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Il malessere dei giovani

di Mau

Mi rivolgo a tutti i giovani che visitano questo sito.
Ultimamente ho notato dei titoli, di alcune lettere scritte da ragazzi e ragazze molto giovani, secondo me molto preoccupanti :
” Sono arrivato al fondo, a solo 20 anni. ”
” Mi sento una nullità.. ”
” Sono solo e ho 18 anni. ”
” Perché non so cosa voglio dalla vita. ”
” Vorrei farla finita… addormentandomi. ”
” Mi sento sola e uno schifo. ”
E diverse altre.
Chiedo, e mi chiedo, cosa sta succedendo?
Quali sono le ragioni che spingono ragazzi così giovani a sentirsi ansiosi, depressi, inutili.
Addirittura a desiderare di morire.
Naturalmente mi riferisco alle “vere” ragioni. Non posso certo accettare che una ragazza voglia morire solo perché ha visto il suo boyfriend con un’altra. Per carità, ragione validissima per starci male, fa soffrire.
Ma io voglio andare più a fondo.
Vorrei capire se esiste un malessere generazionale.
Tenete presente che forse mai come ora noi genitori abbiamo bisogno di voi.
Ogni giorno leggiamo di famiglie rimaste senza casa, persone senza lavoro, gente sempre più indebitata, aziende fallite.
Queste si che sono ragioni che creano quella depressione suicida di cui purtroppo abbiamo esempi molto spesso.
E senza il vostro supporto, senza guardarvi con rinnovata speranza, come potremmo andare avanti.
Certo anche voi siete vittime di questo orrendo sistema.
Ma vorrei sapere comunque quali sono le ragioni vere di questo vostro profondo malessere, perché forse analizzando poi bene le questioni ci si potrebbe accorgere che vicino a voi, magari proprio all’interno delle vostre famiglie ci sono situazioni difficili, che necessitano della vostra forza d’animo, del vostro supporto, della vostra comprensione.
E della vostra capacità di superare ostacoli.
Mi aspetto delle risposte sincere.
Grazie.

Mau.

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Categorie: - Riflessioni

29 commenti

  • 1
    fabio88 -

    La tua domanda è molto intelligente,sono un ragazzo di 22 anni..e a volte capita di pensare in maniera simile a quello che hai citato tu sopra…probabilmente si pensa quello perche non si riesce ad esprimere se stessi nella vita…sappiamo tutti ormai come al giorno d’oggi la societa ti “trasforma” e non si è a pari passo si finisce per rimanere soffocati..ti fanno sentire come se il diverso sei tu,e si finisce a pensare il senso della vita o cosa vuoi dalla vita…facendo cosi sembra come se si vuole bruciare il tempo per sentirsi grandi..scrollarci quella differenza che nessuno verbalmente ti etichetta ma che pero’ percepisci da solo…voi genitori siete il bene piu prezioso al mondo,ma spesso i valori che ci insegnate mutano la persona nel crescere…non sto criticando per intederci per farti un esempio…nella mia fase di crescita i miei genitori,mi hanno cresciuto sempre pensando al risparmio…per carita’ non mi facevano mancare nulla,ma nella fase adolescenziale e anche prima si entra in quella fase del volere tutto e se da bambini bastava dire una bugia per farci abboccare dopo non è stato possibile…mi hanno sempre insegnato a risparmiare per non rimanere mai al verde in casi di emergenza..ora che ho 22 anni un ottimo lavoro con un ottimo stipendio,vivo in casa con i miei…ma nonostante tutto mi ritrovo a pensare quanto ho speso e quanto no…questo è solo un esempio di come sia possibile in giovane eta pensare quelle cose..spesso siete voi a portarci li in quella fase di difficolta psicologica senza accorgeneve…e la cosa sbaglita che ogni geniotre non deve fare è non parlare con i figli…si deve fare sempre,anche una delusione d’amore se non sfogata con la persona giusta ti rimane dentro come un macigno..comunque il nocciolo del problema secondo me è stato il caricare emotivamente un figlio che purtroppo quando arriva intorno ad una eta non precisa perche dipende sempre dai i ogni singolo soggetto,si comincia a pensare di essere piu maturo di coetanei e non rispecchindosi in loro sbottano..oltre ad insegnare i valori nei ragazzi dovreste anche insegnargli il modo di vivere la vita…anche se non si finisce mai di impararla…

  • 2
    mestesso -

    Ciao Mau, io sono giovane, non ho nessuna di queste pulsioni verso la
    morte o delusione da parte della vita; provo però molta delusione
    verso la mia società, piena di corruzione, di stupidi modi di apparire
    e di comportarsi davanti agli altri e chi più ne ha più ne metta
    (tanto i problemi della società li conosciamo tutti), direi più che
    altro che sono amareggiato nel vedere certe cose che succedono e la
    mia delusione è anche verso molti miei coetanei. Non so se questo è il
    motivo per cui molti ragazzi si lasciano schiacciare dalla
    insoddisfazione, ma credo che se succedesse a me, sarebbe questo. Insomma io non mi sento appartenente a questa società, so solo
    che ci devo stare e basta, faccio buon viso a cattivo gioco perchè non mi voglio far rovinare l’esistenza dagli sbagli degli altri ma
    condivido poco, questo è il motivo per cui sono deluso. Comunque credo
    che per rispondere in modo esauriente alla tua domanda non bastino
    proprio 20 righe.

