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La merce rara

Lettere scritte dall'autore  

Ciao ragazzi e ciao ragazze. Vi scrivo la mia storia perché mi piacerebbe avere, secondo le vostre idee ed esperienze, un piccolo aiuto o qualche suggerimento.
Il mio problema sono i rapporti interpersonali: premetto subito che non ho amici o amiche, sto quasi sempre solo o con i libri. A causa di un’infanzia infelice mi sono sempre più emarginato dagli altri, che vedevo sempre come in qualche modo migliori di me e più amabili, più degni cioè di essere amati. Mio padre ci ha lasciati che eravamo molto
piccoli e questo ci ha creato una ferita immensa che ancora mi fa star male.
In generale però sono comunque diventato una persona positiva, con alti e bassi ma comunque equilibrata, sono anche piuttosto carino esteticamente, cosa che ho imparato a notare anche io dopo vari complimenti e considerazioni degli altri. Ho un lavoro non eccelso ma sicuro, ho la testa a posto e non ho mai fatto vite al limite della notte: mai in una discoteca, mai in un locale, niente di niente, diciamo che fare esibizioni in pubblico non mi interessa e nemmeno farmi salire la botta. Tutti quelli che mi conoscono dicono che quelli come me “non li fanno più”, sono “fuori-produzione”, che sono un ragazzo d’oro, che in giro ormai si trovano solo corde pazze e che io invece con la mia cultura, il mio modo di pormi, il mio stare nel mondo e il mio rispetto degli altri sono una persona eccezionale.
Insomma, come avrete capito, i complimenti si sprecano. Inutile dire che io non mi sono mai visto in questa ottica e ai complimenti dò il giusto peso. Infatti poi la realtà della mia vita li sbugiarda: con tutto questo “ben di dio” non piaccio a nessuno dal punto di vista affettivo. Posso piacere per il mio bel fisico certo, ma questo all’inizio, dopo i ragazzi con cui ho provato ad avere un rapporto si stufano di me, sono troppo semplice, poco costruito e troppo con la testa a terra, forse.
Fatto sta che un mio collega di lavoro un giorno mi disse:”Ti devi rassegnare, tu sei merce rara”. Ecco, mi chiedo, se io sono merce rara perché questa “merce” non la vuole nessuno? Insomma, io sono uno di quelli che quando ama e vuol bene ad una persona esiste solo lei e solo lei guardo ascolto adoro. Sono uno che cerca sempre di stare bene e far
star bene, cercando di godere appieno degli attimi che ci sono concessi su questa terra e ringrazio ogni mattina per aver avuto la possibilità di avere un giorno in pò da vivere per stare bene. ..la mattina in metro non ho mai la faccia incazzata e depressa che hanno tutti, manco li stessero portando ad Auschwitz! E anche tante persone mi dicono “Tu sei unico” e cose così, e io lo so che non sono come la maggior parte dei ragazzi (gay) italiani. Ma questo “non essere come loro” mi deve costare tutta questa solitudine? Mi deve costare non avere qualcuno da baciare davanti il Colosseo? Mi deve costare sempre sentirmi un alieno???
In giro incontro solo sòle: ragazzi che si prendono gioco di me, della mia bontà d’animo, gente sgallettata e modaiola che mi sfotte perché dei vestiti mi importa poco e di andare a fare lo scemo in discoteca nemmeno. In breve, ragazzi che giocano con i miei sentimenti, perché mi getto sempre in cose in cui credo solo io. E anche perché nel mondo gay i ragazzi appena ti conoscono si fanno i film mentali che poi gli durano due minuti, un giorno, una settimana e dopo quando gli passa tu ci rimani lì come uno scemo. Ormai sono arrivato alla conclusione che rimarrò sempre da solo perché tanto ogni volta che conosco un ragazzo il copione è sempre lo stesso: all’inizio mi devo sorbire l’ “innamoramento” precoce: e quanto sei bello, e quanto sei b(u)ono, e quanto sei qui e quanto sei là ecc…poi passato qualche tempo, diciamo anche poassata la novità, ma sempre roba di giorni, tutto questo entusiasmo si inflaccidisce (e non solo quello) e io rimango lì ore ed ore ad attendere una risposta, un sms, un qualcosa che tanto mi conferma sempre quello che io avevo già dall’inizio subodorato. Anche perché non so com’è ma mi capitano sempre matti col botto, isterici, perosne che vivono di What’s up, Grindr e Facebook e che sono fidanzate esclusivamente con il loro iPhone.
Insomma, a fronte di tanta passione iniziale, poi nessuno ha voglia di impegnarsi seriamente in qualcosa di costruttivo e io comincio a deprimermi, insomma ho trent’anni, che devo pensare della vita, se già mi si presenta così? E intanto io mi sento solo, più solo che mai, nonostante sia da tempo abituato alla solitudine. Vorrei qualcuno a cui dare il bene che mi porto dentro, ma mi è sempre più evidente il fatto che forse questo mondo non se ne fa niente.

