La grande farsa del volontariato
Vorrei condividere qui la mia esperienza, nell’eventualità che qualcuno possa condividere le mie riflessioni o invece, auspicabilmente, dare una testimonianza contraria. In questo ultimo periodo, un po’ per caso e un po’ per curiosità, mi sono avvicinata ad una delle tante associazioni di volontariato e, dopo un corso di formazione durato qualche mese (molto accattivante), ho iniziato attivamente il servizio. Bè, debbo dire che da subito l’impressione che ho tratto dal gruppo eterogeneo di cui facevo parte, è la presenza di motivazioni non così nobili nell’essere lì. Molte erano semplicemente persone bisognose di occupare tempo e solitudine, altri necessitavano riconoscimenti ed elogi che probabilmente non ricevevano nella vita privata. Ma l’aspetto più stupefacente, è che si riperpetuavano, così come in ogni aspetto della vita sociale e lavorativa, giochi di potere, in cui i “vecchi” temevano di venire esautorati, mentre i “nuovi” esigevano lo spazio appropriato per i loro momenti di gloria. Per diversi mesi mi sono semplicemente limitata ad osservare battibecchi, polemiche ed ammutinamenti col distacco di chi vuole semplicemente fare il suo senza venire disturbata, ma poi, essendo un tipo di volontariato fortemente connesso con il senso di gruppo, condivisione, comunicazione attenta ed empatica, mi sono resa conto di essere parte ahimé di una farsa ipocrita e imbarazzante. In un momento di impulsività ho deciso di lasciare, sebbene in parte mi sia pentita di una scelta non sufficientemente ponderata.
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Categorie: - Società
24 commenti
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ciao Suzanne
anche a me era balenata l’idea del volontariato ma è contrario ai miei punti di vista. il volontariato in Italia deve sparire. lo stato, enti pubblici devono assumere. chi fa volontariato per poter essere poi assunto non è corretto e occupa posti che dovrebbero essere occupati da persone tramite concorsi. basta vedere la protezione civile :chi è assunto sta negli uffici a coordinare e i volontari sgobbano in caso di manifestazioni e calamità.
Che ti aspettavi Suzy,è un modo come un altro per cercare di sfuggire alla solitudine e ai problemi,credo che fosse molto piu sentito tanti anni fa quando nessuno ne parlava,oggi che è diventata una moda le motivazioni sono molto cambiate
Suzanne,
sono contenta che abbia raccontato questa esperienza, che avrei voluto fare fin da giovanissima.
mi sono poi quasi subito sposata e il tempo libero è stato assorbito da altre incombenze. terminati gli anni di lavoro, l’età non mi ha più consentito di fare il corso di preparazione. il solo ascolto mi è parso riduttivo, nel senso che, a mio avviso, non aiuta l’altro a sentirsi meno solo, nemmeno con un momento di superficiale umano interscambio.
la tua sintesi è simile a quella di chi ha praticato il volontariato religioso, nell’ambito di una parrocchia. anche lì, come ovunque, vigono le gerarchie e agiscono diverse tipologie di persone, più o meno motivate, quasi tutte in cerca di ruoli per colmare o arricchire vuoti.
Vuoti esistenziali da colmare, bisogno di impegnre il tempo in qualche maniera, voglia di sentirsi importanti, provare l’ebbrezza di “appartenere a qualcosa”, il fascino di indossare una divisa, l’ideologia politica/il fervore religioso, la speranza di conoscere nuova gente e di trovare l’anima gemella… Ecco le principali motivazioni del volontariato. Naturale che poi si creino i piccoli giochi di potere da pro-loco che organizza la sagra di paese, nella quale la fazione del “centro” si scontra con quella della “periferia” che a sua volta però stringe un alleanza segreta col prete, ecc.
Va comuqnue riconosciuto che senza le associazioni di volontariato molte cose buone non ci sarebbero. Credo che sia questo il vero sacrificio del volontario: non tanto il dedicare il proprio tempo e le proprie energie per fare qualcosa che alla fine in realtà piace, ma il dover sopportare queste dinamiche paesane (a prescindere che l’associazione abbia sede in centro a Milano o a Badia…
Mesi fa mi ero recata presso un’ associazione della mia zona proponendo loro di ospitare in casa per un certo periodo mia dei senzatetto o persone in temporanea difficoltà. Mi venne risposto che prima di poter far ciò sarebbe stato opportuno “conoscermi” e farmi partecipare alle loro quotidiane iniziative presso la mensa dei poveri. Non ci sono mai andata per mancanza di tempo materiale e per incombenze e impegni vari, anche se mi sarebbe piaciuto perlomeno “provare”. Non so se mi sia persa qualcosa di significativo, ma non credo che l’ associazione avrebbe avuto troppe difficoltà a predisporre la mia personale iniziativa, facendo dei controlli preventivi sia sulla mia persona che su coloro che avrei eventualmente ospitato. Penso che in definitiva queste organizzazioni abbiano sopratutto l’ interesse a restare in vita facendosi sovvenzionare da enti pubblici a fronte delle attività ordinarie che normalmente svolgono alla stregua di un qualsiasi altro lavoro..
