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La televisione pubblica e il Grande Fratello

  

La tracotante cultura dell’immagine imposta dalla televisione pubblica con la dirompente volgarità, con il turpiloquio e con il sesso sfrenato ha ormai superato ogni limite di decenza. Il Grande Fratello è l’esempio più significativo di questa becera decadenza che propone soltanto disvalori che insultano l’umanità. Non è più sopportabile che il cittadino debba pagare il canone per vedersi coprire di sterco ogni giorno con programmi partoriti da menti malate. Paghiamo perfino la pubblicità che va a finanziare queste orrende produzioni, tipiche delle TV commerciali. Qui non si tratta di fare moralismo, ma di prendere coscienza che questi dirigenti RAI stanno letteralmente plagiando milioni di utenti con messaggi che deviano i cervelli in un mondo virtuale, avente come unico obiettivo il drogaggio dei comportamenti umani. Ma non c’è soltanto il Grande Fratello nell’elenco di queste porcherie. Si potrebbe compilare una lista interminabile. Ormai perfino Sanremo si è adeguato a questo malcostume e molte canzoni hanno sacrificato il vero e profondo significato dell’amore per lasciare spazio all’enfatizzazione degli istinti primordiali dell’uomo e della donna. Sono scelte di pessimo gusto, che peraltro rispecchiano fedelmente lo stato di degrado generale nel quale è precipitato il nostro Paese.
Così facendo l’essere umano viene indotto a regredire in uno stato animalesco, dominato dall’impulso bestiale più che dalla ragione e dal buon senso. E il fatto tragico è che nessuno ha la volontà e il potere di fermare questo travolgente andazzo. Una ragazzina o un ragazzino che si mette a guardare questi programmi demenziali (che definirei più propriamente “virtual shows”) quali benefici ed insegnamenti può trarre se non quelli di trovarsi di fronte al vuoto più assoluto? Che esempio stiamo dando noi adulti alle nuove generazioni? Dov’è finito il nostro senso di responsabilità? Quali valori stiamo proponendo al di là di seni ipertrofizzati al silicone, di deretani (anche maschili) e di altre parti anatomiche sempre in primo piano, di linguaggi osceni, di atteggiamenti rozzi, di scatoloni pieni di nullità? Perché ridurci a “guardoni” di un mondo che non ci può offrire altro che il peggio di noi stessi?
I produttori dell’immondizia televisiva si trincerano dietro l’assunto che è la gente a volere questi programmi, quindi loro si adeguano alle richieste di mercato. La verità, invece, è che la gran parte del pubblico non ne può più di queste schifezze, che servono solo ad arricchire chi le mercifica a proprio esclusivo vantaggio. È un gioco perverso dietro al quale vengono sperperate valanghe di denaro che finiscono nelle tasche di persone senza scrupoli.
I danni sulla società provocati da questi squallidi personaggi “di potere” si stanno già vedendo, questo è sicuro. Basta vedere l’uso che moltissimi giovani, anche minorenni, fanno del telefonino, trasformandolo in telecamera a luci rosse o in strumento per immortalare scene di violenza di ogni tipo. E la società pecorona non può fare altro che leccarsi le profonde ferite inferte da questi diabolici marchingegni mediatici.
Viviamo in un’epoca difficile sotto ogni aspetto e la storia ci insegna che quando l’umanità perde di vista i veri valori della vita, sprofonda nella crisi più buia. Noi adesso stiamo attraversando uno di questi tristi periodi, da cui possiamo uscire soltanto se ognuno di noi saprà rientrare in un’etica comportamentale degna della parola “essere umano”.

L'autore ha scritto 2 lettere, clicca per elenco e date di pubblicazione.

