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I danni di certo femminismo

Lettere scritte dall'autore  

Ciao a tutti, ormai già mi conoscete e conoscete la mia storia, che ho pubblicato sempre su questo sito nella lettera Un amore complesso. Prima di svolgere le considerazioni generali che mi stanno a cuore, riassumo in poche parole la mia situazione, per trarne gli spunti necessari: sono una persona non vedente di 52 anni, sposato da 15 e con due figlie di 8 anni, avute soprattutto sotto la spinta del forte desiderio di mia moglie. Però il loro avvento si è rivelato un passo più lungo delle nostre gambe, tant’è che la loro gestione si sta rivelando più stressante che mai e mia moglie è sull’orlo del crollo psicofisico: situazione questa per la quale io ho la massima comprensione, ma che la spinge a comportamenti verso di me e verso il mondo intero, che sono incredibilmente irritanti e irrispettosi. Ma in questa situazione, se mia moglie si è rivelata una persona prepotente e irrispettosa, anch’io ho le mie colpe poiché mi son comportato con debolezza, dimostrandomi incapace di farmi rispettare. Infatti, quando lei mi nega affetto e premure, salvo quelle necessarie, e continua a rinfacciarmi il fatto che, stanti i miei limiti lei deve fare molto di più di quanto non debba fare un’altra moglie, io se fossi un vero uomo dovrei reagire assai duramente e farle capire che così non si fa. Quando a fronte di mie domande magari non del tutto azeccate lei mi risponde urlando con impazienza, io dovrei urlare a mia volta e intimarle di piantarla. Ma perché non lo faccio? In parte perché comunque le voglio bene e provo affetto per lei. Ma anche perché sono affetto dal timore di apparire come il marito autoritario e patriarcale, l’uomo sopraffattore e violento, con il quale da almeno 50 anni a questa parte ci viene riempita la testa ovunque. Infatti se leggete qualsiasi post o articolo di giornale, noi maschi siamo presi di mira sempre e comunque: noi siamo i violenti, noi siamo coloro che rovinano le donne, se proviamo a imporre o dire qualcosa ai nostri eventuali figli siamo dei padri padroni ecc. Ci hanno talmente imbottito il cervello con questa specie di senso di colpa per essere maschi, che ci hanno spinto a una sorta di castrazione psicologica, portandoci a femminilizzarci e a diventare delle specie di cavalieri serventi delle nostre compagne. Persone che lavano i piatti, cambiano i pannolini, fanno da mangiare, puliscono ecc. E non c’è niente di male in tutto questo anzi, ottima cosa il fatto che anche noi ci coinvolgiamo in queste occupazioni, ma al minimo errore che compiamo le nostre compagne si sentono in diritto di aggredirci e insultarci, anche di fronte ad altre persone, mentre nel momento in cui noi per qualche motivo alziamo la voce subito si grida al riemergere dell’atavico maschio prepotente e aggressivo, minacciando o la separazione oppure la denuncia per violenza psicologica. E cosa dovremmo fare con i nostri figli? Non si vuole più il padre autorevole, che abbia qualcosa da dire e da insegnare, ma il papà imbelle e giocherellone, pronto a commuoversi per un nonnulla e soprattutto, a soddisfare ogni desiderio dei piccoli principi, ovviamente aprendo il portafogli. In qualunque dibattito su costume e società non si sente dir altro che: gli uomini debbono aggiornarsi, gli uomini debbono abituarsi a non pretendere di comandare, il mondo migliorerà grazie alle donne ecc. Per carità, sono io il primo a riconoscere che in passato si esagerava: le donne effettivamente erano sottomesse, picchiate impunemente, i loro diritti umani elementari non venivano riconosciuti e non erano minimamente rispettate. Nei paesi germanofoni il loro ruolo era sintetizzato nelle tre K: Kirche, Kuche, Kinder (ovvero: Chiesa, Cucina, Bambini). Questa situazione era sicuramente inaccettabile, ma al giorno d’oggi secondo me stiamo esagerando nella direzione opposta. Parità dovrebbe voler dire pari diritti e soprattutto pari diritto al rispetto e alla dignità e noi uomini, pur dovendo sicuramente abbandonare la violenza e la volgarità del passato, dobbiamo, secondo me, mantenere l’autorevolezza e la capacità di farci rispettare, senza sentirci in colpa per quello che siamo. Non dimentichiamolo, non lasciamoci sopraffare. Noi non siamo santi, è vero, ma neanche le donne lo sono, per il semplice fatto di essere donne.

L'autore ha scritto 3 lettere, clicca per elenco e date di pubblicazione.