..Inoltre mi sono resa conto che chi partecipa al volontariato lo fa essenzialmente per i seguenti motivi:
– per riempire dei vuoti che non riesce a colmare nella vita privata, per ovviare alla solitudine e alla noia
– per uscire dal silenzio, per ottenere dei riconoscimenti che altrimenti non riceverebbe ( altri preferiscono usare i forum.. )
– per avere qualcosa in più da dichiarare sul curriculum e/o per farsi conoscere da persone e gruppi che potrebbero in qualche modo facilitargli l’ accesso al lavoro procurandogli un incarico retribuito. Chiaro quindi che tanti si mettano “in mostra” pavoneggiandosi come i soggetti che hai conosciuto tu.
Le motivazioni che spingono molte persone al volontariato quindi, in genere sono tutt’ altro che “nobili”. Penso inoltre che si possa fare del bene ( anche solo occasionalmente e quando se ne ha la possibilità ) in maniera del tutto indipendente, celata e nascosta ( quindi senza “riflettori” ) e distaccata da qualsiasi sistema ufficiale.
Direi ottima analisi Suzy
Purtroppo c’è sempre gente che vuole comandare , sembrare la migliore , condurre il gruppo, apparire, giudicare, imporsi. Come in tutti i campi.
Purtroppo anche il nobile Ideale di creare uno spirito di gruppo , tutti coesi e felici di lavorare insieme lascia il tempo che trova . Presto si svelano ambizioni a scalate gerarchiche , supponenze, sgomitate, egoismi, “so fare tt io”, chiusure vrs il prox etc. Questo è lo stesso modello che si ripete in ogni luogo .
Comunque L importante e’ che alla fine il servizio venga reso e sia efficace per gli scopi che si propone di perseguire : Cioè davvero aiutare il prossimo in situazioni di emergenza, singola o collettiva
Ovvio che se ci fosse fratellanza e non competizione tra gli esseri umani… sarebbe molto più bello trascorrere questo tempo insieme
Condivido il pensiero di floki. Io volontariato dovrebbe sparire e i volontari dovrebbero essere assunti, essendo il loro lavoro importante e talvolta anche di grande responsabilità.
Anche io feci un corso ma non divenni mai operativa proprio per questo motivo.
Io il “volontariato”, come sostantivo, lo ho depennato dal vocabolario da molti lustri. Tuttavia, di recente, mi sono dedicato a una ONLUS che distribuisce narda (flambè per togliere l’etanolo) ai clochard, ma solo perché facendo volontariato si cucca parecchio e comunque qualche mestolo della nobile bevanda (chiaramente non flambè) me lo scofanavo senza ritegno.
Grazie a tutti per I commenti. Vorrei specificare che il volontariato a cui mi riferisco non prevede divise, è rigorosamente anonimo, non può essere inserito in un curriculum, né può servire per farsi belli davanti agli altri. Inoltre, per le sue caratteristiche, non potrebbe assolutamente essere svolto per lavoro. Tutte queste connotazioni rendono, a mio avviso, queste dinamiche a cui ho assistito ancora più grottesche. Rdf, è esattamente come hai scritto; il mio attuale dubbio in effetti riguarda la possibilità di fare il proprio, estraniandosi da un gruppo di cui non si condividono le dinamiche poco edificanti. Ma avrebbe senso?
Rossana, inizialmente avevo dubbi sull’utilità di questo servizio, ma mi sono resa conto di quante persone abbiano semplicemente bisogno di essere ascoltate, senza giudizi, consigli, risoluzione di problemi. Pare assai riduttivo, ma è così. Misteri di un mondo interconnesso in cui ciascuno è chiuso nella propria cappa di solitudine…
Non credo si debba chiedere il permesso a qualcuno per inserire una propria esperienza di volontariato nel curriculum. se poi non la si ritiene attinente con la professione a cui si punta, o non rilevante, quello è un altro discorso. in ogni caso se fossi in te non mi stupirei. certe dinamiche grottesche le possiamo osservare in qualunque contesto, anche laddove non c’è niente da guadagnarci ( pensiamo ad es. ai condomini dove le dispute, le comunelle, i pavoneggiamenti e le minchiate sono all’ ordine del giorno, manco ci fosse un qualche premio da conseguire ). Sono queste cose a farci capire il tipo di mondo in cui viviamo e la natura delle persone con cui dobbiamo avere abitualmente a che fare. Le associazioni di volontariato e gli ambienti di quartiere a mio avviso inducono più di altri alla competizione tra individui. Competizione che solitamente è proprio fine a se stessa. ognuno poi si regoli secondo il suo sentire. Chi mi somiglia cercherà semplicemente di ..
