Laurea, disoccupazione e altri problemi
Ciao a tutti,
Vorrei brevemente raccontare la mia storia in questo ultimo anno che mi ha buttato molto giù di morale, in modo da sfogarmi un po’.
Mi sono laureato ad un corso magistrale lo scorso luglio (110 e Lode, media del 30), a 27 anni, in un noto Politecnico del nord. Anzichè pensare subito al lavoro, decisi che avrei voluto proseguire con il dottorato, come han fatto dei miei amici, nonostante loro lo sconsigliassero, mettendomi in guardia su”baronismo”, raccomandazioni e ricerca “spazzatura”, oltre al fatto che senza il calcio in c..o non si entra. Bene, dopo aver atteso fino ad adesso, senza redditi ed anzi avendo speso alcune centinaia di euro per sostenere esami che avrebbero dovuto “alzare il punteggio”, sono stato escluso dal concorso, vedendo passare in graduatoria candidati anche meno qualificati. Con il lavoro non va meglio, perchè dopo innumerevoli CV inviati e circa 5 colloqui che ho sostenuto, non sono stato preso, principalmente per via che quello fatto in università è molto distante da quello che richiede il mercato.
Scusate lo sfogo, se qualcuno ci è passato mi piacerebbe sentire la vostra storia.
Buona serata.
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18 commenti
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Per te è cosa fatta, ma per chi intende la laurea come strumento di lavoro e non culturalr, occorrerebbe verificare il mercato del lavoro.
A volte 5 colloqui non bastano, e se non sono per una posizione legata al curriculum è inutile contarli. Servono solo come preparazione a quelli veri ed importanti.
Secondo me è naturale avvertire una sensazione di straniamento. Ma questo dipende dal fatto che in alcune persone la vocazione matrimoniale è sentita in maniera talmente forte da escludere mentalmente tutto il resto. Ma si tratta di un sentimento ancestrale più che di una chiamata specifica. Una volta appagato si ritorna sulla propria strada e questo talvolta accade anche quando le persone si sposano. Non c’è un rapporto di causa-effetto che porta verso la materia, si tratta di un fatto spirituale. Le scelte richiedono grande consapevolezza perché questo sentimento ancestrale potrebbe portare a mettere in secondo piano anche la famiglia. Per quanto potrebbe essere brutto da dire il matrimonio è soprattutto da vedere come un punto di partenza. Il baronismo di cui mi parli è un’invenzione letteraria; nel senso che, sì, dal punto di vista che ti ho descritto potrebbe sembrare così, ma in ogni ambiente conta la dimensione umana e chi è naturalmente più predisposto a stare insieme agli altri, mi riferisco soprattutto all’uomo, perché non vive quella sosta come un tradimento alla sposa riesce a naturalmente ad essere più collaborativo e socievole. Ma questo capita anche alla donna. Ci sono ragazze che spinte dagli eventi hanno dato alla loro vita una certa piega e non riescono a perdonarsi scelte che in sé non hanno niente di peccaminoso e quandanche ce l’avessero sarebbero comunque perdonabili. A noi è domandata questa fede: fede nel disegno d’amore che c’è su ciascuno i noi.
PS Il resto non cambia se non deve cambiare, ma almeno nella rassegnazione troveremo la pace e una sistemazione che con il tempo impareremo ad apprezzare. Umanamente è naturale sentirsi scoraggiati, ma non vale la pena affannarsi perché esiste una comunicazione che va oltre i sensi che spinge gli altri a non apprezzare la nostra buona volontà. Ci troveranno finti e penseranno che siamo delle persone poco sincere. Tanto vale accogliere quello che viene con la gioia nel cuore. Ti auguro di avere delle risposte positive!
Buon fine settimana 😉
Caro ragazzo, ti consiglio di fare un’esperienza all’estero e poi, dopo aver perfezionato la lingua ed aver fatto riconoscere i tuoi titoli di studio, potrai decidere di prolungare la tua esperienza ed anche di restarvi, se si prospetta la possibilità di un lavoro stabile e giustamente retribuito. Puoi andare in Australia o fare tu stesso una ricerca del Paese che offre maggiori opportunità, creando relazioni di amicizia già da qui con chi è lì. Qui in Italia non c’è nulla, credere con insistenza alle illusioni porta solo alla perdita di sé stessi. Reagisci ed agisci!
