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Etichetta sociale troppo stretta

Lettere scritte dall'autore  wood

Salve a tutti. Vi scrivo di nuovo, stavolta non ammorberò con problemi di cuore!

Premetto che non mi sento speciale per ciò che sto per dire, ma piuttosto lo vivo con disagio e sento che concepisco le cose in modo immaturo. Per questo chiedo a voi.

Studio per diventare un medico.
Sono nati in me parecchi dubbi a cui non so dare un nome: è come se esistesse una giostra troppo veloce nella mia testa su cui non riesco a salire.

Amo ciò che studio e la professione che vorrei intraprendere, nonostante questo la vita lavorativa futura mi angoscia(il mio ragazzo è giá medico, quindi la conosco): cene di lavoro in cui non si parla di altro se non di medicina, congressi in cui si gioca a chi lo ha più lungo, discorsi e commenti vuoti per mostrarsi intelligenti. Queste sono poche fra le cose che ho visto caratterizzare i giovani medici.

Da quando ho iniziato questo percorso, è come se da fuori io fossi vista come “medico” (e ancora devo diventarlo!), le persone proiettano i miei atteggiamenti al fatto che diventerò medico, che studio medicina, e cose del genere. La cosa mi fa impazzire. Lavoro come cameriera perché almeno lì sento di non avere un’etichetta comportamentale.

Non so spiegarlo. È come se ci si dovrebbe mostrare sempre in un certo modo, iperimmessi nella vita ospedaliera, non esistono altri discorsi (ma anche fosse parlare di un libro o un videogioco), parlare di altro dimostra un disinteressamento che ti esclude.

Vorrei chiedervi: è normale provare tanto disagio e repulsione in questa storia? Come posso imparare a “sopportare” la mia auto-esclusione sotto questo punto di vista, dato che non riesco ad intavolare battute o discorsi basate SOLO sulla sfera lavorativa, se esco dall’ospedale voglio esserne fuori, mi piace poter scoprire ognuno cosa ha da dire o cosa ama.

So che è assurdo da spiegare ma mi sembra un club esclusivo, psicologicamente ci sto male ma allo stesso modo mi sento in colpa se non mi sforzo ad essere a mio agio.

Vorrei non essere risucchiata o riconosciuta solo in base a cosa faccio, se sento di essere anche altro e di amare altre cose.

Ho paura che, iniziando a lavorare, io possa in modo orgoglioso gestire male la cosa per una scarsa maturità o compromesso.

Come si gestisce questa dualità ?

L'autore ha scritto 5 lettere, clicca per elenco e date di pubblicazione.

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6 commenti

  1. 1
    Deluso58 -

    Wood se ti può consolare ciò Di cui ti lamenti accade anche in ambito di altre professioni diciamo esclusive, ingegneri, avvocati, fisici, ecc.
    Capisco possa essere disturbante, ma neanche motivo di una lettera qui.

  2. 2
    Angela85 -

    Ciao wood dato che hai la possibilità di vedere come funziona il settore medico con il tuo ragazzo puoi riflettere se continuare questa strada.se ti senti soffocare pensaci bene
    .o devi imparare ad adattarti devi convivere con questa etichetta come la chiami.o continui questa strada essendo consapevole di tutto ciò che gira nell ambito medico quindi impari a fartelo andare bene o sei in tempo a cambiare.

  3. 3
    Bottex -

    Secondo me non ragioni affatto in modo immaturo, anzi, ti mostri più intelligente di altri e sai ragionare con la tua testa. Al di là del tuo interesse per la medicina, hai paura che il lavoro vada poi a dominare su tutta la tua vita (nel caso dei medici questo purtroppo è frequente). Inoltre guardi giustamente con disprezzo ambienti dove si “gioca a chi ce l’ha più lungo” e non vuoi venire inquadrata troppo. Tutte cose giuste e comprensibili.
    Ti invito quindi a riflettere su quello che vuoi VERAMENTE fare nella vita, SENZA BADARE AI LUOGHI COMUNI. Sei sicura di voler diventare medico? O preferisci magari una professione meno elevata ma con un minore impegno e con il lavoro che non domina su tutta la tua vita (anche se meno redditizia)? Questa è una scelta molto importante. Pensaci bene, senza mentire a te stessa e prendi la tua decisione. Tu devi essere ciò che vuoi tu, non come ti vorrebbero gli altri. Te lo dico perchè mi son trovato anche io in una situazione simile. Saluti.

  4. 4
    Gloria -

    Ciao Wood,
    concordo con quanto ti hanno scritto Angela85 e Bottex. Le etichette sociali creano molti danni, ed è una fortuna che tu abbia oggi l’intelligenza per mettere in discussione quello che non ti piace. Sei giovane e hai il tempo di ridisegnare il tuo futuro, se hai capito che non lo vedi come medico in contesto ospedaliero. Non è detto che tu non possa scegliere un percorso dove rendere ugualmente spendibili le conoscenze fin qui acquisite, ma che ti permettano di allontanarti da ambienti d’èlite che, evidentemente, non fanno per te. Buona fortuna!

  5. 5
    Max -

    Ciao Wood. Io svolgo una professione un po’ particolare (sono una persona cieca e lavoro come correttore di bozze e aiuto redattore presso la Biblioteca che produce materiale Braille per noi), per cui non ho la sfortuna di avere, al di fuori dell’ufficio, amici che facciano parte di una categoria professionale ben definita. Però ho amici avvocati che quando si trovano in gruppo non parlano d’altro che di procedure giuridiche e, quando erano più giovani, di esami di Stato e avvocati presso cui stavano svolgendo il praticantato: una cosa effettivamente allienante e soprattutto escludente verso l’unico malcapitato che si trovava nel gruppo e non faceva parte della loro “corporazione”. Ti suggerisco di disgiungere i due livelli del problema. 1. La professione medica ti piace davvero, è ciò che realmente ti interessa? Se è così, allora perseguila, dedicati ad essa e traine le soddisfazioni che può offrirti. 2. Ti pesa una socialità troppo settoriale e di “corporazione”?

  6. 6
    Max -

    Ebbene, se un tipo di socialità così ristretto ti pesa, cerca di lavorare in primis su te stessa, coltivando anche interessi diversi da quelli strettamente professionali (lettura, musica, film o magari, riflessione su te stessa). E là ove ciò ti sia possibile, cerca di coltivare amicizie con persone che non facciano parte del tuo ambito professionale ma che possano avere qualcosa di autentico da scambiare con te. Anche coi tuoi colleghi è buona cosa mantenere i rapporti, ma essi non debbono esaurirsi nell’argomento settoriale che vi accomuna. È bene che ogni vostra conversazione sia un arricchimento reciproco, per cui, se ad esempio parlate di medicina, uno scambio su questioni tecniche può aiutarti a crescere, mentre dei pettegolezzi di tipo carrieristico puoi farne a meno. Quindi: se senti che la medicina è la tua strada, stai alla larga non da essa, bensì dagli elementi ambientali e di contorno le cui caratteristiche negative potresti trovarle anche da altre parti.

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