Il suicidio
di
beppino
Riferimento alla lettera:
Buongiorno, anche io penso che il suicidio sia una cosa buona, in un certo senso. Da tre anni, ci sto pensando, e ho già fatto quattro tentativi. Per me, la morte rassomiglia a un riposo, perché come lo dice un autore francese, "vivere, è soffrire". Io di fronte alle difficoltà...
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Quelli che “La cosa più importante è vivere tranquillo su questa Terra”, oh yeahh
Quelli che “Quando riposo temo di rubare il tempo a Dio”, oh yeahh
Quell che “Vivere tranquilli si può, a una certa età…”
Quelli che “Ci riposeremo solo in Cielo”,
quelli che.. quelli lì.. quelli lì, oh yeahh
Quelli che: “Ho composto un “Mea culpa” perché sono un peccatore”, oh yeahh!
Quelli che: “Anche chi ha fede a volte vacilla”, oh yeahh!
Quelli che: “E’ molto meglio comporre un Valzer…….”, oh yeahh, oh yeahh…
Quelli che “I genitori vogliono sempre il nostro bene”, oh yeahh
“Con le distanze giuste si può parlare senza ammazzarsi”, oh yeahh
“I genitori gli fanno venire idee suicidarie”, oh yeahh, oh yeahh…
Quelli che pensano una cosa e scrivono l’opposto…, oh yeahh
“non sono sparita, ma rifletto…”, oh yeahh
“Non ho più voglia di vivere o forse si”
“Cercavo idee su come farla finita”, oh yeahh, oh yeahh
Quelli che “Magari in due è più facile”, oh yeahh
“Mi piacciono ancora le lucine di Natale alla mia età”
“A Natale aumentano i suicidi”
“Meglio non suicidarsi sennò crei l’effetto domino..”, oh yeahh
Un abbraccio a tutti, Anna-Anna… Oh yeahh, oh yeahhhh…
MKK sei sorprendente…dono una nuova vita? Attento a fare queste dichiarazioni..potresti andare a sbattere contro un muro molto duro..
Ho imitato EME..e siccome conosco molto bene personaggi della Polpost
ho regalato a loro la tua email.A te non dispiace vero?,mal che vada donerai una vita nuova anche a loro.
Un saluto a chi mi conosce… DAGO44
Ci sono dei messaggi di cui non capisco il senso.
Magari fosse scritto in modo chiaro…!
Ciao.
Mi associo a EME e DAGO.
MKK, se hai qualcosa da donare perchè non lo fai e basta? hai un pc, un collegamento a internet e persone che ti ascoltano volentieri. Altrimenti c’è qualcosa che non mi torna.
Beppino
Sei un grande! mi sa proprio che ora non ti ferma più nessuno! OK!
Claudia
Sono d’accordo in buona parte con giadatempo. Uno dei miei problemi era stato proprio di essermi innamorato perdutamente di una ragazza, prima, e donna dopo, che essendo sensibile e depressa capiva bene cos’è la depressione. Mi ci vedevo molto in lei, perchè in lei vedevo il mio disagio che amavo tanto, anche se allora non me ne accorgevo (ci ho messo anni per capire tutto questo). Il problema era che la depressione le aveva causato uno sdoppiamento di personalità (in raltà ne aveva almeno tre diverse) e che lei (nessuna delle tre) aveva la volontà per uscirne. In verità quello è stato il problema che più mi aveva buttato a fondo, dopo quelli famigliari, lavorativi, ecc. Non basta trovare qualcuno che ha sofferto per essere certi che ti sappia aiutare, perchè se trovi uno che non vuole risalire e che non sa aiutare neanche sè stesso andate a fondo in due. E idem vale per te. Però non è neanche giusto dire che chiunque è depresso va messo in disparte per proteggersi. Se incontri qualcuno che vuole davvero uscirne, ma davvero, che ci crede davvero e fa di tutto, allora è diverso. Oppure qualcuno che ne sia già uscito ed è solare perchè ha capito davvero il motivo per il quale vuole vivere. Ma ci sono anche persone che pur non essendo state depresse sono sensibili e capiscono, se tu spieghi loro come ci si sente. Sono poche, è vero, ma di tanto in tanto le trovi.
Però, tieni anche presente molto bene una cosa (che facendo volontariato dovresti già sapere). Appoggiarsi a qualcuno quando se ne ha bisogno, cercare aiuto, va bene ed è fondamentale, ma fare di lui o lei l’unico sostegno è molto pericoloso, perchè se tu dovessi perderlo (non dico che succeda per forza, ma può succedere, specie in una storia) vai a fondo come un sasso e peggio di prima. Se tu per prima che devi aiutarti, sempre, anche con l’aiuto agli altri.
EME
Il tuo secondo post mi ha fatto scompisciare dal ridere ancora più del primo! e sono d’accordissimo con te. Chissà come sei al di la delle mura e dell’artiglieria pesante. Mistero…e tale resterà.
