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Rispetto sociale

Lettere scritte dall'autore  marco iaiani

Buonasera Direttore,
Mi scusi tanto ma devo scriverLe.

Le immagini viste questo week end, non possono essere semplicemente catalogate come ovvia conseguenza di una parziale riapertura. E lo dico da proprietario di 1 bar e di 1 ristorante con ben 23 dipendenti. Sono ancora valide le indicazioni di buon senso, di essenziale, il divieto di assembramento. Le regole e le leggi in una democrazia valgono fino ad un certo punto, poi esiste il buon senso. Esiste la comprensione sociale, la collaborazione sociale. Il come si esce da una crisi, la qualità della ripartenza, non è dettata e dovuta solamente dalle regole, ma anche dalla qualità dei cittadini. Quando gente come me, o i proprietari di una palestra, di una piscina, di un cinema, quando medici e infermieri, quando i parenti di medici e infermieri, vedono quello che si è visto, l’ altro giorno, questa estate, pensano e penso fortemente ad una mancanza di rispetto sociale. Bisogna capire che i comportamenti di tutti hanno conseguenze reali nella vita di pochi. Non è vero che la gente ha fatto quello che si poteva fare. Non è vero. Viviamo in un paese che da anni fa morire i piccoli negozi, le piccole gastronomie, le piccole realtà artigiane, per non parlare delle folle abitudinarie in chiese e teatri. Si scarica qualsiasi cosa da internet, si ordina qualunque cosa da internet, si elevano ad essenziali centri commerciali, outlet e iper mercati. E adesso? Le esigenze sono altre? Tutto d’un tratto? E dopo il covid? Continueremo a voler bene alle piccole attività di paese? Ci vorrebbe più senso civico di appartenenza, oggi, domani, senza bluffare su quello che era ieri, perché la realtà non è quella che con semplicità si vuole far passare. Io vorrei poter lavorare, magari meno, ma almeno avere la possibilità, possibilità che anche per il comportamento delle persone mi viene negato.
Saluti
Marco

L'autore ha scritto 1 lettera, clicca per dettagli sulla pubblicazione.

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2 commenti

  1. 1
    white knight -

    Tutto corretto e tutto giusto in linea teorica. Ma è ovvio che “aprire” significa “aprire”… non è che si può aprire pensando di ottenere l’effetto del “chiudere”. O che aprendo la gente abbia così tanto senso civico da fare un mega gruppo watsapp dove si mette d’accordo per uno scaglionamento autogestito nelle uscite per l’aperitivo e lo shopping…
    Magari tanti si sono mossi rispettando e/o volendo rispettare le regole di mascherina & distanziamento, peccato che fossero veramente in tanti ad aver fatto lo stesso ragionamento, ergo sì sono trovati in tanti per le vie delle città.
    Purtroppo l’unica vera alternativa efficace è il lockdown, quello vero. Ma sappiamo tutti che potrebbe significare la morte (economica e forse non solo quella) di tante categorie… non so se è fattibile. E’ difficile ahimè, a parte l’ironia di inizio commento, non so veramente cosa pensare e cosa sia giusto e cosa sia sbagliato. Mi dispiace. Comunque le faccio i migliori auguri per la sua attività.

  2. 2
    Bottex -

    Concordo pienamente con quanto espresso nella sua lettera e nel primo commento. In particolare sul fatto che il modo giusto per tenere sotto controllo i contagi non è tanto chiudere la gente in casa, ma il rispetto delle prescrizioni da parte di tutti, in termini di mascherine, distanziamento sociale eccetera. Cosa che consentirebbe tra l’altro il (quasi) normale proseguimento delle attività commerciali e ricettive. Purtroppo, ho visto io stesso quanto spesso queste regole vengano violate, in particolare dai giovani, con un atteggiamento di totale menefreghismo. Capisco anche che diventa difficile per il singolo proprietario di un bar o ristorante controllare che tutti seguano le prescrizioni. Anche perchè l’allontanamento dei clienti equivale a meno guadagni. Servirebbero invece molti più controlli da parte delle forze dell’ordine che, devo dire, ho visto essere particolarmente carenti in questa seconda ondata di pandemia. E’ davvero una brutta situazione. Saluti.

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