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Licenziarsi in tempo di crisi ?

Faccio una premessa, a differenza di tante lettere che vedo in questo sito, l’incipit sarà meno tetro e drammatico: ho una bella moglie, un figlio strepitoso, una casa accogliente.
Qualche problemino, ovvio, come tutti, ma niente di che.
E allora che caspita ci fai qui, direte voi ?
Ora vi spiego.
Io ho enormi difficoltà a reggere lo stress, sono molto emotivo, vivo l’ansia in pessimo modo, ancor più se coinvolge anche persone terze.
Nella mia vita di tutti i giorni, al di fuori dell’ambiente lavorativo, mi sono oramai organizzato: se il treno parte alle 15.00 arrivo in stazione alle 14.00; se trovo un parcheggio che trovo sicuro lo prendo al volo anche se magari è a ottocento metri dal negozio dove devo andare; se devo fare 100 euro di spesa tengo nel portafoglio 400 euro in contanti, per evitare l’incubo che il bancomat non funzioni ecc…
Credo abbiate capito il tipo con cui avete a che fare in questa lettera, un ansioso anzi un ANSIOSO.
Se la vicina di casa brontola per un motivo qualunque, io per quieto vivere le do ragione, a priori; e ove questo non sia possibile, somatizzo mi agito e spesso, per calmarmi, svaligio il frigorifero.
L’ansia a volte non è sempre un male: son convinto che l’ansioso ha meno incidenti domestici, stradali, meno truffe postali.
Certo il fatto che abbia già avuto un tumore e già fatto la chemio (ho solo 41 anni) non depone a favore dello stress come medicina di vita.
Questa era la premessa, ora veniamo al dunque.
Se nella vita cerco di evitare situazioni ansiogene, nel lavoro è quasi impossibile.
In gioventù ho cambiato mille lavori, nella speranza di trovarne uno totalmente “tranquillo”, ma niente.
Il lavoro che faccio attualmente non era male, da appena assunto ero l’ultima ruota del carro e avevo pochissime responsabilità. Ma dopo 7 anni, fra colleghi in pensione, colleghi deceduti prematuramente e organici ridotti oramai all’osso, tutta la baracca è sulle mie spalle.
ED IO NE SOFFRO ENORMEMENTE.
Anche perchè i clienti (chiamiamoli così) se le prendono con me per i disservizi e hanno pure ragione; solo che io, pur impegnandomi al massimo, ho le mani legate dall’alto e non riesco ad essergli d’aiuto.
La notte dormo male, o non dormo affatto. Spesso mi sveglio in preda agli incubi, naturalmente, lavorativi.
Sul lavoro, io che di norma sono allegro e gentile, a volte, se potessi ucciderei tutti, lasciandoli in una pozza di sangue che neanche la sposa di Kill Bill.
A casa non riesco a staccare, mi porto le ansie del lavoro, a volte non ascolto neppure quello che mi stanno dicendo i miei cari.
Cosa devo fare ????????
Purtroppo questo mio carattere mi ha sempre fregato, anche da giovanissimo. All’università ho preso 30 in tutti gli esami facili o di media difficoltà. Ma in quelli difficili non mi sono mai presentato pur essendo preparato. Spesso ho desistito al primo gradino del sottopassaggio della stazione. E così, non laureandomi, mi son giocato grossa parte delle opportunità.
Ed ora, col mio attuale lavoro, intendo, che dovrei fare ????
Faccio una puntualizzazione. Non sono ricco, ma nemmeno nullatenente. Sì, insomma, se mi licenziassi domani il mio conto corrente non piangerebbe per diversi mesi, anzi, per diversi anni.
Però con questa crisi un uomo di mezz’età senza nessuna virtù cosa potrebbe mettersi a fare ?
Alcune cose mi spaventano: la noia direte voi ? no, no, mai annoiato a far niente. Ho una mente iperattiva, mi basta un dado, una matita ed un foglio per inventarmi un gioco che può distrarmi per ore.
Mi spaventa l’idea di me a casa col senso di colpa perchè mia moglie è al lavoro (fa un lavoro faticoso ma che le da molte soddisfazioni)
Mi spaventa l’idea di incontrare qualcuno che ti chiede “che lavoro fai ?” e quell’aria commiserevole che ne seguirebbe.
Mi spaventa l’idea fra dieci anni di dover magari accettare giocoforza di andare a fare le pulizie nei cessi pubblici, perchè in dieci anni sono scappato da tutto e da tutti.
Mi spaventa l’idea, sopratutto, che alla fin fine, anche se hai una moglie amorevole, un figlio mitico ed una villetta col giardino, se non riesci a fare i conti con i tuoi demoni prima o poi l’idea di farla finita emergerà, ancor più quando prima o poi gli acciacchi del tempo che passa emergeranno.
Ringrazio per chi avrà una buona parola per me, in questo momento ne ho tanto bisogno.
Solo non ditemi cose del tipo “parla col tuo capufficio” perchè ci ho già provato e non c’e’ peggior sordo di chi non vuol sentire. Al lavoro o prendo la responsabilità della gondola (anche se son pagato meno di un bidello) o scendo dalla gondola o mi butto in laguna.
Cos’altro dovrei aggiungere ? beh forse dovrei spiegarvi i motivi per cui ho questo carattere.
I miei genitori non sono mai andati d’accordo e d’altronde mio padre col caratteraccio che ha non sarebbe potuto andare d’accordo con nessuno. Si sarebbero separati (o forse accoltellati) se mio fratellino non fosse nato gravemente disabile. A quel punto nessuno dei due se la sentì. Ed io a 5 anni fui investito di tante responsabilità, troppo grandi per la mia tenersissima età.
L’ansia iniziò così e non mi ha mai più abbondanato.
Ora vi saluto anche perchè sto iniziando a commuovermi e le lacrime sulla tastiera wireless faranno presto un gran casino.
Vi prego scrivetemi, qualsiasi cosa sarà ben accetta.
Grazie a tutti quelli che sono riusciti a leggere questo mio prolisso sfogo.
Attendo vostre opinioni
Saluti da Narrativa