Spero che possiate darmi un consiglio. Se qualcuno ha voglia di conoscermi può contattarmi, io sono di Roma, ma prima leggetevi bene questa lettera.

Ares

L'autore ha scritto 1 lettera, clicca per dettagli sulla pubblicazione.

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5 commenti

  1. 1
    Aither -

    Sai, credo di capirti.
    Quando ero piccolo io ero sempre quello che si girava tutta la classe, quando avevo patatine, dolci, o altro, chiedendo se qualcuno ne volesse. Ero quello che regalava sempre i doppioni delle figurine, quello che, se eravamo in troppi, si offriva sempre di non giocare per lasciare spazio a qualcun’ altro, quello che chiedeva sempre dei soldi alla mamma quando vedevo qualcuno fare elemosina per strada.
    Crescendo sono diventato quello che passava le risposte ai compiti in classe, quello che suggeriva durante le interrogazioni.
    Sono diventato colui con il quale gli altri si sfogano, colui al quale chiedere un consiglio.
    “Perchè so di potermi fidare”, rispondevano.
    “Perchè sei speciale, diverso, non sei come tutti gli altri”, dicevano.
    E tutto questo mi riscaldava il cuore.
    Sapere di essere speciale per qualcuno, di essere un amico fidato, di essere una persona “di cui potersi fidare”, di essere anche solo utile a qualcuno, per me era la cosa più bella del mondo.
    Eppure furono loro i primi a chiamarmi “finocchio”.
    Non mi importava. Non facevo “del bene” perchè mi ritornasse indietro.
    Non ero egoista, ma anch’ io volevo qualcuno che fosse speciale per me, eppure ogni giorno ero sempre più solo.
    Fu così che iniziai a sognare l’ Amore.
    E venne, si, me lo ricordo ancora bene…
    Lei fu la prima persona speciale per me, il mio primo amore, ed era così bello…
    Eppure con lei mi resi conto di essere gay…

    Ne ho passate tante nella vita, troppe.
    Sono sempre stato una persona con un carattere fragile, eppure tutto mi ha reso più forte. La fragilità stessa è la mia forza. Mi fa lottare. Non so se capirai.

    Penso spesso alla morte, eppure mi sveglio tutti i giorni chiamandomi fortunato.

    Una “merce rara” come te non è altro che un tesoro, devi solo aspettare che qualcuno ti trovi…

    Succederà.

  2. 2
    Rosarossa -

    ciao, purtroopo le persone buone vengono sfruttate, prese in giro, xke disposte a dare, xke altruisti. Pure molte relazioni funzionano cosi. C’e sempre uno che da piu dell’altro, da anche il suo cuore senza venire ricambiato in maniera equa. Certo tutti sognamo qualcuno che ci sta accanto, qualcuno da amare e venire amati, ma la realta nella baggiorparte dei casi e’tutt’altra. Io vivo in una rekazione e so di dare molto piu di quello che ricevo. Amo questa persona che so che nn mi ama (almeno e’ stata sincera), mi vuole molto bene. Io accetto per amore, ma qualcosa mi manca. Certe volte penso che sarebbe meglio se fossi sola. Trovare la persona giusta e’molto difficile, forse si sta meglio da soli.