.. di prendere le distanze da tutto ciò, selezionado con attenzione le proprie frequentazioni. Le perle non si danno ai maiali, e le energie non vanno sprecate in cose e persone vacue.
per rispondere alla tua domanda: no, non ha senso stare in un qualche gruppo per poi agire da outsider. a questo punto tanto vale che il gruppo lo lasci direttamente e prosegui per tuo conto.
per riuscire ad ascoltare senza dare nè giudizi nè pareri ci vuole una mente molto aperta e una certa esperienza della vita. due cose difficili da trovare, specie se in una stessa persona.
Suzanne,
“mi sono resa conto di quante persone abbiano semplicemente bisogno di essere ascoltate, senza giudizi, consigli, risoluzione di problemi.” – a mio avviso, è ciò che nella maggior parte dei casi si cerca anche qui.
personalmente preferisco un interscambio un po’ meno passivo, ben sapendo che niente si risolve con un battito di ciglia. non si tratta che di in un momentaneo incrocio di identità, in grado di avvicinarsi a una seppur minima possibilità di reciproca comprensione. a volte basta ad alleggerire temporaneamente deserti d’isolamento e di solitudine.
molto più impegnativa la corrispondenza con carcerati o quella adottata da un padre spirituale che viveva in ritiro su un isola e intratteneva, per anni, intense corrispondenze con persone in difficoltà che a lui si rivolgevano per guida e sostegno. un po’ come percorsi d’analisi in incognito, dove l’analista non si limita ad ascoltare…
Non lo so Rossana, io questo spazio lo interpreto più come un interscambio, anzi, spesso come uno scontro tra ideologie e posizioni differenti. Sulle lettere troppo personali infatti difficilmente intervengo, perché è difficile attraverso un mezzo così asettico far sentire una reale vicinanza, e tantomeno dare consigli sensati leggendo quattro righe della vita di una persona.
Maria, credo di essere invece molto brava nella sospensione del giudizio, solo quando lo decido per specifiche motivazioni d’aiuto. In tutti i restanti casi invece, di solito i miei giudiizi sono trancianti (ma questo anche verso me stessa, giusto per non fare favoritismi!).
Ciao Suzy, anch’io da mie esperienze passate ho riscontrato tali situazioni: per questo concordo totalmente con il commento n. 7 di RdF. Penso che l’essere umano mostri i suoi limiti e le sue “bassezze” in tutti gli ambiti, compreso quello in cui ci dovrebbe essere “un nobile fine” altruista. A mio parere però esistono anche molte persone che si dedicano al volontariato in modo disinteressato e costruttivo. Va avanti solo chi supera la delusione nel constatare che certi comportamenti umani si manifestano, indipendentemente dal contesto e dagli obbiettivi, provando a contrastare certe “dinamiche” con esempi diversi. Non è facile e anch’io all’epoca decisi di mollare sentendomi impotente.
Ciao Acqua, sicuramente ho estremizzato, perché anche nel gruppo di cui ho fatto parte ci sono persone genuinamente interessate all’altro. Ma l’aspetto più complesso della faccenda, è che non credo siano consapevoli delle loro intenzioni “altre”; ciascuno se la racconta ( e si autoconvince) di sposare la causa, mentre poi risponde semplicemente a proprie personalissime esigenze. Comunque, forse avrei dovuto fare la mia strada e fregarmene dei “colleghi” e delle loro beghe.
Suzanne,
“io questo spazio lo interpreto più come un interscambio, anzi, spesso come uno scontro tra ideologie e posizioni differenti. Sulle lettere troppo personali infatti difficilmente intervengo, perché è difficile attraverso un mezzo così asettico far sentire una reale vicinanza, e tantomeno dare consigli sensati leggendo quattro righe della vita di una persona.” – questo spazio cambia con il riciclo degli utenti che lo animano. secondo me, prevale chi cerca il confronto con qualcuno di simile e chi cerca il puro e semplice sfogo. c’è poi una componente abbastanza stabile di chi si sforza di “aiutare” esponendo, in modo costante e ripetitivo, la teoria di vita a cui è giunto attraverso la sua personale esperienza. e parecchi altri diversi intenti, fra cui quelli tendenti al perenne quanto inutile conflitto.
vero che non si può pensare di risolvere niente per chi esprime ben poco di sé e delle sue difficolta ma è altrettanto vero che queste persone possono essere ulteriormente sconfortate dalla totale mancanza di attenzione.
