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I costumi sono cambiati, ma la prostituzione aumenta sempre

di Domenico1

Riferimento alla lettera: Ciao, l'altra settimana parlavo con un amia amica d'infanzia che tra poche settimane si sposa. Ha 34 anni ed è sempre stata diciamo una ragazza "esuberante"....e la natura non le ha fatto mancare nulla essendo veramente attraente. Le ho detto che me la ricordavo  già fidanzata con ragazzi più grandi...
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Data di pubblicazione: 23 Agosto 2015

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Categorie: - Attualità

45 commenti

Pagine: 1 2

  • 26
    rossana -

    per quanto sia difficile ottenere analisi attendibili, essendo la prostituzione sfrangiata fra donne di strada (in Italia attualmente quasi soltanto straniere), donne che esercitano in proprio al chiuso (in linea di massima italiane), donne che si prestano a servizi sessuali nell’ambito di alberghetti appositamente organizzati oppure nell’ambito di centri benessere in senso lato, accompagnatrici o intrattenitrici, operanti in linea di massima in club privati o in night, le motivazioni per la scelta di questo “mestiere” evidenziate da una ricerca australiana del 1991-92, di particolare interesse per l’ampiezza delle rilevazioni e per la raffinatezza dell’analisi (Frances Boyle e altri studiosi), sono le seguenti:

    – “mi servivano i soldi” = 71%, seguito da “non potevo trovare nessun altro lavoro”, modalità scelta soltanto dal 20% (la domanda era a risposta multipla);
    – pura sopravvivenza = 10%;
    – i buoni guadagni e gli orari flessibili = 8%;
    – “mi sono fatta trascinare” = 5%;
    – il procurarsi la droga = 3%;
    – uno scopo particolare come acquistare la casa o l’auto = 1%.

    poiché la suddetta ricerca è stata svolta in uno stato in cui l’unica forma legale di prostituzione è quella esercitata da soli in casa propria, più o meno come fanno la maggioranza delle meretrici italiane, se ne può dedurre che in condizioni di relativo benessere economico è l’interesse al denaro, in quanto base che consente un tenore di vita al di sopra della norma, e non più la necessità dettata dall’estrema povertà, a indurre le donne a prostituirsi.

    questa è per me la principale ragione di attitudine critica nei confronti di questo tipo di scelta professionale femminile, così come la riprovo in altre affini scelte maschili.

    inchieste sull’entità dei clienti che abbiano usufruito di prestazioni a pagamento anche una sola volta, svolte all’estero e relativi in linea di massima agli anni ’90, hanno dato i seguenti risultati:

    – Australia = 25%
    – Olanda = 21,6%
    – Germania = 22% e 13% (due diversi enti di ricerca)
    – Stati Uniti = 17,7%
    – Svezia = 12,7% (libertà di costumi sessuali moralmente accettata da anni)
    – Gran Bretagna = 6,8% (di cui mi piacerebbe approfondire le ragioni, in quanto sorprendente).

    l’Italia, dall’indagine di Carlo Buzzi rivolta nel 1998 ai giovani tra 18 e 30 anni, risulta allineata alla Svezia, quindi altrettanto aperta a costumi sessuali liberi, non a pagamento:
    – 12,5% (solo il 2,6% non ha risposto) mentre il 16,6% manifesta interesse.

  • 27
    maria grazia -

    “c’è da sperare che quest’attitudine educativa, volta alla costruzione della superiorità sociale del maschio, possa essersi smussata nelle nuove generazioni.”

    no rossana, non si è smussata proprio perniente! altrimenti non si spiegherebbe il perchè le donne, ancora oggi, debbano rimanere in gran parte escluse dal mondo del lavoro ( checchè tu ne dica ), giudicate per la loro libertà, e costrette talune volte a vendere il proprio corpo per realizzare i loro traguardi economici.

