De profundis: officiante Elly Schlein
La parabola del Partito Democratico sotto la guida di Elly Schlein continua a sollevare interrogativi sempre più pressanti. Non solo tra gli avversari politici, ma anche tra osservatori e analisti che, per anni, hanno considerato il Pd una roccaforte per chi credeva in una certa visione della politica, dove tuttavia il pragmatismo non è sempre stato di casa…e lo possiamo verificare anche oggigiorno, nella assurda presa di posizione di Elly Schlein contro il Referendum per la giustizia, quando anni fa la stessa Serracchiani si batteva per quei principi che pure lei oggi contrasta. La stessa Picerno (Pd), ammette il controsenso di tale scelta che non è a favore di una visione chiara e consapevole, ma semplicemente la volontà di Elly Schlein di volere tentare puerilmente, di abbattere con semplici palate di fango, scagliate con gli occhiali da sole, offuscati dall’ombra per lei ossessionante, della roccia ideologica e pragmatica di Giorgia Meloni. Oggi quella roccaforte di sinistra di antica memoria, appare sgretolata, indebolita da una direzione che molti giudicano confusa, contraddittoria e incapace di parlare al Paese reale. L’elezione nello sprint finale, di Elly Schlein, ai più attenti, sembra un programmato “cavallo di tro..”, introdotto dalla destra in seno al Pd, per minare dal suo interno la struttura portante dello stesso partito: operazione del resto perfettamente riuscita. La destra deve ringraziare l’apertura alle votazioni per la segreteria, “per tutti”, ai gazebo del 23 febbraio 2023, quando solo pochi giorni prima, le votazioni nei circoli del partito, quindi i soli tesserati, davano per favorito con il 52,87% dei voti Stefano Bonaccini e la Schlein si era attestata solo al 34,88% Poi “magicamente” ai gazebo dove potevano votare anche i “semplici simpatizzanti” Elly Schlein è volata a circa il 54%!!… La segreteria Schlein è stata segnata da una lunga serie di inciampi comunicativi. Dichiarazioni ambigue, slogan giudicati da diversi commentatori come superficiali o addirittura grotteschi, prese di posizione che sembrano cambiare direzione a seconda del vento mediatico. Il risultato è un messaggio politico che fatica a trovare coerenza e che spesso appare più come un esercizio di identitarismo che come una proposta concreta. Gli slogan lanciati nel tempo, percepiti da molti come deboli, scollegati dalle priorità del Paese o addirittura “demenziali” come l’ultimo in ordine di tempo che secondo la Schlein chi voterà per il Sì al prossimo referendum è fasciata! Affermazione che ha fatto sobbalzare anche le anime meno morte del Pd! Tutti questi voli pindarici nel firmamento della demenza politica, partono e atterrano nell’aeroporto cerebrale di Elly Schlein contribuendo a costruire un’immagine di leadership più attenta alla performance simbolica che ovviamente alla sostanza. Una strategia che può funzionare per qualche giorno sui social, ma che alla lunga logora la credibilità di un partito nazionale preparando le prove generali per un “de profundis” annunciato. Sul piano delle iniziative politiche, la situazione non è più rassicurante. Molte delle scelte della segreteria sono state interpretate come mosse più ideologiche che strategiche, più orientate a presidiare un immaginario di nicchia tipo “Gay Pride” che a parlare con cognizione di causa a un elettorato ampio e diversificato. Il Pd, un tempo capace di intercettare mondi diversi, lavoratori, insegnanti, amministratori locali, professionisti, oggi sembra rivolgersi a un pubblico sempre più ristretto, lasciando scoperti interi segmenti sociali che un tempo rappresentavano la sua forza. È importante ricordare che la sinistra italiana non coincide con il Partito Democratico né con la sua attuale segreteria. Esistono figure che incarnano una tradizione più rigorosa, più strutturata, più coerente. Tra queste, Marco Rizzo viene spesso citato come esempio di una sinistra che, pur distante da molte posizioni politiche avverse, mantiene una solidità intellettuale riconosciuta anche da chi non ne condivide l’ideologia. Il confronto implicito tra questo tipo di leadership e quella di Schlein mette in luce un divario culturale evidente: da una parte una sinistra che ragiona, dall’altra una che sembra ambire all’ apertura di una Copywriting Agency. Che il Partito Democratico stia attraversando una fase di declino è ormai evidente. Ciò che sorprende davvero è l’assenza di una reazione interna. Nessun freno, nessuna correzione di rotta, nessun tentativo di evitare lo schianto. Il partito sembra procedere in silenzio verso il baratro, come se la caduta fosse inevitabile o, peggio, come se nessuno avesse più la forza o la volontà di impedirla. L’immagine è quella di un convoglio lanciato a tutta velocità, senza controllo, mentre i passeggeri discutono di dettagli irrilevanti, come il somigliante ritratto di Giorgia Meloni apparso nella basilica di San Lorenzo in Lucina nel centro storico di Roma, ignorando il muro che si avvicina. La traiettoria attuale lascia pochi dubbi: senza un cambio di passo, il Pd rischia di perdere definitivamente il ruolo che per anni ha rappresentato per una parte importante del Paese. La leadership di Schlein, con le sue gaffe, i suoi slogan e le sue iniziative controverse, sta accelerando questo processo più che contrastarlo. Il vero mistero, però, resta uno: com’è possibile che nessuno, all’interno del partito, provi a fermare questa deriva prima dell’impatto finale?
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