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Vi racconto come mi sono innamorato online – 8

Ogni volta iniziò un racconto chiedendomi a che punto sono della mia storia, cosa devo ancora dire, quali sono i momenti caldi che voglio ancora raccontarvi, raccontarmi, raccontare.

Questa volta inizio dal presente.

Mi ha scritto una ragazza che ha deciso di chiamarsi Ginevra.

Ginevra dopo un mio “capitolo” mi scrive e mi dice che anche lei ha vissuto qualcosa di simile, anche per lei l’online era diventato offline e aveva cominciato a modificare le sue giornate intrecciandola ad un uomo lontano, mai incontrato eppure conosciuto, conosciuto e mai visto, mai visto e a ripensarci bene forse nemmeno conosciuto.

Ovviamente non racconterò la storia di Ginevra e con enorme gelosia la tengo segreta anche nella mia vita, ma voglio dirvi come sia riuscito a sentirmi capito e in qualche modo anche protetto da chi, come me, ha vissuto qualcosa di simile. Ed è così che ho avuto la mia prima volta con Ginevra, breve ma intensa.

Vi ricordate quella ragazza che per tre giorni era riuscita a farmi dimenticare di Lei senza nemmeno doversi impegnare tanto?

É ancora qui, dentro il mio cellulare ovviamente. E non so se sia colpa della radiazione del cellulare o dalla profonda demenza che mi descrive, ma adesso lei è anche nel mio comodino, dentro il cassetto, tra i libri che leggo, tra i film che guardo, dentro una palla di vetro con un pesce combattente dentro.

La prima volta che le ho parlato, lei crede fosse aprile e ha la presunzione di dire che lei le date se le ricorda e io “me ne sto” a mani basse, era il 5 maggio.

Ed è l’unica data che ricordo oltre la rivoluzione francese 1789.

Mi piacerebbe raccontarvi come le piace il gelato, o quale pizza preferisce, o cosa pensa sulla poligamia, o qual è il suo colore preferito. Ma preferisco raccontarvi come nella vita io non riesca mai a ricordarmi un cazzo ma per la prima volta di lei mi ricordo tutto.

E di Lei invece vi ricordate i problemi di fuso orario? Bene, ora non esistono più. Esattamente mentre scrivo lei sta vivendo la mia stessa notte e domani vivrà il mio stesso giorno.

Lei è qui.

Non con me, ma abbastanza vicina da dover impiegare solo due ore per raggiungerla, abbastanza vicina da pensare davvero di poterla incontrare un giorno, anche solo per caso.

Lei che mi ha bloccato chiedendomi scusa perché deve vedere il proprio “ex” ormai nuovamente nuovo fidanzato.

Bloccato perché, come se fossi un sociopatico, avrei potuto effettuare chissà qualche chiamata o quale molestia. E mentre mi chiede scusa, mi dice che non vuole farmi male, mentre mi dice che andrà via per un po’ di tempo, mentre mi dice che non devo preoccuparmi, in realtà mi offende.

Invio dopo invio, ad ogni parola di dolore infila il suo dito nella mia carne e come Ken il Guerriero mi ritrovo ad avere l’orsa maggiore sul petto, con l’ultimo colpo inflitto così vicino al cuore da potermi far smettere di respirare per qualche secondo.

E non stavo pensando all’amore quando mi sono accorto che mi aveva bloccato, non mi stavo chiedendo perché, non stavo soffrendo di gelosia, mi sono semplicemente chiesto perché lei dovesse pensare questo di me.

Ho miliardi di problemi nel relazionarmi alla gente, ho miliardi di problemi nella gestione della rabbia, ho miliardi di problemi nell’accettare che il mio vicino continua ad urlare a sua moglie, ma l’unico problema che non ho, é riuscire a smettere di volere qualcuno senza però desiderarne la morte o le peggiori torture.

E Lei di me, tra tutte le cose che non le sono mai importate sapere, non sa nemmeno questo.

Così ho accettato un consiglio “to night, go to sleep. Tomorrow you will know what to do”.

Ho dormito e l’indomani mattina dopo qualche ora di lavoro sono andato a farmi una passeggiata, ho aperto la cartella della foto e ho riguardato tutte le sue foto, compresa quella del suo culo dalla pelle chiara sulle coperte rosse e ho ripensato alla prima volta che ho avuto il suo culo tra le mie mani, sotto la piastra di uno schermo, un culo così tondo che se giro il cellulare in orizzontale può sembrare il sole che tramonta sullo sfondo rosso fuoco.

Io volevo solo un addio, un bicchiere di vino o un caffè ma è Lei che preferisce andare via così, mai incontrata eppure conosciuta, conosciuta e mai vista, mai vista e a ripensarci bene forse nemmeno conosciuta.

E io che ho tutti i muscoli tesi nel cercare di toccare qualcun altro perché devo continuare a chiederle qualcosa che non può darmi?

Se sono completamente teso nel guardare qualcun altro perché devo far sporgere il mento sopra la spalla e guadarmi indietro per cercare ancora qualcosa di piacevole in qualcosa che non è mai riuscito nemmeno ad avere una reale forma?

Perché non dovrei concentrarmi sul cercare di rendere reali i miei sogni appallottolando il passato e mettendolo dentro una scatola?

Ed è arrivata la prima volta in cui cancello il suo contatto, cancello il suo numero, cancello la sua chat, cancello e blocco qualsiasi altra app in cui possiamo avere una forma di contatto.

Ma non cancello Lei dalla mia vita perchè se sono qui è grazie a lei. Se sto parlando con qualcun altro é grazie a lei, se so quello che voglio é anche perché lei mi ha mostrato quello che non voglio.

L'autore ha scritto 9 lettere, clicca per elenco e date di pubblicazione.

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1 commento

  1. 1
    Rossella -

    Quando la conoscenza è virtuale, secondo me, viene naturale non diventare schiavi del pensiero. Secondo me hai fatto bene a “frequentare” altre ragazze. A fare da sfondo c’è la vita reale. Morale della favola? Sei oberata di lavoro e con il mio carattere non riuscirei a sentirmi tuo complice se, a mala pena, ci vediamo qualche ora al giorno. Quando ho bisogno di te ci devi essere, in qualche modo. Quando ci si conosce è diverso. ma stai pur certo del fatto che i primi anni di matrimonio li vorrei trascorrere in un ambiente che mi consente di custodire certi miei pudori. Ma si tratta di un’esigenza comune a tante donne che aspettano il marito a casa della madre o comunque si organizzano delle giornate più spensierate per poter avere il cuore aperto. Non lo so, ti fa strano trovarti a letto con uno sconosciuto. Durante la giornata te lo devi un po’ immaginare. Gradualmente, dopo qualche mese cominci a prendere confidenza con la casa e ti senti protetta dalle quattro mura. Poi ci sono le coppie che condividono tutto. Ma quello è un altro discorso. Sono dei privilegiati in tutto e per tutto e hanno solo bisogno di rispecchiarsi in coppie che vivono questo privilegio in maniera piena senza cercare visibilità a tutti i costi. Si tratta di personaggi cosiddetti minori che difendono la proprietà privata. Anche quando sono visibili devono vivere in funzione di questo bisogno per dare un futuro anche a chi vive per lavorare. Purtroppo capita anche questo.

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