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Un deciso “Sì” per ridare dignità alla giustizia!

di Seneca

In Italia il rapporto tra politica e magistratura è da anni uno dei punti più delicati della vita democratica, e oggi, con il governo guidato da Giorgia Meloni, questa tensione istituzionale orchestrata con un vento strumentale che soffia impetuoso da sinistra, appare più evidente che mai. Una parte consistente dell’opinione pubblica è costretta a prendere atto, seppure recalcitrante ed allibita che alcune decisioni giudiziarie, soprattutto nei casi di microcriminalità, violenza urbana, e immigrazione clandestina finiscono per indebolire la fiducia dei cittadini nella giustizia, alimentando la percezione che l’azione dell’esecutivo venga ostacolata da un clima culturale e istituzionale non sempre neutrale come dovrebbe essere ma fortemente politicizzato, in particolare da “Magistratura democratica” che con l’auspicabile vittoria del “Sì” al prossimo referendum, teme di perdere lo strapotere politico che per anni ha permesso di orientare i processi secondo determinate convenienze della sinistra per combattere esponenti o legittime istanze delle Istituzioni di destra. Una “casuale coincidenza” la riscontriamo per esempio nella richiesta del 16 febbraio 2026 della procura di Reggio Emilia, di chiedere una condanna a 3 anni e 4 mesi per per riciclaggio, nei confronti di Vittorio Sgarbi, ex sottosegretario della Cultura, da parte del procuratore Calogero Gaetano Pecci, esponente di spicco di Magistratura Democratica. La questione riguardava il quadro: “La cattura di San Pietro” di Rutilio Manetti, quando poco dopo Sgarbi viene nello stesso giorno, assolto dall’accusa di ricettazione per insufficienza di prove. Non ci sono prove sufficienti per condannarlo, ma non si formula una soluzione piena per non avere commesso il fatto. Si sancisce l’assoluzione “con il marchio del dubbio”, che non verrà mai cancellato per una certa parte dei media e dei “tifosi di curva” della sinistra, tutti soggetti ben noti, come Ranucci e Travaglio, non permettendo al nostro sistema giudiziario antiquato, la possibilità di una revisione per ottenere una formula ampia di assoluzione di Vittorio Sgarbi, senza lasciare “distress” nel focus morale dell’imputato, facoltà purtroppo concessa solo in caso di condanna dell’imputato, ma non concessa per riformulare la sentenza di assoluzione con una formula ampia e totalmente liberatoria dal dubbio. Per tale inchiesta Sgarbi fu all’epoca dei fatti, ingiustamente dati i riscontri odierni, costretto a dimettersi per coerenza morale dal proprio ruolo istituzionale, subito dopo la scandalosa speculazione giornalistica fatta dal “Fatto Quotidiano” e da “Report” alla fine del 2023, fucine scandalistiche anti-meloniane, notoriamente di sinistra. Risultato: tutti lo conosciamo. Un uomo distrutto: politicamente, fisicamente e psicologicamente sulla via di un tramonto indotto, che tutti noi (esclusi i suoi detrattori di sinistra), abbiamo con tristezza e angoscia potuto accompagnare con empatia, nell’ultima apparizione televisiva e nell’immagine quasi irriconoscibile, apparsa sui media nazionali che è rimasta scolpita a fuoco nella nostra mente. Penso che non servano ulteriori commenti specifici su questa drammatica vicenda umana.
Dall’altro lato invece possiamo notare sentenze considerate controverse, nonché assoluzioni difficili da comprendere per chi osserva dall’esterno e le pene percepite come troppo lievi rispetto alla gravità dei fatti. Abbiamo come caldo esempio di qualche settimana fa i fatti di Torino con le devastanti manifestazioni a sostegno di Askatasuna. Violenze incontrollate messe in atto dagli antagonisti, e da delinquenti vari, a cui si era unita la “pacifica” adesione di supporto ideologico della sinistra, in particolare AVS. Una sinistra che si è cimentata come un equilibrista da circo per cercare di rimanere in piedi sulla fune dell’imbarazzo pubblico, davanti a simili atti di criminale inciviltà, con patetici e incommentabili “distinguo”, tra “pacifisti” e “violenti”, per essere definitivamente affondata dall’accorata partecipazione e condivisione emotiva a distanza degli atti di criminale teppismo, da parte dell’on. Salis, “degna” e impresentabile rappresentante parlamentare europeo di AVS! Questi comportamenti contribuiscono a creare un senso di smarrimento che non riguarda solo la