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Sofferenza… Chi? Perché? Come?

di Lei

Buon giorno/buona pomeriggio/buona sera (a seconda dei casi) a tutti quanti. Sono una ragazza, sono una studentessa e sto riflettendo su una questione: la sofferenza. Sicuramente tutti quanti voi, nella vostra vita, avrete sofferto e/o starete soffrendo.. io vorrei chiedere a voi un contributo così ho modo di ampliare la mia meditazione, vorrei chiedervi, secondo voi:
– chi soffre?
– perché (questo chi) soffre?
– come sta soffrendo? qualcuno lo vede? qualcuno lo aiuta?
Se volete apportare degli esempi, fatelo pure, se avete visto, assistito, vissuto qualche episodio particolare, significante, vorrei che me lo raccontaste perché voglio veramente cercare di capire di più su questa condizione di dolore che riguarda moltissimi. La mia riflessione poi avrà un risvolto pratico e comunicativo perché voglio dar voce alla sofferenza, voglio scardinarla dall’oscurità e voglio gridarla a tutto il mondo, farò tutto questo utilizzando un mezzo comunicativo particolare: la fotografia. Voglio che voi, completi anonimi mi raccontaste la sofferenza (vostra, di altri, non ha importanza) voglio che venga espressa, voglio che si sappia che nel mondo non esistono soltanto le cose che ci vogliono far credere ci siano, (famiglie del mulino bianco, viaggi fantastici, fortune trovate magicamente sotto il cuscino) ma che nel mondo esistono persone che stanno male. Il fatto che il vostro contributo sia anonimo è significativo perché sta a significare che può essere chiunque a soffrire, che è una situazione non di pochi, ma di sicuro, di molti. Chi vorrà firmarsi potrà farlo senza problemi.
Grazie a tutti quelli che mi daranno una mano. Grazie ancora. Io sono Valentina.

L'autore, Lei, ha condiviso solo questo testo sul nostro sito.

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Categorie: - Riflessioni

21 commenti

  • 1
    Leonardo88 -

    Fai una foto ad uno specchio.
    Ognuno di noi soffre guardandosi dentro, andando a fondo…ecco posiziona uno specchio in fondo un pozzo e fotografalo.

    Sei mai stata di fronte al tuo io nudo e crudo?

    La sofferenza può manifestarsi in vari modi, il più delle volte ci viene offerta dal mondo, quando fondamentalmente si perde l’amore, in tutte le sue variegate forme:
    -perdita di un famigliare
    -perdita sentimentale
    -perdita dell’amor proprio
    -perdita di un ideale
    -perdita della propria identità
    Ogni perdita, sia fisica che spirituale ti fa soffrire, ma l’angoscia che ci comprende tutti quanti è la coscienza dell’uomo della sua possibilità più propria: sapersi finito nell’infinità.

    Questa consapevolezza è quella che ti porta a cercare la distrazione nel mondo. Nella solitudine ti riappropri della tua finitezza, del tuo se in continuo divenire, che ha il massimo culmine nella coscienza di essere finito.
    Questa è la sofferenza primordiale per l’uomo.

    (comunque credo che mai come al giorno d’oggi si soffra. E’ una forma di sofferenza più subdola perchè il benessere di cui godiamo ci esonera da sofferenze materiali con le quali si dovevano scontrare popoli lontani nel tempo. Non credo che ci sia il bisogno di gridare un qualcosa che si fa gia abbastanza sentire quotidianamente)

    saluti

  • 2
    alessandro -

    Ciao, senza fare inutile filosofia, vuoi sapere chi, perchè e come si soffre, si soffre davvero?
    Ci vuol poco sai, davvero basta un niente, un nulla: entra in un Spdc (servizio psichiatrico di diagnosi e cura) e troverai la risposta alle tue domande, e capirai, altresì, come la filosofia non serve per comprendere la vita, la vita stretta nella morsa della sofferenza.
    Servono sguardi, serve partecipazione, serve immedesimazione, e serve anche, a me, giovane psichiatra di 30 anni, ma a tutti, anche la compassione.
    Tuttavia, Sartre nella Nausea ha scritto: ‘tutti hanno occhi ma non tutti hanno sguardi’…è forse questa la ragione della non comprensione della sofferenza…

  • 3
    Leonardo88 -

    Caro Alessandro…ringrazia la filosofia, altrimenti non potresti nemmeno parlare di psichiatria..

    Non serve andare in un spdc, o mi stai dicendo che nella vita quotidiana di tutti i giorni non esiste la sofferenza? Beh sai, se fosse così dimmi in che isola vivi.

