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Stare in famiglia

Lettere scritte dall'autore  

Come si fa a stare in famiglia?

Mi spiego: io dopo un po’ di tempo che sto con una persona, un familiare o in convento et similia, mi stanco e comincio a non sopportarmi più da sola e a non sopportare più niente, e così fingo con una parodia della realtà iniziale che ho memorizzato, auto-imitandomi, perché l’altro o le altre, mi vogliono perfetta come all’inizio, ma io ormai non lo sarò mai più perché quel momento è passato e il mio vero io non è così perfetto, ma solitario, pragmatico ed anche scorbutico. Fingendo di essere la stessa, cerco conferme quotidiane che tutto sia ancora perfetto.

Io non so stare in famiglia cioè a contatto quotidiano e con confidenza familiare h24 con persone familiari. Non l’ho mai fatto. Come si fa?

Il mio problema è che ad un certo punto davvero non sopporto più neanche me stessa in compagnia, e niente della routine, e credo che anche per l’altro sia così. Io ormai fingo, perché ho perso la spontaneità e quindi tutto mi infastidisce perché la novità è passata e non devo più dimostrare nulla e tutto mi è di peso e grigio. Sto bene sola, con gente intorno, ma non è possibile perché in famiglia è necessaria la comunione spirituale per andare avanti nel migliore dei modi. L’altro o le altre se ne accorgono e soffrono. Portano pazienza per molto, ma poi … sono io che taglio ogni legame contro la volontà dell’altro, che, a quel punto, e da quel momento in poi, di me non vorrà saperne mai più niente.

Cosa ne pensate cioè che cosa mi succede? Perché divento così? Consigli?

Siate critici costruttivamente, senza offese e senza battute fuori luogo quanto inutili. Grazie.

L'autore ha scritto 6 lettere, clicca per elenco e date di pubblicazione.

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6 commenti

  1. 1
    lilly -

    Senti, non credo che la vita del convento faccia per te. Dovresti seriamente rivedere la tua vocazione.

  2. 2
    Esther -

    Spiegati meglio. In monastero ci entrerò dopo la menopausa, comunque. Non prima dei 60 anni.

    Neanche io lo credo, tuttavia, è appunto una chiamata e fai quello che devi fare con i mezzi che hai, perché sai che ti bastano.

    Ora non è la mia vocazione, no. Ho altro da fare. Ma con lo sguardo del poi, lo è e verrà tutto naturalmente da sé.

    Per ora, parlavo di famiglia. Vivere con una sorella, una amica, una zia, una nipote: vivere in famiglia, come ho intitolato il tema dell’argomento.

    Tu a che cosa stai rispondendo?

  3. 3
    lilly -

    ah, non ti riferivi alla vita in convento? ok ho capito male. riformulo: se stai in un posto dove non ti senti a tuo agio dovresti riconsiderare l’idea di cambiare posto e vivere altrove, con altre persone, oppure anche di vivere da sola.
    per altri tuoi disagi emotivi di cui parli, credo ci voglia solo lo psicologo-psichiatra. vedi tu. noi non siamo dei dottori o dei medium che possono leggere nella tua testa.

  4. 4
    Esther -

    La tua risposta va bene per tutte le tue problematiche. Infatti, tu ci sei già passata e ti serve solo il sacerdote, ormai: ne sine pauca periculi.

    Ho posto una questione banale sulla convivenza quotidiana e questo è proprio il posto giusto, visto che parlate del niente dalla mattina alla sera, con virtuosismi degni dei deliri dei più vetusti manicomi.

    La mia è una banale questione sul come vivere al meglio la grigia quotidianità rendendosi non noiosi ma gradevoli al prossimo – congiunto, ma forse tu non sai rispondere perché non la vivi in socialità, ed in convento A TE non potrebbero mai prenderti, perché accettano solo i sani di mente, per natura o per grazia!

    Non è il posto a non garbarmi: è la routine che non amo! Ti è più chiaro ora, visto che l’empatia e l’intuito li usi solo per struggerti di passione, e qui fai la finta tonta!?

  5. 5
    Esther -

    🌺🌺🌺

  6. 6
    Yog -

    Esther, se hai questo problema affida pure a me la direzione della casa per giovani asiatiche che dobbiamo aprire a Putignano. Ho spalle grosse, io.
    Il progetto è sempre lì che aspetta il nostro spirito imprenditoriale.

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