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L’Italia i beduini e … il coronavirus

Lettere scritte dall'autore  PaoloM

In un contesto politico intellettualmente desolante, dove il presidente della regione Lombardia, Fontana, manda a quel paese il presidente del consiglio, oppure fa uno show in tv di pessimo gusto indossando una mascherina, dove minuscoli soggetti politici, classificati come 5☆, hanno creato la loro immagine su slogan appena sopra la soglia dell’analfabetismo dialettico, tipo “onestà”, “basta privilegi” oppure “giù la casta”, dove Salvini misura la crescita del suo appeal predicando linee politiche raccolte negli avvenimenti delle ultime 36/48 ore, dove una meno impresentabile Meloni sviluppa idee che non si elevano al di fuori del tentativo di scimmiottare gli scomparsi leader di quel glorioso partito dal quale proviene, dove i leader della sinistra sono solo abili furbacchioni capaci di difendersi nel loro inespugnabile fortino, osservando disinteressati la carneficina dialettica che si consuma fuori dal loro perimetro di protezione, ci sono gli italiani.

Per similitudine, forse paragonabili alle tribù beduine del deserto libico, sotto il dominio di quell’incontrastato leader che era Gheddafi, anche gli italiani oggi possono sperimentare – ovviamente in un contesto civile totalmente diverso – una situazione politica con molti elementi di contatto.

Se sull’altra sponda del mediterraneo i generali Haftar e Al Serraj si misurano miliarmente per ottenere il potere ed il controllo del paese, da questo lato la situazione – ovviamente solo politica – non è molto diversa.

La battaglia italica è aspra e non risparmia colpi per nessuno. Ovviamente non sono i colpi delle armi da fuoco, ma quelli delle parole, orchestrate da uno scaltro generale, “Al Salvinj”, che scandisce oppure asseconda gli interventi dei Suoi marescialli, come i governatori delle regioni del nord. Con un presidente del Consiglio che viceversa replica come fosse solo un emissario dell’ONU inviato in zona di guerra, ecco il coronavirus con i suoi danni, ma anche con gli indubbi vantaggi/svantaggi politici che si trascina.

Se un maresciallo dell’esercito di “Al Salvinj” fa parziale retromarcia (Zaia, in Veneto), per fortuna la 1ª divisione “Fucilieri di Lombardia” comandata dal maresciallo Attilio Fontana si dimostra molto più fedele.
Ed ecco che si tentano i colloqui di pace. Al Salvinj, affiancato dalla Meloni, chiede “fermiamo la Lombardia per 15 giorni per poi ripartire sani”, come una mamma potrebbe chiedere a suo figlio di farsi la doccia prima di andare a dormire, per non sporcare le lenzuola. Cosa esiste di più semplice oggi? Chi può dargli torto?
Del resto ci si poteva opporre a chi urlava “onesta”, “basta privilegi”, “prima gli italiani” oppure “giù la casta”?? Impossibile!! Difronte ad uno slogan così c’è solo la resa, politica ovviamente.

Chi può opporsi a “chiudiamo per 15 giorni e poi ripartiamo sani”?
Oggettivamente, nessuno!!

Linguaggi basici, che si rivolgono allo strato più umile della popolazione, ad una nazione ancora divisa in principati e comuni, come può apparire, ma solo per similitudine, “vicina” alle tribù del deserto libico. I social, il pensiero comune, la ricerca di soluzioni semplici che non ci impegnino in troppi ragionamenti, esaltano all’ennesima potenza simili considerazioni.

Purtroppo la nostra realtà geografica ed economica è molto più complessa. Abbiamo una microstruttura basata su equilibri imparagonabili, rispetto alla Cina, la Corea oppure l’Iran, però quelle strutture sono prese come esempo dal maresciallo e vice-maresciallo della 1ª divisione “Fucilieri di Lombardia”, magari aiutati dal suo Generale “Al Salvinj”.

Unica voce in disaccordo, ma dal calibro non indifferente è quella di Confindustria, che si permette di sviluppare un ragionamento più complesso: “… il giusto e necessario proposito di fronteggiare l’emergenza sanitaria non può e non deve aggravare l’emergenza economica che sta già piegando l’intero sistema produttivo del Paese. I provvedimenti fin qui varati dal Governo, se rispettati da tutti con scrupolo e responsabilità, offrono una soluzione equilibrata alla grave situazione del momento contemperando esigenze diverse ed evitando di provocare danni che potrebbero rivelarsi irreparabili …”.

Chi sa se verrà accettato dalle “tribù” del nostro paese un ragionamento che non sia uno slogan.

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