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12 commenti a

La televisione pubblica e il Grande Fratello

Pagine: 1 2

  1. 1
    toroseduto -

    A me non risulta che sia tutta colpa della televisone. Per il canone sono daccordo, No posso parlare di grande fratello e nemmeno dei fratelli minori.Non li ho mai visti,stasera ho visto la seconda parte di Puccini,mi ha commosso, poi ho spento.Con il rammarico che sul 2° c’era x-factor che pure mi piace.Quest’elettromestico scatena un girone infernale di discussioni,comunque basta spegnere e dedicarsi ad altre cose,io leggo molto, lascio ad altri le arrabbiature, posso stare anche un mese o per sempre senza guardare la televisione, scelgo se c’è qualcosa di decente,per il resto, mi dedico ad altre cose. Il canone però mi trova daccordo, con tutta la pubblicità, e interruzione dei programmi che senso ha? Raccogliamo le firme? sono daccordo. ….mario

  2. 2
    czar -

    Concordo pienamente con quanto affermato in questa lettera. E’ tempo di invertire la rotta e di alimentare. anche con i nostri piccoli gesti, la speranza nella ripresa di una umanità degna di questo nome. Cominciamo ad es a spegnere la tv davanti a queste schifezze…e vediamo se lo share ottiene qualche effetto..

  3. 3
    Stefano614 -

    Il telecomando questo sconosciuto..

    Scherzi a parte, io ho dato un’occhiata alla prima serie e la trovavo gia insulsa allora. Credo che se crollassero gli ascolti non continuerebbero a propinare quella sbobba alla tv

  4. 4
    VeramenteDisperatissima -

    davvero un bel discorso.
    Però peccato che sia tu che io in questi discorsi ci stiamo dentro fino al collo.

    Similmente a tutti i “pecoroni” noi sguazziamo in qualsiasi abbondanza e per quanto possiamo parlare male delle proposte mediatiche,siamo i primi, forse,a scappare di fronte a reali alternative.

    Ciascuno di noi è il genitore che soddisfa ogni capriccio del figlio,lo veste come se avesse rendite milionarie,lo informatizza e lo scusa in qualsiasi circostanza.

    Ciascuno di noi fa l’obiettore di coscienza,e poi non ha il coraggio di sostenere le sue scelte,nei campi che porterebbe davvero un risultato:paghiamo il canone, nonostante tutto.
    Ci vestiamo con un occhio anche alla moda.Compriamo cibo e abiti da lavoratori stranieri,penalizzando i nostri piccoli produttori.Andiamo in vacanza,mettiamo la benzina, compriamo qualsivoglia merce plastificata.

    Ma cosa vogliamo?
    Perché la gente dovrebbe ancora “scegliere”e assomigliarci, capire quello che capiamo noi quando siamo anche NOI le colonne portanti di questo consumismo, di questa società
    che affoga negli ideali del capitalismo?

    Di cosa ti stupisci, poi?Dell’orrore dilangante di questa indicibile volgarità?
    E tu pensi che sia il massimo raggiungibile?
    Non si finirà mai di scendere,
    perché è molto più comodo lanciare grida sdegnate,
    del famoso “sdegno” intellettuale,però quanti poi, sfogata la rabbia,apporteranno sensibili cambiamenti?

    Cominciamo a non pagare davvero il canone,a comprare biologico, a rifiutare i beni di consumo “maledetti” ai nostri stessi figli, a scegliere un’alimentazione eco-sostenibile,ad andare a piedi veramente tutti i giorni.

    E’ possibile? Sono disposta a farlo? SEI disposto a farlo?
    Perché se sì, parliamone.

  5. 5
    Maddalena -

    Caro Lion,
    per quanto io sia d’accordo con te su un certo tipo di televisione, volevo solo correggerti per il fatto che il Grande Fratello va in onda su Mediaset e non sulla Rai.
    In Rai come in Mediaset ci sono non solo cose del tipo che dici tu (anche se ce ne sono molti: l’Isola dei Famosi, giusto per la par-condicio, è un esempio Rai).
    Sulla Rai ad esempio c’è Festa Italiana, Trebisonda, i programmi religiosi, Geo & Geo, una volta c’era Don Matteo e Un Medico in Famiglia…. e su Mediaset invece c’era Carabinieri, mentre ora c’è cmq la Gialappa, e poi… bhè io non guardo molta televisione, ma scelgo quello che penso sia giusto, e lo farò anche quando un giorno, Dio volendo, sarò mamma.
    Purtroppo la televisione va a braccio con la società che a sua volta va a braccio con la televisione, e in questo c’è tutta, come direbbe Noelle Neumann, “la spirale del silenzio” cioè tutti quei temi (tipo Africa, l’amore puro come una cosa positiva,ecc…) che mancano alla televisione, o che comunque si vedono molto raramente.
    Cosa fare? parlare di quello che non va, noi spettatori, parlarne sui giornali, scrivere mail alle redazioni, e NON guardare quei programmi, ma guardarne altri. Noi abbiamo il “coltello dalla parte del manico” 😉

