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Vi racconto come mi sono innamorato online – 7

di Andrea J

Non so che rapporto voi abbiate con il cellulare, ma io ho sempre guardato un po’ storto i ragazzi o le ragazze che inviano lunghi e appassionati baci in videochiamata finché un bel giorno non mi sono ritrovato imbarazzatissimo nel mio primo invio di bacio online che è una di quelle cose che se non hai fatto in adolescenza, risulta davvero difficile fare.

Io ho sfoderato la mia parte femminile e dopo essermi registrato ho inviato il video alla Zia d’America per avere un primo parere.

Promosso a co...... 2.0

Poi, sono andato nella chat di Lei, ho caricato il video e camminando avanti e indietro per tutta casa, dopo almeno 20 minuti, ho premuto invio.

Da Marzo quindi, i miei baci sono partiti online, adesso ne ho inviati così tanti che tra poco mi aspetto vengano indicizzati da Google.

I giorni passavano tra un bacio e l’altro, magicamente eravamo pronti a scambiarci tutte le parole che non ci eravamo detti, o almeno che io non avevo potuto dirle.

Mi sentivo un uomo adulto e romantico con l’insostenibile voglia di trovare qualcuno di cui appassionarmi e lei sembrava così fragile. Con la “forza” tatuata accanto al filo delle mutandine.

Io volevo sapere tutto di lei ma non so perché ogni discorso virava verso l’amore, alle carezze virtuali, alle notti sveglio per sconfiggere una crisi isterica, sembrava che naturalmente tendessimo al dramma. E io si, sono un po’ drammatico, però c.... Lei mi batte.

Ogni tanto riuscivamo a fare un discorso serio, tipo quando Lei mi ha raccontato un periodo particolare della propria vita dal quale n’è uscita cominciando ad usare 4 psicofarmaci diversi che continua a prendere. Devo ammettere che la lettura dei bugiardini mi hanno spiegato davvero tante cose di Lei.

Un giorno lei mi scrive: sleep now, i’ll writing to you a long message.

Vi devo scrivere quanto sono riuscito a dormire?

Volevo riportare qui il messaggio intero ma per quanto lei mi abbia trattato male, non mi piace l’idea di esporla. Ma per scrivere questo “capitolo” sono stato obbligato ad andare a cercare il messaggio e rileggerlo azione che sconsiglio di fare a chiunque.

Non leggete il passato, lasciatelo li.

Lei mi scrive e mi dice che mi ha conosciuto lentamente e che mi ha scoperto migliore di come si aspettasse, migliore sotto molti aspetti. Mi scrive che immagina di starmi accanto e avere una vita senza problemi, mi scrive che lei tornerà sempre da me, io sono casa sua e alla fine di ogni giornata, tu torni sempre a casa. Lei si descrive come un pasticcio e mi chiede di perdonarla per quello che mi ha fatto e per quello che mi farà e che io sto parlando con l’essere più imperfetto della terra. Ma che vuole che mi ricordi che io sono la sua casa e che lei mi ama.

È stato strano rileggere quel messaggio che mi ha portato così tanta gioia e che adesso mi riempie gli occhi di lacrime che da vero uomo non lascerò mai cadere.

Lo so che mi aveva già detto di perdonarla per il futuro e che io avevo detto sì, ti perdonerò tutto quello che sei, perché a me piace quello che sei. E non ho mai mentito. Io ho accettato tutto quello che lei è ma non ho potuto accettare tutto quello che lei fa con una leggerezza che quasi invidio. Non posso accettare che lei mi cerchi il giorno prima, svegliandomi semplicemente per sentire la mia voce, e che il giorno dopo mi volti completamente le sue belle spalle senza dirmi niente.

Facendomi urlare così forte da sembrare io quello strano. Io quello ingiusto.

Perché gridiamo così tanto quando vogliamo una risposta? Voglio dire, se abbiamo davanti una persona che non ti risponde… Probabilmente è perché non esiste la domanda.

Le chiedevo perché si fosse voltata ancora una volta dall’altra parte mentre evidentemente non si era mai voltata verso di me. Ero io che continuavo a girargli intorno per far sì che i suoi occhi incontrassero i miei.

Lei si è scusata per il passato e si è scusata anche per questo, per non essersi mai voltata. Si è già scusata per avermi detto home e aver inteso hotel.

Per questo continuiamo a parlare, perché lei tutto quello che è davvero me l’ha già detto. Io tutto quello che sono continuo a non capirlo. Mi ero riscoperto un uomo, un uomo vero, di quelli che se si graffiano con il rasoio poi ci mettono sopra il dopobarba per disinfettare. E invece ero in bagno, da solo, a guardarmi allo specchio al buio mentre piangevo e ho cominciato a singhiozzare così forte che è arrivata la mia coinquilina a prendermi. Concetta mi ha avvolto tra le sue piccole braccia e mi ha riempito le guance e il collo di baci di chi, senza malizia, ti dice che lo conosce questo tipo di dolore e anche se tutto è irreale, quel dolore ti rimane incastrato in gola e ti soffoca.

Ho affrontato le mie giornate sentendomi vuoto ma cercando di riempirmi. Grazie a Dio si, sono un uomo che piange, ma che lo fa con discrezione e non mi piace stare a crogiolarmi tra tutti i miei “avrei potuto”. Riesco abilmente a vivere come un non depresso.