    E’ con questo atteggiamento che si ignora la sofferenza, come se per sofferenza si dovesse intendere solo i casi limite.
    E’ facile dire che la sofferenza sia solo cosa dei “malati”.
    Ma guarda un po’, tutti soffriamo. Non esistono “vere” sofferenze ma diverse motivazioni per cui si soffre. E credo che ciò che Sartre dice lo si potrebbe estendere anche nella vita di tutti i giorni, dove anche la persona più insospettabile, se si guarda bene, potrebbe soffrire parecchio…

  • 4
    alessandro -

    Ragazzetto ma quanti anni hai? 23? Quanti? Io non è che ne abbia molti più di te, ma mi sono sufficienti per dirti che le tue lezioncine preconfezionate da manuale di filosofia puoi risparmiarmele…
    Prima di passare al resto, solo una precisazione: cosicché se non ci fosse la filosofia non ci sarebbe la psichiatria? Giovanotto, questo è sessantottismo d’accatto, ancora appiattito su questo stai?
    Sono il primo a dire che la psichiatria è una disciplina e non una scienza, tra l’altro poi, seguendo un indirizzo fenomenologico, la filosofia la conosco bene, ma la prassi clinica, genio, è tutt’altra cosa.
    Posso stare qui ore a parlarti di Danilo Cargnello, di Franco Basaglia, di Bruno Callieri, di Eugenio Borgna e altri, tutti psichiatri di orientamento fenomenologico e, nel caso di Basaglia soprattutto, travisati a tal punto da essere stati visti come filosofi e non come psichiatri, cioè medici, in prima linea sulla difficilissima frontiera della sofferenza psichica, tra le più atroci.
    Però questo lusso hanno potuto concederselo quelli che ragionavano all’epoca, e ragionano ora, come te, quelli che giocano a fare i ‘filosofi’, gli ‘impegnati’, gli ‘intellettuali’…loro, voi giocate, mentre noi, io, vivo l’inferno di un Spdc dove, ragazzino presuntuoso, non c’è tempo nè modo né voglia di argomentare (sul) e (del) sofferente perché devi impiegare ogni energia ed ogni passione per parlare (col) sofferente se vuoi provare, da medico quale lo psichiatra è e non da filosofo, a salvarlo. Capito il concetto, ci sei arrivato o sei troppo preso a giocare?
    La fenomenologia nasce come movimento filosofico ma la sua riflessione sconfina inevitabilmente nella psichiatria. E sono stati tre grandi psichiatri a dare i contributi più significativi alla definizione del suo impianto concettuale: Jaspers, Binswanger e Minkowski.
    Partendo dal presupposto che non esiste una realtà data al di fuori di quella che l’Io sperimenta, la fenomenologia psichiatrica ne deduceva che allora non esiste più la follia , ma soltanto l’esperienza della follia: che non esiste una comparazione oggettiva tra ciò che è folle e ciò che non lo è, perchè niente ha significato se non nel vissuto di ciascuno. Secondo questa logica il folle è una persona che ha una data esperienza del mondo, come qualsiasi altra, ed oltre a questo non si può dire di più perchè il rapporto tra Io e mondo è irripetibile e si consuma nell’esperienza.
    Qual è dunque il ruolo dello psichiatra? Può essere testimone entrando in relazione col sofferente, dentro il suo mondo di follia, ed allora in questo contesto, anzi in questa relazione i termini di psichiatra e paziente perdono di significato, perchè Io sono psichiatra nell’esperienza che faccio del paziente, ma per il paziente io non coincido con la mia identità di psichiatra, sono qualcos’altro, secondo l’esperienza che lui ne fa. E anche se cerco di capire questo ‘altro’, la mia comprensione sarà sempre limitata al qui ed ora, alla condizione in cui mi trovo.

  • 5
    alessandro -

    Al fatto che Io provi dolore o gioia, al fatto che Io pensi di relazionarmi utilmente con lui o di danneggiarlo.
    Lo psichiatra facendo questo non vive (la) follia ma vive (quel) folle, ed evita così l’oggettivizzazione dell’uomo, vera causa di disastri in psichiatria, salvaguardando la sua soggettività e quindi la sua identità, attraverso il rapporto con ogni singolo sofferente, e questo, stando alla fenomenologia, si chiama dasein, cioè un Io calato nel mondo, un soggetto, un uomo, una identità, un essere che è concepibile in quanto essere nel mondo.
    Giovanotto, ma davvero pensavi di potermi dare delle lezioncine? Ovviamente, tutti questi concetti in un Spdc si fanno pressi, azione concreta e costante, e non venirmi a dire che senza la filosofia non esiste la psichiatria, per favore abbi rispetto dell’intelligenza delle persone. Come hai visto, una può essere funzionale all’altra ma non certo può diventarne elemento essenziale e imprescindibile, e quando entrano in gioco farmaci, contenzione, elettroshock e tutto il resto, beh allora dasein e relazione, Io e mondo e compagnia bella vanno a farsi benedire, purtroppo!
    Quanto alla sofferenza fuori da un reparto psichiatrico, beh bellissimo, qui sei stato grandioso davvero…io non lo sapevo guarda, io a trent’anni non me ne ero accorto davvero di tutto il disagio, di tutto il malessere, di tutto il dolore che imperversa e impera nel mondo, nel mondo soggettivo di ciascuno di noi come in quello più lontano da noi ma, stando alle argomentazioni di cui sopra, sempre e comunque in relazione con noi…Grazie davvero genio!
    P.S. Chiaro era no, che il parlare di un Spdc e delle sofferenza acuta e atroce che in un posto come quello si vive, era appunto per limitarci a quello, dove si raggiunge l’estremo, il diapason…
    E mannaggia ai ‘filosofi’…troppo presi dalle loro astruserie che gli sfugge la realtà nella loro complessità e totalità…appunto: ‘solo occhi e niente sguardi’ !
    P.P.S. Genio, giusto per essere più esplicito, devi sapere una cosa: guardando con occhi professionali, da psichiatra, altro non potrei concludere che siamo tutti, ma proprio tutti a rischio Tso in un reparto psichiatrico. E questo, dato che tu mi sembri un nostalgico ideologico (non generazionale), mi fa ricollegare ai moti sessantottini antipsichiatrici che dicevano: ‘da vicino nessuno è normale’, ed è vero…perchè, appunto, ogni cosa è relativa per la massa essendo soggettiva, ma totale ed assoluta per il singolo individuo, per il soggetto che così la sente, intende, avverte e vive…quindi…e questo per farti capire ancor di più, genio, che se non mi rendessi conto di tutta la sofferenza nel mondo al di fuori da un Spdc, sarei un emerito imbecille in doppia veste: di uomo e di psichiatra.
    Amico, esci tu piuttosto dalla tua nuvola di fumo, poi quando avrai visto qualcosa di chiaro, netto e concreto, beh allora potrai pensare, con le tue parole preconfezionate da manuale di filosofia, di poter dare lezioncine, per ora…

