La fine improvvisa di un amore
di
Loredana
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Ciao a te, Adele che mi hai recentemente evocato… e ciao a voi Luna, Ambrogio e altri che da un po’ siete a scrivere su questo post… Benvenuti ai (purtroppo) nuovi cuori spezzati.
Sono qua, con una vita strana nella quale mi sento “di passaggio”.
Dopo la rottura con l’ex e il mese di no-contact, ho immaginato minuto per minuto come sarebbe stata la mia vita senza di lui, e ho iniziato a fare piccoli passi per rispostare il mio baricentro dentro di me.
Mi sono iscritta in una bella palestra, più per tenermi occupara ed avere un motivo per uscire di casa e non pensare a lui che per spirito sportivo…
Mi sono anche decisa a rivolgermi a uno psicologo: ho scelto il migliore, il più bravo, uno famoso (almeno è sulla base di quello che si diceva in giro di lui che l’ho scelto), e ho iniziato la mia terapia.
Insomma, mi sono sentita meglio per la sensazione che stavo facendo qualcosa per me finalmente….ma senza di lui nulla aveva un senso, nulla poteva guarire la profonda ferita ed il dolore…..
Intanto avevo ripreso con lui un flebile contatto, dopo essergli piombata in casa per “farmi un regalo” la notte del mio 40° compleanno… (non successe niente a parte baci e lacrime….)
Lo psicologo ha inquadrato la personalità narcisistica di lui e la mia dipendenza affettiva, e mi ha detto per il momento di tenere un filo, un contatto, senza il quale crollerei (è vero, l’ho sperimentato durante il no-contact!), di darmi pure i pizzichi sulla pancia se le cose non sono come le sogno io con lui, ma intanto questo spiraglio mi serve per far passare l’ossigeno necessario per tenermi viva e consentire a lui (il dott) di lavorare su di me, di aiutarmi ad uscirne.
E così sto facendo….. vedo il mio ex una-due volte alla settimana, senza pretese, se non ci vediamo non indaghiamo sulle rispettive frequentazioni, e intanto faccio la mia terapia… non so come debba essere una terapia, è la mia prima volta…. parlo parlo parlo, ma il dott sta forse indagando su di me a 360° per capire come penso/agisco/reagisco prima di consigliarmi una strategia, un modo diverso per affrontare la cosa…. Non so ancora se mi sta giovando, sento un precario equilibrio in tutto, perchè con l’ex so che non è un rapporto e che cmq non può andare avanti a lungo così, e col dott non intravedo ancora spunti di soluzioni (fatte 5 sedute finora). DI sicuro sta cercando di accrescere un po’ la mia autostima (e qualche risultato c’è…), ma io vorrei liberarmi dal legame con lui dalla sera alla mattina, camminare libera e leggera…e invece mi porto ancora appresso un amore moribondo senza sapere dove lo sto trascinando e perchè……
Il dott dice di fidarmi e affidarmi, che l’amore per l’ex lo sposterà per me stessa e non devo cercare un chiodo x scacciare il precedente senza prima amare me. Ci voglio credere xkè ne ho bisogno.
Sono nel limbo, cara Adele. Ma almeno sto facendo qualcosa di differente, anche se la strada al momento è avvolta nella nebbia.
Vi voglio bene…
@ Loredana
oggi per me è stata dura.. mi sono svegliata con un’ ansia che non mi ha fatto respirare per tutto il giorno.. lui lui lui il solo pensiero..
pensare continuamente a come possa fare ad essere totalmente indifferente nei miei confronti sapendomi da sola nella nostra casa, e senza nessuno visto che mi sono trasferita a 1200 km da casa mia per stare con lui. ho appena perso il lavoro, mi è rimasto l’ affitto e le bollette, tutto sulle mie spalle.
lui è sparito. se n’è andato il 13 maggio da casa nostra, quando io ero a lavoro.. pensa che cattiveria. EPPURE STO MALE PER LUI.
