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Il suicidio

di beppino

Riferimento alla lettera: Buongiorno, anche io penso che il suicidio sia una cosa buona, in un certo senso. Da tre anni, ci sto pensando, e ho già fatto quattro tentativi. Per me, la morte rassomiglia a un riposo, perché come lo dice un autore francese, "vivere, è soffrire". Io di fronte alle difficoltà...
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14.953 commenti

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  • 6511
    Eme -

    Lo resti perchè studi la situazione, cerchi di approfondirla. Non riesci ad abiurare ciò che non conosci.
    Poi cominci a porti mille domande.
    E ad avere un’unica risposta: “è così e basta! Chi crede crede e stop!”.
    Fatti! Occorrono fatti. Fatti di uomini, di dio.
    Di un dio magari ridimensionato nella sua potenza ma aderente alla realtà.
    Altrimenti ci si illude. Si aspetta, si invoca, si crede…..e che accade?
    Accade..che se non accade nulla ci si incazza, ci si allontana anche da ciò che nella giusta misura potrebbe essere un conforto.
    Io non so se credo o non credo. Non sono devota, non sono atea, sono un’agnostica non per scelta ma per impossibilità.
    L’impossibilità di poter avere un’opinione ponderata per assenza di elementi certi.
    E mi attacco mani e piedi a fatti che accadono raramente e che se un giorno cesseranno del tutto mi porteranno a chiedere per l’ennesima volta se ha un senso continuare questa esistenza.
    Sabrina. Se pensavi che il recuperare te stessa fosse facile come schioccare le dita ti sbagliavi di grosso. Incontrerai mille difficoltà, avrai mille ripensamenti, mille sensi di colpa, mille esaltazioni, andrai avanti e indietro come se fossi attaccata ad una corda elastica.
    Non perdere di vista l’obbiettivo. E, forse, riuscirai a trovare dentro di te un’energia che neppure sai di avere.
    Dico “forse” per essere aderente alla realtà. Perchè a volte passa la voglia di impegnarsi, perchè a volte, quando si cade, è p iù facile lasciarsi andare alla deriva che rialzarsi.
    Non è automatico. Purtroppo. Sapere di avere le potenzialità, credere nelle proprie potenzialità, non significa spremerle e arrivare al traguardo.
    Un pò come chi muore congelato perchè ha ceduto al sonno anzichè smanettare.
    E’ l’unico “consiglio” che mi sento di darti: smanetta più che puoi!
    Dago44. Se avessi incontrato sulla mia strada più schiaffeggiatori della tua specie probabilmente ora mi sentirei più in forma e in grado di seguire i consigli che do e che non riesco a seguire.

  • 6512
    kevin -

    Ciao

    Eme, come al solito hai eseguito un’analisi molto profonda sviscerando tutti i minimi dettagli, per quanto riguarda dio e la fede.
    Sono pienamente d’accordo su quanto hai detto e su quanto hai analizzato.
    Io sono sempre più convinto che la religione sia per i pochi, per quelli che la usano a loro volta per tenere in scacco altre persone.

    Ho trovato molto brillante la tua osservazione sui morti per suicidio e i bambini deceduti prima del battesimo.
    Trovo tutto questo un insulto a chi è morto, una bestemmia vera e propria.
    Parole parole parole parole….fede fede fede.
    L’anima…chi ce l’ha e chi no…questi sono i discorsi degli uomini di chiesa.
    Il vero uomo di chiesa che vive di fede, non possiede nulla.
    Lo sfarzo è sinonimo di ricchezza, ma non ricchezza d’animo.
    I figli di “DIO” sono tutti uguali sia alla nascita e sia nella morte.
    Non ci sono parole per chi fà distinzioni.

    Sabrina come và?

    Ciao

  • 6513
    DAGO44 -

    EME sei “nuova “di queste parti,ma mi piaci,mi piace il tuo modo di scrivere,mi piace il tuo modo di confronto,senza paure,probabilmente cio che dici è vero,ma a volte pedate nel sedere e sberle a muso duro non possono che fare bene,squassando la persona da quel torpore suicida in cui si è ficcato.Non so nemmeno io a distanza di tanti anni mi trovo qui,in questa isola…sai nemmeno rammento come vi sia sbarcato,ma questa è un isola strana,un posto che a volte ti allontana con violenza,e con la stessa violenza ti richiama a sè.Mi piacciono i tuoi commenti.Comunque sulla tua strada mi hai incontrato,e con le mani che mi ritrovo posso solamente garantirti che un mio ceffone non puo farti che bene.Scrivi ancora,e qualche volta se ti va dicci di piu di te.Ti abbraccio.DAGO44
    SABRINA,come ti ho scritto ieri,smetti gia di lottare?Dopo la prima sudata conquista cedi alla vita?Ti torni a riseppellire in quella melma anonima in cui ti eri ficcata?Non ti piace l’aria fresca della libertà che per una volta avevi respirato?
    CRISTINA un saluto e un abbraccio speciale.
    Signori ho finto,buon sabato.Faccio un salto su FB,
    DAGO44