  • 6
    Leonardo88 -

    Alessandro
    Mi spiace di esserti sembrato arrogante, ma credo che non sia legittimo infangare una materia che ha radici ben più antiche. Non mi sembra di aver sostenuto che la filosofia potrebbe curare un folle, probabilmente è più utile ad un sano. Ho grande rispetto per le scienze e per le discipline applicate, non sono uno di quelli che critica per partito preso. Anzi…ognuno il suo ruolo. Però non puoi non considerare come anche hai ammesso che esiste una certa discendenza filosofica, e più precisamente fenomenologica, la quale è stata abile nel gettare un ponte tra il linguaggio filosofico e quello naturalistico.
    Ma in ogni caso non è di mio interesse ne ho le capacità di intavolare un confronto.
    Potrò essere sembrato troppo accademico, probabilmente sono molto influenzato dal mio mondo ambiente, ma ciò che ho detto è una considerazione personale, di me, un giovanotto di 23 anni che voleva dare un contributo ad un semplice post.

    Sicuramente hai ottime conoscenze nel tuo campo e avrai più esperienza di vita di me in virtù della tua età, però un tuo certo modo di comunicare, anche se con perfette sconosciute entità virtuali, è notevolmente da rivedere. Ti auguro più serenità interiore e in bocca al lupo per il tuo lavoro.

    saluti

  • 7
    alessandro -

    Ti faccio umilmente notare che sei stato tu ad ‘attaccarmi’ con arroganza e saccenza. Tra l’altro io, nel mio primo commento, nemmeno mi rivolgevo a te ma, esattamente come te hai affermato, ho espresso il mio pensiero e basta, e con quell’espressione, ‘filosofia inutile’, non intendevo dire che la Filosofia in quanto tale è inutile (anche se un mio professore diceva: ‘la filosofia è quella cosa con la quale o senza la quale tutto rimane tale e quale’…e se vai ad un pensionato che ha fatto l’operaio o il contadino o si è usurato per una vita alla catena di montaggio voglio vedere se gli proponi gli arditi concetti di Essere e Tempo di Heidegger…), come vedi proprio nell’indirizzo psichiatrico che seguo fa la sua parte, volevo solo dire, molto semplicemente: ‘guardiamo al concreto, al reale, a ciò che risalta subito agli occhi’, tutto qua.
    Tu hai travisato le mie parole e con arroganza hai pensato anche di impartirmi lezioncine quando hai detto: ‘ringrazia la filosofia, altrimenti non potresti nemmeno parlare di psichiatria’, ed allora io, rispondendo questa volte a te, ti ho fatto notare che per fare il maestrino saccente hai decisamente sbagliato destinatario….ora, per cortesia, non venirmi a fare l’umile perché forse ti sei reso conto che magari c’è chi la filosofia, pur non praticandola, forse la conosce meglio di te…può essere, ma lasciamo perdere questo.
    Quanto alla serenità, ecco ancora arroganza e presunzione…non sarei sereno perché ti ho risposto a tono…amico, la serenità è sempre messe a dura prova in uno psichiatra, e se andassi in certi ambienti che io frequento da 7 anni, da ancora prima che diventassi medico e psichiatra, forse ti renderesti conto come uno psichiatra viva un concetto e il concetto di serenità in un modo del tutto sconosciuto a chiunque altro…non perché è un eletto o un dannato, ma perché l’ambiente in cui opera, agisce e si confronta è estremo in ogni suo espetto e punto di vista, perché l’uomo che incontra e con cui cerca di mettersi disperatamente in relazione, proprio nel senso di cui ti ho parlato, è estremo, spesso ridotto al limite della possibilità di esistere.
    Quanto alla vita in genere, di tutti i giorni invece, stai tranquillo, sono sereno né più né meno che la massa, anche se ho un cancro a trent’anni e faccio la chemioterapia, sono sereno per quanto mi è possibile esserlo, come tutti.
    Ragion per cui, dopo quanto detto, accantonata la filosofia, ti pregherei altresì di non darmi nemmeno lezioncine di buone relazioni virtuali ed anonime. Dì la tua che io dico la mia e basta, il resto, ad entrambi come a tutti, ce lo insegnerà la vita nel suo scorrere!
    Grazie!