ora io mi chiedo.. perchè nonostante tutto il male subito, la nostra delusione, la rabbia, il dolore siamo ancora qui a piangere per loro? non è forse abbastanza questo? ci stiamo facendo del male per chi non merita niente!! perchè il mio ex era dolce, era premuroso, rassicurante, perfetto… certo, così perfetto da farmi del male, lui che mi diceva “ti proteggerò, mai nessuno ti farà del male”….l’ ha fatto lui per primo. come possiamo amare persone che ci abbandonano come sacchi della spazzatura? meritano le nostre lacrime, meritano che ci ammaliamo per loro?
e NOI, Loredana, Manu, tutte noi che siamo qui a raccogliere i pezzi del nostro cuore infranto, per colpa di gente egoista che riesce solo a pensare alla propria felicità, meritiamo questo?
è normale che tu ti chieda come farai a fidarti ancora.. è quello che mi chiedo anche io..
ma credo che nel momento in cui incontreremo la persona della nostra vita non staremo lì a chiedercelo..
io per ora riesco solo a pensare che lui mi ha deluso, che è stato un grandissimo egoista, insensibile, falso e ipocrita.. tutte le sue promesse, tutti i nostri sogni.. non so se ridere o piangere..
facciamoci forza tra noi ragazze e ragazzi.. questo forum aiuta e tanto e me ne accorgo ogni giorno che passa sempre di piu’..
lottiamo con le unghie e con i denti per noi stessi e per il nostro cuore.. deve rimanere integro, e bello e noi dobbiamo essere raggianti.. perchè la persona della nostra vita può essere dietro l’ angolo!! FORZA!!!!!
Buonasera a tutti, mi chiamo Antonio, ho 26 anni e sono approdato in questo Blog girovagando su Internet in uno dei tanti momenti tristi che mi stanno accompagnando in questi giorni.
E anch’io, come gli altri, ho una storia da raccontare.
Dopo 8 anni e 4 mesi di fidanzamento, la mia ex ragazza decide, il giorno di Pasqua (si, avete capito bene, il giorno di Pasqua…) di lasciarmi dopo un mese di problemi e di “non so che cosa mi sta succedendo”. Motivazione? Semplicemente che l’amore non era più quello di prima, che oramai grazie alle amiche dell’università ha conosciuto una nuova “vita” e che io sono un peso, che vuole godersi quel tipo di vita e che i sogni e i progetti che due mesi prima sul divano facevamo assieme oramai non li sentiva più “propri”.
Mi lascia con una telefonata, una semplice telefonata. Una settimana dopo cambia numero di telefono e le mie mail (unico “canale” tra me e lei che ha lasciato aperto) rimangono senza risposta oppure con un “non parlare più di noi due” oppure “è meglio se non mi contatti”.
E in tutto ciò, la cosa più triste è che io la amo ancora.
Non so come possa esser successo, il nostro (a come ci dicevamo) era amore vero, un grande amore, e che qualsiasi problema ci fosse stato l’avremmo risolto perchè eravamo “io e lei”. E invece? Succede che finisce, e nel peggiore dei modi, che non prova più nulla per te mentre tu per lei avresti dato la vita se solo te l’avesse chiesto… E mentre lei esce e va a ballare con le amiche tu stai a casa, da solo, come stasera, a pensare e a cercare inutilmente un motivo, per quanto assurdo possa esser, che spieghi perchè è finita, e lo fai perchè ti viene impossibile pensare che lei, l’amore della tua vita, ti abbia lasciato così, così come si butta una busta della spazzatura. Per lei hai anche chiuso tutte le amicizie, perchè tra studio, lavoro e sport se hai due minuti di tempo che fai? Esci con gli amici? No, li dedichi a lei, e dopo 8 anni gli amici piano piano li perdi e fai di lei il solo e unico centro del tuo mondo.
Ho sempre fatto della frase “ciò che non ti uccide ti rende più forte” il mio stile di vita, anche per delle vicende personali che mi hanno segnato, ma quando quello che non ti uccide ti lascia in un oblio di ricordi, dolore e sofferenza, allora preferisci davvero che quel coltello che porti nel cuore giorno e notte possa penetrare sempre più in fondo fino ad ucciderti, perchè ogni giorno è un’agonia di pensieri che sai che nessuno ti ridarà indietro.
