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Liberamente tratto da Kafka – L’incendio di casa mia

Nel medio pomeriggio T. arrivò. Il tetto della casa era sprofondato nelle fiamme. Bruciava l’11 di Corso Re Umberto. Tentò a lungo di entrare in casa, ma solerti carabinieri con pettorina, tipo corridori della domenica e moltitudine di vigile urbani, l’avevano bloccata all’inizio del corso, lì, con la sua bici. Cercava il suo compagno con gli occhi e lo trovò, già in prima fila a godersi l’orrendo spettacolo del rogo del suo stabile. Dietro, curiosi muniti di tecnologia a pregustarsi la pubblicazione su YouBurn. Le avevano vietato di salire dicendole che tutto era sotto controllo. Gli occhi brucianti incollati al cielo scrutavano verso quel quinto piano dove si intravedevano i loro due abbaini, gli altri condomini seduti al dehors del famoso locale sicuri che sarebbe durato poco. Nell’aria volavano pezzetti di carta e pezzetti di sogni. T. sapeva che erano stati i loro perché il fuoco, come una bestia insaziabile, ora era sopra la loro casa. In basso incapacità organizzativa, curiosi, siccità, sudore di uomini giovani che nulla potevano, in alto il rogo in ascesa incontrastato, in un falò senza luna e poesia. Ormai il 9, l’11 e il 13 erano andato in fumo, toccava a loro due, era il turno del 15. Che vento.
Mio Dio, pensò, mi bendano, mi mettono al muro, mio Dio, tocca a me; non voglio vedere, anzi sì, alzo il petto di fronte al plotone, ecco, faccio una foto, siamo mica codardi, anche se non siamo eroi.
Click, fatto! Due ragazze dietro a T. dissero che se ne sarebbero andate perché era finito, andavano a casa, loro che potevano. Nel mentre si era fatta notte. La testa ronzava in un vuoto apparente, una gabbia silenziosa l’avvolgeva, eccolo lì il grande Castello arrivava in un plotone con a capo il Sindaco. (Ma quanti idranti, Signor Sindaco? Ma quanti pompieri? T. l’aveva guardato negli occhi, lui no.) Poi andò a cercarsi un alloggio per la notte, nessun oste, nessuna locanda, per fortuna c’erano solo amici. 30 Giorni senza un tetto, un’enorme solidarietà con i terremotati e molti amici da ringraziare. Torino, 17 maggio 2012

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