  • 8
    Leonardo88 -

    Alessandro,
    la serenità te la auguro sul serio ma come me la auguro anche a me, e non sai quanto me la auguro.
    Non venirmi a dire che ho travisato perchè è chiaro che ti riferissi al mio primo post..
    Ma comunque, io come già detto non do nessuna lezione, quindi smettila di utilizzare un tono aggressivo nei miei confronti. Anzi mi spiace che tu ti sia adirato così tanto perchè mi sarebbe piaciuto chiederti qualche indicazione bibliografica sull’applicazione della fenomenologia in psichiatria.
    Io sarò anche stato un po’ presuntuoso ma non mi sembra proprio di essere stato così esagerato, cosa che invece continui ad essere tu.
    Si poteva certamente mantenere la discussione (tra l’altro fuori luogo in questa lettera, scusa valentina) con toni molto più pacati.
    E se gli ho smorzati, i toni, nel mio ultimo commento non è di certo perchè volessi fare il finto umile. Trovo assurdo discutere in questo modo in questa sede, certo ci sta una discussione teoretica su qualsiasi argomento, ma deve essere un confronto col sorriso sulle labbra.
    Quindi posso anche lanciare qualche frecciatina, ma senza esagerare..

    Per il resto nulla di personale, anzi mi spiace per la tua salute. Però il carattere non ti manca e questa è gia una buona cosa!

    Saluti

  • 9
    Herecomesthesun -

    Scrivo perchè ho dato un occhiata a questo post,mi interessava e mi ha colpito una cosa. Alessandro hai delle ottime conoscenze nel tuo campo e mi sembra tu sia una persona di carattere e con valori,le cui idee ed esperienze sono molto interessanti..però se posso dirlo sembri molto arrogante e presuntuoso. Si leonardo nel primo posto ha un attimo alzato i toni,è vero,ha dato una risposta molto secca,però tu ti sei inviperito. Siamo su un sito di discussione ognuno puo dire la sua e con calma puoi contraddire e dire la tua,ma non c’è bisogno di scaldarsi cosi tanto. Non siamo tutti psichiatri nè medici,ma abbiamo il tuo stesso diritto di parlare. I termini ” ragazzetto”,”genio” e quel tono aspro e acido,puoi anche metterli da parte,danno davvero fastidio. Gentilmente ,per il buon discutere di tutto,ti chiedo se per te è un problema moderare un po’ il tuo fare.
    Da fuori è questo che passa e non credo che sia funzionale in una discussione no?

  • 10
    alessandro -

    Esagerato, saccente, presuntuoso ed anche terribilmente egocentrico!
    ‘Non venirmi a dire che ho travisato perché è chiaro che ti riferissi al mio primo post’…ma cosa ti fa pensare di essere stato al centro dei miei pensieri? Giovanotto, se avessi avuto qualcosa da dire a te direttamente te l’avrei detta, inteso?
    Per il resto, appunto, ad andare fuori tema sei stato tu, perché io ho detto la mia in merito alla questione e tu hai voluto polemizzare, lanciandoti in lezioncine saccenti non sapendo con chi avevi a che fare…beh come hai visto, interagisci con uno che di filosofia, ma soprattutto di altro e su quest’altro mi ero soffermato, e parlo della mia esperienza di uomo e di medico, che ne sa molto più di te, solo non ho bisogno di venire qui a parlare con un linguaggio preconfezionato.
    E poi, ripeto, ho ben contestualizzato e motivato quelle parole, ‘senza fare filosofia inutile’, che ti hanno tanto urtato, tu invece, ancora sei qui rancoroso e risentito. Amico, nella vita ci sarà sempre qualcuno più in basso e più in alto di te…ora accetta con serenità il fatto che non tutti sono così ignoranti da soccombere sotto i tuoi ‘arditi’ concetti, e smettila di travisare ad oltranza e di aggrapparti a tutto pur di non ammettere una palese realtà.
    Smettila di travisare e cercare di sviare ora, forse perché consapevole di non poter competere, quindi chiedi anche scusa per una polemica che tu stesso, ripeto, ed i post parlano chiaro, hai fatto nascere.
    Avresti potuto ignorare il mio primo intervento, o quantomeno evitare saccenza ed arroganza, perché con me sei cascato male.
    Quindi, se questo piccolo, minimo e marginale episodio può farti e portarti a riflette di più prima di ogni azione, con umiltà sincera ti esorto a farne tesoro…
    Detto questo, saluti a te!

  • 11
    maximum -

    scusate…leggevo qui…

    ma alessandro… la vuoi finire ?

    cancro o meno sei ridicolo…si ma scritto a lettere cubitali !

    mamma mia se sei questo alto intenditore e professionista nel tuo campo (e a quanto pare pure in tutti gli altri) sei proprio irrascibile come una donnetta isterica…lasciatelo dire !
    ma c’era bisogno di scaldarsi così ?
    a Leonardo88, non devi scusarti proprio di niente, anzi trovavo interessanti i tuoi interventi e non saró neanche stato l’unico come ad esempio Herecomesthesun ha fatto anche notare.
    taglia corto con sto alessandro, come vedi é solo interessato a provocarti lui stesso.

    alessandro, lavora su te stesso invece di tentare di aiutare i casi estremi, che mi sa che hai un grave problema di autostima.