Devi solo accettare la situazione, ma sai che non puoi farlo, perchè ovunque ti giri, ovunque volgi il tuo sguardo c’è un oggetto, una situazione che ti ricorda i bellissimi momenti passati assieme a lei, momenti che avresti giurato sarebbero durati per sempre.
Invece l’unica cosa infinita è solo la crudeltà umana, l’indifferenza, il come possa diventare insensibile una persona. Ti rimane solo un buco nero dentro di te, che ti risucchia piano piano, senza che tu possa farci praticamente nulla…
@Emanuela
ti capisco benissimo…i 20 giorni successivi alla sua sparizione mi svegliavo in piena notte in preda all’ansia, con un peso insostenibile sul petto che mi impediva di respirare..
Ogni mattina e ogni sera è uno strazio..il suo pensiero mi riempe..dov’è..cosa fa…con chi è..Mi sono resa ridicola per lui, il suo comportamento è inequivocabile ma io sono ancora qui …come te…e come tutti…a soffrire per lui e a sperare..
Anche a me tornano in mente le sue parole di rassicurazione….Negli ultimi 5 anni ne ho passate di tutti i colori e ho imparato ad innalzare un bel muro che mi aiutasse a proteggermi…con lui ho buttato tutto giù, ho creduto subito alle sue parole…Mi dava così tanta sicurezza, gli avevo raccontato come stavo..le mie paure..eppure è stato lui uno dei peggiori carnefici.
Passo il tempo a darmi la colpa…come ho potuto fidarmi in così poco tempo? non ho imparato nulla?me lo sono meritato..lui è uno come tutti gli altri per quanto lo abbia voluto vedere diverso..per quanto lo abbia amato perchè lo pensavo la persona diversa, quella che poteva capire, che aveva sofferto..Stupida..stupida…stupida ecco cosa sono…eppure spero sempre che torni, che capisca cosa di bello sta buttando via..
Gli uomini dicono che alle donne piaccino i fighetti stronzi..e che snobbiamo le persone “normali”..Ebbene sono le fantomatiche persone “normali”, i classici “ragazzi della porta accanto”…gli insospettabili che mi hanno fatto più male..che hanno tradito piu nel profondo la mia fiducia.
@Antonio
la fine di un amore è un vero e proprio lutto, sopratutto quando per una delle parti non è così ed è costretto a subire la decisione dell’altro..Non possiamo costringere nessuno ad amarci, e quando il sentimento finisce non si pensa piu anche in funzione del bene dell’altro purtroppo..ma si comincia a percorrere da soli la propria vita. Chi subisce dovrà sopportare il peso maggiore…purtroppo nulla allevierà la tua pena se non il tempo, cerca sempre e solo di pensare che prima o poi tutto questo passerà…questo te lo dò per certo, la lettera che apre questo forum risale a 5 anni fa..e più o meno è una situazione simile alla tua…e sono qui viva a dirti che quella persona non è piu minimamente nei miei pensieri, anzi spesso lo incrocio lui non mi saluta neanche…ma per me è un estraneo letteralemnte!Sò che è strano dirlo..ma è così..Certo questo non mi ha reso immune a ripassarci…
oggi per me è durissima ragazzi.
mi sono svegliata malissimo stamattina.
forse comincio a realizzare non lo so..
non ce la faccio neanche a scrivere.. scusatemi..
voglio solo postare una frase di un famoso film “Cast Away”
” Devo continuare a respirare..
domani il sole sorgerà e chissà la marea cosa può portarmi”
forza ragazzi, forza.
CARLETTA: ciao tesoro! Che bello avere tue notizie. perché sono notizie buone, poi. Stai facendo una cosa importantissima per te, e non un piccolo passo, un grande regalo verso te stessa! Mi ha commosso leggerlo, davvero. Avrei voluto poterti abbracciare! Ti abbraccio da oltre uno schermo, ma lo faccio sul serio, e forte.
