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Morire

Facendo un giro in questo sito, scoperto per caso, ho visto che molti hanno parlato dei loro malesseri e del loro dolore. Ho anche visto che altrettanti pensavano al suicidio. Ho provato una sorta di empatia e ho deciso di trattare del mio “caso”.

Ho diciotto anni e, tra non molto tempo, mi accingo a compierne diciannove. Posso dire di aver avuto un’infanzia spensierata e felice (come è giusto che sia), anche se forse non così radiosa come m’illudo. Sentivo chiaramente i contrasti e i malumori dei miei genitori, il cui matrimonio andava ogni giorno di più perdendo pezzi. Non posso negare, perciò, che fossero tempi veramente, per così dire, luminosi. Ho provato un grande sollievo, infatti, quando hanno divorziato: l’angoscia di un clima pesante era sparita. Non ho mai sofferto per la loro separazione, come spesso credono loro e tanti altri.

Da sempre, non ho mai avuto tanti amici e, per quanto ci provassi ad averne, sembrava che, sotto sotto, sapessi che mi andava bene così. Sono della convinzione che la quantità non corrisponda alla qualità: tra mille, solo uno sentivo amico, in uno ne sentivo mille. Di conseguenza, ho avuto pochi amici, come ho detto, ma così significativi che mi sono bastati.

Adesso, com’è solito, di fianco al tema “amicizia”, dovrebbe accompagnarsi l'”amore”. Ho avuto poche, pochissime “storie”, alcune nate e morte il giorno stesso. Tuttora continuo a non averne. Credo che questa sia una delle poche cose che mi fanno realmente soffrire, per il fatto che la causa di questa situazione sono io stesso: non riesco a costruire un rapporto sentimentale. Sin dalla mia adolescenza, qualsiasi rapporto, che si potesse evolvere in qualcosa di più “serio”, l’ho generato e distrutto con le mie mani. Non so realmente perché io faccia questo a me stesso, questa sorta di sabotaggio. A volte, ho collegato queste reazioni ad un sentimento di paura. Ripensando, però, alla mia esperienza, mi è sempre sembrato sbagliato ricollegare tutto ciò a quello stato d’animo. Solo all’inizio potrebbe sembrare paura, ma poi va oltre, diventa una paralisi, un annichilimento totale.  Per questo, pur essendo circondato da buoni amici, provo un’immensa solitudine.

Come molti, anch’io ho subito lutti. Qualsiasi lutto che ci riguardi, in un modo o nell’altro, ci atterrisce. Sappiamo che quella è la situazione in cui siamo più vicini (troppo vicini) a quei segreti che tanto ricerchiamo. Così è successo anche a me. La perdita di una delle persone a me più care è stata la chiave che ha aperto la porta di un baratro. Da quel momento, la mia vita si è trasformata in un rimbombo costante di tuoni oppure in un deserto terribilmente arido, illuminato da un sole sempre più caldo. Mettendo da parte la poeticità, forse un po’ ridicola, con cui coloro la mia condizione, voglio dire: non trovo più un senso. Non si pensi, però, che questo sia un passaggio transitorio, dovuto alla perdita di chi amavo. Non intendo dire che non soffra per questo lutto, cancellandone la memoria e crogiolandomi nelle mie elucubrazioni, anzi,  non potrò mai dimenticarlo, perché ha scosso la mia esistenza fin dalle radici: il mondo, il tempo, l’amore, gli amici, io stesso, tutto, insomma, sembra far parte di quel deserto di cui ho parlato poco prima. Il sole mi fa vedere tutto chiaramente e mi fa vedere anche che queste cose sono le illusioni della mia vita. Ho capito di aver vissuto in una specie di sonno, un letargo, ma adesso temo di vivere in un altro sogno, di cui non sono io il padrone. Certe volte, guardandomi attorno, sembra che tutto cominci a sbiadire, che tutto diventi falso: spariscono le case, le strade, il cielo; si dissolvono le maschere delle persone, non esiste l’amore, non esisto io. Allora, che senso ha continuare così, immerso in questa terrificante solitudine cosmica (o caotica)?

Sembreranno stupidaggini, inutili drammi esistenziali che “passeranno crescendo”. Non credo passeranno così facilmente. Sono stato giorni interi in silenzio, con lo sguardo perso, che inseguiva le cose che andavano sparendo. Questo silenzio continua: è entrato dentro di me e mi parla. 

Spero che qualcuno, forse non troppo annoiato da questa sviolinata un po’ troppo lunga, possa aiutarmi o possa, magari, ritrovarsi in questa situazione. Grazie.

L'autore ha scritto 1 lettera, clicca per dettagli sulla pubblicazione.

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2 commenti a

Morire

  1. 1
    Steven92 -

    Io ti capisco molto bene in quanto a parte la separazione dei tuoi,ho condiviso e condivido molti dei tuoi stati d’animo,quindi posso davvero capire questa sensazione che stai attraversando,bene vedi,io di anni fra poco ne faccio 23 e anche un pò come dici tu,per volere proprio,mi ritrovo single,e però come in questi sabati che ti senti addosso una negatività e una solitudine allucinanti.Io purtroppo non so che strada indicarti per poterne uscire,anche perchè se l’avessi trovata non mi sarei ritrovato in questo sito,però dalle righe che ho letto ho visto un adolescente intelligente,molto intelligente,non un bimbominkia di quelli che ahimè si incontrano oggi.giorno,questo vedi è un fatto molto positivo.

  2. 2
    nevealsole -

    Ciao ragazzi, io non ho vissuto la separazione dei miei genitori ma ho vissuto una depressione la cui causa penso sia stata un lutto, nel mio caso quello di mia nonna. Con il tempo ho capito che mia nonna, nell’infanzia, aveva sostituito per me la mamma. Tuttora ho un pessimo rapporto con mia madre, che ha il potere di distruggermi con una parola. Non so quanto il mio caso possa essere simile a quello di Autophobia, sta di fatto che anch’io da quel giorno del 2010 è come se avessi iniziato una nuova vita, è cambiato il mio carattere, anche una volta finita la depressione non sono più tornata come prima. Adesso sono normale, insomma sto abbastanza bene ma dentro di me ho questa consapevolezza che niente sarà più come prima e a volte mi vengono in mente spontaneamente dei “tasselli” della mia vita passata che confermano la mia teoria.

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