  3. 3
    Anonima -

    Caro Hari e caro Aither,
    leggere le vostre lettere mi ha commossa. Sento lì, tra il naso e gli occhi, qualche lacrima incastrata, pungente come sempre, che non scende, ormai troppo abituata ma ancora sensibile ad argomenti di solitudine, esclusione, isolamento. Ho rivisto me nei bambini che eravate voi, nei ragazzi che siete oggi.
    Ero una bambina timida e di buon cuore. Mi piaceva stare con gli altri, che tuttavia mi allontanavano. Forse perché ero impacciata, forse perché mia mamma e le mie nonne mi compravano i vestitini al mercato e quando si rompevano si rammendavano, forse perché quando raccontavano di cartoni animati, vacanze, esperienze io non avevo mai nulla da condivider. Non avevo né fratelli né sorelle, ero quasi sempre sola, a ricreazione tardavo a copiare i compiti dalla lavagna per evitare di stare lì a guardare gli altri giocare, nella mia strada sbirciavo gli altri bambini e non avevo il coraggio di scendere anch’io. Così mi sfogavo a casa, nessuno mi capiva. Passavo per la bambina cattiva, in realtà mi sentivo sola e triste, mia mamma non aveva tempo di stare lì a giocare con me. L’unica compagnia l’ho scoperta nella lettura. Passavo interi pomeriggi sui libri, mi hanno salvata. Ho passato un’infanzia che non auguro a nessuno. Sono cresciuta con un vuoto insondabile.
    Finchè un giorno, ancora giovanissima, ho incontrato lui. Lui buono, lui diverso, lui gentile. Lui come voi, come me allontanato dagli altri per il suo carattere mite, indifferente a mode e tendenze. Semplice, un grande amico e un fidanzato presente. Abbiamo sfidato invidie, cattiverie, derisioni. Sempre insieme. Come voi, ero fragile eppure reattiva, spaventata eppure ribelle. Nonostante la timidezza, nonostante le tante prese in giro che mi sono piovute addosso, volevo troppo bene a me e a quel ragazzo per non provare a difendermi, a difenderci. Se non lo avessi trovato, non so se sarei sopravvissuta alla solitudine. Lo dico con un’amara obiettività. Non posso che amarlo con tutto il cuore.
    Come dice una canzone di Guccini, lui è “tutto, ma quel tutto è ancora poco”. Poco perché una persona sola per quando meravigliosa sia non può avere la responsabilità di coprire affetti negati, poco perché a me manca l’affetto di qualche amico/a vero/a su cui poter contare, come succede a voi.
    Non ho ricordi di un’amicizia vera e profonda. Mi manca terribilmente. Sarà perché come ho letto tra le vostre lettere anch’io sono lontana anni luce dalla mondanità, sarà perché dei vestiti mi importa ben poco, sarà perché detesto la tecnologia e il conformismo. Sarà perché non mi emoziona vedere un’auto costosa, o un gioiello. Sarà perché tutto quello che sogno è una casetta nel verde, con il mio ragazzo, un cane, un orto, dei bambini e qualche amico che ogni tanto ci venga a trovare, così, per il piacere di stare qualche giorno insieme, senza pretese..
    Sarò scontata, sarò banale, forse. Mi dispiace solo non aver trovato qualche amico come voi. Vi avrei voluto un bene sincero.
    Ciao

  4. 4
    Aither -

    Carissima Anonima,
    ti ringrazio infinitamente.
    E’ davvero incredibile come in queste tue parole, in queste tue espressioni, in queste tue frasi, io riesca a leggere non la tua, ma la mia storia.
    Nelle tue parole leggo le mie; i tuoi pensieri ricalcano i miei.
    Ti ringrazio perchè in queste poche righe mi hai donato ciò che molti libri non sono riusciti a darmi: un sorriso e un po’ di speranza in più.
    Un sorriso mascherato da due occhi un po’ lucidi che non vogliono più piangere.
    Molto di me ho ritrovato anche nelle parole di Hari.
    E’ la prima volta che sento che qualcuno può realmente capirmi…
    Amo la vita, e cerco sempre di viverla al massimo, senza perdermi mai un momento, senza fermarmi mai un momento.
    E continuo a camminare, io, da solo con il mio sorriso, con le mie speranze, con la mia voglia di vivere, con la mia voglia del lieto fine.
    Eppure, senza volerlo, finisco sempre in un angolo della mia stanza con le ginocchia raccolte, a maledire tutto ancora una volta.
    Vorrei amare e vorrei essere amato, nel modo più genuino e naturale.
    E’ questo il mio sogno, il mio desiderio più grande.
    Vorrei dare, ho davvero tanto da dare, e allo stesso tempo ho bisogno di ricevere, ma non in senso egoistico.
    Quello che intendo è anche solo un semplice sorriso, un semplice abbraccio, un semplice incoraggiamento.
    Vorrei trovare in qualcuno la forza che non ho mai avuto, la mia luce nell’ oscurità.
    E vorrei dirgli tutte le sere che è bellissimo, vorrei vedere con lui tutto ciò che non ho ancora visto, e anche quello che ho visto, perchè senza di lui non è lo stesso.
    Vorrei cucinare con lui e gettargli addosso l’ intero sacchetto della farina, vorrei dividere una pizza davanti ad un film abbraciati sul divano, vorrei avere il cane che non ho mai avuto…
    Vorrei prendergli la mano ed insieme affrontare il mondo…

    Perdonatemi se mi sto dilungando, forza dell’ abitudine…
    Comunque, qualcosa che mi premeva veramente dire, è che sono davvero felice per te, cara Anonima. Davvero.
    Un giorno, quando anch’ io riuscirò a realizzare questo mio sogno, magari tornerò qui, in questo blog o magari proprio in questa stessa lettera, e griderò d’ avercela fatta. Ce la farò.
    E’ una promessa.
    Con te, con voi, con me stesso.

  5. 5
    AresRoma -

    Vi ringrazio delle risposte, anche se nessuna riesce a darmi consigli pratici. In effetti ho notato in questo sito che rispondere a lettere altrui è quasi sempre un modo per raccontare di sé e basta. Non mi fraintendete, nulla di male in questo, ma io chiedevo nella mia lettera consigli e suggerimenti di natura pratica. Ma forse, essendo questo un problema non soltanto mio, è difficile rispondere.

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