L'autore ha scritto 1 lettera, clicca per dettagli sulla pubblicazione.

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10 commenti a

Licenziarsi in tempo di crisi ?

  1. 1
    colam's -

    Sono un po’ ansioso anche io. Penso che l’ansia di non avere un reddito, di non trovare lavoro e di vedere accumularsi le spese e scendere il conto corrente sia peggiore dell’ansia lavorativa.

    Dovresti imparare a farti la corrazza, e a fregartene di più.

  2. 2
    Gonzalo -

    Devi abbandonare il lavoro. Tant’è che tua moglie ne ha uno suo, e tu stesso hai detto che per ora i soldi li hai. Cerca qualcosa che ti piace veramente, magari nello stesso campo in cui hai lavorato fin’ora. Sarà più facile per un’altra azienda assumerti se hai già esperienza pratica nel campo. Io ti capisco benissimo, perchè anche se io ho 10 anni meno di te ho cominciato a lavorare prestissimo (21 anni) e pian piano mi sono sobbarcato sempre più responsabilità senza che io lo volessi; ma solo perchè hanno visto in me qualcuno che era in grado di farlo. Ovviamente con tutte le ripercussioni psicologiche, lo stress eccetera che ne conseguono; tant’è che anche io sto seriamente pensando di lasciare la mia posizione e andarmene (visto che anche io sono pagato poco rispetto ad altri che guadagnano di più e fanno molto meno; e questo è veramente avvilente).

  3. 3
    maty7 -

    Dalla tua lettera si capisce che l’ansia è totalizzante, indipendentemente dalle responsabilità di lavoro (che certamente l’aggravano) ed ha radici lontane, in poche parole te la porti dietro qualunque cosa tu faccia. Con una buona terapia anti-stress farmacologica e contemporaneamente un percorso psicoterapeutico potresti imparare a gestirla. Licenziarsi sarebbe una pessima idea perchè poi ti subentrerebbe il timore della sopravvivenza di questi tempi e se volessi trovarti un altro impiego sarebbe molto difficile.