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10 commenti

  1. 1
    Rossella -

    Devi partire dal presupposto che una persona che ti ama (posto che l’amore è misconosciuto agli uomini – ma non certamente sconosciuto dal momento che Dio si è rivelato per mezzo del Suo Figlio) è consapevole che il sentimento comporta delle rinunce. Il vero progresso si costruisce confrontandosi contro l’ostilità del suolo. Il resto è una concessione che dipende dalla benevolenza di chi ha fatto questo lavoro. Quindi, se è preso troppo da se stesso al punto da non accorgersi del fatto che la leggerezza lo porterà alla rovina avrà tutto il tempo per purificarsi essendo lui destinato ad impoverirsi con tutta la sua famiglia. Quindi: umiltà o lavoro (duro). Quanto sia difficile umiliarsi è storia dei giorni nostri. Quasi come se presentarsi al mondo come dei fenomeni da baraccone fosse qualcosa di cui andare fieri. Si vede che preferiscono trovare la redenzione nella vergogna essendo loro figli di quest’epoca di terrore e di morte.

  2. 2
    Max -

    Sempre criptica la nostra Rossella, francamente nonostante io abbia studiato e legga molti libri, sia per passione sia per lavoro, i tuoi messaggi fatico sempre un po’ a capirli. Ma giusto per avere il riscontro se sono un perfetto cretino o se almeno un poco ti ho capita, provo a riassumere il tuo discorso in termini più essenziali. Se una persona ti ama, sa che l’amore trova il suo fondamento nell’Amore di nostro Signore e di suo figlio Gesù e che nella vita quotidiana, per far funzionare le cose, bisogna fare i conti con la dura realtà e i suoi limiti (l’ostilità del suolo). Chi sa questo e accetta anche di umiliarsi (o meglio, comportarsi con umiltà) riesce a cavarsela, mentre chi avanza troppe pretese è destinato a impoverirsi con tutta la sua famiglia (o meglio: a rompersi le corna appunto contro il suolo, la dura realtà). Ahimè, ciò che è successo a me è proprio questo: spinto dai desideri di mia moglie e dalla sua tendenza a fare i passi più lunghi delle sue gambe, ho appunto sbattuto la testa contro la dura realtà. E fa male!

  3. 3
    Solnze -

    Mah, mio marito è dell’Est e sinceramente tutte ste cretinerie del femminismo lì non esistono proprio. Esiste la parità e punto.
    Quando litighiamo certamente anche lui alza la voce e menomale perché iniziavo a credere che fosse scog*ionato. E sinceramente con un depallato non ci vorrei manco stare perché più sono passivi più lì voglio maltrattare. L’uomo deve essere uomo. Quindi io ritengo che tu possa, anzi debba, dire tranquillamente la tua cercando di essere razionale.
    Non è che noi donne siamo proprio ultrasensibili che ci spacchiamo al primo no, anzi talvolta provochiamo anche. L’importante è non dirle cose a vanvera ma parlare razionalmente e anche zittirla quando esagera.

  4. 4
    rossana -

    Max,
    difficile rispondere anche soltanto in parte ai quesiti indiretti che pone il tuo post.

    da un lato riporto che a fine seconda guerra mondiale Montgomery emanò un editto in cui diceva che i genitori tedeschi avrebbero dovuto spiegare ai loro figli che non avrebbero potuto sorridere a causa della malvagità dei loro padri e madri. giustizia primitiva, tuttora calvalcata impropriamente da un certo vedicativo femminismo.

    sul fronte opposto, ancora abbiamo uomini che rivendicano, talvolta brutalmente, il possesso di una donna NON solo dopo averla letteralmente comprata, come avveniva millenni fa o come forse a macchia di leopardo ancora avviene. ne è testimone il linguaggio, che descrive metaforicamente l’atto sessuale maschile con il possedere.

    l’equilibrio, raro e complesso, si trova, come sempre per me, fra i due estremi. non per questione di genere ma per caratteristiche personali.

    di frequente si ha ORA notizia di donne uccise per violenza fisica, reazione prettamente maschile, spesso incapace di destreggiarsi con i sentimenti; più rara la denuncia di violenza psichica femminile, talvolta perpetrata per l’intera vita, uccidendo uomini nell’animo e nel loro più che umano anelito alla virilità.

  5. 5
    Max -

    Rossana, sempre puntuale e documentata nei tuoi interventi. Ovvio, questo argomento come qualunque altro è una medaglia a due facce. Ciò che storicamente è toccato alle donne – e ancora le tocca attualmente – come violenze e discriminazioni di ogni genere è deprecabile e sono io il primo a dirlo. Ciò che non va è l’idea che in molti casi si tende ad accreditare, in base a cui le donne sono sempre e comunque degli angeli e delle vittime mentre gli uomini sono sempre e comunque dei carnefici.