Celarge, guarda che i tuoi compagni di politecnico erano avanti a te parecchio. Il dottorato dovrebbero darlo a loro.
Fai un gesto eclatante di protesta: rendi il diploma, storcendo il labbro inferiore in modo grottesco per far capire che sei imbronciato della sòla clamorosa che ti hanno tirato. Tanto hai capito a che serve. Il tuo diploma, dico.
Caro ragazzo io sono passato da qualcosa molto simile una decina di anni fa.
Sai come ho risolto?
Ora ti scrivo dalla Svizzera…
Caro Pax,
in realtà erano per posizioni pertinenti, di cui due vere e proprie occasioni in grandi aziende (stage pagato molto bene, con finalità di assunzione praticamente certa). Va be, spero di trovarne ancora.
Piccola78 e Mario80,
Ci penso spesso.. Credo che sia veramente l’unica alternativa.
Certo che avete avuto coraggio.
Secondo voi anche a 28 anni si può pensare una cosa del genere o è già tardi?
Grazie per i consigli.
Delarge
Se ti può consolare, la tua laurea rimane ancora una delle più spendibili sul mercato. Pensa ai porelli come me con lauree umanistiche che servono giusto a darsi un tono con gli amici dei nonni! Ho un’amica ingegnere delle materie plastiche che ora, avendo dovuto lasciare il lavoro, si deve rimettere sul mercato, ma essendo in età per filiare risulta molto dura. Tu sei pure uomo, quindi non ti abbattere!
Anche in Germania assumono parecchio. E la paga è ottima, così come l’orario. Basta che vai al ghete istitut e fai un corso intensivo di tedesco, tanto sei giovane e la pensione prima dei 70 non te la danno perciò tempo ne hai per pagare contributi.
Da noi il dottorato non serve. O meglio, serve alle Università per fare cassa.
A 28 anni è d’obbligo farlo: è l’età giusta, che poi non torna più.
Ora è il momento giusto.
Non hai niente da perdere non ti serve essere coraggioso.
Ciao Suzanne,
Non ho una laurea in ingegneria ma in disegno industriale. Va bene non ni abbatto, grazie.
Yog,sì ci sto seriamente pensando e ho iniziato già da un po’ a studiare qualche frase in tedesco. Sarebbe un sogno lavorare lì.
Piccola78 e Mario80,
l’unica paura è quella di ritornare poi in Italia dopo i 30 e rimanere senza la possibilità di ricevere un conttatto in apprendistato.. La cosa più sicura sarebbe non tornare più. Da perdere ho che sto con una ragazza qui che mi vuole bene nonostante tutto e ho mia madre che è malata ed inizia ad essere anziana.. Certo devo pensare per me, però ho come il terrore che lei possa avere bisogno e io non ci sono..ciononostante senza un lavoro non posso rimamere così. Provo a vedere ancora due o tre mesi se mi riesco a sistemare qui e poi sarò costretto a seguire il vostro consiglio. Grazie a tutti pr i commenti
Il Dottorato, specie in Italia, e’ una cazzata. Innanzitutto tu non hai ancora 30 anni, e quella fidati e’l ‘eta’ limite se non hai esperienza lavorativa significativa alle spalle per farti assumere, quindi tranquillissimo. Poi superfondamentale: in Italia al momento e’ nera, devi emigrare, sia per una questione di opportunita’ lavorative che in termini di qualita’ della vita.
Ciao Dan,
sì hai ragione e mi sento comunque già fortunato a non essere stato preso.. Perchè avrei finito dopo i 30 e sarei stato fottuto.
In Italia la situazione è nera però quando mi guardo in torno vedo tutte le innumerevoli persone in macchina o sui mezzi pubblici che vanno a lavoro.. Possibile che siano tutti raccomandati, o più furbi oppure che abbiano avuto semplicemente culo? O forse non si sono laureati ed hanno fatto bene? Vedendo come ti schifano ai colloqui o come cestinano i CV non riesco a darmi una risposta..