  • 28
    rossana -

    premesso che tutte le indagini sul tema prostituzione sono il più delle volte scarsamente affidabili per la reticenza messa in atto, in diversa misura, da entrambi i soggetti interessati, anche a seguito del concetto che l’attitudine a rivolgersi a prestazioni sessuali a pagamento ha assunto nella cultura delle epoche più recenti (osannata nel ventennio fascista, motivo di vergogna nei decenni immediatamente successivi al 1968 e soltanto da pochi anni emergente come normale alternativa all’intrattenere relazioni sentimentali), in Italia “dalle stime della media dei rapporti che ogni prostituta di strada dichiara di avere in una giornata è stato ricavato il dato di 9 milioni di prestazioni sessuali a pagamento all’anno, poi diventato per deformazione di passa-parola “nove milioni di clienti” (Eurispes, 2001).

    Delle 50-70 mila prostitute presenti in Italia (dati del 2010 forniti dalla Commissione Affari Sociali della Camera), il 65% esercita in strada, una percentuale che oscilla tra il 5 e il 10% è vittima dello sfruttamento e le minorenni sarebbero addirittura tra il 10 e il 20% (dati del Gruppo Abele di don Ciotti). Pare che un’ampia maggioranza dei clienti chieda di non usare il preservativo (addirittura l’80% secondo i dati del Gruppo Abele).

    In sequenza storica limitata alla percentuale di donne esercitanti la “professione” rapportata al numero di abitanti delle città di cui si dispongono dati, e non alla frequenza di accesso della “clientela”, la prostituzione, nonostante le oscillanti variazioni periodiche di cui è quasi impossibile identificare le ragioni e la macroscopica alterazione derivante negli ultimi decenni dall’immissione sul mercato occidentale di donne straniere (dapprima nigeriane, poi albanesi, e in ultimo moldave, rumene e ucraine), pare orientata alla diminuzione.

  • 29
    rossana -

    “La concentrazione di prostitute a Roma dal 1599 al 1605 varia da 600 a 900 prostitute per 100.000 abitanti. Se rapportiamo alla popolazione attuale questi tassi, oggi dovrebbero esserci tra le 14.800 e le 24.500 prostitute attive a Roma, un dato alquanto improbabile.”

    “Un’altra fonte seicentesca fornisce dati per Bologna. (…) L’ordine di grandezza per la concentrazione di prostitute va anche in questa città da più di 500 fino a 1.000 per 100.000 abitanti. Se i tassi presenti nel Seicento fossero validi oggi, dovrebbero esserci da 2.000 a 4.400 donne che vivono di prostituzione a Bologna, cosa sicuramente non vera.

    Le stime attuali più accurate riguardano soltanto la prostituzione di strada, e a Bologna nel 1999 sono stata contate circa 200 prostitute di strada, mentre a Roma la valutazione più alta è di 5-6.000 persone per strada (stime del progetto Lucciola) mentre Carchedì (2000) suggerisce solo la metà, cosa che rende comunque verosimile che oggi la proporzione sia molto minore di quella dei censimenti citati.”

    Limitando i dati alla sola prostituzione di strada “la concentrazione quindi risulterebbe tra 26 e 34 prostitute per 100.000 abitanti. (Carchedì 2000)”

    “Anche rispetto al periodo regolamentarista ottocentesco si è notata una maggiore diffusione della prostituzione in età più antiche. Lo storico Rossiaud afferma che nel Quattrocento in Francia dovevano esservi almeno tre volte più ragazze pubbliche che a fine Ottocento.”

    Il fenomeno, triste soprattutto perché è stato riscontrato che molte prostitute sono state oggetto di abusi sessuali in età adolescenziale, mentre altre lo sono diventate a seguito di precedenti penali oppure di eccessive necessità di denaro per procurarsi droga, quasi certamente non potrà mai essere del tutto debellato, pur essendo apprezzabile l’inversione di tendenza a carattere storico.