    “Prima di passare al resto, solo una precisazione: cosicché se non ci fosse la filosofia non ci sarebbe la psichiatria? Giovanotto, questo è sessantottismo d’accatto, ancora appiattito su questo stai?”

    ridicolo, sessantottismo cosa ?!?!?

    allora vorresti insinuare che la psichiatria nasce cosí dal nulla…ma anche se fosse affermare che la filosofia non serva a nulla é e rimane da pretenziosi ignoranti.

    i grandi filosofi son stati i primi a scavare nell’animo umano quando ancora non esistevano ne psicologia ne psichiatria in senso stretto.

    questo non vuol dire che a uno che ha problemi seri concreti comportamentali o di altra origine io gli andró a spiegare Schopenhauer, Platone o Kant…
    ma non vedo perché discreditare il lavoro di questi che non c’entrano nulla con la tua polemicuccia…

  • 12
    maximum -

    @alessandro

    tra l’altro il tema della lettera era sofferenza…

    su cosa scrivevano gli stoici ?

    Seneca ?

    tanto per fare un esempio su mille…

    per non parlare delle religioni…buddismo ?

    tutto inutile vero…ma cerca di allargare i tuoi orizzonti alquanto ristretti…pecchi di una classica deformazione professionale.
    e ti dico giá… evita di far polemica con me…che perderesti solamente tempo e ti dimostreresti ancora piú ridicolo…

  • 13
    alessandro -

    ‘taglia corto con sto alessandro, come vedi é solo interessato a provocarti lui stesso’…Questo è un tuo consiglio giusto? Per gli altri, evidentemente non per te stesso a quanto pare…ergo: amico chiedi aiuto!
    Poi dove sta la provocazione? Forse che la mia provocazione è consistita nell’aver risposto, contestualizzando e motivando il mio dire, a queste parole: ‘ringrazia la filosofia, altrimenti non potresti nemmeno parlare di psichiatria’ e ‘dimmi in che isola vivi’? E’ stata questa la mia provocazione?
    Taci va!
    Ti consiglio di rileggere le parole di Herecomesthesun! Vedo che le hai capite alla perfezione, tanto da aver scambiato i soggetti di riferimento! Lui ne ha avute per entrambi, e certamente a ragione! Tu hai fatto solo la tua sceneggiata, senza comprender nulla delle parole di tutti a quanto vedo!
    ‘allora vorresti insinuare che la psichiatria nasce così dal nulla’…quindi la pschiatria nasce dalla filosofia? Io devo prima accettare di prender lezioni da un 23 enne ed ora da te sulla storia della psichiatria? Su quando, come e perchè è nata? Chiaro che non è nata dal nulla, altresì chiaro è che nel suo atto di nascita nulla c’entra la filosofia!
    ‘affermare che la filosofia non serva a nulla é e rimane da pretenziosi ignoranti’…grazie per l’ignorante, ma la pretenziosità è solo tua. Infatti mi attribuisci parole e concetti che non ho mai espresso: quand’è che ho detto che la filosofia non serve a nulla (vedi che ho fatto una citazione di un mio docente, e per ridere un po’ tra l’altro!)? Ho parlato di fenomenologia (certo sul piano teorico, nella prassi clinica concreta il discorso cambia)? Amico, di nuovo: chiedi aiuto!

    Quanto al sessantottismo, amico informati, documentati poi magari riuscirai a capire a cosa mi riferivo. Anche se non era difficile capirlo già da adesso. All’epoca infatti, si riteneva che le ‘malattie mentali’ (ma preferisco parlare di disagio) non esistessero, che fossero una ‘invenzione della società borghese’, e che si abbisognasse più dei filosofi che degli psichiatri così che curando i mali della società sarebbero scomparsi anche i ‘malati mentali’…capito ora, o è troppo difficile?

    Irascibile si scrive con una sola r!

    Buddismo in realtà dovrebbe scriversi Buddhismo! (E comunque, per il rispetto che certe sofferenze meritano, sarebbe bene che quelli come te evitassero di uscirsene sempre con queste stronzate orientaleggianti in riferimento a certi disagi…ma forse, parlando di rispetto della sofferenza, a quelli come te chiedo troppo! Prendi la tua bella sortita sul cancro. Hai fatto la tua boiata ed ora ti senti soddisfatto e migliore, vero? Vero?)
    Su Seneca quando vuoi possiamo parlarne…

    ‘Cancro o meno…’ squallore allo stato puro! Non dico niente, ma almeno su certe cosa datevi un freno, ma forse, appunto, a quelli come te è chiedere troppo! D’altronde io ti ho servito il cibo su un piatto d’argento, e tu, come i peggiori avvoltoi, ti ci sei buttato addosso senza freni, senza rispetto, senza decenza!

