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Rapporti che si appiattiscono.. e perdono l’identità

  

Mi trovavo a pensare,
L’appiattimento di un legame con qualcuno con il quale il rapporto rimane.
Cosa voglio dire..
Capita a volte che si conosca molto una persona (amico/a, partner o altro) e che si cerchi di assecondarla, impegnandosi a trovare dei punti in comune e cercando di avere in nota tutte le sue esigenze. Quando si vuole molto bene lo si fa in genere…
Però…
Provo con un esempio, non saprei come altro esprimere la cosa sennò.

Quando si disegna, quanto più il contrasto (differenza di illuminazione fra zone contigue) è basso, tanto più l’immagine risulta sfocata. Ma appena si pongono degli accenti tonali, si demarcano le linee giuste o si accentuano le sfumature l’immagine si ravviva.. per dirla in breve bisogna creare delle differenze più o meno marcate fra le zone tonali, talvolta piccole e improvvise od all’ occorenza grandi più o meno nette, per rendere sempre più vivida una forma.
Nei meccanismi dei rapporti umani mi pare ci sia una similitudine, e cosciente di questo, mi rendo conto come a volte mi sia difficile non abbracciare il pensiero della persona stessa, appiattendo o sminuendo in tal modo le differenze, per raggiungere una “simbiosi nel mezzo”:
razionalmente riesco a capire che il contrasto, alcune differenze ci vogliono ma in pratica poi mi trovo a desiderare con la parte meno conscia di “raggiungere” questa sorta di “mescolanza di intenti”, questi “equilibri”.
E non è neanche questione di lascività… non è mancanza di carattere, non è neanche questo. Trovo sia più una specie di volontà di trovare il maggior numero di punti comuni, facendo leva sulla pazienza e sulla comprensione delle idee dell’altra persona (delle quali si finisce sempre per trovare i tratti positivi)

Facendo questa premessa, che vi chiedo, in questa sede, se avete esperienze analoghe, quesiti, idee o risposte sull’ argomento.

L'autore ha scritto 2 lettere, clicca per elenco e date di pubblicazione.

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10 commenti a

Rapporti che si appiattiscono.. e perdono l’identità

  1. 1
    unless -

    La vita è questo, cristo santo. Accontentatevi di questo “appiattimento”.
    Se stai cercando nuove emozioni e nuovi stimoli trovali fuori dalla coppia. Ti renderai conto che il tuo filosofeggiare è dovuto al TUO appiattimento. Chiediti cosa fai tu per animare la coppia.

    Fai uno sport sociale (pallavolo ad es.), volontariato e rendi la tua vita un po più autonoma nei confronti del tuo fidanzato.

    Stimolerai in questo anche lui

  2. 2
    kilk -

    Unless, forse hai corso un po troppo.

    Sono un lui, e non una lei.. non cerco nuove emozioni nella mia coppia ma parlavo d’altro parlavo (e non filosofeggiavo):
    Gli stimoli e le emozioni sono conseguenza di ciò di cui parlavo, ma non sono affatto l’argomento principale. Essi derivano dall’incontro delle differenze (anche quelle piccole) esattamente come la corrente elettrica deriva dall’alcalino che si “incontra” con l’acido. Mi è comunque difficile spiegare questa cosa, per me è vago, non è “analizzato” o ancora analizzabile , è per questo che ho scritto questo post per condividere ed ascoltare altre opinioni.

    Grazie del consiglio ma già faccio sport e con la gente non ho problemi di relazione.

  3. 3
    Ohara -

    Guarda, io ho capito cosa vuoi dire e non la penso così.
    Credo che la semplicità non sia utopistica, dato che mi ritengo un individuo estremamente semplice.
    La legge di “attrazione degli opposti” lasciamoli ai casi particolari, perché se osservassimo la Natura sono molto di più i casi di omeostasi che quelli di opposizione.
    Io credo questo: se in un rapporto (di qualsiasi tipo, ma specialmente con la persona che si crede di amare), se si pensa a come tenere vivo il rapporto, esso è già morto, perché i legami veri, vanno senza intoppi. E lo dico avendolo vissuto, non di certo per sentito dire. Credo che ciò che conti è il come ci si sente, a prescindere se ci sono divergenze di gusti, carattere o se si è in simbiosi (senza però non essere indipendenti e sentire la propria forza comunque).
    Credo che ci complichiamo sempre le cose e quando sono semplici preferiamo non credervici. Io non penso ci sia bisogno di linee nette: un quadro di Monet, di Rothko, di Caravaggio possono sempre dare emozioni capovolgenti. Un capriccio di Bach o una sinfonia di Beethoven possono sconvolgere comunque nell’animo, sia se sono in contrasto con noi, sia se sono l’espressione del nostro essere. Credo davvero che conti solamente il come si sta, senza pensare al cosa dover fare.

