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Vita da supplenti precari

Lettere scritte dall'autore  mikyf

Buonasera, vorrei condividere con voi alcune riflessioni, sebbene un po’ amare.
Sono partita ormai 4 anni fa per lavorare al nord come supplente. A casa non avevo scelta che subire l’umore dei miei familiari e vivere da persona completamente impotente rispetto a quello che vorrei fare, vivere, capire. La storia di molti insomma.
Sono stati anni difficili per tutti, ma devo dire che io ho avuto la mia buona dose aggiuntiva di problemi.
Niente è stato facile. Al nord si inizia a lavorare in paesini sperduti, dove anche solo fare la spesa diventa un’impresa. Non è facile. Solitudine, ansia, timore, smarrimento, era il periodo in cui entravo nei trent’anni con una vita da riscrivere e non sapevo davvero chi ero e nemmeno più chi volevo essere.
Però è l’inizio, sapevi che sarebbe stato così, e quindi vai avanti. Il fidanzato mi aveva appena lasciata, lui che era il mio punto di riferimento, era il mio amico, il mio alleato, “la mia roccia” davvero. Poi è scoppiata la pandemia, passa un anno, ricomincio a lavorare in un altro paesino sperduto e trovo una situazione a scuola peggiore della precedente. Non basta che fai il supplente in posti remoti dove vai a isolarti e a rischiare la salute mentale, il problema è che si lavora in scuole in contesti di degrado, dove se sei fortunato se non vieni pestato dagli studenti, ogni giorno vai a lavoro con la paura mentre i colleghi esasperati dai problemi economici e dallo stress insostenibile del mestiere non hanno il minimo tempo per darti un consiglio o aiutarti in qualcosa.

Passano gli anni, non cambia nulla.
L’unica cosa che è cambiata quest’anno è che ho iniziato a guardarmi attorno e mi sono resa conto che non ho un’amicizia, non ho un punto di riferimento più nemmeno a casa al sud, e in questi anni non ho trovato altro che persone a cui non ho saputo assegnare una forma, non le ho capite insomma.
Mentre sei a casa tua, tutti rivestono un ruolo ben preciso. Tutti hanno la loro famiglia, vivono a casa dei genitori o comunque fanno riferimento al gruppo familiare.
C’è chi è messo meglio, chi è messo peggio, ma sono tutti “instradati”.
Da quando lavoro al nord ho incontrato supplenti come me, e devo dire che per molte persone essere lontane dalla famiglia è stato motivo di dare il peggio assoluto di sé. Ho visto donne pronte a tutto pur di cambiare la loro condizione economica. Ho sentito discorsi che sembravano più discorsi da criminali che da persone oneste.
Ho visto gente che a casa era regolarmente fidanzata avere una sessualità promiscua. Ho visto persone che non ti guardano nemmeno in faccia a meno che non abbiano un’utilità.
Questo mi ha ferita più di tutti.
Dalle ragazze più giovani alle signore, ti guardano e ti prendono in considerazione solo se gli servi economicamente o per fare cocumella per trovare l’uomo o la donna più conveniente sul mercato.
Una povertà umana di sicuro dettata anche dalle problematiche economiche degli insegnanti, che hanno problemi di sopravvivenza gravi qui al nord a meno che non abbiano la famiglia che mette loro soldi in tasca.
Ma non posso giustificare tutto così.
E’ come se sfuggiti al controllo delle famiglie tutti perdessero la loro forma, i loro contorni, per tirare fuori una “vera natura” tremenda.
Che poi il bello è che li vedi magari dopo 5 mesi e si sono anche sistemati bene, in belle case, con l’amica dotata di auto che le va sempre a prendere, hanno parlato male alle spalle di te che sei una poverina che non fa nessun giochetto, si sono trovate il fidanzato ricco e devoto, hanno un buon rapporto con le famiglie, e tu invece? Tu senza giochetti, senza magagne, tu pronta a dare il cuore, dove sei? Che fine hai fatto?
E niente. Sono seduta qui sul letto, con uno stress addosso di pazzi ma soprattutto con delusioni enormi. Mi basterebbe una voce affettuosa a tirarmi su. Mi basterebbe un minimo di amore, quello che cerco ogni giorno di racimolare in tutti i posti più sbagliati del mondo perché le persone non ti fanno un solo sorriso a meno che non sei la persona a cui puntare per fare affari.
Mi basterebbe riuscire almeno a sognare qualcosa, un miglioramento lavorativo, la tranquillità economica, almeno un auto con cui non soffrire di freddo e di dolori alle ossa per il troppo gelo patito in questi anni. Mi basterebbe poter curare i problemi che ho per i quali necessito di fisioterapia ma lavoriamo ininterrottamente 24 ore su 24 non ricevendo né corsi nè aiuti per imparare questo mestiere.
Mi piacerebbe avere un abbraccio. Mi piacerebbe chiamare i miei e sciogliermi in un pianto liberatorio, chiedere loro di consolarmi, di guidarmi, di amarmi. Ma loro sono gli ultimi che posso chiamare. In questi anni ho provato ad avvicinarmi ma ne ho guadagnato solo una perdita di terreno e ho fatto spazio ai loro abusi di potere nella relazione, alla loro invidia, al loro negarmi qualsiasi aiuto, al loro negare i miei sacrifici perché “gli insegnanti hanno vita facile e il loro non è nemmeno un lavoro”.
Eh sì sono sola. Loro lo sanno e se possono mi lasciano ancora più sola, “perché così maturo e capisco che devo sottomettermi”, parole che ho sentito a mio padre più volte.
Eh sì, sono sola. Sono sola e non sto costruendo niente per me. Ho 32 anni e non sto andando da nessuna parte così.
E’ un periodo molto duro per me e non so cosa posso inventarmi per migliorarlo. Mi fanno male soprattutto le persone che non sanno amare gratuitamente. E’ molto deludente. Io ho una voglia di amare che a tratti mi apre in due per farmi tirare fuori tutto quello che ho dentro.