  • 14
    alessandro -

    Subito a riempirsi la bocca con questa parola, a strumentalizzarla per attaccare…ma pensi di aver dato forza ai tuoi ‘concetti’ così facendo? Di aver dato vigore al tuo ‘pensiero’? Mi trovi ridicolo? Bene, potevi limitarti a questo non credi, alla parola ridicolo, magari aggiungine delle altre, prenditi tutta la liberta che vuoi, insultami, aggrediscimi, offendimi come meglio credi, fa nulla, niente, ma potevi evitare certi colpi bassi, certe cadute di stile nonché di rispetto, non credi? Allora mi chiedo: persone come te, subito pronte a usare una sofferenza grave e pesante come il cancro, quale peso, ascolto, credibilità, valore possono avere nel contesto di un confronto dove si parla di sofferenza, se tu sfrutti quella degli altri in un modo così indegno? E non venirmi a dire che ne ho parlato io, per favore. Certo l’ho fatto, ma in riferimento alla parola serenità, per dire che, nonostante tutto, cerco di essere più sereno possibile. Questo riferimento alla mia situazione autorizza i tipi come te ai colpi bassi che dovete concedervi per credervi più intelligenti e interessanti? E dai del ridicolo agli altri? Ti senti migliore con queste meschinità amico?
    Lo saresti stato se avessi espresso un pensiero, un’opinione, un’argomentazione in merito alla questione, non attaccando me come hai fatto!

    Orizzonti ristretti? Ma come: parlo di fenomenologia, motivo e contestualizzo ogni mia parola, faccio riferimenti al concreto parlando di pratiche aberranti come farmaci devastanti, che aggiungo vengono dati in modo scriteriato e a dosi assurde, contenzione, elettroshock che rendono enormemente difficile vivere un rapporto più umano e aperto con la persona che soffre, quando non lo rendono del tutto impossibile, e mi parli di orizzonti ristretti? A questo punto non ci capisco nulla! Amico, prima di parlare, fatti un giretto turistico in certi posti, poi decidi se è il caso ancora di aprire la bocca per continuare a vomitare balordate come ora hai fatto!

    Sofferenza? Bene, e quando ho parlato di Spdc senza polemizzare con nessuno (nel mio primo commento), a cosa mi riferivo a parer tuo? In un Spdc, vale a dire in un reparto di psichiatria cosa vivi? Lo sballo del sabato sera? La gioia cristiana? La ‘felicità totale’ di Proust? Cosa se non dolore?

    Ma dico io: non si potrebbe evitare di aprire la bocca a sproposito solo ed unicamente per sproloquiare? In virtù di questa tua incapacità e di quanto ho messo in risalto, chiaro è (e non ho bisogno che venga qualcuno a concordare con me! Quella è una ‘forza’ di cui abbisogna colui che non crede lui stesso a ciò che dice ma che solo ha la necessità insopprimibile di fare la sua bella boiata e basta!)che il RIDICOLO ti appartiene tutto!

    P.S: Un consiglio soltanto: parla, esprimi la tua in merito, enuncia, proponi se del caso, evita polemiche pretestuose e inutili davvero! Hai detto tanto ma per esprimere cosa, obiettivamente?
    P.P.S. Lo so benissimo di aver perso del tempo…a buon intenditor poche parole!

  • 15
    Leonardo88 -

    Alesssandro
    Non ho parole, sei inquietante. Se sapevo con chi avevo a che fare non mi sarei di certo messo a polemizzare. Mi domando solo che motivi abbia un così dotto medico a mettersi a polemizzare su un sito con uno studente di 23 anni. =)
    Meno male che c’è gente di buon senso che è intervenuta.
    Beh a questo punto io mi ritiro, scusa Valentina se ho contribuito ad incasinare questa lettera.

  • 16
    alessandro -

    Grazie anche a te per l’inquietante!
    Ma davvero avete bisogno di questo per pensare di essere nel giusto e nella ragione?
    Posso prendere ogni tua singola parola e ‘smontarti’, dimostrando come implicitamente mi dai ragione.
    E’ tardi, ma ci provo:
    ‘Se sapevo con chi avevo a che fare non mi sarei di certo messo a polemizzare’…ergo: hai VOLUTO polemizzare!?!
    ‘scusa Valentina se ho contribuito ad incasinare questa lettera’…appunto, HAI DATO IL TUO CONTRIBUTO, hai volutamente e coscientemente voluto polemizzare sin dal tuo primo intervento di risposta al mio primo post (che, per l’appunto, non si rivolgeva a te, esprimevo solo e soltanto il mio punto di vista), dove ti sei lanciato in elucubrazioni da ‘filosofo’ con la pretesa saccente di potermi dare lezioncine (ne devi mangiare di pane ragazzo! E non mi scuso affatto se ti sembro arrogante, presuntuoso o tutto quel che vuoi) credendo di avere a che fare con un idiota. Come hai visto, il maestrino lo puoi fare con tanti, non con tutti. E un insegnamento importante che mi è stato trasmesso nella vita per la vita è questo: ci saranno sempre persone più in basso ma anche più in alto di te! Ti ripeto: abbi l’umiltà di farne tesoro! Non delle mie parole, naturalmente, ma di ciò che queste parole significano!
    Il fatto che sia intervenuta la ‘gente di buon senso’…ecco, giovanotto, credo di aver già risposto nei miei commenti n°° 13 e 14, e precisamente con queste parole soprattutto: ‘non ho bisogno che venga qualcuno a concordare con me! Quella è una ‘forza’ di cui abbisogna colui che non crede lui stesso a ciò che dice ma che solo ha la necessità insopprimibile di fare la sua bella boiata e basta’…tu ora ti senti più forte per l’intervento di questa ‘gente di buon senso’? Amico, impara un’altra cosa della vita: non dar credito a coloro che non hanno nulla da dire ma che per pensare di dar valore a se stessi colgono la palla al balzo dando contro a quello che reputano, in quel momento, il ‘vincitore’ di una contesa! Prendi e rifletti sull’atteggiamento del ‘Massimo’ e capirai cosa voglio dirti ! Lupi in veste d’agnelli !
    Che se poi la gente di ‘buon senso’ sono persone come questo maximum , appunto, è tutto dire!
    Detto col cuore : trovo molto più inquietante la pretesa arrogante di uno studente 23 enne di volermi dare lezioncine sapienti sulla storia di una disciplina che ho scelto con passione e convinzione e che vivo con estremo tormento interiore! E quando hai scritto queste parole: ‘ringrazia la filosofia, altrimenti non potresti nemmeno parlare di psichiatria’ cos’altro pensavi di fare se non darmi di queste lezioni? Ecco ciò che è davvero inquietante! Amico, fai tesoro anche di questo, con umiltà!
    Io, a 30 anni, e con tutta la passione che posso avere, mai andrei da un collega con più esperienza a puntualizzare sul suo operato, per quanto possa non condividerlo, cercherei solo di confrontarmi, nel bene esclusivo di chi soffre, come devono fare, sempre, i medici, a differenza dei filosofi.

