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Ficcare il naso e sorprendersi

di

Poco prima di Pasqua ho ficcato di brutto il naso nel facebook della mia compagna. In due foto, tutte le persone più importanti della sua vita. Ho riso, svogliatamente. Forse con sarcasmo, lo ammetto. Chissà perché, ho letto anche il file word che stava compilando prima che una chiamata urgente dall’ospedale la costringesse a partire in tutta fretta, lasciando il PC acceso (sprovveduta!).

Stava scrivendo un testo, chissà per chi o per che cosa. Boh…stando all’incipit del discorso, io dovrei essere la persona che lei davvero ha amato nella sua vita, ma – così afferma – “la vita è diversa dai sogni e bisogna affrontare la realtà”. Che vuol dire? Non ci capisco più niente, ma affronto la lettura del testo come un bracconiere insegue la selvaggina, con un orecchio teso a captare eventuali suoni ostili, non quelli del guardacaccia (non ne scorrazza nessuno nel mio laido bilocale di periferia), ma quelli di un suo intempestivo rientro, del resto, se vi è un modo appropriato di violare la privacy di una persona, ebbene, questo è scegliere di andare al fondo della questione principale, che è la questione dell’amare e dell’essere amato: è una storia vera? È veramente accaduto? Può accadere? Cosa sappiamo di quelli che ce lo hanno raccontato? Sono credibili? E così mi predispongo ad affrontare il testo, sapendo che quello che leggerò potrebbe essere il mio letto di morte, ma la mia paura più grande è quella di sopravvivere. Esamino lo scritto come un disperato si avvicina ad un nero fiume oleoso dove sempre vortica la nebbia e dove un tempo si udiva l’esile, monotono suono di un flauto invisibile e rimbombi di tuffi in abissi senza limiti.

Sono restio a giurare su quello che ho letto e su quale fenomeno realmente ha avuto luogo davanti a quel PC. Avevo risvegliato un osceno grottesco rettile, ali sgraziate ma possenti, testa polposa e tentacolata e – credo, ma non posso esserne matematicamente certo – un torso a forma di barile.

Mi sono aggirato tra le righe del testo come un turista disgraziato in visita all’Egitto con voli low cost e sacco a pelo, che si aggira tra obelischi con strani rigonfiamenti bulbosi e dimore dagli usci cadenti; stringo le dita sul mouse fino a farmi male, i pulsanti sono come pietre grezze e sconnesse (soprattutto il pulsante a destra, va a sapere perché) e devo aggrapparmi al bordo della scrivania come un pazzo si aggrapperebbe alla ringhiera di ferro del suo cronicario, invocando l’abominio che l’attende e sognando nel profondo mentre la decomposizione dilaga sulle vacillanti città dell’uomo.

Nelle prime cento righe la mia compagna motiva esistenzialmente la scelta sull’inizio del suo amore, o meglio, di scrivere la storia di colei che vorrebbe scrivere “il” testo fondativo dell’amore. La nostra autrice parla della sua “cotta” (parola che lei stessa mette tra virgolette), avvenuta cinque anni fa e durata pochi mesi, “Milano, 2000, marzo-giugno”: una cotta nutrita dalla lettura di testi autorevoli e in particolare di “Innamoramento e Amore” di Alberoni, accompagnata da ritiri spirituali a Sant’Agnese e da viaggi nell’Oltrepò Pavese, praticata non senza tensioni all’interno del rapporto di coppia, e vissuta in un ambiente culturale come quello milanese ormai ampiamente sdoganato sotto il profilo dei più variegati comportamenti sessuali. Le prime pagine del testo della mia compagna sembrano però inserirsi alla perfezione all’interno di quel canone amoroso che è il marchio del dolce stilnovo.

Dopo le prime cento righe il testo cambia registro e diventa un’indagine sui primi viaggi che abbiamo fatto, specialmente una gita a Firenze. La mia compagna ricostruisce biografia e psicologia di quella città e di coloro che la abitano, il clima politico e sociale dei lustri tra l’anno 2000 e l’anno 2015 in quella culla tirrenica del renzismo. Proclami feroci, sindacato e premierato, campagne elettorali e disegni di carriera degli intellettuali al libro paga del PD, diverse culture della sessualità e della famiglia nel terzo millennio: tutto questo quadro para-testuale, attualizzato e reso in tono colloquiale, se letto a fondo e con cognizione di causa potrebbe – uso il condizionale non a caso – restituirci le dinamiche di protagonismo all’interno della comunità dei tesserati del PD nelle loro ambiguità socioeconomiche e nel passaggio epocale tra Prodi, Bersani e Renzi. Queste trecento righe centrali sono la parte più difficile del testo – più difficili da leggere e, conoscendo la mia compagna, anche da scrivere, almeno credo. La mia sorpresa sta nella quasi assenza dallo scritto del personaggio principale, Renzi, se non per riferimenti indiretti e poi nelle ultime righe del file di word: un modo forse per parlare più diffusamente della Leopolda, e delle idee dei militanti del PD, “quelli di allora” dice, “che poi non sono quelli di adesso”.