  6. 6
    beetlejuice -

    Ciao Max, credo che il femminismo abbia fatto il suo corso. Le sue lotte hanno permesso alle donne di ottenere i giusti diritti che ora diamo per scontati, ma penso anche che ora si dovrebbe parlare di antisessismo. Il femminismo si dichiara per la parità, ma non vede o finge di non vedere le disparitá a sfavore dell’uomo e l’uomo, come fai notare tu, da un lato è ingabbiato nel proprio ruolo, dall’ altro è conscio delle molte ingiustizie, inoltre imbarca di tutto, dalla donna che ha vissuto soprusi, a quella che ci specula.
    Sono d’accordo con gli interventi di Solzne e Rossana.

  7. 7
    Yog -

    Max, puoi fare l’esegeta di Rossye quanto vuoi, non avrai mai la conferma di averci preso. L’unico, e ripeto: L’UNICO ad avere avuto un sia pur miserrimo ritorno dalla Rossye è stato Angwhy, che per questo è stato candidato al Nobel per l’edizione 2027 (i grandi meriti purtroppo vengono riconosciuti solo a distanza di tempo).

  8. 8
    Max -

    Yog and friends, questa sera finalmente son riuscito ad alleggerirmi un po’ lo spirito dai cupi fantasmi che hanno popolato i miei ultimi mesi. Infatti l’oratorio, che peraltro è vicino a casa mia, ha organizzato una festicciola di fine anno che si è tradotta in una pantagruelica grigliata, costituita da wurstel, costine, una salamella, patatine fritte e fette di polenta con gorgonzola e noci. Il tutto innaffiato da vino rosso e concluso con due fette di bisciola della Valtellina (il panettone tipico di quelle parti). Non sono mancati anche un bicchiere di spumante e il caffé conclusivo. Chiacchiere, risate, convivialità semplice, vivace quanto basta ma senza troppo frastuono. Tutto ottimo, non c’è che dire, grande serata. Per giunta, siccome l’oratorio è, come ho già specificato, molto vicino a casa mia, sono riuscito a andarci da solo, senza dover mendicare l’aiuto di qualcuno che mi venisse a prendere. Moglie e bimbe sono al mare, ma io sono rimasto qui per lavorare, così da poter avere più ferie durante il mese di agosto. Ma perché son tanto co...one da sentire, nonostante tutto, la loro mancanza?

  9. 9
    Max -

    Probabilmente alla mia domanda che conclude il mio messaggio precedente Rossella risponderebbe più o meno così:
    La sensibilità di ciascuno di noi ha le sue peculiarità, che portano a percepire l’assenza di ciò che ci manca come il vuoto dell’universo, l’assenza di ciò che ancora non è stato creato, di ciò che probabilmente è in una mente trascendente ma ancora non sappiamo, né mai sapremo, se diverrà immanente o se rimarrà allo stato di puro desiderio, di puro pensiero, di puro percepito da parte di un essere che in realtà non percepisce nulla. Del resto ogni comunità umana, dalla più arcaica alla più evoluta, si basa appunto sul’anelito al non presente, al non espresso, al desiderato ma ancora non conosciuto.
    Rossella, ho preso un po’ in giro il tuo stile ma spero tu non ti offenda, perché la cosa è fatta con la massima bonarietà e con il più sincero affetto. Del resto anch’io spesse volte vengo preso per il culo per il mio linguaggio piuttosto forbito, sia nel parlare che nello scrivere, quindi si può dire che siamo nella stessa barca.
    Un saluto a tutti e a presto.

  10. 10
    rossana -

    Max,
    mi ha fatto piacere saperti contento in una serata condivisa con altri esseri umani (parte dei piccoli piaceri a cui, senza pregiudizi, si può avere accesso). compiaciuta, anche, dalla tua abilità di comprendere i post di Rossella, da parecchi considerata un bot.

    In Italia 3100 donne assassinate per motivi “affettivi” o sensuali, dal 2000 a oggi (più di 100 nel 2018) e 7 milioni picchiate, maltrattate o violentate, presumibilmente nello stesso periodo (dati rilevati dal recente programma tv di Matilde d’Errico) meritano di tenere il fenomeno nella massima considerazione.

    purtroppo, a quanto so, non ci sono nel nostro Paese statistiche sui costanti maltrattamenti psichici, talvolta anche fisici, subiti da uomini, mentre esistono sia negli Stati Uniti che in Gran Bretagna. un serio confronto statistico sulla loro incidenza con il fenomeno negativo che si abbatte sulle donne non è per ora possibile ma mi sembra giusto tenere in evidenza anche questa riprovevole attitudine femminile.

    per me, la differenza sta fra l’assurdità di una condanna a morte e l’incapacità di liberarsi da un ergastolo. per ovviare alla prima deve cambiare la cultura di base mentre mi sembra ingiusto che il secondo rientri in una silenziosa norma.

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