  • 3
    vanessa9 -

    Ciao Mau, sono Vanessa (20 anni), io ti parlo di me stessa, mi rendo conto di quello che hai scritto, e ti dò anche ragione, vedi a casa mia, io sono la più grande, ho una sorella di 17, un fratello di 6, e una sorella di 24mesi.
    Il problema è: Mio padre metalmeccanico e mia madre casalinga a stento arriviamo alla quarta settimana, molto spesso io con quei pochi risparmi che mi trovo, aiuto la famiglia, anche perchè da poco ho perso anche il lavoro, e la patente me lo sto pagando io, per non chiedere soldi dai miei, concordo con te, che i problemi (quelli seri) non sono mica l’essere lasciato dal proprio ragazzo, o altre cose.
    Io con la società di oggi, non ho aspettative, non riesco a progettare qualcosa per il futuro, i parenti mi rimproverano ogni volta che sarei potuta andare all’università, non l’ho fatto sai perchè? Perchè essendo che non mi è mai piaciuto studiare, sono sempre stata sincera con i miei genitori, perchè andare all’università, farmi pagare tutte le tasse, per poi non studiare, non l’ho trovato giusto. Avevo trovato un lavoro, sono stata sfruttata e pagata male, ma almeno avevo la soddisfazione che a fine mese prendevo qualcosa o potevo comprarmi qualcosa, senza chiedere ogni volta i soldi ai miei genitori, molto spesso mi soffermo e mi chiedo “Ma cosa voglio fare da grande?” domanda senza risposta, purtroppo mi sento vuota, e quella sensazione per me è brutta, perchè oggi come oggi, tra le crisi e il mancato lavoro, non saprai mai a cosa andrai incontro, motivo che molti giovani, hanno dubbi e perplessità, e non sanno affrontare la vita, io sono tra quelli, non so a cosa vado incontro, perchè si vive giorno per giorno, e non ti puoi permettere di fare progetti. Sono domande che spero un giorno potrò darmi delle risposte, e mi rendo conto chè cosi facendo non mettendomi mai di fronte alle mie incertezze, non capirò mai niente e sarò una persona monotona, cosa che spero non succeda mai, perchè vorrei davvero qualcosa che mi dia la spinta, di fare qualcosa. Saluti da Vanessa.

  • 4
    Noway -

    Mau..non lo so, io ho 25 anni e sono stata anche io una di quelle che scriveva queste cose (anzi, quando io avevo 18 anni ancora non c’era tutta questa possibilità di sfogarsi e trovare conforto su internet, tu pensa!). Rispetto all’epoca in cui i nostri genitori/nonni erano piccoli, c’è un divario enorme, prima appena finita la guerra, le persone avevano conosciuto cosa significava davvero la sofferenza, dal punto di vista umano c’era più sensibilità.
    Poi con il tempo, mano a mano che si ricostruiva tutto, ci si allontanava dal vero valore delle cose, ci si viziava, più si ha, meno si è -fondamentalmente.
    Adesso la crisi, stavolta sulla nostra pelle, e qui davvero non so come si possa tappare il buco..politici che non aiutano, che pensano ai loro interessi, intorno, un sistema che affonda e si salvano solo quelli che sono pronti a scendere a compromessi, ricatti, vita mia morte tua, si dice.
    Non c’è più voglia di ascoltare, di aiutare, ci si vende per niente, per un po’ di popolarità, di fama, anche tra gli amici, se uno è bello/a allora è venerato dalle persone, gli altri sono merd*e. Parlando con altri ragazzi, c è sempre questo senso di non-appartenenza, di vuoto, paradossalemte abbiamo vissuto in una società che ci poteva dare tutto, rispetto alle epoche precedenti, e invece stiamo male-allora forse è vero, si stava meglio quando si stava peggio.
    Se si potesse capire esattamente da dove è partito tutto questo, avremmo la soluzione in mano, ma ognuno di noi avrà la sua opinione, pareri diversi, in base alla propria esperienza, la mia è partita da una famiglia-magari ricca- ma che a livello umano non mi ha dato niente, genitori super impegnati, che non mi ascoltavano e non avevano tempo per me, da qui le prime insicurezze, poi gli amici, che sono amici solo per modo di dire, da un giorno all’altro spariscono, altre insicurezze, in giro persone super tirate e sicure di sè (apparentemente) e tu dici: ma io che c’azzecco? E’stato difficile, ma ho trovato l’amore, una sicurezza in me stessa raggiunta con la consapevolezza che non sono l’unica, non ero sbagliata io, sbagliavo il modo di vedere le persone, di aggrapparmi a loro, di voler essere a tutti i costi amata.
    Questo è solo un mio pensiero, in base alla visione che ho avuto io del mondo, e in base alle mie esperienze, ma ecco, mi andava di risponderti perchè è un tema che mi sta a cuore.

  • 5
    rhasya -

    ciao Mau.questa lettera rivolta ai giovani è molto bella come segno di
    interessamento,mi sembra di capire che sei genitore e quindi la preoccupazione di
    non riuscire e la voglia di essere un punto di riferimento sono le cose più
    importanti. devo dirti però,che i giovani di oggi hanno veramente un grosso fardello
    da sostenere,dal fatto che sono continuamente bombardati dal giudizio dei loro
    coetanei ,dai genitori,dal fatto che crescono soli con i loro dubbi,in cerca di un ruolo
    che li identifichi nella loro totalità.tutto questo è un grosso disagio e tutto questo li
    mette in crisi.una volta la famiglia era veramente un punto di incontro,dove i valori
    e la morale erano fonti di educazione e di unione,oggi non è più così,ci si trova in
    situazioni dove ci sono divorzi,tradimenti,bugie,dove ci sono violenze
    domestiche,dove i ragazzi devono combinare casini e aggrapparsi alle banalità per
    sentirsi considerati. la droga e l’alcool sono due conseguenze della sofferenza
    interiore,del voler andare contro corrente,contro ogni tipo di principio insegnato
    proprio da quelle persone che non riescono a essere un sostegno.e allora la
    delusione,lo sconforto sono inevitabili.i ragazzi non sanno cosa vogliano dire
    amore,amicizia,condivisione,fiducia,perchè questi sentimenti li sperimentano o
    sotto effetto di facebook e tutti i social network,o sotto effetto dell’angoscia.mi
    spiego,l’angoscia che loro provano è il vedersi in qualche modo falliti,non riuscire a
    costruire i loro di ideali e chissà a quali ideali aspirano,considerando lo schifo di
    oggi.si è uno schifo!la società di certo non aiuta,li anestetizza di balle,basta vedere
    per esempio la tv,la moda,le tendenze,cose in cui si parla solo di
    potere,sesso,falsità,dove il più debole è lo sfigato e dove bisogna fare gli eroi per
    sentirsi vivi.peccato che questi eroi siano solo diversivi per tenerli in qualche modo
    chiusi in quella prigione tanto diffusa oggi,la depressione.una malattia infantile che
    colpisce sempre di più e alla quale non si può pensare di combatterla con il
    menefreghismo.forse e tu comprenderai,il genitore non ha appreso a pieno
    l’importanza del proprio ruolo,non si può essere genitori se prima non si sono
    consolidati la consapevolezza e la tenacia,se prima non si sono risolti i problemi
    interiori,di coppia,di vita.oggi fare un figlio vuol dire salvare il proprio rapporto di
    coppia,sentirsi in qualche modo utili,per non sentirsi soli..continua..