Grazie per avermi ascoltata, e scusate per il tenore a tratti nichilista del post. Un saluto!

L'autore ha scritto 1 lettera, clicca per dettagli sulla pubblicazione.

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19 commenti

Pagine: 1 2

  1. 1
    Angwhy -

    gentile insegnante, ha fatto un lungo preambolo per nascondere il suo vero problema che è evidentemente trovare una persona con cui farsi una famiglia.il nostro nord sarà pure malato ma cosa centra con la sua solitudine? qui se non altro ha trovato qualcosa da cui poter ripartire. si ricordi che i veri responsabili di questo scempio economico e sociale stanno a roma e non in quei piccoli paesini

  2. 2
    Trader -

    mikyf, fai l’insegnante e dici di lavorare 24 ore su 24? Un insegnante lavora diciotto ore alla settimana e ha tre mesi di ferie d’estate, due settimane per le festività natalizie, cinque giorni a carnevale, altri a Pasqua e tutti i festivi. Lo stipendio non è basso. Per quanto riguarda il lavoro al tuo posto non mi lamenterei.

  3. 3
    Darkitty -

    Eh..concordo con Angwhy e trader

  4. 4
    Darkitty -

    Capisco che il problema sia la solitudine, che è difficile ripartire da zero e rifarsi una vita.
    E’ una cosa buona se sei lontana dalla famiglia, se loro non ti supportano e ti mortificano.
    Non invidiare le vite degli altri, sono capaci tutti di mettersi in vetrina ma mai di far vedere lo sporco in casa..
    Cerca la tua indipendenza soprattutto emotiva, non aspettarti un uomo che riempia i tuoi vuoti o qualsiasi altra persona, dobbiamo imparare a gestire i nostri problemi da soli per non diventare dipendenti dai primi che ci offrono aiuto

  5. 5
    Angwhy -

    Sto sito sta diventando uno sfogatoio.notte.

  6. 6
    Tommy -

    Signora facciamo cambio? Lei venga qui in città dove vivo, io nei paesini sperduti. Ci metterei la firma, mi creda.

  7. 7
    rossana -

    Mikyf,
    mi sembra di poterti capire abbastanza bene, essendo stata emigrante e per anni bisognosa di una maturazione emotiva che tardava a concretizzarsi. La pandemia ha di certo peggiorato l’atmosfera delle tue supplenze ma tutto potrà migliorare con il passaggio a ruolo.

    Concordo con chi ha intuito che la tua solitudine deriva soprattutto dalla mancanza di una relazione amorosa, che ti possa completare e dare sostegno. A questa non ci può essere rimedio dall’esterno ma se ti può essere d’aiuto un’amicizia virtuale, scrivimi: carren2@gmail.com

    Non ti garantisco continuità di rapporto all’infinito ma ti offro la presenza momentanea di un confronto fra donne di diverse generazioni ma con vissuti affini.

    Nessun impegno da parte di nessuna delle due. Fai come vuoi e come ti senti…

    Buon riposo e auguri di serenità in queste feste di fine anno!

  8. 8
    luca -

    Hai scritto una lettera molto bella decisamente; denota che sei una persona molto sensibile e dall’animo nobile. Molti nei commenti non ne hanno colto il senso. Una foto autentica dell’ambiente di lavoro, della vita privata e dei rapporti sociali improntati all’utilitarismo. Una persona vera come te non credo che avrà difficoltà a trovare un’anima affine. Nel caso ti andasse d’interfacciarti con un amico, seppur virtuale, paradiseluca@yahoo.it. Buona fortuna.

  9. 9
    Trader -

    Luca, tanto non te la dà, na na na na nà!
    Tanto non te la dà, na na na na nà!

    “…colleghi esasperati dai problemi economici e dallo stress insostenibile del mestiere…”
    Ma che siete, soldati in guerra?
    Mikyf, pensa che io ho vissuto in varie città italiane in cerca di fortuna. Ho dovuto ingoiare molti rospi, ho fatto vari lavori, ho lavorato sodo, a tutte le ore del giorno e della notte. Ma alla fine mi sono costruito una famiglia e una vita soddisfacente.
    “…lavoriamo ininterrottamente 24 ore su 24 non ricevendo né corsi nè aiuti per imparare questo mestiere”.
    Nemmeno a me nessuno ha mai insegnato a lavorare. Nella vita ti devi arrangiare, non aspettarti che i familiari ti integrino lo stipendio e che tutti accorrano ad aiutarti.
    “…almeno un auto con cui non soffrire di freddo e di dolori alle ossa per il troppo gelo…”
    Ma chi sei, la piccola fiammiferaia? Comprati un’auto di seconda mano.
    Non hai l’amore? Cercalo, non verrà a bussarti alla porta di casa.

  10. 10
    Solnze -

    Trovo che molti dei commenti siano decisamente arroganti e privi di empatia. Capisco che la lontananza da casa sia dura, così come il trasferimento in realtà molto diverse da quelle native. A volte anche una semplice luce diversa nel cielo può cambiare l’umore in peggio.
    Sono d’accordo con chi ti dice che una relazione ti sarebbe di grande aiuto. Inizia ad uscire con la gente, col più gran numero di persone che ti capita a tiro, così da fare una selezione dal vivo. Sta’ tranquilla, non metterti fretta, ma inizia a crearti una rete di contatti/conoscenze anche al di fuori dell’ambito scolastico.

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