Lo so, lo so che sarebbe bellissimo “guarire” dalla sera alla mattina, dalla dipendenza e dal dolore. Avere tutte le risposte, sentirsi totalmente leggeri. Comprendo con tutto il cuore, oltre che con la razionalità, questo tuo pensiero, questa tua sensazione.
Però il fatto che non sia possibile avere una bacchetta magica, bensì impostare una terapia, un percorso di consapevolezza, non è un aspetto negativo… come posso dire? quello che stai conquistando ora, di te, della serenità, il sentire (non solo comprendere) che non esiste una sola unica strada, anhce a livello di emozioni, azioni/reazioni, ecc, e che ti sembra si muova piano non si sta muovendo piano. Si sta muovendo. E si sta muovendo a livello più profondo. Da quello che mi racconti mi pare che tu abbia trovato veramente un terapeuta serio. Ti voglio bene.
Loredana: grazie per la tua testimonianza. Sì, è vero, le separazioni d’amore, soprattutto quando si verificano in modo traumatico, sono un lutto. Tantopiù quando si sono investite energie “esistenziali”, non solo emotive legate al sentimento. E il lutto ha delle sue fasi, che Antonio così bene descrive. Non è possibile non essere disorientati da un lutto, non è possibile non soffrire,e anche provare una serie di sensazioni fortissime quando la fase è acuta. Il lutto d’amore peraltro ha delle caratteristiche comuni con il lutto vero e proprio. Anche il fatto che ogni cosa sia un continuo rimando. Ricordo, quando morì mia nonna, che io e mio fratello fummo sconvolti fino al profondo del cuore e piangevamo disperati, all’improvviso, perché dei biscotti ci avevano aperto mille finestre di amore, ricordo, tenerezza, senso di perdita. E ciò mi succedeva in continuazione.
Allo stesso modo, come già scrissi, mi accadeva per il lutto d’amore. Persino il carrello del supermercato poteva farmi provare delle sensazioni laceranti. Ci vuole il tempo, e anche imparare a darsi da soli del balsamo sul dolore. Se una persona che ami se ne va contro la sua volontà, a causa della morte, è comunque un trauma. E si dice che, anche se con il più profondo amore, rispetto, sapendo quanto quel grande amore non sia finito, ma debba soltanto trasformarsi, una parte di noi prova rabbia. La rabbia perché non doveva essere così, perché il senso di mancanza ci annienta, perché comunque anche non volendo la persona ci ha abbandonato. In amore una persona ci abbandona volendo, lo sceglie, e se ci abbandona con una freddezza che va al di là della logica (già difficile da accettare) che l’amore (per noi non finito) possa finire, quello è un trauma ulteriore. Quindi purtroppo non possiamo che sentirsi devastanti e farci anche mille domande per
per cercare disperatamente di dare una logica accettabile a ciò che di troppo illogico, per noi, ci ha travolti. La non accettazione è anche un modo, forse, per dirci: soffro troppo, troppo. Vorrei che questo fosse solo un incubo. E se la persona tornasse e riuscisse a mettere tutto a posto, se mi dicesse che tutto è a posto, io potrei svegliarmi dall’incubo e ricominciare a respirare.
Il dolore, le domande, il senso di spaesamento, la ferita, la paura, il senso di fragilità ecc ecc… tutto ci sta, purtroppo. La chiave è l’accetazione, l’amore per sè, il riuscire a guardare avanti… ma la chiave non si trova sotto lo zerbino in 5 minuti. Anche se è importante volersi bene e darsi il modo di cercarla. Alla fine la chiave si trova, dentro di sè, e si può tornare a casa (da sè), ma ci vuole tanta energia, pazienza… e quando si prova un dolore acuto, che non ci si sarebbe aspettati, è naturale dirsi, disperatamente: vorrei che finisse, ORA.
Ma quello che dici è vero. Sì, si supera.
MANU: @Ridursi come delle cacchette inutili di piccione,renderà la vita peggiore.