  • 6
    rhasya -

    …e anche l’età media delle donne che vogliono un figlio è molto alta,perchè viene
    visto come un diritto della donna e non come dono.oggi le donne si sentono forti,si
    sentono che è il momento per riscattare la loro sottomissione,si sentono il sesso
    forte e lo si dice anche,ma non è proprio vero!ogni cosa è maschilista,se ci si fa
    caso,in ogni cosa il sesso femminile è visto come oggetto che muove
    tutto.quindi,basta anche qui,pensiamo al fatto che come uomini,avere il dovere di
    crescere e di fare della nostra vita e della nostra famiglia un dono,una felicità,un
    costruire passo per passo,con rispetto e devozione,senza ipocrisia.scrivo questo
    perchè alla base del malessere di cui parli riguardo i giovani sta in questo,parte
    dagli adulti,che se ne fregano.forse dirai che nonè vero,certo,sto generalizzando,ma
    è un problema molto presente e comune.se si vuole fare qualcosa per loro si deve
    cambiare,si devono dire i “no”,si deve dialogare,comprenderli,cercare di far capire
    loro che non sono le ombre la fuori la soluzione al loro disagio,ma che è intorno e
    dentro di loro.educarli a crescere con punti fermi,a fargli capire cosa è giusto e
    cosa non lo è,senza far permettere loro di fare ogni cosa.già a undici dodici anni,si
    ha il cellulare,si esce,si va in disco,ci si droga,ci si veste in maniere indecenti..ma
    dico..siamo diventati scemi!?è questo ciò che si vuole,è questo forse l’essere buoni
    genitori?tanto per scrollarsi un peso e pensare ai cavoli propri,a come non farsi
    scoprire con l’amate,a come ingannare il prossimo,a come uscire da situazioni
    assurde?no no.. tutti dovrebbero farsi un’esame di coscienza.e i giovani,tra loro
    persi e uniti,dovrebbero attaccarsi di più ale cose vere,alle piccole gioie. però ti dico
    e qui concludo,che per ora,oggi,è molto difficile rimanere a galla e se si può
    trasmette del bene e ascoltare,lo si deve fare.impariamo ad amare noi,i figli,nella
    totalità della vita e del quotidiano.e la risposta alla tua domanda,se è una situazione
    generalizzata di disagio,è si,sono tutti nel bel mezzo di un’apatia dell’essere e del
    voler cambiare

  • 7
    toroseduto -

    Ciao Mau, sono anche io un genitore come te, e forse con qualche anno di più (62). Ti ringrazio per aver sollevato un problema che oggi più
    che in una qualsiasi altra epoca si stà aggravando sempre di più.
    Cercherò di dare il mio contributo facendo alcuni paralleli con noi che non siamo più giovani da un pezzo. Innanzitutto oggi si da un eccessivo importanza all’INDIVIDUALISMO. Senza nemmeno accorgersi ci si isola quando si ha un problema, da qui le innumerevoli lettere che tu hai citato. Ai nostri tempi c’era più comunicazione diretta, si chiedeva ai ragazzi più grandi, ci si confidava fra coetanei, ora anche un piccolo problema blocca l’adolescente insicuro, non sa achi rivolgersi. E fioccano richieste di aiuto su queste pagine. A volte
    non si arriva a nessuna conclusione, perché il malessere è così diffuso che tanti piccoli saputelli si danno arie da sapienti o citano degli slogan letti da qualche parte. Quasi tutti tengono molto all’APPARIRE piuttosto che all’ESSERE Così come fa risaltare E. FROMM
    nel suo libro appena citato. Il divario diventa enorme, noi eravamo felici di parlare con gli adulti, confidavamo nella saggezza di chi aveva già vissuto i nostri problemi. Ho letto su questo forum da più parti che noi vecchietti siamo da bollire, non dobbiamo pretendere la precedenza nei posti a sedere, cosa che ai bei tempi che furono, era
    addirittura stabilito da un avviso. Per molti siamo noi che abbiamo rovinato il mondo, perché abbiamo fatto 2 guerre….e penso alle scene di guerriglia all’ingresso degli stadi, noi si combatteva per un ideale, questi si accoltellano per un pallone…E’ paradossale, lo so benissimo che è all’antitesi di quello che dovrebbe il buon essere civile. Mancano i punti di riferimento, è tutto marcio, dai politici ai preti. E’ vero che noi non godevamo di queste informazioni, e lungi da me voler appiattire il tutto con sentenze giustizialiste. Però quello che la chiesa ha spacciato per modernità, le si è ritorto contro. Un solo esempio. Prima del concilio i seminaristi (quindi non ancora preti) portavano l’abito ecclesiale, ora vedi preti 50enni con jeans e maglietta sportiva. E’ vero che l’abito non fa il monaco, ma a quei tempi significava un’altra cosa, sapevi per certo che quell’uomo era una persona che aveva fatto una scelta di vita, magari la solennità dell’abito induceva a pensare ad una reale vocazione,ora
    nel branco ci si infilano pure i preti, e scagli la prima pietra chi non fa mentalmente -continua-

