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Una lettera per fermare la guerra

Lettere scritte dall'autore  Pippiolo

Lettera di due cittadini preoccupati

Questa lettera e’ nata dalla riflessione tra due persone che cercavano risposte dinanzi ad un mondo andato in corto circuito.
Non siamo la Tribuna dei giudicanti, siamo cittadini preoccupati della crisi che colpisce noi, le istituzioni, la politica facendo tremare i principi che sostengono una Democrazia. Cerchiamo di capire cosa ci potrà accadere al prossimo giro di boa di questa guerra degli ucraini che, ogni giorno che passa, diventa sempre piu’ la nostra guerra
Vorremmo che tutti noi, gente dello stesso Paese, Popolo d’Europa fossimo coscienti dei cambiamenti che ci saranno nel nostro modo di vivere.
Solo in questo modo sapremo partecipare alle scelte delle nostre autorità oppure dissentire.
(…)

I comportamenti violenti si moltiplicano ovunque intorno a noi.
Ad un certo punto ci chiediamo se non siamo noi a voler vedere ciò che non e’, confondendo la realtà con un personale vissuto.
Diciamo questo perche’ non riusciamo a capire chi si ostina a non accettare il fatto che le nostre vite stanno cambiando: si sgretolano le convinzioni “solide” come la pace che dicevamo non poteva finire, tanto che siamo rimasti di ghiaccio incapaci di reagire quando la guerra invece è arrivata.
La guerra contiene tutti i mali del mondo e non e’ mai risolutiva.
La guerra crea catene d’odio e di vendetta che ingabbiano popoli interi per generazioni.

Crediamo che le risposte si danno ascoltando il grido di rabbia delle città distrutte e delle famiglie sterminate:
sono una richiesta di aiuto che forse potrà trovare risposta immediata nelle armi ma che solo la diplomazia tra le nazioni potrà’ risolvere nel tempo.
Trovare vie che portano alla fine della violenza significa cambiare la politica dello scontro tra nazioni (dove vincono sempre gli stessi) e provare altri modi per convivere tra popoli diversi senza calpestare il diritto alla vita degli altri.
Occorrerà un sacrificio da parte di chi gode di molti diritti a favore di altri che non ne hanno nessuno.

” Non c’e’ pace senza giustizia” non e’ uno slogan scandito da brave persone in un corteo. Giustizia significa che tutti abbiano le stesse opportunità, tutti meritino di avere cibo e acqua e diritto a frequentare una scuola, a crescere e diventare adulti, avendo “diritto ai sogni” senza ammalarsi o morire troppo presto.
Smetterla con distribuzione della ricchezza a favore di una minoranza di extra fortunati deve diventare un obiettivo raggiungibile se le autorità con il consenso dei popoli cercheranno di fare accordi per suddividere le risorse in parti uguali.
Rifiutarsi di considerare questa strada, guardando al nostro futuro, e’ un comportamento irragionevole.

G.Monari R.cuttica

Genova

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