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Il vecchio e la panchina

di Giulia Gabbia

Non c’è giorno che passa in cui quel vecchio non va in quella villa a guardare il passaggio delle persone che, nella loro routine quotidiana , passano velocemente per recarsi ai loro impegni. Lui, il vecchio, come unico impegno ha l’andare a trovare quella panchina ogni giorno alle cinque del pomeriggio e non c’è causa o motivo che gli faccia perdere quest’abitudine.
Ogni giorno alle cinque è lì. Anche oggi che fa freddo e ogni tanto cade qualche goccia sulla sua testa è seduto a guardare la gente e ogni tanto si perde nei meandri dei suoi ricordi che lo riportano alle sue numerose primavere andate. Ricorda i giorni a lavoro, i giorni con la sua amata sposa, che ormai l’ha lasciato da solo. Pensa anche ai giorni in cui da ragazzetto andava girovagando per strada alla ricerca di un po’ di svago, ma più le primavere riaffiorano sulla sua mente, più la solitudine e la tristezza si fa spazio in lui.
Accavalla le gambe e poggia un braccio sulla sua panchina, quando guarda passare un giovane che gli ricorda il lui di molti anni prima. L’osserva con attenzione e, benché gli abiti sia diversi dai suoi, in lui si riconosce. Riconosce il suo modo di camminare, quel sorriso sul viso, quella luce negli occhi che sprigiona la voglia di arrivare, di diventare qualcuno in questa società. Il vecchio si lascia scappare un sorriso e il giovane si volta e lo guarda, con uno sguardo di pena per quel vecchietto solo sulla panchina, e ricambia un sorriso che presto sarà passato perché il cammino del giovane non si arresta.
Sono le cinque e trenta quando dalla borsetta estrae un pezzo di pane e inizia a mangiarlo. Alcune briciole cadono sulla panchina, ma lui non le sposta come se con quel gesto volesse condividere il suo spuntino con la sua unica compagnia. Stessa cosa avviene con l’acqua di cui lascia cadere qualche gocciolina. – Torno subito – dice alla panchina quando si alza per recarsi al cestino più vicino per gettare la carta che avvolgeva il pane. Quando torna, accende un sigaro e tra un’aspirata e l’altra ritorna a pensare e questa volta si sofferma al suo primo incontro con la panchina. Era un giorno come oggi, faceva freddo e di tanto in tanto cadeva qualche goccia sulla sua testa. Il vecchio era addolorato, perché solo pochi giorni prima aveva perso la sua amata ed era uscito per non restare solo in quella casa che per anni era stata la reggia dell’amore e che adesso era divenuta reggia di solitudine e dolore. Era uscito dunque per respirare un po’ di aria fresca e quando fu di fronte a quella panchina ebbe un istinto quasi inspiegabile di sedersi un po’ lì e lo fece. Restò dalle cinque alle sei e da quel giorno andò ogni pomeriggio lì. A quella panchina il vecchio il primo giorno raccontò tutto il suo ultimo periodo di vita e si sentì ascoltato, così come quando tornava da lavoro e c’era Laura , sua moglie, ad ascoltarlo in silenzio per non perdere neppure un solo particolare del racconto sul suo sposo, per poi, alla fine del resoconto, dirgli “dai non fare così, vedrai domani andrà meglio”, oppure ” Hai visto, oggi è andata meglio”. Naturalmente la panca non poteva rispondere ai suoi racconti, e lui lo sapeva, ma non voleva privarsi di sentirsi dire quelle frasi e quindi con un coltellino le incise sul legno tinto di verde, in modo da sentirsi consolato.
Sono le sei ed è ora di rientrare a casa, il vecchio si alza, si aggiusta il cappotto, si gira verso la panchina e dice “Ciao Laura , ci vediamo domani” e si incamminò.
Un giorno , poi un ‘altro alla fine è passato un mese ma il vecchio non l’ho visto più sedersi nella sua panchina sarà che adesso ha ritrovato la sua Laura..

In vecchio seduto solo
alla panchina resta a guardare,
l’amata luce perenne .
Avvolge la sua anima nel silenzio
stringendo il sigaro tra le dita
mentre il vento accarezza il ricordo
dei suoi vent’anni ,
fusi tra il passato e il presente .
Vorrebbe esplodere
nella più grande risata di sempre
contro la morte
che ruota la sua falce
Abbassa la testa e con un filo di voce
incomincia a cantare
… un’altra assenza s’ aggiunge.

Lettera pubblicata il 1 Ottobre 2013. L'autore ha condiviso 23 testi sul nostro sito. Per esplorarli, visita la sua pagina autore .
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Categorie: - Cultura

La lettera ha ricevuto finora 2 commenti

  1. 1
    massi_a -

    Peccato che questa forma di amore non esista più. Anche io ho lasciato un pezzo di cuore su una panchina tanto tempo fa, triste che quella persona abbia poi deciso di non volermi più nella sua vita.

  2. 2
    Giulia -

    (A Massi-a) L’amore ha i suoi lati.. un lato positivo, che ti fa sognare , gioire , volare , cantare e sorridere… ed un lato negativo, che ti fa piangere , morire, soffrire ecc.. fanno parte del ciclo della vita . Ognuno di noi inconsapevolmente si lascia trascinare in questo abbraccio chiamato amore che non può resistere ..a volte però, lascia dei segni indelebili che la mente li raffiorerà con il tempo …La tristezza viene quando ,il ricordo è ,di un amore che ti ha fatto battere il cuore e che per varie ragioni non fa più parte della propria vita . Non perdere cmq la voglia di poter amare ancora ..la vita ti offre altre opportunità..un ‘abbraccio.

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