  • 8
    toroseduto -

    L’associazione prete-pedofilo. Non è con l’aspetto esteriore che si valuta la statura morale di un uomo. Gli hanno dato il contentino, sta di fatto che l’unica vera riforma della chiesa potrebbe essere l’abolizione del celibato e restituire alla donna il primato che ha anche nella vita civile. Sappiamo tutti che non saranno queste cose a cambiare il mondo, non avranno il coraggio di sconfessare la tradizione, la cosa assurda è che lo fanno nel nome di Cristo “Ama il prossimo tuo come te stesso” Quindi Ama e rispetta la donna, ama e rispetta il diverso, si l’omosessuale,Non è scritto da nessuna parte che essere un “diverso” sia un peccato mortale noi come società civile
    non abbiamo questi dogmi, escluse alcune frange di stupidi e violenti.
    Sono sicuramente andato oltre quello che era il tema della lettera, ma
    per discutere seriamente di certi argomenti ci vorrebbero libri e il tuo tema apre le porte alle mille storture che ha portato il mondo a essere una palla “Non dico tonda…ma almeno un po’ più quadrata” Per dirla citando E. De Filippo. Agli altri continuare. TS

  • 9
    Colam's -

    Per me i giovani stanno male perche’ non danno un senso alla loro vita, non hanno delle cose per cui lottare, degli obbiettivi di vita per i quali lottare e resistere quando ci sono difficolta’ da superare.

  • 10
    misterx87 -

    Ammetto di non aver letto tutti i commenti, mea culpa, ma non ho tanto tempo…credo che il motivo sia fondamentalmente quello evidenziato da colam’s…ti suggerisco, Mau, se hai tempo di leggere l’ospite inquietante di galimberti…1 libro che mi e’ piaciuto solo in parte, per molti versi banale per 1 che si pretende filosofo e che probabilmente e’ capace di cose di ben altro livello, ma che cmq tenta di analizzare il malessere giovanile…

    in soldoni, l’ospite inquietante, espressione se non erro di heidegger, sarebbe il nichilismo…sinceramente penso che se davvero era il male del 900, forse e’ ancor + il male del 2000…

  • 11
    ventolibero -

    Colam’s,le tue,seppure laconiche e secche come una sentenza che non lascia spazio a nessuno appello,sono parole sante,da condividere appieno. La loro verità è fulminante e lampante ed è inutile rivangare sempre il passato che è stato,le condotte che abbiamo assunte,gli ideali smarriti. Se si sono smarriti,mi si permetta di dirlo,è perche poi,in fondo in fondo,non abbiamo saputo onorarli appieno,non siamo stati capaci di incarnarli nella nosta vita non curandoci degli ostacoli che ce ne potevano venire. Abbiamo accettato il contentino perchè quello che è stato seminato da sessantottini e simili della stessa specie è stato non altro che ipocrisia,subdolo menefreghismo travestito di impegno e sensibilità attenta e partecipe.
    Risultato? Quello che ognuno può vedere: disimpegno,disillusione,lontananza da tutto,principalmente da se stessi,violenza,rabbia,sentimenti di rancore e vendetta. Ma vedo che c’è sempre chi cerca di fare l’eroe,di dirigere le masse,di indicare le giuste direzioni.A questo scempio dell’intelligenza ho assistito proprio oggi nella mia città.Ho visto gente e volti impresentabili che,con arroganza e sfrontatezza,avevano l’ardire di dire cosa è giusto e cosa no,cosa è da farsi e cosa va trascurato.Ho visto manipolazione delle coscienze e individui assoggettati che si lasciavano stuprare nella loro essenza più vera senza accennare una reazione,un tentativo di rivalsa,senza un moto di orgoglio e di dignità. Ho visto giovani volti rassegnati lasciarsi andare a un delirio collettivo di ipocrisia e turpi istinti di egoismo e intolleranza. Eugenio Montale diceva “nel mondo c’è un largo spazio per l’inutile e uno dei maggiori pericoli del nostro tempo,se non il principale,è questa mercificazione dell’inutile alla quale sono sensibili principalmente i giovanissimi”. Parole folgoranti,vere,intense ed amare e profondamente attuali.
    Io ho 28 anni,non sono nella condizione di rare risposte e idicare direzioni,mi permetto solo di lanciare,a ci ha più vissuto,questa domanda sperando in una risposta vera e sincera: cosa pensate di avere seminato? Vi aspettavate questo raccolto?
    Alessandro

  • 12
    geko -

    Domanda intelligente e sensibile al problema.
    Hai visto giusto: questo mondo ci sta distruggendo.
    Ormai tutti ci siamo resi conto che da qui a 10 anni fa i rapporti umani sono drasticamente cambiati.
    Ora, tutte le generazioni hanno i loro problemi, ma quello che sta succedendo a noi è l’isolamento. Ecco, sembra pazzesco con tutti i mezzi che abbiamo, eppure è così.
    La tv, internet, cellulari e via dicendo hanno si migliorato la vita, ma hanno fatto perdere completamente il sapore delle cose, delle esperienze e delle persone. Pare brutto, ma così è.
    Ovviamente, non è il progresso a rovinare la società, ma l’uso che se ne fa. Quando una nota pubblicità ci parla di “connecting people” io mi metto a ridere: dov’è questa connecting people? Come parlano queste persone connesse? Connesse a cosa?
    Aveva visto bene un noto scrittore di nome Gibson quando scrisse “Neuromancer” (Neuromante): siamo tutti diventati dei “cowboy interfaccia” cioè persone che si collegano ad un’altra realtà attraverso cavi e reti…
    Nell’altra realtà tutti siamo come star e facciamo vedere la nostra parte migliore, con foto dove sembra chissà quale vita viviamo, tutto per far vedere agli altri che siamo al top perché le pubblicità ci dicono che se non sei al top non sei nessuno. Se non ti senti vip, non sei nessuno.
    E poi, di contro escono siti come questo, dove la vera realtà dei fatti emerge in tutta la sua triste verità.
    In questo paese, i giovani sono visti solo come compratori, che non devono sviluppare un senso critico, non devono pensare con le proprie teste, no, si devono rifare a quello che ha detto l’ultimo eroe del grande fratello, vivere secondo lo schema “sono continuamente ripreso da una telecamera”, non pensando che ci siano altre persone, che molti hanno bisogno di aiuto, e che ci guardano quando noi non vediamo che fantasmi in strada.