  4. 4
    Fabricius -

    kilk secondo me la verità sta nel mezzo: se si è troppo diversi all’inizio ci si attrae, ma poi si finisce per odiarsi, mentre quando si è completamente uguali ci si potrebbe stancare. Si cercano le cose in comune, anche inconsapevolmente, perché (per fare uno dei tanti esempi che sembri apprezzare) avendo la stessa ampiezza e stessa fase, due onde si sommeranno raddoppiando; se invece la fase è opposta esse si annulleranno a vicenda. Fuori di metafora avendo molte cose in comune è molto più probabile passare il tempo condividendo cose che danno gioia ad entrambi, senza che nessuno dei due lo avverta come un peso. Gli opposti possono anche attrarsi, ma il tempo pone dei limiti a questi ultimi (Ovviamente secondo il mio punto di vista).

  5. 5
    Kaze -

    Se vogliamo filosofeggiare, Blake affermava che il progresso, preso in qualsiasi contesto, avviene da un antagonismo proprio degli opposti che scontrandosi portano a livelli di complessità sempre piu’ alti e articolati. Non so pero’ quanto il concetto si possa applicare alle relazioni umane, ma è importante come hai sostenuto te stesso di cercare di venire incontro al prossimo.

    Ma vi sono casi in cui è molto difficile, o praticamente impossibile.
    Ho un amico con cui non discuto mai di politica poichè rimane sempre sulle sue, sotto questo punto di vista non vi è nessuna sintesi, solo una tesi e un antitesi. In questo caso il discorso è povero e sterile, senza alcun evoluzione, quindi cerco di non parlarne mai. Insomma, mi è difficile venirgli incontro, anche se dimostra un estrema convinzione in ciò che dice, nonostante cio il nostro rapporto, eccetto questo tasto, non è piatto ed è forse dovuto al fatto che la politica non è l’unico aspetto che trattiamo, ma ce ne sono molti altri ( su cui abbiamo opinioni quasi convergenti )

    Comunque, il fatto di assecondare il prossimo, è relativamente giusto, basta essere onesti con se stessi e non annuire dicendo si a qualsiasi stupidaggine che si sente.

    E’ un discorso molto sottile il tuo, meriterebbe qualche approfondimento di carattere sociologico…

  6. 6
    Loving -

    Ciao,
    penso, se ho capito bene quel che intende, di essere in linea con ciò che scrive Ohara.
    Credo che sarebbe costruttivo, oltre che fonte di maggior benessere, ascoltarsi dentro, capire come ci si sente veramente nelle situazioni, oltre che con le persone (come il caso di Kaze e del suo amico).
    Credo che l’Uomo provi l’impulso di potersi abbandonare nell’apoteosi dell’unione psico-intellettuale ed emotiva quando sente di essere immerso e ovattato nella situazione in cui poterlo fare, tendenzialmente con chi rispecchia il Sè. Un completo essere se stessi a mio avviso è il contrario dell’appiattimento, è la massima espressione dell’individuo.
    L’opposto, o il “molto diverso” a mio avviso attrae, può tradursi in curiosità, voglia di novità, di confronto e momenti di “apertura”, ma è chi o cosa ci fa “sentire a casa”, semplicemente, a permetterci di “volare”…
    Questo è il mio pensiero. Un saluto.

  7. 7
    katy -

    @kilk: se te ti annoi, non è che la coppia si appiattisce.

    Sei te che ti appiattisci

    La noia è pericolosa.

    Se magari sei stufo di te stesso, lavora su di te.

  8. 8
    manuela -

    ciao kilk, ciò di cui tu parli io lo leggo come “confidenza”.
    Non è una perdita d’identità o un’appiattimento di diversità e sfumature, dei contorni, bensì un restare fermi dentro se stessi, ma con minore smania di puntualizzare sulle divergenze, perchè la guardia si è abbassata e non ci si sente più minacciati dal nostro interlocutore durante il confronto.
    Si abbassa la guardia con le persone a noi più vicine e l’adrenalina, propria dei rapporti nei quali c’è sempre un cono d’ombra, si trasforma in un modo di comunicare più fluido e meno difficoltoso.
    E’ meno appagante sotto l’aspetto delle emozioni che possono scaturire dalla “sorpresa” del confronto, ma, al pari, può essere più semplice trarne qualche buon insegnamento perchè vengono abbattute le barriere del malinteso…
    L’andare incontro agli altri : Uno scambio meno brillante, forse, ma più intenso.

  9. 9
    kilk -

    Ciao a tutti,
    Manuela, pare tu sia quella che è andata più vicina a cogliere ciò che intendevo, e pare che potrò trarre qualche insegnamento da quanto hai scritto appena intimamente ( e non solo formalmente ) capirò ciò che mi hai scritto..

    Grazie

  10. 10
    manuela -

    Ciao kilk, sono contenta di averti dato un altro spunto su cui riflettere.

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