    Il “virgolettato” è tratto dal libro “Donne di mondo” di Daniela Danna, ricercatrice presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Milano e autrice di altri testi relativi all’amore e alle connesse tematiche sessuali, omosessuali e lesbiche incluse.

  • 30
    camy -

    Penso che non possa essere solo questione di causa effetto: uomo non soddisfatto sessualmente uguale richiesta di prostitute, perché ci sono uomini a cui non piace andare con le prostitute, anche se sono a stecchetto, per cui la risposta più semplice è quella di Alessandro: un uomo ci va semplicemente perché gli piace. Questo spiegherebbe anche le apparentemente irrazionali ricerche di prostitute o trans o altre stranezze da parte di chi potrebbe avere molte donne (per soldi o bellezza).

  • 31
    maria grazia -

    io credo semplicemente che le donne che scelgono liberamente di prostituirsi, è perchè hanno determinati obiettivi, e sono disposte anche a perseguire quella strada pur di raggiungerli. non si tratta necessariamente di obiettivi prettamente economici. può essere anche solo e semplicemente il fatto di non sottostare a un lavoro dipendente e mal retribuito, magari gomito e gomito con colleghi insopportabili. può essere semplicemente il fatto di poter gestire liberamente il proprio tempo senza doversi attenere a orari prestabiliti ( come viene tra l’ altro dichiarato in uno dei punti percentuali della ricerca svolta da rossana ); o ancora, il fatto di emanciparsi da una situazione di sudditanza familiare e/o sociale ( chi nasce povera deve soccombere al volere altrui, e non tutte – tra queste donne – sono disposte ad accettare questo destino a cuor leggero ). personalmente, non mi sento nè di approvare il lavoro di prostituta ( perchè va contro la natura tendenzialmente monogamica della donna, di donarsi a un solo uomo e di farne colui che la affianca, la sostiene e la protegge dai pericoli del mondo ), ma nemmeno di condannare in toto chi ha fatto questa scelta. Chi l’ ha fatta, avrà avuto i suoi buoni motivi che non sta a noi indagare. per il resto, posso solo dire che chi vende il suo corpo non fa del male agli altri, ma più che altro fa del male a se stesso. o meglio, alla lunga fa del male AL SUO SPIRITO, e prima o poi, aldilà delle compensazioni materiali e dei lauti guadagni, come dice anche gimmy queste persone dovranno fare i conti con la loro insoddisfazione interiore e il vuoto della loro esistenza. a chi ripiega su questo mestiere per far fronte ad un problema economico o come alternativa al precariato, consiglio – se proprio proprio – di adottarla semmai solo come soluzione MOLTO TEMPORANEA, e con tutte le precauzioni del caso, sia inerenti alla propria salute che alla sicurezza personale. e di coltivare, nel contempo, altre opzioni professionali.

  • 32
    Alessandro -

    Le malattie si prevengono con l’intelligenza del cliente e la professionalità della ragazza,io prima di andare sono solito chiedere se fanno le pratiche più rischiose,se la risposta è affermativa so che quella è da evitare.

  • 33
    rossana -

    Non ho mai condannato nessuno, e tanto meno “sorelle” che considero semplicemente più fragili di altre, come si evince dai risultati di una ricerca sulla composizione delle donne dedite alla prostituzione di Giuseppe Caletti, varata nel 1975 e conclusa nel 1986:

    – 10% è cresciuta in brefotrofio;
    – 10% è figlia di prostituta;
    – 26% è ragazza madre.

    “E’ altissima la percentuale di minorenni intervistate: il 14% dei questionari è stato compilato da ragazze dai dieci ai quindici anni e il 30% da altre minorenni dai sedici ai diciotto anni”.