  • 13
    Ezio -

    Ciao Mau, ho 24 anni e non ti rendi conto di cosa sto passando da 3.
    Ma forse posso riassumertelo così: fuori non c’è nulla, non voglio sembrare patetico, ma fuori non c’è nulla.
    Mi è appena scaduto l’ultimo conttratto di lavoro, soldi per finire l’università non ce ne sono, non so nemmeno se tra 3-4 mesi riuscirò a comperarmi un pacchetto di sigarette.
    Non c’è nulla, tranne la pressione dei nostri genitori su di noi, delle loro orribili aspettative, mio padre non ha ancora capito che io il posto fisso non ce l’avrò mai, che i tempi sono irrimediabilmente cambiati. E sta lì a dirmi che è colpa mia se non mi rinnovano. Che poi che lavori! Non ho mai ambito a chissà cosa nonostante abbia sempre studiato, ma neanche a fare l’operaio mi tengono! Io almeno 6 mesi l’anno non porto nessun contributo al menage familiare, e mi dispiace molto dirlo, ma lo dico senza odio, LA COLPA è VOSTRA SOLO VOSTRA, della vostra generazione sprecona, della vostra mancanza assoluta di ideali, io lo giuro che sono politicamente contro la vostra generazione: di voi che avevate 30 anni nel 1985!

  • 14
    geko -

    Condivido in pieno con Ezio.
    La nostra generazione non ha futuro. E’ tristemente figlia della generazione senza ideali, che della bandiera politica ha sempre fatto uno sfoggio esteriore, senza metterci dentro delle idee.
    E adesso noi ne paghiamo le conseguenze sul piano economico-lavorativo, per non dire quello della mancanza di valori e di una sfera emozionale e famigliare stabile.

    Stiamo pagando il vostro “peace & love”.

  • 15
    veronica12 -

    Anch’io sono d’accordo con Ezio. per noi non c’è futuro, viviamo in una società di gente egoista dove ognuno fa i suoi interessi a discapito degli altri. Mau non dire che essere lasciate dal proprio ragazzo non fa male e non è un problema perché a me è successo e io in quella storia ci avevo davvero messo l’anima, ma a quanto pare non è servito a nulla, infatti è andata com’è andata….! avevo solo l’amore del mio ragazzo perché x la mia famiglia ormai non esisto da anni.. e io sto male! sto male perché mi sento inutile.. perché vorrei spiegare ai miei genitori ke x me nonostante tutto sono importanti ma non posso farlo! l’amore ke ho nei loro confronti nn è corrisposto e purtroppo non posso farci niente! avevo riposto tutta la fiducia nel mio ragazzo ma mi ha tradita anke lui.. la mia vita fa skifo… ormai non c spero più..

  • 16
    ventolibero -

    Peace&love,il motto ever green dei redivivi sessantottini.Loro che erano quelli impegnati,i solidali,i partecipi.Loro,che credevano nel progresso,nello sviluppo,nelle magnifiche sorti e progressive.Quale società ne è nata da tanto utopico ardore? Ora,siccome tutti siamo afflitti da malesseri e malumori,anzi,qui su questo sito non ci si sottrae nel definirsi “depressi” (quella vera è altra cosa) mai come in questi giorni mi sembrano attuali e calzanti le parole del grande psichiatra Franco Basaglia quando asseriva che “le malattie mentali sono malattie sociali”.Ecco,il malessere di cui qui stiamo parlando è proprio questo:è questa incapacità di sentirsi parte attiva di una società che fatica ad accogliere condotte,gesti,parole e pensieri che non si adeguano alle sue dinamiche dominanti,che non accettano questo andazzo impunito e impudente,che non si piegano a questo continuo svilimento dei sentimenti,delle speranze,delle passioni,degli ideali che,se decidessimo di incarnarli fino in fondo,darebbero l’impronta alla nostra vita.Ma occorre sentirsi accettati e allora,i più,si applicano maschere sul volto e recitano il loro “professionismo della felicità”.A chi la colpa per tutto questo? Probabilmente nessuno è imputabile e tutti,anche noi trentenni o giù di lì,siamo corresponsabili con la nostra inerzia,con la nostra accettazione, perchè ormai “non c’è futuro”.Ma chi l’ha detto? Tocca a noi crearci un futuro possibile,cercare una nostra propria dimensione nel mondo,affrontare le nostre frontiere:quelle culturali,quelle morali,quelle spirituali,quelle affettive.Impegno e libertà per tornare ad essere agitati dal “vento caldo di una nuova estate” come dice il grande Faber.
    Scusate la predica!
    Alessandro

  • 17
    Mau -

    Innanzitutto ringrazio tutti coloro che hanno risposto.
    Il confronto dei contenuti dei vari commenti potrebbero aprire non una ma almeno 10 discussioni.
    E almeno su una cosa pubblicherò una nuova lettera sperando che commentarla possa essere di interesse per molti.
    Mi sarebbe piaciuto che però si fosse andato un pochino più a fondo.
    Comunque, schematizzando sinteticamente i contenuti, estrapolati qui e là, ne esce:
    – I genitori fanno crescere i figli con schemi di vita non corretti, non li capiscono e gli creano difficoltà psicologiche per la loro crescita e maturazione;
    – I genitori non hanno appreso a pieno l’importanza del proprio ruolo;
    – I genitori sessantottini hanno seminato solo ipocrisia e menefreghismo;
    – I genitori non danno il giusto amore ai loro figli, non hanno con loro un vero dialogo e non trasmettono nulla a livello umano, e li fanno crescere soli con i loro dubbi;
    – I genitori hanno creato una generazione senza ideali, individualista, dove si tiene di più all’ ‘Apparire’ piuttosto che all’ ‘Essere’.
    Naturalmente stiamo parlando dei ‘genitori’ che avevano 30 anni nel 1985……
    Io ! Proprio io ! Ne ho ora 55, quindi…..
    Ragazzi, ma questa è una sentenza da condanna a morte !
    Tutta colpa nostra?
    Ne siete proprio sicuri che sia così ?
    Non vale la pena di rifletterci un po’ prima di condannare?
    Comunque di nuovo grazie per i vostri commenti.
    Mau ( capmau2003@yahoo.it )

  • 18
    geko -

    Per Ventolibero: quello che scrivi è senz’altro vero. Siamo noi che dobbiamo creare il nostro futuro. Ma questo è vero sulla carta. Nei fatti, io (come tanti altri), laureato, 30 anni, da sei faccio un lavoro notturno che mi ha cambiato la vita, per 600 (700, quando mi va da dio) € al mese; non posso nemmeno andare a mobilitarmi e fare casino, perché se non vado a lavoro non mangio…
    Mi dici tu dov’è che io creo il mio futuro??? Non mi posso comperare una casa, non mi posso permettere una famiglia, la macchina nemmeno a parlarne, una vacanzetta ahahahahahhahah.