Ciao f., se ti va mi scrivi in privato? come stai ora?
spero meglio. la mia mail è: francescanonso@libero.it
Anna
Le lucine di Natale mi piacerebbero anche se avessi centotrentotto anni, anzichè trentotto, ed è una delle tante piccole cose che mi fanno stare bene. Naturalmente ce ne sono anche di molto più grandi. Era solo un modo di dire, perché molti invecchiano solo per uso comune. Invecchiare è solo un fatto psicologico. Se uno vuole essere vecchio lo sarà anche a dieci anni.
Dicono che a Natale aumentino i suicidi, anche se a me Natale è sempre piaciuto. Che posso farci? Anzi, qualcosa lo sto facendo…Non ho capito…
Scusa, ma mi sembri un pò confusa…anzi, molto. Sbaglio? O lo sono io ed era un modo per dire che tutto è apprezzato?
Abbraccio anche a te!
@ MKK:
Che strano, il Suo messaggio…Sembra quello di una setta…oppure Lei legge il futuro sulle carte…:-D possiamo immaginare tante cose…ma non mi attrae per niente discutere con Lei…
@ giadatempo
ciao e piacere di conoscerti. Vero che l’amore aiuta a passare attraverso le difficoltà quotidiane. E dà una forza incredibile. E vero anche che invece soffrire per amore toglie forze ed energia vitale. Ma ci sono diverse fonti di energia, il più è aver voglia di far ricorso alle stesse. A volte si è talmente stanchi (parlo per me) che si ha solo voglia di dormicchiare nel tempo libero, riposare. Poi magari arriva un click e si riparte. :-). Sarebbe bello se ognuno potesse trovare questo click e ripartire…trovare il modo di far scorrere sempre l’energia positiva, come un fiume che a volte una diga interrompe e poi , tolta la stessa, l’acqua riparte. Certo che quando si è innamorati e corrisposti…. è bello. ;-).
Eh…Andrea 🙂
Dietro a quelle mura,all’artiglieria pesante c’è il vero campo di battaglia. Un campo in cui due, forse tre, personalità, da anni, sono impegnate a massacrarsi.
Per anni ho fatto finta di ignorare tutto questo. In realtà conoscevo benissimo il mio problema.
Ma non l’ho affrontato, ho scelto di voltare la testa di fronte ai miei problemi. Ho agito come i bambini: “se chiudo gli occhi il mostro che mi fa paura non c’è più”. Andavo in terapia al solo scopo di mettere le mani su quei bei medicinali capaci di compiere il miracolo: zittire le voci.
Sai Andrea, quando si è completamente soli, non si sta bene, si è fragili ed esposti ai quattro venti c’è sempre qualcuno che se ne accorge e sfrutta la situazione. In qualsiasi ambito, da quello affettivo a quello lavorativo.
Per poi distruggere e sbattere via con violenza. E tu non puoi che cadere senza fare nulla. Senza poter fare nulla, come una bambola di pezza sporca stracciata che vola giù da un balcone mentre tutte quelle voci continuano, inesorabilmente, a urlare Verità diametralmente opposte gettando confusione sulla confusione. Caos dentro al caos.
Ho cominciato a vivere senza averne voglia. A costruire pensando alla distruzione. Ad impegnare il tempo in attesa della Morte. Costruzione e distruzione si rincorrevano e a volte si sovrapponevano.
Poi un’altra mazzata. Una beffa del Destino. Non ho retto il colpo e quella Morte che non arrivava, bè….l’ho cercata. Come unica soluzione. E quando sono riuscita neppure ad ammazzarmi ho pensato che, probabilmente, non meritavo neppure questo sollievo estremo, che, probabilmente, dovevo pagare per qualcosa di grave commesso in questa o in un’altra Vita.
E così ho deciso di realizzare un suicidio al rallentatore, un lento suicidio che ho vissuto attimo per attimo fino a provare una sorta di compiacimento in quell’infelicità continua, senza sosta. Ogni tanto una voce si lamentava ma era solo un istante. Il fuoco dell’artiglieria era puntato su di me. E la voce in disaccordo veniva zittita rapidamente.
Tutto questo si è svolto a livello inconscio. Non me ne sono mai resa conto veramente.
E’ da poco che mi sono arresa all’evidenza, è da poco che una persona unica al mondo mi ha testardamente costretto a rendermi conto dell’evidenza.
Ed ora voglio uscire da questo stato, voglio a tutti i costi che quelle voci trovino un accordo e cantino in coro. E voglio poter vivere senza fare del male a nessuno. Questa è l’unica paura che ho. Ricadere senza accorgermene e trascinarmi dietro chi mi ha porto la sua mano.
Una paura che si supera con la fiducia. La fiducia di chi ti porge la propria mano e la fiducia di chi la afferra per tirarsi su.
Da sola non ce l’avrei mai fatta.
Ora ho una speranza che una parte di me 🙂 vede come una certezza. Ed è a questa voce che voglio dare ascolto.