Da: “La macchia umana” di P. Roth, che sto leggendo grazie al suggerimento di un’utente:
“Un piccolissimo simbolo, se ce ne fosse stato bisogno, del milione di circostanze della vita altrui, di quella bufera di dettagli che formano il guazzabuglio di una biografia umana: un piccolissimo simbolo che mi ricordava perché la nostra comprensione della gente dev’essere sempre, per forza, nel migliore dei casi, difettosa.”
è quasi una maledizione il dover copiare alcuni brani di libri presi a prestito, che non posso sottolineare… Pavese lo faceva lo stesso ma io non sono altrettanto determinata…
Suzanne,
secondo me, per tutta la vita, in ogni età e in ogni contesto, ognuno, di fatto, non fa altro che cercare di rispondere meglio che può alle proprie personalissime esigenze. che senso avrebbe agire altrimenti?
quanto alla consapevolezza delle ragioni delle proprie scelte, c’è chi si pone domande e si dà risposte, magari imperfette e transitorie, e chi non ci pensa nemmeno a porsele. o, se se le pone, si dà le risposte che meglio riescono a far quadrare il suo personale equilibrio interiore.
conosci qualcuno che si muove diversamente, con quanto ha sul momento a disposizione? qualcuno che dia qualcosa, anche solo di sé, senza prefiggersi di avere niente di niente in cambio? per poco che si cerchi o si voglia, di esteriore o interiore, credo che NESSUNO sia del tutto avulso dall’aspettativa di un qualche tornaconto…
Ciao Rossana.
Quel “NESSUNO” pesa come un macigno sulla mia visione dell’argomento in questione. Verso i 30 anni ho pianto come un bambino alla notizia che un mio carissimo amico, tossico fin dal’adolescenza,aveva lasciato questo mondo su una panchina con un’overdose che avrebbe ammazzato un elefante. Mi sono avvicinato al “gruppo” con cui condivideva il suo pane quotidiano. Ragazzi della mia età, chiedevano soldi, ero in difficoltà. La faccio breve, con altri due amici “puliti” nel giro di sei mesi siamo riusciti a convincere 3 di loro ad andare in un centro terapeutico.
E’ stata dura! Facevamo a turno, una settimana ognuno di noi restava nel centro giorno e notte, lavoravamo con loro, progettavamo di formare una squadra di calcio.
i terapeuti ci accolsero con un fiero distacco. La sera prendevamo la chitarra e cantavamo.Dopo due anni, con qualche ammaccatura ancora evidente, i nostri amici lasciarono il centro.
Nel frattempo avevo stretto amicizia con lo psichiatra che era anche il direttore del centro.
Mi chiese di restare, mi disse che avevo un dono. Il riuscire a comunicare con l’azione,
loro si limitavano alle sterili sedute di gruppo con contorno di farmaci.
Accettai. Per lunghi periodi ho rinunciato al mio lavoro di musicista, con grave danno economico.
5 anni, poi le cose cambiarono, il direttore andò in pensione e il suo sostituto aveva altre vedute, non ammetteva la presenza di personale non
qualificato.Sinceramente ne fui contento. In quel campo i successi non arrivano al 40, 50%.
Oggi voglio solo dimenticare, è dura ricordare quei volti dagli occhi spenti.
Toroseduto,
molto bello il racconto, e anche lo spirito con cui hai agito alquanto a lungo. in alcune persone, in particolare in gioventù, questi slanci si manifestano abbastanza spesso, FORSE per un’immersione in esperienze di vita, che premono per essere verificate.
intorno ai vent’anni, nell’intervallo dal lavoro, consumando nella bella stagione lo spuntino del pranzo all’aperto, ho incontrato un vecchio barbone alcolizzato e ne ho via via approfondito la conoscenza. aveva una famiglia, in montagna, abbastanza lontana dalla città in cui trascinava la sua triste esistenza.
in un fine settimana gli proposi di riportarlo a casa, e accettò, abbastanza volentieri. giunti sul posto con la Cinquecento da poco comprata a rate, i suoi figli vennero ad aprire e lo accolsero mal volentieri.
mi era costata un certa fatica la guida in stradine strette e tortuose e fu grande la mia meraviglia quando pochi giorni dopo lo ritrovai sulla solita panchina, più amareggiato di prima…
Io, per scopo di volontariato, raccolgo le bustine di zucchero nei bar, quelle mezze aperte. Ho visto un documentario, in italiano, su You Po… no, volevo dire Tube, You Tube, in cui mostravano che oceano di zucchero buttiamo via quando ci suggiamo la cicchera di caffè corretto narda. Zucchero che spesso casca a terra nei bar, perciò io scopo a scopo di volontariato.
Ecco un volontariato privo di secondi fini e dietetico. Sugarfree.