La terza parte del file di word sono le ultime venti righe, l’epilogo, in cui la mia compagna trae le sue conclusioni su Renzi, ora individuato esplicitamente come il Premier, delineando la continuità tra il suo lavoro e quello di Berlusconi, con particolare riferimento all’avanzare dell’economia globalizzata, dell’imperialismo e del declino della “comunità comunista”, così si esprime la mia compagna scusandosi per l’omofonia. Proseguendo nella lettura, si avverte chiaramente che la mia compagna deve essere entrata in sofferenza per il tradimento del vero (lei però dice “fondante”) annuncio di Renzi: la Ripresa (da cui il titolo del file di word: “ripresa.doc”). Seguono subito dopo nell’ordine, con evidentissimi salti logici, un richiamo al leader del M5S e alla scomunica di due adepti per un intervento a La7, una breve “descrizione” della bolla immobiliare che sta scoppiando in Italia e un vivace racconto centrato sulla contrizione del ministro Fornero all’atto della presentazione agli italiani dell’unica riforma (l’autrice non usa la maiuscola) davvero fatta nel giro di quindici giorni (“peraltro senza annuncite”, glossa la mia compagna): “Devo ammettere che quel giorno, per un attimo, ho capito che cos’è l’Ergastolo”.

L’epilogo e in particolare le ultime quindici righe sono potenti, e mi risarciscono per la fatica della lettura delle trecento righe precedenti. La mia compagna ammette di aver colto l’essenza del renzismo di oggi scrivendo: “Il fulcro centrale del renzismo avrebbe potuto essere l’attenuazione del disastro compiuto dal governo Monti anziché il bonus da 80 euri (sic)” – congettura, a mio modesto avviso, utile a comprendere le tensioni generate dal dibattito avviato da Grillo sull’accesso al reddito minimo di cittadinanza. La mia compagna non è meno veritiera quando afferma: “Mi sembra bello che della gente si riunisca alla Leopolda per stare il più vicino possibile a chi parla bene e le conta meglio. Mi dico che è questo, il renzismo”.

Ci sono molte ragioni per cui il file di word meritava di essere letto, sia pur fraudolentemente, e in particolare tre. La prima ragione attiene al codice di comunicazione tra me e le mia compagna, in cui la scrittrice dichiara e dà per scontata una mancanza di fede da parte mia. Se nel corso dei nostri pasti serali (chiamarle “cene” sarebbe troppo visto la qualità delle vivande) si gioca sulla credulità del “non è vero, ma ci credo”, in questo scritto la mia compagna sembra piuttosto giocare sull’incredulità della mia intellettualità romantica, ma alla fine sembra dire “non ci credi, ma è vero”. La mia compagna finge di non credere alla ripresa economica, o meglio, non ci può credere che anche Renzi ci crede.

La seconda ragione ha a che fare con i toni usati nel file di word. Le righe in cui la mia compagna parla di sé (le prime cento e poi le ultimissime) sono quelle in cui più parla di Renzi e della riforma elettorale, mentre le pagine in cui la mia compagna parla del nostro viaggio a Firenze sono quelle in cui più rivela di sé. Questa non è una conseguenza inattesa della struttura del testo, ma una dinamica fondamentale della fede politica: oggi l’elemento mediatico ha sostituito la ormai scomparsa partecipazione sentimentale e fisica esercitata dai comizi in piazza.

La terza ragione è meno comprensibile: però, certamente, va trovata nella rappresentazione dell’uscita da un certo paradigma politico-istituzionale precedente al renzismo e l’approdo faticoso e pieno di incognite ad un renzismo post-riforma elettorale. La mia compagna, volendo capire il messaggio sino in fondo, afferma che verrà prossimamente a compimento (forse) il tragitto iniziato a metà 2011: il congedo dal partitocentrismo (“i partiti che scelgono i candidati”) per una visione tesa verso un nuovo modello (“i partiti che scelgono i candidati”), passando per una forma rinnovata di partitocentrismo (il pensiero e il messaggio di Renzi come la norma di tutto). Alla sua maniera, la mia compagna ricapitola diversi anni di politica italiana e, in chiusura, mi rassicura e si rassicura dell’inefficacia fattuale della prossima riforma elettorale: ” Se fossero stati i sogni di candidature blindate a portare la febbre, o la febbre a portare i sogni di candidature blindate, io non lo so. Lontano dalle sedi parlamentari, c’è senza dubbio uno sconosciuto fervore e vacillanti comitati di forconi, la gente non ne poteva più. Devo però dire ciò che vidi quella volta alla Leopolda: miriadi di occhi temporanei, braccia coriacee e artigli lunghi e ricurvi. Tra una luce crepuscolare inesplicabilmente colorata e una massa di bolle, un polacco (probabilmente in città per visitare gli Uffizi, quien sabe?) si agitò guardando la faccia di Renzi. Non lo so.”