    Per Mau: su cosa dobbiamo riflettere? Io rifletto sul fatto che anche stanotte mi tocca star sveglio per quelle due lire che prendo. Vogliamo condividere le riflessioni? Non devo condannare? E chi condanna! Ma la realtà non cambia. Col Peace&Love non si mangia. Peace & Love lo andavano a gridare i figli di benestanti, perché gli altri, quelli che veramente non erano e non avevano niente, a lavoro dovevano andare, per campare! Come me e tanti altri figli che la vostra generazione ha completamente rovinato e adesso dimenticato.

  • 19
    Ezio -

    A scanso di equivoci, scusate ma non vorrei essere frainteso nelle mie opinioni.
    Io non ho nulla contro i “sessantottini” penso quelli che voi chiamate peace&love, anzi, penso che loro fossero i veri ed unici portatori dell’ unico cambiamento possibile del mondo. E penso anche che abbiano fallito perchè il vecchio sistema non gli ha dato proprio spazio. Parlo di chi aveva 30 anni nel ’69 per riutilizzare questo tipo di individuazione spazio temporale, quelli sono i sessantottini, non certo chi ne aveva 30 nell”85!
    Resta ferma la mia condanna morale per tutti questi altri Yuppie ( e non hippie) e per gli arrivisti degli anni ’80, Mau il mio non è un attacco personale a te, ma è una provocazione, una provocazione per far capire a molte persone in quale situazione stiamo.
    La situazione è pari a questa: l’anno scorso non avevo i soldi per comperarmi un paio di scarpe nuove – fa ridere ma è così-, perchè pur lavorando (780 E/Mese) con l’affitto, il carroziere, spese domestiche, spese scolastiche stavo alla pari con zero sul conto da mesi. Ebbene li chiesi a mio padre che mi disse incredulo “ma come non hai i soldi per comprarti le scarpe?” “te le compro io!”. “TE LE COMPRO IO”.
    Cioè mio padre non si rende minimamente conto del fatto che io non sono assolutamente autosufficiente. E non riesce a capire questo fatto: se un domani lui non ci fosse economicamente e un dopodomani dovessi affrontare un qualche tipo di spesa indispensabile e importante come una nuova macchina, io non saprei dove sbattere la testa.
    La vostra generazione che gira con i soldi in mano da quando aveva 19 anni -perchè bastava un diploma di perito elettrotecnico per fare qualsiasi lavoro medio-alto-, e che ha fatto un mucchio di soldi negli anni ’80-’90 perchè era facile, oggi non riesce a capire cosa significa vivere, anzi sopravvivere.
    Ma quali Pace&Love? Gli yuppie sono solo degli arrivisti, che nella loro testa capiscono solo il valore dei soldi e del consumismo, non hanno il minimo rispetto per l’ambiete e per le generazioni future, pensano solo al proprio benessere personale. Voi nella vostra vita avete cambiato decine di auto, io devo riuscire a farmi durare la mia, comprata usata, il più a lungo possibile.

  • 20
    ventolibero -

    X geko:la realtà è questa!E allora?Che facciamo?Che soluzione abbiamo?
    La mia vita,la mia strada non è più in discesa della tua,non ha seguito percorsi sempre lineari e tuttora non li segue!28 anni,figlio di una ragazza madre non ho mai conosciuto mio padre,oggi sono all’inizio di una “professione” che per me è l’essenza stessa della mia vita:sono un medico psichiatra.Quando mi iscrissi a medicina a Bologna dal primo giorno mi ripetei queste parole:”Sandro ricorda che tu non puoi permetterti di perdere tempo”.Amico credimi:sono stati anni di entusiasmo e passione ma che hanno richiesto un impegno che mi ha stremato.Non mi concedevo nulla per non distrarmi da quello che è stato sempre il mio obiettivo,diventare medico.Niente svaghi,niente goliardiche avventure,solo,rarissimamente,qualche andata a teatro a vedere il tanto amato Bergonzoni quando si esibiva nella sua città.E dovevo battere cassa a casa,perchè corsi come medicina non ti consentono di dedicarti ad altro se non allo studio e basta tanto sono incalzanti i suoi ritmi.
    Risultato oggi?Precario(in attesa di definizione)della Asl applicato in uno schifoso SPDC(servizio psichiatrico di diagnosi e cura)ospedaliero dove la cura non esiste ma solo la coercizione e l’abbandono e lo stupro (dell’anima)di chi è stato violentato dalla vita.Probabilmente non avrò modo di essere ammesso all’esame per l’entrata in ruolo:mi sono esposto troppo,non ho accettato molte condotte ormai consolidate (e ti assicuro che in campo psichiatrico vige una violenza subdola terrificante),mi sono messo di traverso in molte situazioni che mi apparivano e,perdona la presunzione,lo erano,inaccettabili.E allora me la faranno pagare!
    Alternative?Piegarmi ai loro metodi mafiosi o,magari,accogliere l’idea del mio docente di psicopatologia generale di partecipare a un qualsiasi concorso di assistente alla “cattedra di clinica psichiatrica” così che,magari,tra non molti anni mi troverò a fare il portaborse consenziente (se vorrò mangiare)di un professorone potente e temuto che esalta e approva tutto ciò che per me è marcio.
    Quando mi reco al lavoro in ospedale e mi fermo all’ingresso per timbrare il mio cartellino spesso mi è capitato di essere accolto da un sorriso ebete e da parole del tipo “ecco il candido dottorino che crede di cambiare il mondo”.Hanno ragione loro!Sono un povero STRONZO!
    Vuoi sapere il mio stipendio?1280 al mese!Almeno fino a ottobre 20011.
    Posso pensare di farmi una famiglia?

