viceversa, nelle democrazie liberali.

Il responso delle urne ha decretato la vittoria della coalizione di Centrodestra seguìta a qualche lunghezza dal Movimento Cinquestelle, ma, la vera notizia che ci toglie il sonno, è che nessuna delle coalizioni previste dalla legge elettorale raggiunge il numero di seggi necessario per votare la fiducia al Governo e, secondo una tradizione consolidata, sarà il Capo dello Stato in scienza e coscienza a prendere la decisione d’incaricare il sig. Primo Ministro, il quale, farà il giro delle sette chiese elemosinando voti in cambio di poltrone sotto lo sguardo vigile del popolo sovrano che, arrivato di getto all’anno domini 2018, avrà pure maturato una coscienza storica diversa da quella del 1946, quando la figura di Vittorio Emanuele III sbiadiva lentamente in quella di Luigi Einaudi e seguenti, insomma quando il potere si tramandava col principio elettivo delle teste coronate che si passavano lo scettro di padre in figlio, ma, dopo qualche decennio, e sepolta la Restaurazione del Congresso di Vienna, la Rivoluzione borghese del 1848 sancì con le barricate il principio elettivo della sovranità popolare per sotterrare quello dinastico, strappando alle medesime corone quegli Statuti che, come nel Belpaese,  ci volle un secolo intero per rivedere la Costituzione repubblicana del 1948.

Mi sono perso nei particolari come il diavolo tentatore, ma Le rifaccio la domanda facile facile, chi comanda in questo momento? Il Presidente di carta o il Popolo sovrano? Perché il presidenzialismo della Repubblica statunitense non illumina l’eterno riformatore italiano? Perché…?

In qualità di massimo servitore dello Stato, sono sicuro della Sua considerazione verso i cittadini obbedienti, orbene mi appellerei a un ultimo comma stavolta dell’art. 87, pregandoLa di farmi la grazia d’una modesta risposta o, quando non potesse, per la piuma di un Suo segretario. RingraziandoLa per l’attenzione che mi concede, unitamente ai sensi della mia più alta stima, La ossequio distintamente.

Suo,

Maximilien

Lettera pubblicata il 6 Maggio 2018. L'autore ha condiviso 2 testi sul nostro sito. Per esplorarli, visita la sua pagina autore .
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Categorie: - Cittadini - Politica

La lettera ha ricevuto finora 3 commenti

  1. 1
    BeepBeep -

    Caro Giovanni,

    In una recente lettera mi sono posto il problema di accertare se la carta costituzionale fosse stata APPROVATA dagli italiani e a quanto pare questo non avvenne mai.

    Da ciò poi altre incongruenze, tipiche dell’epoca in cui fu redatta: a quel tempo la rappresentanza politica era vista solo in un modo: un’oligarghia di persone, o classe DIRIGENTE, la quale avrebbe gestito la popolazione così’ come fa il pastore con le sue pecorelle. E così è stato fino ad oggi, quando ci siamo accorti che il pastore per salvare se stesso non esita a mangiare vive le sue pecorelle.

    A quel tempo non c’era internet. Oggi invece c’è, quindi non ha più senso nominare una rappresentanza per prendere decisioni al posto dei cittadini. I cittadini posso decidere liberamente. Inoltre i cittadini non gradiscono la “classe dirigente”, perché è in contrasto con il loro diritto di essere “popolo sovrano”.

    Ragion per cui la parola “populista” non può che essere la normalità rispetto alla costituzione, anzi è la massima espressione di persona aderente al dettame costituzionale.

    Lo stesso capo dello stato, che rappresenta l’unità nazionale, dovrebbe essere eletto dal popolo, altrimenti come fa ad essere il simbolo della NOSTRA repubblica ???

  2. 2
    Gughy -

    Dotto signor Giovanni Pelliccia, il suo sentire verso l’attuale Costituzione, credo sia condivisa da molti.
    Purtroppo, questi “molti” sono perlopiù anziani, se non vecchi come me.
    Anch’io ho scritto in questo sito un post sull’argomento, anche se non dotto come il suo.
    Ma chi dovrebbe, oggi, adeguare la costituzione alla realtà che viviamo?
    I ragazzotti che litigano per (non)andare al governo, o gli assassini del congiuntivo e della consecutio temporum, o i comitati di affari che affollano il Parlamento?
    Un tentativo c’è stato e per fortuna il famoso “popolo sovrano” s’è accorto che le modifiche erano solo peggiorative e l’ha archiviato.
    Mi devo rassegnare a morire con questa Costituzione che fu scritta nell’anno in cui nascevo.

  3. 3
    giovanni pelliccia -

    Cari BeepBeep e Gughi,

    non saprei rispondere al dubbio se gli italiani avessero o meno approvata la Costituzione dopo il Referendum del 2 giugno 1946, ma prima della sua promulgazione intercorsero una serie di decreti luogotenenziali per coonestare gl’ineludibili passaggi istituzionali al nuovo regime repubblicano dopo la perenzione di quello monarchico. Attualmente vige quella del 1948 che non prevede la cosiddetta democrazia diretta che, però, deve fare i conti coi parlamentari eletti senza vincolo di mandato rappresentanti la Nazione, cioè noi, chiamati semplicemente a delegare il nostro volere. Con una vera riforma costituzionale presidenzialista con legge elettorale maggioritaria uninominale, a meno di sempre possibili rotture, avremmo un Presidente unico eletto dal popolo senza l’intermediazione del pastore che mangia le pecorelle a cui ti riferisci. Tieni duro Gughi del 1948! Ma la cosa più grave è che la più alta magistratura dello Stato ancora non risponde alla mia PEC…

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