  • 17
    Mau -

    Ciao Valentina.

    Purtroppo il mondo è pieno di gente che soffre.
    Basta guardarsi intorno, semplicemente camminare..osservare…
    E questo solo nel nostro piccolo mondo quotidiano. Se volgiamo lo sguardo più lontano..le guerre…la fame…la sete…le malattie…le carestie…
    Nella mia personale esperienza posso dirti che, come tutti, ho avuto momenti di grande dolore.
    Se dovessi farti un esempio scelgo quello legato alla parte più intima del mio essere uomo, alla mia anima. Di uomo di e di padre.
    Anni fa quando rimasi senza lavoro e miei figli erano piccoli sapessi quante volte, non avendo denaro, ho chiesto piccoli prestiti pur di poter comprare loro un giochino, una bustina di patatine, un gelato.
    Quando non ho potuto era una sofferenza lacerante guardare i miei figli che nella loro innocenza mi chiedevano qualcosa che non potevo dare loro.
    Sono arrivato a piangere per questo. Mi sentivo un fallito.
    Non so se questo aspetto della sofferenza può essere immortalato dallo scatto di un obiettivo. Nel mio caso no in quanto ho sempre cercato di non lasciar trasparire questo intimo, profondo dolore, salvo nei miei momenti di solitudine.
    Il tuo scopo è lodevole.
    Ti auguro ogni bene e successo.
    Mau.

  • 18
    maximum -

    alessandro, come volevasi dimostrare.

    detto questo, uno dei miei difetti peggiori é sicuramente quello di perdere la pazienza in fretta.
    sinceramente, mi ero semplicemente rotto di leggere i tuoi attacchi del tutto personali, ingiustificati e ripetuti a sto leonardo e alla filosofia, il quale non mi sembra meritasse poi tutto sto accanimento da parte tua.
    attacchi pieni di presunzione e di polemica fine a se stessa.
    e hai continuato e continuato anche quando lui aveva giá pacato il suo tono nei tuoi confronti.
    mi spiace, con questo ha dimostrato piú maturitá lui di te.

    guarda non sto scrivendo al mio prof quindi non bado troppo alla forma…dunque puoi correggere tutti gli errori che vuoi…tranquillo che saprei evitarli se solo volessi…
    ma non sto scrivendo, sto parlando…e forse intervengo troppo di impulso a volte…di certo non sto li a controllare o pensarci ore a riguardo…anche perché pure io ho altro da fare…

    ma…facciamo un saltino al di lá delle polemiche…non é forse delizioso come ci stiamo porgendo lo specchio a vicenda ?

    guarda, non mi interessano le polemiche, potrei riempire 10 pagine di commenti farcite di citazioni e quanto piú…ho una modesta libreria a casa ma soprattutto in testa, ho fatto i miei studi e amo la filosofia ben al di lá di quelli…ho come tutti noi sofferto molto e capita che soffra ancora…ho, come tutti noi i miei abissi e tutto il resto, ma non sento il bisogno di dimostrare niente a nessuno.

    mi basta esser in chiaro con me stesso.

    ti do ragione sul cancro…ti auguro di poterlo sconfiggere al piú presto, davvero…manco ti conosco, non ho nessun motivo di augurarti del male…ho perso le staffe pure io, é vero.
    ti chiedo scusa per quella bassa tirata !

    si, so esser un “saggio-bastardo”…

    la specie peggiore…non é vero ?

    vabbe nessuno é perfetto…e con questo, per quello che mi riguarda ho chiuso la polemica con te. continua pure se lo ritieni necessario ma non contare sul fatto che io mi presti al gioco…