😉 già 🙂
io la penso come te, penso quello che pensi. Ma non vale… 😛
ti spiego, se non pensassimo così ora sarebbe strano, innaturale. Pensarlo, anche se fa soffrire, è darsi tempo. Darsi lo spazio per rielaborare un dolore, e ritrovare se stessi. Darsi il tempo. Non sempre si riesce, a volte non ci si dà il giusto tempo e si soffre per questo, ancora di più. Si va a cercare in altre persone quello che non può essere. Si va a cercare non solo qualcun altro, ma se stessi con qualcun altro. Così si prova ancora di più un senso di spaesamento profondo. Lui o lei non sono così, e io non sono com’ero con loro. Uguale: nessuno sarà mai lei o lui, io non sarò mai com’ero con lei o lui.
Infatti. Ovvio. Io sarò chi ero, io, quando mi sarò ritrovato/a. Quando fluirò in me per chi sono, e a quel punto, se sarò libero/a, dentro, con un’altra persona, se davvero mi innamorerò, vivrò un presente. Un presente da scoprire, in cui ci sarò io e con un altro mondo da vivere e costruire, gesti e complicità nuove, da scoprire e costruire. Darò perché a me renderà felice dare. Ma perché possa nascere un nuovo linguaggio, di coppia, fatto di gesti, ricordi, complicità, bisogna che io ritrovi il mio idioma, senza cercare di parlare la lingua del vecchio noi con qualcun altro, sentendomi frustrato perché è un altro paese in cui mi sento straniero.
Ti parlo con la capoccia divisa in due. Cioè, chi ti parlano sono… due LUNE. Una è assolutamente con te, perché io ho amato una persona come si sono amati i miei nonni. Non ho preso un catalogo e ho scelto. Ho scelto e basta, ho sentito “è lui”. E non è che prima non avessi mai incontrato nessuno al mondo. Quindi non lo so se quello che provo è verità, quando la penso come te, o è inevitabile da pensarlo ora. Però credo anche a tutto quello che ti ho scritto sopra. Anche se ora non è il tempo di considerare altri “paesi”. Ma di ritrovare il MIO idioma sì.
per cercare disperatamente di dare una logica accettabile a ciò che di troppo illogico, per noi, ci ha travolti. La non accettazione è anche un modo, forse, per dirci: soffro troppo, troppo. Vorrei che questo fosse solo un incubo. E se la persona tornasse e riuscisse a mettere tutto a posto, se mi dicesse che tutto è a posto, io potrei svegliarmi dall’incubo e ricominciare a respirare.
Il dolore, le domande, il senso di spaesamento, la ferita, la paura, il senso di fragilità ecc ecc… tutto ci sta, purtroppo. La chiave è l’accetazione, l’amore per sè, il riuscire a guardare avanti… ma la chiave non si trova sotto lo zerbino in 5 minuti. Anche se è importante volersi bene e darsi il modo di cercarla. Alla fine la chiave si trova, dentro di sè, e si può tornare a casa (da sè), ma ci vuole tanta energia, pazienza… e quando si prova un dolore acuto, che non ci si sarebbe aspettati, è naturale dirsi, disperatamente: vorrei che finisse, ORA.
Ma quello che dici è vero. Sì, si supera.
MANU: @Ridursi come delle cacchette inutili di piccione,renderà la vita peggiore.
😉 già 🙂
io la penso come te, penso quello che pensi. Ma non vale… 😛
ti spiego, se non pensassimo così ora sarebbe strano, innaturale. Pensarlo, anche se fa soffrire, è darsi tempo. Darsi lo spazio per rielaborare un dolore, e ritrovare se stessi. Darsi il tempo. Non sempre si riesce, a volte non ci si dà il giusto tempo e si soffre per questo, ancora di più. Si va a cercare in altre persone quello che non può essere. Si va a cercare non solo qualcun altro, ma se stessi con qualcun altro. Così si prova ancora di più un senso di spaesamento profondo. Lui o lei non sono così, e io non sono com’ero con loro. Uguale: nessuno sarà mai lei o lui, io non sarò mai com’ero con lei o lui.