  • 6514
    Lorenzo -

    Anch’io sono agnostico ma perfino se Dio esistesse non gli riconoscerei la legittimità di impormi divieti, in particolare il divieto di fare quello che voglio del mio corpo, l’unica cosa veramente mia nell’universo. Se Dio mi ha dato la libertà deve permettermi di usarla, altrimenti poteva tenersela e fare di me una pietra. Impedirmi di usarla con la minaccia della dannazione eterna è una sopraffazione, perché la minaccia sottintende che il minacciato potrebbe fare diversamente da come vuoi tu, e tu lo minacci perché si pieghi al tuo volere e rinunci a un pezzo di libertà.
    Dopo averci dato la libertà Dio vuole impedirci di esercitarla appieno? Allora è meglio per lui, se non esiste: un Dio del genere è il demonio. Se io voglio suicidarmi mi suicido, piaccia o no a Dio, e sono convinto che contro di lui avrò ragione in eterno. Se decido di vivere non è certo perché lui mi promette premi. In altre parole, dopo avermi dato l’autodeterminazione, Dio può fare una sola cosa giusta: farsi da parte e lasciare che io la usi senza pressioni. Altrimenti cade in contraddizione con sé stesso e la sua pretesa bontà.
    Il vero motivo per cui le confessioni religiose condannano il suicidio è diverso. Il suicidio è la negazione più drastica dell’idea secondo cui il mondo, l’opera stessa di Dio, è “buona”. Il suicidio, come negazione definitiva della speranza, come rifiuto assoluto della creazione, è dire a Dio: “Tutto quello che hai fatto fa schifo! Non voglio saperne! Preferisco il nulla!” Dal punto di vista religioso è il gesto più blasfemo, perché è il rimprovero più radicale che si possa muovere alla divinità.
    Ma potrebbe essere un rimprovero meritato, e dal punto di vista del suicida, lo è.
    All’uomo religioso non resta allora che dire che il suicida sta sbagliando, esagera, vede le cose in modo parziale, mentre solo Dio vede tutto: ed è questo che irrita!
    Cosa ne sa delle sofferenze di chi vuole morire? Come si permette di svalutarle così?
    Al diavolo gli uomini religiosi!

  • 6515
    tracy -

    Ma siete propio arrabbiati con tutti e tutto è?

  • 6516
    Eme -

    Ciao Dago44. In effetti intendevo ciò che hai scritto: ” a volte pedate nel sedere e sberle a muso duro non possono che fare bene,squassando la persona da quel torpore suicida in cui si è ficcato”.
    Mi è mancato proprio questo. L’affetto che può esserci in un calcio nel sedere.
    Vedi Dago, quando scrivo lo faccio di getto e quando rileggo mi accorgo che, spesso, parlo di me al passato, come se non ci fossi più, come se fossi una di quelle voci invisibili che alla fine del film scopri essere quella di un tizio morto e sepolto che non potendo più apparire…parla.
    E do consigli agli altri con un “tu che ancora puoi” sottinteso abbastanza deprimente ma indicativo del mio essermi stesa a terra in stile fantozziano in attesa che lo schiacciasassi mi travolga e mi schiacci concretizzando quello stato di apatia che sento allargarsi a macchia d’olio dentro di me.
    Hai mai ascoltato “Il suonatore Jones”, il passo in cui De Andrè canta: “finì con la terra alle ortiche, finì con un flauto spezzato, e un ridere rauco e ricordi…tanti. E nemmeno un rimpianto”.
    Quello stesso suonatore Jones che, in vita diceva: “e poi se la gente lo sa, e la gente lo sa, che sai suonare…suonare ti tocca per tutta la vita e ti piace lasciarti ascoltare”!
    Sostituisci il verbo suonare/ascoltare con “fregare” e salta fuori il nucleo della mia esistenza.
    Ho vissuto per gli altri più che per me stessa e finchè ne ho avuto la forza, sono stata contenta di aver dato qualcosa anche(e sono tanti) a chi se n’è andato come un vandalo.
    Ora mi trovo qui, con in mano un “flauto” spezzato, miriadi di ricordi e, forse, un unico rimpianto: non essermi mai data l’importanza che ho dato a chiunque abbia orbitato nella mia esistenza.
    Vivo in un’affollata solitudine, con miriadi di problemi di varia natura, incapace di darmi un colpo di anche e rimettermi in careggiata, circondata da persone che non si vergognano di dire “dai, su forza, alza le chiappe che dobbiamo fregarti e non abbiamo tempo da perdere”