  • 19
    alessandro -

    Come volevasi dimostrare…e infatti mi chiedo che cosa s’è dimostrato se non quello che ho detto? Si è dimostrato che il consiglio lo avevi dato agli altri disattendendolo tu per primo…e nemmeno valgono le parole di De Andrè: ‘si sa che la gente da buoni consigli se non può più dare cattivo esempio’, perchè tu il cattivo esempio, appunto, l’hai dato!
    La polemica l’hai voluta fare tu, ad ogni costo, e non solo tu a quanto s’è visto!
    Sulla sofferenza, ripeto, me la porto dentro come uomo prima di tutto, mia personale, e qui come chiunque, e poi anche come medico, e come medico psichiatra in particolare.
    Sul resto guarda, libri, librerie, studi ecc…faccio notare che non sono stato io ad atteggiarmi a grande intellettuale, io ho solo risposto ad un attacco saccente e presuntuoso voluto, negato e poi, forse inconsciamente, ammesso.
    Io potrei dirti che ho una libreria in casa con 5 circa mila libri tutti letti, alcuni divorati, alcuni proprio consumati, che avrei detto? Sono migliore di te e di altri per questo? No, assolutamente no! Non è questo quello che conta nella vita, e posso anche conoscere la fenomenologia alla perfezione, ma se non avessi, come ho detto nel mio primo post, la compassione, la disponibilità alla partecipazione di un destino di angoscia e di paura, l’apertura del cuore e del sentimento, tutti i miei libri letti, divorati e consumati, mi renderebbero solo più imbecille ed impotente di quanto, alcune volte, non mi senta. Con questo non sto dicendo di avere la compassione, la partecipazione, l’apertura del cuore e dei sentimenti, dico solo che ogni giorno ci provo e cerco di fare del mio meglio, solo questo, e questo mi basta!
    I colpi bassi li tiriamo tutti, le mancanze, le cadute, le bassezze le abbiamo tutti, certo, però, io nella vita mai mi sono trovato a dovermi scusare di aver strumentalizzato una tra le sofferenze più atroci, perché, grazie a Dio o per fortuna, ho i miei difetti sì, il mio caratteraccio a volte, l’impulso e l’emotività che in alcuni casi predominano, ma anche freni e rispetto dinnanzi a certe cose, a certi dolori, a certe sofferenze, a certe difficoltà. Almeno questo della vita e dalla vita l’ho capito, e anche qui, pur con la consapevolezza di quell’essere mediocre e miserevole che sono, imperfetto e perfettibile come tutti, posso dire : questo mi basta!

  • 20
    Valentina -

    Intervengo per dire solo un paio di cose:

    ho scritto questa lettera per avere un contributo da parte di persone diverse (per età, esperienze, cultura, visione delle cose appunto) su un tema: la sofferenza. Ringrazio chi ha contribuito rispondendo alle mie domande apportandomi pure esempi ed esperienze personali. Non volevo certamente scatenare una discussione ma tra le righe ho potuto scorgere molte cose e capirne altrettante e per questo vi ringrazio nuovamente.
    Inoltre volevo dire a Leonardo88 che nel primo commento ha detto “Non credo che ci sia il bisogno di gridare un qualcosa che si fa gia abbastanza sentire quotidianamente” è vero: la sofferenza è sentita quotidianamente da molte persone, ma haimè c’è chi ignora e chi non conosce tutto questo e io sento il bisogno di trasmettere, di comunicare ciò che la gente non vede, non riesce a vedere, non vuole vedere, siccome questo è ciò di cui io mi occupo. Grazie comunque a tutti della disponilibità.

    Cordiali saluti.

  • 21
    Leonardo88 -

    Valentina

    Dopo tutto sto casino, vorrei precisare un po’ la mia considerazione e renderla un po’ più personale, spero ti faccia piacere..
    Io pensso che a volte la sofferenza possa anche essere una scusa. Mi spiego: molte persone tendono ad identificare la sofferenza in un qualcosa di estrinseco a se, per poi potercisi sfogare come contro un demone.
    Nella mia attuale condizione (sono in un momento un bel po’ cupo della mia vita) mi sono accorto di questo: soffro tanto e a volte non capisco bene nemmeno il perchè. A volte ho bisogno di cercare un motivo (il migliore è la perdita dell’amore vissuta mesi fa) ma mi accorgo che in realtà è solo una raffigurazione sensata di qualcosa di più profondo. Altre volte dò la colpa alla solitudine, altre a me stesso e al mio modo di fare. C’è un continuo spostamento dell’obbiettivo, ma non cambia l’intensità e l’identità della sofferenza: è sempre lei, la stessa e medesima “cosa”.
    Dici che certe persone fingono di non vederla. Hai ragione, a volte sembra proprio così. Secondo me però questo problema è correlato ad un altro: certe persone fingono di non vedersi.
    Mi viene in mente, così per associazione, il problema dell’immagine: noi siamo la società dell’immagine e la nostra stessa autocoscienza è filtrata dallo sguardo dell’altro. Così facendo abbiamo più cura dell’apparire piuttosto che dell’apparirci, e credo che sia in questo senso che la gente si esonera dall’essere persona, e quindi dal soffrire.
    Sto facendo tesoro di questa mia condizione, di questa mia sofferenza, cercando di capire chi sono e cosa voglio essere. La sofferenza e la fatica per portarmi a compimento sono quindi tappe necessarie per la mia crescita.

    Quindi, in fondo, gridare la sofferenza credo sia un modo anche per ricordare che nella vita c’è da soffrire per potersi rinnovare sia come individui, sia come comunità.

    (e con questo ho voluto modificare la mia considerazione iniziale, un po’ troppo istintiva, in cui appunto dicevo che non ci fosse il bisogno di gridarlo…)
    In bocca al lupo per il lavoro

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