Infatti. Ovvio. Io sarò chi ero, io, quando mi sarò ritrovato/a. Quando fluirò in me per chi sono, e a quel punto, se sarò libero/a, dentro, con un’altra persona, se davvero mi innamorerò, vivrò un presente. Un presente da scoprire, in cui ci sarò io e con un altro mondo da vivere e costruire, gesti e complicità nuove, da scoprire e costruire. Darò perché a me renderà felice dare. Ma perché possa nascere un nuovo linguaggio, di coppia, fatto di gesti, ricordi, complicità, bisogna che io ritrovi il mio idioma, senza cercare di parlare la lingua del vecchio noi con qualcun altro, sentendomi frustrato perché è un altro paese in cui mi sento straniero.
Ti parlo con la capoccia divisa in due. Cioè, chi ti parlano sono… due LUNE. Una è assolutamente con te, perché io ho amato una persona come si sono amati i miei nonni. Non ho preso un catalogo e ho scelto. Ho scelto e basta, ho sentito “è lui”. E non è che prima non avessi mai incontrato nessuno al mondo. Quindi non lo so se quello che provo è verità, quando la penso come te, o è inevitabile da pensarlo ora. Però credo anche a tutto quello che ti ho scritto sopra. Anche se ora non è il tempo di considerare altri “paesi”. Ma di ritrovare il MIO idioma sì.
Mi chiamo Francesco e anche io come Voi mi trovo aimè ad affrontare questa triste situazione ovvero dopo 7 anni di vita insieme un bel giorno la mia lei decide di farla finita e di pensare a se stessa per una serie di motivazioni (inizio di un lavoro, fine degli studi, pensare ad un master fuori e il fidanzato non è tanto felice…ecc) che poi si inventano perche’ prima era tutto ok poi cominciano le difficolta’ caratteriali, i paragoni con gli altri che stanno sempre meglio di noi, i problemi di dialogo la voglia di uscire insieme in due che viene meno , addirittura la non voglia di stare insieme intimamente ma questo tutto regolato dalla mente che studia l’allontamento ….
E cosi’ ora è da oltre un mese che tento di chiamarla e mi risponde sono con le minacce… bella roba altrimenti è assente e menefreghista
come non ho mai visto ed immaginato prima d’ora…..
Vi sembrera’ strano ma anch’io avevo scommesso tutto su di lei gli amici persi perche’ dopo sette anni trovi un po di tempo dopo il lavoro lo dedichi a lei e ti dimostri bravo e onesto perche’ lei è piu’ felice…., tutti ti danno ragione anche la sua famiglia ma purtroppo l’incredibile cattiveria, egoismo e lucidita’ un coraggio barbaro che ci deve far riflettere su chi sia davvero la persona brava, buona, onesta e che si sappia sacrificare anche se c’è crisi di coppia e che possa dire davvero attuo dei cambiamenti per recuperare il rapporto.
Spesso bisogna soffrire e costruire se stessi piu’ forti di prima per
comandare il futuro rapporto ed essere piu’ razionali e stronzi (per il bene della coppia) che innamorati e dormiglioni….oppure per dirla meglio non fidarsi mai …
Il telefono che non si puo’ vedere perche’ devi avere fiducia, la voglia di litigare, l’apprezzare gli altri … la mancanza di telefonate sono tutti segnali molto negativi e che ti devono far pensare…. fortuna che il mio sesto senso mi diceva stai attento…
eppure anche se trovi per grazia del signore ricevuta un aiuto e ti distrai per non morire con un coltello nel cuore… sai benissimo che la tua rabbia supera la sua stronzaggine perche’ sai quanto le volevi bene e quanto ci credevi in lei….
@ Francesco
mi trovo proprio nella tua stessa, identica, situazione…
E’ incredibile che “mostri” possano diventare le persone che qualche mese prima invece ti abbracciavano e baciavano, persone con le quali criticavi le altre coppie che si lasciavano dicendo “noi non siamo come loro”… Più che incredibile, è assurdo.
Eppure è successo