  4. 4
    PSY -

    Mollare il lavoro è la cosa in assoluto peggiore che tu possa fare. Nel tuo cervello si radicherebbe all’istante il più pericoloso e subdolo schema mentale che un soggetto ansioso possa elaborare: l’EVITAMENTO. Ieri hai mollato l’università. Non hai risolto nulla. Oggi, peggio, vuoi mollare il lavoro. Domani, ancora peggio, inizierai a limitare le uscite per stare più “al sicuro”. L’ansia è una belva insaziabile, se inizi ad assecondare le sue tue tentazioni vorrà sempre di più da te.

    Oggi esistono terapie comportamentali che, in pochi mesi, addestrano il soggetto ansioso ad affrontare la situazione temuta. E’ questa la strada che devi percorrere… devi andare incontro alla tua paura… altro che abbandonare il lavoro !!!

  5. 5
    Loving -

    Caro Narrativafont,
    da come scrivi mi sembri un buon uomo, in questi anni penso sia una delle virtù più importanti. La sensibilità, la stessa che ad esempio ti spinge ad un evidente amore per tua moglie e tuo figlio, per il tuo “fratellino”, che ti fa “commuovere”, nei suoi lati più edificanti e in quelli più problematici da gestire, è un dono prezioso, questo cerca di non dimenticarlo, aggrappatene quando i tempi si faranno difficili.
    Perché scrivo questo? Perché purtroppo temo che la nostra struttura sociale ci stia portando alla deriva. Non so dirti cosa succederà nel futuro più prossimo che remoto, ma è evidente che la profonda crisi economica ma anche ambientale, politica, sociale, affettiva che stiamo vivendo sta portando l’essere umano ad una progressivo e profondo stato di insoddisfazione esistenziale. Le cose potrebbero cambiare, ma purtroppo la maggior parte della gente vive nella paura. L’ansia, se ci pensi, è una delle molteplici facce della paura. Paura di arrivare tardi, di esporre le proprie ragioni, di sentirsi in colpa, di essere giudicati, emarginati. Sei felice? Credo di no, mi sembra abbastanza evidente che non sia così.
    Allora mi permetto di suggerirti di realizzare cos’è veramente che vuoi, quali sono le tue priorità. Tu prima di essere una “persona rispettabile”, sei un individuo. Prima di essere l’operatore che i clienti incontrano, sei un essere speciale, che per costituzione mira alla pace interiore, al benessere psicoemotivo e psicofisico.
    Il mio modesto parere è che lavoriamo per vivere e non il contrario. Se dunque le tue disponibilità ti permettono di vivere senza lavorare, o lavorando meno, o dedicandoti ad attività più gratificanti, allora forse perché non discuterne seriamente in famiglia? Dici che ti sentiresti in colpa rispetto tua moglie che svolge un lavoro pesante ma che la gratifica. E’ proprio questo il punto…lei si sente gratificata, tu no. Hai mai pensato che forse anche lei preferirebbe un marito gratificato anziché impiegato “dignitosamente”? Io personalmente sì. Ho preferito un compagno rilassato, più povero economicamente parlando ma mille volte più ricco umanamente, più presente a se stesso, alla famiglia, agli affetti.
    La vita è una continua scelta. C’è chi sceglie di adeguarsi ai ritmi, ai dogmi, alle idee comuni. C’è chi sceglie il lavoro come fonte di realizzazione. C’è chi invece pensa che abbia priorità curare prima l’interiorità e poi la materialità. E sai qual è la cosa importante e positiva che pochi capiscono in tutto questo? E’ che non c’è il giusto e lo sbagliato assoluto, non c’è l’assioma del lavoratore = “brava persona” e di colui che sceglie altre priorità = nullafacente, “poco di buono”. Questo è solo quello che la cultura del conformismo ci ha inculcato. Esiste quello che è giusto e che fa stare bene te, nel rispetto altrui. Se si capisse che Noi siamo molto di più di automi programmati al senso comune, potremmo tendere al vero libero arbitrio, oggi solo illusione. ciao