  • 21
    ventolibero -

    Di impegnarmi in un progetto economico di ampio respiro? Sarebbe puro delirio giusto?
    Tuttavia però cerco di percorrere la mia strada,non mi limito a lasciarmi andare alla deriva del laissez-faire! Sì:prendiamo consapevolezza che,di fatto,questo mondo ci rigetta,ma per rientrarci qualcosa dobbiamo pur farla,siamo chiamati a farla o no?Troppo semplice “condannare” loro,i fanatici del peace&love,i sessantottini di aver creato i presupposti per questo letamaio e non fare nulla,da parte nostra,per spazzare via questi escrementi che ci opprimono i polmoni e lo spirito.Troppo comodo,troppo facile (mi si passi la metafora)stare alla finestra e provare pietà per colui che vedo fuori,all’aperto al freddo e sotto la pioggia.In quel caso la mia pietà è vera,è autentica,è partecipe?No,devo uscire,devo farmi partecipe della sua condizione,della sua paura,della sua incertezza!E se non partecipo a quei concorsi non è solo per i motivi detti sopra ma anche,e soprattutto,per questo:io sono un medico,mi sono dannato per diventarlo e questo voglio fare nella vita e non il teoreta che,dall’alto di una cattedra si arroga il diritto di stabilire quali siano le condotte malate e quali quelle normali.Dei tanti ostacoli,degli infiniti impiccci,intoppi,scogli che mi vengono creati non me frega proprio un c.... (perdona il mio linguaggio)io vado avanti,ci metto cuore,anima e sudore!
    Come dice un famoso collega:”vivere non è una maledizione ma una semplice condizione”.E’ una condizione elementare,bassa e solo noi possiamo darle complessità e spessore.Tocca a noi decidere quale esperienza fare dell’amore,come affrontare i giorni della solitudine,che tipo di felicità ricercare,che significato dare ai nostri insuccessi,come investire le nostre qualità a favore della vita di tutti.
    Possiamo anche incrociare le braccia e lasciarci trasportare dalla corrente ma nemmeno in quel caso smetteremmo di essere sempre noi i timonieri della nostra esistenza.Tante persone ci possono aiutare, certamente,ma nessuno può sostituirsi a noi nel rischioso mestiere di vivere.Se poi vogliamo fare dei nostri giorni un qualcosa di simile alla sopravvivenza,cioè una vita senza “senso e sensibilità” perchè ci angoscia il fatto che il futuro quantomeno si presenta difficoltoso è altro discorso.
    Perdona la lungaggine ma ho cercato di essere “completo” nel mio ragionamento!
    Alessandro

  • 22
    rhasya -

    causa ed effetto. il pensiero e l’azione generano pensieri e azioni,positive o
    negative.è nella mente il problema,perchè siamo noi e non gli altri,noi a dover
    essere Coscienti di noi stessi e della potenza delle azioni. perchè non cambia mai
    nulla,anzi sempre peggio? perchè non c’è attività cosciente,pensante,si è in balia
    dell’attimo e di ciò che succede intorno,quando questo contorno è frutto di
    precedenti sbagli. so che può sembrare una str.. per qualcuno,ma il karma è la
    nostra energia,il nostro punto di inizio e di arrivo,in ogni ciclo e se non siamo noi a
    voler riscattare l’attuale situazione,non lo può essere nessun altro.Aprirsi alla
    essenza,al significato più profondo di ciò che siamo e di qual’è il nostro
    compito,sono i punti a cui ci si dovrebbe attenere.
    io,sono riuscito a intraprendere un percorso spirituale e mentale da pochi
    anni,dopo molta sofferenza fisica e mentale(non voglio raccontare la mia storia,non
    ne sono ancora pronto),ho voluto cambiare solo il modo di vedere le cose.”tutto
    qua.”il vedere le cose realmente per come sono,senza filtri di pensieri,di
    emozioni,senza i filtri così umani,che ci chiudono molta della verità.
    credo che si possa tentare,per lo meno,l’intelligenza e lo spirito ci guida sempre.
    non abbiate timore,il bene non può portare al male e viceversa. e anche se l’oggi
    sembra un disastro,serenità e pace a tutti.

  • 23
    ventolibero -

    Quando parli di karma ed energia non riesco a seguirti (per dei miei limiti)ma concordo in pieno sul discorso della consapevolezza.Non può esserci azione senza il pensiero che la determina e spesso ci troviamo in balia di eventi che ci sovrastono e che non dominiamo proprio perchè non c’è consapevolezza delle proprie azioni.E’ di una banalità colossale questo pensiero ma credo che la sua verità stia a ragione di quel senso di inadeguatezza che non ci spinge all’impegno e al rischio e ci costringe all’accettazione inerte di un mondo che è causa di disagio profondo ma che noi confermiamo ogni giorno.Probabilmente molti non si troveranno daccordo ma credo fortemente che il benessere non vada ricercato solo in se stessi ma,soprattutto,scoprendo una dimensione di sè che ci porta a vivere una vita partecipata e condivisa.Partecipazione e accoglienza sono dimensioni importarti per non giungere a ritenersi estrenei a se stessi.Tutti soffriamo,tutti passiamo per esperienze che davvero ci annichiliscono,ci sgomentano!Io,ogni giorno della mia vita,della mia giovane vita,incontro esistenze la cui lacerazione di angoscia e terrore assume quasi una dimensione ontologica e per questo,mi si scusi l’espressione,rimango quasi personalmente offeso (perdonatemi se mi esprimo in questi termini) nel leggere i tanti che qui sopra usano,direi abusano,il termine depressione!Possibile che tutti sono “depressi”?Non sarebbe il caso,forse,di cominciare a distinguere ciò che è depressione da quello che invece è malessere esistenziale?Ecco:se si giungesse alla consapevolezza di questo forse,dico forse,ci si scoprirebbe maggiormente capaci di incamminarsi su una strada seria di impegno e di riscatto!
    Alessandro