Beh, un dottorato a 1300€ circa al mese fa gola, non prendiamoci in giro. Però poi è vero che a meno che tu non abbia un bel cric per alzare il tuo sgabello, finito il dottorato, ti ritrovi senza un pregresso significativo, né esperienza vera e propria sul campo. E con il mercato che c’è, chi convinci che vali (nel tuo campo come in altri almeno)? Puoi se il tuo mentore ti prende veramente a cuore e ti introduce nel suo ambiente (succede 3 volte su 10 tra la gente in gamba). Io concordo con Piccola e Mario sul partire verso mete “migliori”. “Migliori”, ovvero con più mercato diciamo. Lo farò anch’io tra qualche mese e finirò dall’altra parte del mondo. MA non credere sia tutto rose e fiori neanche quello. Serve una buona base d’appoggio lì, trovare l’opportunità veramente soddisfacente, e capire che l’affitto ti porterà via gran parte di quei guadagni che pensavi ti avrebbero permesso di comprare “la macchina” XD. Oltretutto io stesso son conscio che potrei tornare come un naufrago assiderato se la il veliero su cui m’imbarcherò si dovesse rivelare una bagnarola (metaforicamente parlando). E ci sto pensando da anni, non mesi… Mal che vada penso che se tutto va verso sud bisognerà adattarsi. E per quanto faccia male pensarlo, è quello che ci insegna il mondo quando lo guardi disincantato. Non vorrei pungere nessuno nel vivo, ma non credo che alcuni lavori siano l’aspirazione di una vita. Semplicemente si accettano e si ragiona su come trarne il massimo…
Gentile Eder,
Ho avuto modo di parlare con colui che avrebbe dovuto farmi da supervisor e, dopo una mia protesta arrivando a persino denunciare apertamente il concorso/farsa, mi ha candidamente detto che non ero il soggetto giusto per un phD (anzi, non più visto che mi ha tenuto mesi in bilico dicendo che mi avrebbe appoggiato proponendomi un tema). I docenti, da cui magari attingi ispirazione, di cui ti fidi e prendi esempio, si rivelano poi aprofittatori ed opportunisti, parte di un sistema torbido. Grazie per le tue parole, in questo momento, in cui ho da poco trovato un’occupazione, sentire motivi per cui è stato meglio non farlo mi fa senz’altro bene. Buona serata.
Eder, hai un candore giovanile che disarma: l’unica aspirazione possibile (e plausibile) nella vita è sedersi sotto un albero, lasciare che lo sguardo si posi sull’orizzonte lontano (o sulla marina incantata, dipende dove sei), pensare da dove si viene e dove si è destinati ad andare.
Questa parentesi però deve durare al max cinque minuti, poi si passa alla fase due, ovvero ci si sbomba di narda, di brutto, e si aspetta che passi a’ nuttata.
Purtroppo sono scelte che devono esser fatte prima, come ti hanno detto precedentemente, bisogna vedere la Laurea come strumento di cultura, non di lavoro. Il mercato del lavoro chiede altro, ormai i corsi di Laurea che senza amicizie ti permettono di uscire e lavorare sono 3-4, ultraspecializzanti, tipo un paio di Ingegneria (aerospaziale e meccanica) e quelle legate all’ informatica (ormai il futuro), ormai anche le blasonate Medicina, Odontoiatria, Giurisprudenza, Economia ecc. ti rilasciano il pezzo di carta e poi ti devi arrangiare te nel mondo del lavoro, all’inizio metti insieme il pranzo con la cena, poi chi si sa muovere si toglierà alcune soddisfazioni. Tutte le altre, tranne rari casi, sono destinate alla fame, un buon istituto tecnico (geometra, ragioneria, anche liceo linguistico) se ti sai muovere, ti farà togliere molte più soddisfazioni a livello economico, probabilmente anche a livello di stimoli della professione, rispetto all’ 80 % delle Lauree, nate non si è capito per quale scopo.