  6. 6
    draghetta -

    Ciao!
    Io ti parlo da figlia di un uomo che a 50 anni ha deciso che era ora di finirla di rovinarsi la salute per il lavoro, e ha voltato pagina, accettandone il rischio.
    Detto questo, non ti sto dicendo di mollare il lavoro. Credo sia il caso di capire se è l’ansia a metterti in condizione di non sopportarlo, o se è un lavoro che non ti piace a generarti ancora più ansia, non so se mi spiego.
    Se rinunci a un lavoro che ti piace a causa dell’ansia, la dai vinta a un demone interiore che puoi sconfiggere solo attraverso le esposizioni.
    Ma se ti accorgi che l’ansia aumenta per un lavoro che non ti piace, cioè, se senti di dovertelo tenere solo perché è sicuro, beh io in questo non sono d’accordo. La sicurezza è importante ma non deve tarpare le ali. Il bagaglio di esperienza ti permette di cominciare a mettere il naso fuori anche se il periodo non è dei migliore e sondare il terreno per poter uscire fuori poi…non so se mi spiego.
    Un lavoro che non ti piace, e che rovina anche i tuoi momenti a casa, non è certo un’ancora a cui aggrapparsi.
    Più che parlare con il tuo capo ufficio, io ti direi di parlare con la tua compagna, consigliarti con lei.

  7. 7
    colam's -

    Nel limite del possibile ti consiglierei sopratutto di cercarti un lavoro mentre lavori. Ovvero di non lasciare questo se non hai gia’ il prossimo pronto ..

  8. 8
    Almost-Imperfect -

    Ciao narrativafont,
    come già ti hanno detto alcuni non è abbandonando il lavoro che rispolverai i tuoi problemi. Secondo me dovresti partire dal presupposto che non è possibile avere il controllo su tutto ed alcune cose, anche più di alcune, non andranno come tu avresti voluto. Gli imprevisti capitano, non c’è niente da fare.
    Per quanto riguarda la tua frustrazione a lavoro, quando ti sembra di avere le mani legate dall’alto, cerca di convincerti del fatto che non dipende da te. Ma più che altro che la scontentezza o la rabbia di un cliente, anche se diretta a te, non può sminuire il tuo valore; tu resti la persona che sei comunque al di là di quello che altri possano pensare

  9. 9
    Kid -

    Beh prima della fuga si deve fare un tentativo con se stessi e su se stessi. Intanto il lavoro è un mezzo non un fine , giusto sfogarsi ma fottersene alla fine , soprattutto se hai il conto in banca pingue.
    Dovresti iniziare a fare quello che non hai mai fatto e che facciamo tutti. Es. prima cerco il parcheggio più vicino , se non lo trovo , mi rifaccio il giro e ne prendo un altro . Se devi fare spesa per 100 euro portatene 150 non 400 , male che vada ci ritornerai o poserai qualcosa . Lo facciamo tutti, non c’è nulla di male , nessuno ti giudica se ti fai una risata e non ti senti in imbarazzo . Forse, essendo stato coinvolto da piccolo vivi in funzione degli altri o meglio delle loro opinioni , per questo motivo sei molto cerebrale e valuti e pesi ogni situazione .
    Da una parte ti capisco perchè in parte anche io sono così e per tale ragione comprendo la tua parte creativa e fantasiosa, per fortuna , invece, considero le altre persone e il rapportarmi con loro una possibilità di crescita , anche quando ti rompono con i loro problemi ( che imparerai a risolvere meglio o gestire meglio le loro lamentele ). Non me ne frega granchè dei giudizi , tanto più sarai disponibile e preciso , più troverai dall’altra parte chi non farà altrettanto o chi neppure ti dirà grazie . Sfogarsi e prendere tutto con più leggerezza inziando dalle piccole cose .
    A cambiare lavoro farai sempre in tempo ma dovrà dipendere dalla mancanza di stimoli o dall’avere un nuovo progetto e non certo da un fuga e poi si vedrà.
    Ti consiglierei anche uno sport . La sfida con se stessi si combatte anche scaricando le proprie tensioni e migliorando la propria intesa tra mente e corpo .

    Ciao 🙂

  10. 10
    katy -

    il consiglio di Colam’s è da seguire…

    CErca altro mentre stai lavorando lì. E all’occasione buona, ciau ciau a tutti.

    Non ti licenziare….non è il momento per fare queste cose!

    Se ti licenzi e poi non trovi altro che fai? Credimi, non starai meglio.ANZI

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