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Il ruolo di Napoli

Il ruolo della città di Napoli

Il ruolo assunto dalla città di Napoli dopo il processo di unificazione dell’Italia è stato quello di una città negata, cancellata dal contesto storico. Da capitale di un regno a colonia dei Savoia, dunque. Un tentativo già riuscito in parte dai Francesi nel 1799 ed osteggiato proprio da quelle plebe rurale capeggiata dal cardinale Ruffo che non condivideva il progetto avallato da molti nobili, già cortigiani dei Borbone.
Nobili che un colpo di mano diedero vita a quella repubblica partenopea che più che essere al servizio della popolazione era, di fatto, alle dirette dipendenze dell’espansionismo francese. Molti intellettuali hanno costruito un mito negativo, su questa rivoluzione fallita. La mancata partecipazione delle masse al tentativo di costruire una repubblica è stata sempre additata come una delle conseguenze del sottosviluppo del Sud. Vincenzo Cuoco, ad esempio, parlava di due popoli che abitavano nella stessa Nazione ma che percorrevano strade diverse. Il famoso portone di Palazzo Serra di Cassano, (ora sede dell’Istituto italiano degli Studi filosofici), rimasto chiuso da allora simboleggiava la reazione sanguinaria operata dai Borbone sotto l’influenza di Lord Wellington.
In verità è lo schema interpretativo caro a tanta intellighenzia napoletana e non, crociana e marxista, che deve essere rovesciato: il degrado della città e del mezzogiorno in generale è da attribuirsi proprio a quella borghesia che in maniera cinica e impudente ha consegnato uno Stato nelle mani di una dinastia invasore in cambio di prebende, terreni, cattedre universitarie, onorificenze varie. Napoli non ha avuto più un futuro da allora; se altre città erano destinate a diventare capitali economiche, culturali o politiche del nuovo regno, qual era il destino assegnato all’ex capitale del Mezzogiorno? Semplicemente diventare un non luogo, o la sede del malaffare, della sporcizia, del putridume, della delinquenza.
Perciò le cause della storia negata del regno delle Due Sicilie e della sua capitale, deve farci riflettere sulle colpe avute dall’imbelle e corrotta classe dirigente meridionale nella situazione di sottosviluppo in cui versa il Mezzogiorno d’Italia. Una borghesia che non ha mai pensato in termini di acquisizione di un benessere esteso a tutti gli strati della società, ma ha tramato con i poteri forti, stabilendo alleanze perfino con la criminalità organizzata; anzi facendola prosperare in cambio di una pressoché impunità nella gestione dell’amministrazione pubblica, per soddisfare la propria sete di potere, per mantenere i propri privilegi.

Giuseppe Giuliano – Trento

L'autore ha scritto 5 lettere, clicca per elenco e date di pubblicazione.

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1 commento

  1. 1
    toroseduto -

    Sei arrivato fino a quell’epoca paleodemocristiana che fece esclamare ad Eduardo il suo consiglio ai Napoletani: Fujtevenne!
    Forse non abbiamo fatto in tempo o siamo legati a questa città, parlo della gente comune,naturalmente. Soffrire in un altro posto, meglio soffrire a Napoli. Ma perchè ti sei fermato? Con l’avvento di Bassolino
    ho visto sparire molto marciume,ha realizzato cose impensabili, liberare Piazza Plebiscito, abbattere la soprelevata di corso Novara e tante belle cosucce che a Napoli non si vedevano da decenni. Quel grande e odioso mostro del Centro Direzionale, inaugurato da De Mita e costato l’ira di dio, a quando l’abbattimento? Visto che è diventato una gigantesca slot-machine. Non ho la tua cultura,sono un operaio, e mi è piaciuto molto leggerti. Aspetto il tuo prossimo post, sperando che continui sulla Napoli attuale,gli errori del passato si perpetueranno ancora a lungo? Ci saranno ancora i treni affollatissimi
    di gente emigrata o prevedi una rinascita del mezzogiorno? Non vedo l’ora di sapere, ho resistito alla tentazione di andarmene, come ho detto prima, a vivere a Napoli o in un qualsiasi luogo del meridione, si soffre, ma ho fatto la mia scelta dopo essere stato a lavorare 2 giorni a Milano alla Breda, in 48 ore avevo accumulato un nodo in gola che mi stava soffocando, si è sciolto quando ho visto la fiamma della raffineria e il Vesuvio sullo sfondo. Scusa l’ineguatezza di linguaggio, ma ti saluto in poesia “‘O treno stev’ ‘ancora dint’ ‘a stazione…quand’aggio ‘ntise ‘e primme marrucchine…Bovio mi perdonerà…i tempi cambiano Napoli resta!

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