Intanto fuori il canto osceno dei caprimulghi si è fatto particolarmente ossessivo ed io, reduce dalla lettura del file, mi sono fatto l’idea che la cosa più pietosa al mondo sia l’incapacità della mente umana di correlare tutto ciò che contiene. Ho spento il PC, l’hard-disk ha emesso un sibilo musicale mentre Windows accompagnava lo spegnimento con una vasta gamma di note fino alla scomparsa della luce crepuscolare inesplicabilmente colorata dei led incastonati nel case dissimulato sotto la scrivania.

Già una volta sono arrivato ad un punto in cui era molto difficile procedere.

 

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11 commenti a

Ficcare il naso e sorprendersi

Pagine: 1 2

  1. 1
    Vale -

    Chi decide di violare quella parte dell’altrui mente e dell’altrui mondo in cui non dovrebbe entrare, ne paghi le conseguenze.
    Accetta quello che hai letto per quello che è e soprattutto non fare pagare le conseguenze a lei. Come dici tu, è già difficile correlare tutto quello che c’è nella nostra mente, senza che dobbiamo pure renderne conto agli altri.

  2. 2
    666 -

    non ho capito la tua lamentela e se la tua compagna avesse voluto pubblicare ciò che ha scritto? Glielo hai sputtanato!

  3. 3
    Rossella -

    Non saprei cosa dire; l’idea di andare a curiosare tra le carte private di qualcuno è potenzialmente pericolosa. Si potrebbe chiedere o sbaglio? Il marito dovrebbe farlo perché non si trova nella posizione del figlio e la moglie comincia a viverlo come un padre padrone. L’uomo ha una certa tolleranza perché quando non ha niente da nascondere ama crogiolarsi nell’idea che la moglie si prende cura di lui. Son due mondi opposti. Un tempo era così… oggi forse tendono ad essere prevenuti perché sanno che involontariamente qualcosa di sbagliato avranno sicuramente fatto. Quella che comunemente si chiama sicurezza si rivela un modo per esasperare gli animi. Fossi tua moglie avremmo già litigato e sarei andata da un legale per chiedere la separazione. Obiettivamente non si tratta di una di quelle cose che perdoneresti. Come si potrebbe? Queste atmosfere claustrofobiche accendono una sorta di “spia rossa” e praticamente cominci a vivere in funzione della salvaguardia della tua privacy e dell’autolegittimazione(che non è mai sana) del tuo operato … peraltro rischi di perdere seriamente il contatto con la realtà. Si tratta di un meccanismo (quello delle intercettazioni) che non capirò mai.
    Personalmente non riesco a vedere tutti questi complotti; i sensazionalismi fanno la loro parte perché nella vita è difficile rimanere composti e comunque, per fortuna, esistono simpatie ed antipatie… se non esistessero saremmo degli automi.

  4. 4
    Golem -

    “la vita è diversa dai sogni e bisogna affrontare la realtà”

    Questa è già una bella presa di coscienza da parte di questa donna. Qui ne conosco alcune che avrebbero scritto il contrario : ” la vita è diversa dalla realtà, e bisogna affrontare i sogni”.
    Feci anchi’io una cosa del genere anni fa, erano diari. Tante sorprese non me le aspettavo. Ma ha giovato ad entrambi.
    Bella prosa Yog, molto evocativa seppure ridondante a volte. Complimenti, mi sono divertito.
    Facci sapere oltre.

  5. 5
    Nicola -

    Violare la privacy di una persona è una azione tanto violenta quanto inutile, è come guardare dal buco di una serratura e giungere a delle conclusioni senza avere il quadro completo di una situazione.

    Si sbircia solo una piccola parte della verità, manca il movente pregresso e vere le intenzioni per il futuro, manca l’imprevedibilità della vita, gli obiettivi incerti del presente e che si snoderanno solo con il tempo.

    E’ solo la fotografia di un momento, per quanto veritiero, un istante bloccato ma che potrebbe rivelarsi micidiale, perché a qualcuno prima o poi si dovrà rendere conto di quella miserabile istantanea.

    Per non sbagliare è meglio rapportarsi con ogni individuo per come si manifesta direttamente, tralasciando tutto il sommerso.

  6. 6
    Angwhy -

    i tuoi genitori hanno anche figli normali?

  7. 7
    sara -

    Magari stava solo scrivendo una storia per un concorso, per dire !!!

  8. 8
    maria grazia -

    Nicola
    il tuo commento è da INCORNICIARE con rifiniture in oro e apposto su pubblica piazza in tuo onore!! hai detto delle grandi verità.

  9. 9
    Yog -

    Sì, per il premio Strega. Buonanotte.

  10. 10
    Yog -

    Angwhy: sei figlio unico? Se lo sei, meglio per te, normale o meno hai rogne in meno. La rima è dovuta.

Pagine: 1 2

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