  6. 6
    lion -

    Cerco di rispondere a VeramenteDisperatissima (ma non buttarti così giù). Prima di tutto voglio ringraziarti per avere apprezzato la sostanza del mio discorso. Poi ti dico che le cose che hai aggiunto tu sono complementari alle mie, nel senso che integrano perfettamente il mio pensiero. Anch’io mi riconosco “schiavo” del sistema, anche se in verità sono molto attento a cadere il meno possibile nella trappola del consumismo. E’ vero che non è solo la TV l’imputato da condannare, bensì una serie infinita di beni falsi o superflui (inutile elencarli perché li conosciamo bene).
    In ultima analisi non si tratta di accettare o rifiutare la fragile cultura dell’apparire sostenuta da un capitalismo alienante, ma semplicemente di mettersi davanti al proprio specchio (non quello del bagno, ma quello dell’anima) e rispondere senza ipocrisia a questa domanda: io valgo ancora qualcosa in questo mondo? Se la risposta è negativa significa che mi sono rassegnato a subirlo, se è positiva vuol dire che ho mantenuto intatte la mia forza e la mia dignità per distinguere le cose giuste da quelle sbagliate.
    Tutti dovrebbero rispondere sinceramente a questo appello della coscienza, ma quanti poi sono capaci di mettere in pratica ciò che pensano e dicono? Il rischio di sconfinare nell’idealismo, nell’utopia, nel perbenismo salottiero, nell’anticonformismo intellettuale è altissimo.
    Per cui, come dici giustamente tu, preferiamo giudicare e basta. Il guaio è che la stragrande maggioranza della gente non si pone nemmeno il problema di soppesare se una cosa è giusta o è sbagliata, per cui la subisce senza rendersene conto. E i “furbi” sanno che possono approfittare della debolezza e dell’ignoranza (brutta parola, ma purtroppo vera) della massa.
    Ecco perchè mi arrabbio tanto con la TV pubblica: non solo perchè devo pagare il canone per finanziare quelle schifezze, ma soprattuto perché penso alle nuove generazioni che sono plagiate da messaggi assolutamente diseducativi.
    La TV di stato non deve fare pubblicità, così come avviene ad esempio in Inghilterra, ed il canone deve servire soltanto per produrre programmi di alto contenuto educativo, culturale e professionale, anche nell’intrattenimento e nel divertimento.
    Bisognerebbe ripristinare la censura, non quella ipocrita e bigotta di una volta, ma quella basata sul buon senso comune.

  7. 7
    VeramenteDisperatissima -

    caro lion, sarebbe bello e fruttuoso poter combattere con qualche speranza contro i mulini a vento. Io lo faccio nel mio piccolo e la pena che si paga è il quasi isolamento da tutto, tutti nel senso che il caro condizionamento di cui sopra ci giudica “integralisti” o, per dirla con un orribile neologismo televisivo, “bacchettoni”.

    Parliamo infatti dell’integralismo: oggi non esistono mezze misure, perciò o sei un consenzionte totale oppure navighi nell’ottica dell’alternativismo irriducibile, totalmente fuori di testa. Dev’essere un regalo della cultura american-anglosassone che tanta parte sta avendo nella nostra vita negli ultimi 30 anni.

    Ti ricordi il progressismo di chi ci ha donato la vera rivoluzione sociale degli anni addietro? Abbiamo ottenuto il divorzio, la possibilità d’aborto e mille altre cose!
    Ma allora cos’è cambiato? Il condizionamento culturale dall’alto… giovani nati da quei genitori hanno assorbito i messaggi disperati della livella mediatica classica, si sono lasciati pervadere dalla paura e dallo sconforto, finché questi fantasmi sono diventati i mostri reali di oggi.

    Cosa bisognerebbe fare? A me viene in mente una cosa molto semplice: parlare con le persone, senza essere intransigenti. Esporre il proprio punto di vista, pacatamente ed educatamente, al maggior numero di conoscenti possibili, senza imporre di accettare questa visione.
    Ti assicuro che tantissime persone la pensa come noi ma, temendo di essere isolati in questi pensieri, spesso non oppongono una vera resistenza.