Sono arrivati quei giorni bui anche se è primavera, e arrivano per tutti una volta nella vita o anche più volte nella vita. Quando i nostri sentimenti sono sconfitti dalla realtà e anche il sole si scoccia di sorgere sulla nostra tristezza.

Quei giorni in cui apri l’armadio e le cose di Sigourney non ci sono più.

Trovi solo i tuoi brutti pigiami riciclati e di lei non c’è più nessuna traccia se non per terra, tra i pezzi di foto che lei ha strappato in chissà quale notte, dentro le scatole che lei ha sigillato per portarsele via e magari farne un falò.

Dentro i cassetti che apro e in cui trovo pezzi che lei si è dimenticata o che forse mi ha lasciato.

Ed io che ho sempre pensato di non essere un tipo particolarmente materiale, ed io che ho sempre pensato di non essere un tipo particolarmente melodrammatico mi ritrovo a piangere come un bambino stringendo tra le mani un pupazzo comprato all’ikea che non si capisce nemmeno se è un leone o un orso e questa sua ambiguità mi fa piangere ancora di più.

Ed è difficile spiegarvi la malinconia che sento dentro il cuore quando entro in casa mia.

Per agevolare la mia condizione, Lei un bel giorno si sveglia, mi cerca e mi dice che lei voleva solo riprovarci con il suo ex. E la vedo mentre solleva le spalle nel dirmelo. E mi vedo mentre mi dico che gesticola meglio di una italiana nel mostrare l’ovvietà che vuole esprimere. “È semplice, no?”

Ho chiuso gli occhi, le mie braccia sono cadute accanto ai fianchi la mano a lasciato cadere il cellulare sul tavolo. Ho smesso di sentirmi un uomo adulto, rientrando nelle spoglie del solito Andrea mi sono guardato allo specchio per accertarmi che ero io.

Ps: si, ero io.

Lettera pubblicata il 16 Luglio 2017. L'autore ha condiviso 9 testi sul nostro sito. Per esplorarli, visita la sua pagina autore .
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Categorie: - Amore e relazioni - Me stesso

La lettera ha ricevuto finora 4 commenti

  1. 1
    Rossella -

    Ciao,
    io penso che l’aspetto ideologico andrebbe separato dalla vita di coppia perché rappresenta quella spinta propulsiva che consente alla persona di sentirsi libera. E non è detto che per andare d’accordo la si debba pensare allo stesso modo. Questo all’inizio aiuta, mi sembra inutile negarlo; ma nel tempo, a prescindere da tutto il resto, quasi certamente maturerà la voglia di dire le stesse cose in maniera diversa. Il senso d’immobilità è intollerabile per l’uomo. Nella donna poi si accompagna ad un senso di disfacimento. Io la vivo in questo modo e non riuscirei a bere una spremuta con un uomo che è rimasto colpito dalle mie capacità perché ho una sensibilità che mi porta ad allinearmi con le classi emergenti per paura di restare travolta dagli eventi. Umanamente non riconosco nella mia persona lo stesso disincanto, l’ironia e una certa duttilità di ragionamento che ti consente di sentirti sempre adeguata, sempre un passo davanti a tutti gli altri. Io non sono così. Non ho la capacità di sdoganare le mie certezze in un ambiente che non conosco per appagare quel desiderio di annullamento che è tipico della mentalità capitalistica. Non temo il cambiamento, ma vivo l’entusiasmo come l’antidoto per esorcizzare la paura della morte. Per contenere le passioni di un uomo, a mia volta, ho bisogno di sentire dentro di me un’emozione non ben specificata che mi serve ad interagire con lui. Tante volte i ragazzi si domandano perché declino i loro inviti…

  2. 2
    Rossella -

    … questo accade perché sento quel distacco che mi potrebbe portare a fraintendere gesti che invece considero di vitale importanza. Quando conosci qualcuno ad una festa il discorso è diverso. Anche se non sei innamorata vivi l’euforia del momento e riesci a conservare la lucidità, il disincanto, l’ironia… questi filtri camuffano il distacco. Quando il distacco c’è resta. Vuoi vivere una vanità. E’ giusto. Si vive anche di queste cose, anche se ti accorgi che alla fine prevale una concezione della vita cupa e senza speranze. Queste maschere ad un certo punto dovrebbero cadere… invece spesso accade che le persone credono fino infondo nella modernità e nel progresso. Lo vedono come un modo per aggirare la conoscenza vera e propria. Rifiutano il carattere semplice, sincero, ingenuo ed entusiasta della persona umana. Io mi chiedo come sia possibile pensare di poter capitolare… l’attore e la sciantosa? Questa immagine mi blocca perché vedo presunzione.

  3. 3
    Michelle -

    Veramente bella questa parte. Parli di tante lettere scritte qui, di tanti amori che in realtà amori non sono mai stati, di tante relazioni in realtà mai iniziate.. e di tante delusioni causate principalmente dalle nostre proprie illusioni.
    Complimenti 🙂

  4. 4
    andreaJ -

    Ciao Michelle si, penso che questo capitolo mi sia venuto molto bene anche perchè mi hai capito veramente bene.
    Spero possano piacerti anche gli altri.
    A presto!

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