  • 6517
    pietro -

    Anch’io sto male, a volte un po meglio altre malissimo come adesso. Non ho il coraggio di suicidarmi e penso che non sia la soluzione migliore, ma la vita per me è sofferenza e vuoto. Se penso a come mi divertivo un tempo e di come ero felice di me stesso.
    Ma chi è troppo fragile viene schiacciato da questo mondo impietoso e così anche se sei forte finisci per annaspare nella melma.
    Non so altro cosa dire…

  • 6518
    Eme -

    E mi sembra assurdo! Assurdo il livello di ipocrisia, il livello di faccia di “tolla” che gli altri possono avere.
    Dalle mie parti quando si parla degli ingenui che aprono gli occhi si dice “è caduto dal pero”.
    Cado dal pero tutti i giorni e quando sono “contenta” di essere arrivata a terra scopro di essere semplicemente caduta su un altro ramo di un pero gigantesco. Più alto di un baobab.
    Tendo a vedere “gli altri” come una massa indistinta di potenziali inchiappettatori e se da un lato ho la lucidità di sapere che non è così dall’altro ho la consapevolezza di non avere più la forza di contrastare un altro attacco.
    Qui nessuno può farmi male. Qui posso parlare liberamente, senza paura, posso permettermi di seguire un filo conduttore e perdermi nei miei ragionamenti senza aver paura che “tutto ciò che dirai potrà essere usato contro di te”.
    Cosa mi può capitare? Che mi si dica che sto scrivendo un sacco di cazzate o di chiudere il becco. Niente altro.
    Caro Dago44, la “non paura” che leggi nei miei post è direttamente proporzionale alla paura che ho fuori di qui.
    E non so cosa darei per poterla perdere senza perdere nulla di me, di ciò che sono stata e che sono.
    Non mi sono ficcata in un torpore suicida (o meglio, forse ne sono uscita)…mi limito a non vivere e a dormire una non vita.
    Altro che pedata ci vorrebbe….una pedata con gli stivali delle sette leghe!!!
    Chissà poi perchè adesso mi sento in imbarazzo per essermi sfogata…..mi sembra di aver disatteso un’autoaspettativa di incapacità di “scoprirmi” all’esterno.
    Per essere una che dorme una non vita forse ho parlato un pò troppo di me?
    Mah!!!
    Un abbraccio.

  • 6519
    Athos -

    Un tappeto di stelle polverizzate entra ogni tanto nella mia testa. Mi indica il cammino verso ciò che vorrei fosse e invece non è. Verso le cose che vanno per il verso giusto, verso le decisioni prese con ponderazione, verso il divertimento di qualcosa che mi è riuscito bene.
    Invece l’immagine svanisce e penso a tutti gli errori che ho fatto, che faccio, che farò ancora. Per debolezza, per paura, per angoscia, per mancanza di una presenza con cui condividere. Errori anche piccoli, presenti come tante punture di spillo.
    Quanti errori, quanti sbagli, quante decisioni prese che non andavano prese. Quante omissioni, quanti gesti inutili. Quante persone conosciute senza che vi fosse un perchè: alcune delle quali importanti.
    I miei errori: ecco, questi sono gli unici amici che non vorrei e che ho.
    Errori anche veniali (e venali). Perfino squallidi; qualche volta gravi.
    Ma noi siamo buttati su questa Terra come fossimo palle da bowling: quasi mai si riesce a fermare la corsa per prendere una direzione diversa. Io sono troppo debole per farlo, eppure le decisione che ho preso le ho rpese io. Ma, in quei momenti, potevo davvero fare altro? D’altronde la mia frase preferita è: Maturità è capire che gli errori commessi dovevano, ma non potevano essere evitati.
    Ma perchè non la applico a me stesso? Perchè mi sento sempre una m. e vivo come una m. A forma di palla da bowling però. E continuo a rotolare.
    Quando mi fermerò? Quando riuscirò a perdonarmi qualcosa?
    E, soprattutto, questa sofferenza, a qualcosa, servirà?

  • 6520
    Gianfranco De Padova -

    http://conosceredio.jesus.net/?/1/la-lettera-damore-del-padre.html

    Oltre a questo invito a leggere nei siti evangelici pentecostali le migliaia di testimonianze di uomini e donne che hanno visto il reale intervento di Dio nella loro vita, i drogati non si drogano più, i depressi sono rialzati, gli alcolizzati sono sobri, i posseduti sono liberati gli impuri diventano puri i malati sono resi sani, i peccatori sono salvati.
    Fatti non parole.

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