    Naturalmente tu parli del “sistema” e questo, come dice la parola, è l’ultima cosa che cadrà, dopo la rivoluzione del singolo. Io non ho alcuna fiducia nella massa, ma l’ho totale, incondizionata nell’individuo.

    Non possiamo certo mandare messaggi del tipo : “tv spenta sempre e comunque”. La tv ormai è una componente sociale quasi ineliminabile per molte persone… la tv addirittura è un surrogato di compagnia per troppe categorie di uomini e donne abbandonate dal meccanismo di cui parlavamo. Io faccio così: quando l’offerta diventa palesemente sbagliata (risse, urla, qualunquismo galoppante) cambio canale o spengo fino a che non riesco a trovare quei 5 minuti di televisione che posso apprezzare.

    Insegnamo la cultura della scelta, prendiamo per mano quei ragazzi ( per quanto l’impresa, visti i tipi, scoraggi) e piano piano offriamo loro valide alternative. Non si può dire ” ma piantala di seguire questo lavaggio del cervello nei vestiti, nel pensiero e nel comportamento!”, ma mettiamoci lì e insegnamo loro a leggere, a capire un messaggi poliedrico non solo scritto, ma visivo di qualità, lasciamoli parlare.

    Per quanto non tutti possano evolvere in geni di pensiero indipendenti, avremmo messo dentro loro quell’unica scintilla che ci rende parte attiva nel mondo: la capacità di critica.

    E così, impariamo e insegnamo la leggere le etichette, a fare un discorso serio sull’offerta musicale etc etc. Ho finito lo spazio, attendo altre tue proposte 😉

  8. 8
    lion -

    Cara Maddalena, ti ringrazio per la precisazione sul fatto che il Grande Fratello è una produzione Mediaset e non Rai, tuttavia il problema rimane immutato. Oramai, infatti, chi guarda la TV non fa più distinzione di emittenti perchè i canali sono strettamente legati ad una logica sequenziale predefinita (Rai1, Rai2, Rai3, Rete4, Canale5, Italia1, ecc.) ed il canone lo si deve comunque pagare.
    Ripeto, a costo di annoiare, che non si possono ignorare gli effetti negativi su chi guarda quei programmi demenziali, specialmente quando si tratta di giovani. Va bene che poi ognuno è libero di guardare ciò che vuole, o di spegnere la televisione o di passare ad altri programmi. Resta comunque il fatto che quelle volgarità sono liberissime di essere viste da chiunque.
    Ma perchè non esiste una censura anche per le TV commerciali? Perchè il senso morale non è applicato a tutti nella stessa misura? C’è forse una democrazia di Serie A e una democrazia di Serie B? Dicendo questo so di denunciare tutta la mia ingenuità dimenticando il nome di chi comanda in Italia…!

  9. 9
    lion -

    Cara Veramente…(l’altra parola non mi va di scriverla), condivido tutto quello che hai detto e focalizzo il tuo commento sulle ultime parole del penultimo paragrafo: LA CAPACITA’ DI CRITICA. Non credo di allontanarmi troppo dalla verità se dico che la nostra società, “americanizzata” dal fallimentare modello consumistico, ogni giorno viene drogata da falsi bisogni e compressa in una dimensione non naturale. Per cui il singolo individuo, nel quale tu giustamente poni incondizionata fiducia, deve poter disporre sempre della libera scelta se accettare o rifiutare quel modello.
    Se ognuno di noi riuscisse a recuperare il vero significato della propria esistenza capirebbe che la serenità e l’equilibrio interiore si possono ottenere non
    nella dimensione dell’apparire, ma in quella dell’essere.
    E’ un concetto semplice, banale se vogliamo, ma è l’unico che ci può restituire la nostra vera identità.

  10. 10
    DAGO44 -

    Scrissi anni fa in una lettera su questo sito un commento riguardo a trasmissioni becere e senza nessun contenuto.Da allora nulla è cambiato,se non il raddoppiare,triplicare le trasmissioni insulse e senza senso.ho sempre sostenuto e lo ribadisco ancora oggi a distanza di anni che abbiamo un enorme potere.Il telecomando.Usiamolo piu spesso.Saluti DAGO44

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