  • 24
    geko -

    Ventolibero, non ti si può controbattere, sai tutto tu! Ogni volta tiri fuori questa cosa del tuo lavoro, lavoro che sembra ti dia la luce per illuminare e risolvere (a parole) le vite di tutti.
    Spero almeno che sarai un bravo dottore e non uno dei tanti so-tutto-logi.
    Ciao
    (detto tra noi, so sciaguratamente molto bene qual’è la differenza tra depressione e semplice malessere)

  • 25
    ventolibero -

    Bravo o no,non posso dirlo certo io.Ci metto del mio,mi do da fare (come ho sempre fatto),cerco di comprendere.Non sempre ci riesco!
    Le parole servono a me per allevare le mie sofferenze incontrando quelle degli altri e le loro sofferenze.
    A te,mi sembra solo che servano per piangerti addosso!E scommetto che quello “sciaguratamente” vuol fare intendere che tu sei o sei stato un altro grande,profondo e inconsolabile “depresso”.Ormai siamo tutti “depressi”.Qui sopra però! Ma ti pare che se tutti questi che usano a sproposito la parola depressione fossero tali avrebbero forza e capacità di stare al pc e,seppure in forma anonima e senza volto,socializzare? Ma di cosa stiamo parlando? Ah si:a te sta bene solo chi si piange addosso e si lamente delle sue poche o molte difficoltà,dei suoi piccoli o grandi disagi.Tu approvi soltanto chi presenta se stesso come la vittima del male e del dolore unico e irripetibile.Come tu ti senti! Ma smettila dai…per favore.Non so in cosa tu sia laureato ma sono certo che proprio quelli come te dovrebbero fare gli psichiatri nella vita. Per trarre vantaggi per loro stessi!
    Con amicizia ma senza stima,
    Alessandro

  • 26
    geko -

    Ciao Alessandro o ventolibero, la tua risposta conferma la mia diagnosi su di te. Ma per fortuna io non sono un dottore so-tutto-io. Ciao con stima

  • 27
    ventolibero -

    Bravo!Ma permettimi di dirti che le “invasioni di campo” vanno fatte anche,e soprattutto,nella vita! Ma cosa credi,di essere il solo ad aver sofferto? Di essere il solo a stare soffrendo? Di essere il solo che nella vita,in futuro,incontrerà ostacoli e lacrime che lo sbatteranno a terra con forza e prepotenza? Un giorno mi capitò (per mestiere,e scusa se sono noioso) di incontrare una donna che aveva il figlio (23 anni)in degenza nell’SPDC dove lavoro.Un ragazzo con una storia di devianza e violenza (eterodiretta),con un vissuto di esperienze quali carcere,droga,disoccupazione,colloqui al Sert e in ultimo,a suggello,7 (dico 7) Tso (trattamento sanitario obbligatorio,previsto solo in ambito psichiatrico il che è una vergogna e una violenza)in vari reparti di psichiatria. Sai cosa mi sentii dire da questa madre? Che suo figlio è cresciuto “senza un padre”!Gli risposi “eccone un altro signora” indicando me stesso.E allora? Mia madre ha sempre fatto la sarta,mio nonno era un pescatore…E allora? Come la mettiamo? Vogliamo adeguarci ai tuoi livelli? Ben volentieri…la tua lettera sulla bellezza.Ti descrivi con un “corpo da modello” con “un viso maschile a detta di tutti bello”,con la “tartaruga addominale”,con un lavoro “non eccezzionale ma comunque un lavoro”.E allora il tuo problema (te lo chiedi tu stesso)? Anchi’io,in assenza di altro,potrei affidarmi all’esteriorità:non ho la tartaruga addominale come te (sono un pò sottopeso,69 kg)ma credo che il mio 1,81 di altezza,i miei capelli flavi e l’occhio ceruleo in un volto somigliante (dicono) a quello dell’attore Kim Rossi Stuart non mi darebbero problemi a riciclarmi a starletta…Solo che,pur riscontrando ben pochi benefici,mi accontento di quello che ottengo,che riesco ad ottenere,con impegno e passione.E proseguo sulle strade che ho scelto!Tu invece? Non ti basta,non ti è sufficiente quello che ottieni? Bene,sei bello,inventati qualcosa,fatti avanti,mostrati,vai da qualche parte ma agisci per la miseria! Anche solo per soddisfare una lacuna economica! Ma impegnati per qualcosa porca puttana!
    Amico qua nessuno ci regala niente e,come dice una canzone di Ligabue,”quando tocca a te ti devi muovere”.Ascoltala questa canzone,è terapeutica! Infinite sono le vite stanche e sole e come dice Morgan Freeman nel film LE ALI DELLA LIBERTA’ “o fai di tutto per vivere o fai di tutto per morire”,perchè la sopravvivenza non è indolore nè incolore perchè tinge di nero e avvolge di tenebra la tua esistenza.

  • 28
    ventolibero -

    Per vivere allora sfruttiamo tutte le nostre risorse:che siano esteriori o interiori,estetiche o intellettuali o che (ancora meglio)le si possegga entrambe! E qua non centra un c.... il guardare chi sta peggio per stare meglio,qua si tratta di alzarsi la mattina,ogni mattina e fare,come dice il poeta Prevèrt “il proprio mestiere di UOMO”. E spesso,pur tra le tante o infinite difficoltà,facendosi una salutare e rigenerante risata,che dissacra ogni cosa,ogni problema che riteniamo insolubile.
    Mi scuserai se sono stato d’impeto,ti stringo la mano con amicizia e rispetto (per la stima vedremo,e dai ridi su),
    Alessandro

  • 29
    unonessunocentomila -

    oggi noi giovani viviamo un malessere generalizzato ed in aumento più che altro per la mancanza di autorealizzazione e di soddisfazioni nella vita.
    Siamo diventati schiavi a tutti gli effetti, le università sono oggi dei punti di formazione che non formano anzi cercano di fermare i giovani quanto più possibile, i professori sono scadenti e poco professionali.
    Dal punto di vista lavorativo c’è poca chance, familiare men che meno.
    E’ necessario che il paese si svegli i giovani e non solo stanno soffrendo abbiamo bisogno di un riscatto sociale.

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