politica, ma la società nel suo complesso. Non perché esista almeno per il momento una prova concreta di una “super regia occulta”, come da più parti si mormora, che nel tempo potrebbe anche eventualmente emergere, ma perché è evidente che anche all’interno del sistema giudiziario convivono “sensibilità culturali” diverse, spesso più vicine a un’interpretazione malleabile, creativa ed interpretativa della giustizia ad uso e consumo della volontà dei magistrati, inseriti in determinate correnti politiche, più che a un senso di responsabilità coerente con gli articoli di legge. Quando un governo di centrodestra tenta di intervenire su sicurezza, immigrazione, prevaricazione islamica alle nostre leggi o riforma della giustizia, queste differenze di visione e di comportamento si trasformano immediatamente nelle “barricate di sinistra” che tutti noi, con profonda amarezza civica, vediamo quotidianamente in televisione, e viviamo nelle nostre città in prima persona. Ogni decisione giudiziaria gestita da Magistratura Democratica va decisamente e sistematicamente in direzione opposta alle priorità dell’esecutivo, e viene chiaramente ed inequivocabilmente letta come un segnale di palese lotta tra poteri dello Stato. A questo si aggiunge un panorama mediatico e accademico malevolmente e strumentalmente mistificatorio verso le politiche del governo Meloni, creando la percezione di una costante delegittimazione che crea un clima di quotidiano sabotaggio politico verso le Istituzioni. Non si tratta solo di complotti, ma anche dalla somma di interessi, culture e orientamenti che molte volte oltre il limite della logica, producono un effetto destabilizzante quando non dialogano tra loro. Il vero nodo è la fiducia: una democrazia funziona solo se i suoi poteri si riconoscono reciprocamente, e oggi questo riconoscimento a causa del persistente logoramento istituzionale dell’esecutivo da parte di “Magistratura democratica”, vanno in una direzione opposta ai veri interessi e alla tutela della nazione. L’ostruzionismo quotidiano di questa parte significativa della magistratura, in particolare per l’apertura senza regole all’immigrazione clandestina con la difesa a spada tratta delle Ong, degli irregolari e degli islamici che si sono impossessati della nostra nazione è una drammatica visione che ci viene presentata quotidianamente nei nostri telegiornali e nelle trasmissioni televisive coerenti con i principi di legalità ed obiettività. Quando la politica percepisce la magistratura come un attore ideologico e quando una parte della magistratura percepisce la politica come una in realtà “inesistente minaccia alla propria autonomia”, ma una reale minaccia ai propri interessi specifici, il risultato è un clima di sfiducia permanente che danneggia tutti. Quando poi veniamo a scoprire che ci sono personaggi occulti che finanziano la campagna referendaria per il “No” a sostegno di “Magistratura democratica”, e la sinistra anziché essere concorde con Nordio a volere fare luce su tale iniziativa per capire da dove provengono i fondi, oppone sospettabile e ferma resistenza, allora i dubbi nascono senza riserva. Una certa chiarezza sul tema, almeno per escludere che vengano da organizzazioni terroristiche islamiche, sarebbe doveroso spirito di collaborazione con l’esecutivo. Invece troviamo esponenti del Pd che invocano il diritto alla privacy, come l’on Serracchiani o di AVS, come l’on Bonelli che accusa di liste di proscrizione il ministro Nordio definendo la richiesta “roba da regime”! Allora sorge spontaneo chiedersi: è forse con il finanziamento al fronte che sostiene il “No” che si acquista “un biglietto assolutorio” per eventuali futuri processi da parte di chi dovesse macchiarsi di qualche delitto? La domanda sorge legittima e spontanea.
L’Italia ha bisogno di un confronto serio e trasparente sul ruolo della giustizia, sulla responsabilità delle decisioni, sulla comunicazione istituzionale e sul rapporto tra potere giudiziario e potere politico. Solo ricostruendo un equilibrio di fiducia eliminando le correnti nella magistratura, votando decisamente e senza tentennamenti per il “Sì” al referendum del 22 e 23 marzo, sarà possibile restituire ai cittadini la sensazione che le istituzioni lavorino nella stessa direzione, garantendo stabilità, sicurezza e rispetto delle vere regole democratiche.

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