    In base ai dati estrapolati dalla suddetta ricerca, parecchio datata, e dalla precedente relativa alle motivazioni per l’inserimento in questa “professione”, per quanto mi riguarda, escluso un massimo del 30-40% di prostitute da comprendere e compiangere, non nutro stima per il 60-70% rimanente, in quanto ritengo che la loro non sia stata una scelta obbligata ma di comodo, che, oltre a danneggiarle personalmente nello spirito, come evidenziato da Maria Grazia, squalifica la figura femminile più di quanto non faccia normalmente una marea di altre donne, per le ragioni più svariate. Posso sempre capire casi singoli ma respingo il fenomeno nel suo insieme, soprattutto quando si tratta di escort di alto bordo, che avrebbero potuto seguire iter di affermazione più corretti.

    Sono forse meno buonista o qualunquista di come qualcuno qui mi percepisce. Accetto moltissimo ma non approvo proprio tutto tutto, arrogandomi il diritto di dissentire quando mi va di farlo e di avere, come tutti, le mie simpatie e le mie antipatie.

  • 34
    rossana -

    Poiché non mi piace prendere in considerazione soltanto parte di un tema trascurando completamente l’altra, non posso che ammirare Gimmy e Alessandro, che si sono dimostrati del tutto privi di pregiudizi.

    Comprendo perfettamente le ragioni della maggioranza dei “clienti”, invertendo la precedente percentuale di criticità, in quanto penso che soltanto un 15-25% degli uomini che ricorrono alle prostitute cerchi una prestazione sessuale a pagamento per essere dominante.

    Dal documentario “La scelta” di Maria Cuffaro:
    “Cosa vogliono i clienti?” chiede la giornalista.
    “Vogliono l’anima” risponde la prostituta, e prosegue: “Vogliono baci, ma il bacio è un atto d’amore”.
    Alla stessa domanda un altra donna risponde: “Diamo quello che non ha più dalla moglie…” e a questo punto lo spettatore si aspetta che l’intervistata parli dell’attrattiva sessuale, spenta dopo anni di matrimonio. Invece, a sorpresa, sono attenzioni e gratificazioni emotive a essere evocate: “… che bella giacca che hai su, come sei elegante, hai un bel sorriso. E’ anche sesso, ma è molto sbrigativo.”

    Troppe donne, nella routine quotidiana o dopo la nascita di figli, dimenticano di gratificare emotivamente e fisicamente i loro partner. La principale differenza nell’umano bisogno di riconoscimento e di apprezzamento, a mio avviso, consiste nel fatto che uomini poco accettati o trascurati possono ricorrere a terzi a pagamento per rivitalizzare la loro autostima, in qualità di esseri umani, mentre donne bruttine o scarsamente valorizzate non hanno la possibilità di questa valvola di sfogo, sesso incluso.

    Il recente successo delle transgender pare dovuto al loro essere molto più disponibili, più estroverse, più coinvolte delle prostitute donne nel rapporto con il cliente. Essere richieste per rapporti a pagamento mantiene per loro una valenza erotica dal momento che il desiderio del cliente è interpretato come riuscita della propria trasformazione fisica.

    Concludo con una chicca, sempre tratta dal libro di Daniela Danna, che documenta con nomi e date ogni significativa affermazione: “Anche l’orgasmo fa parte delle rivendicazioni. La differenza con il primo movimento femminista non poteva essere più marcata: Nell’Ottocento e nel primo Novecento si voleva al contrario fondare la parità tra i sessi sulla castità anche per gli uomini (Jeffreys, 1985). Se le femministe della prima ora potessero vedere i risultati a cui si è giunti dopo il 1968, immagino che non potrebbero credere ai loro occhi!

  • 35
    maria grazia -

    “Non ho mai condannato nessuno, e tanto meno “sorelle” che considero semplicemente più fragili di altre”

    fragili ? e da che punto di vista ? magari quelle donne che esercitano questo mestiere sono psicologicamente molto più forti di tante altre, perchè reggono un ruolo sociale che indubbiamente non è facile sostenere. e affrontano al contempo tutti i loro problemi sia pratici che esistenziali, senza l’ aiuto di nessuno ( amici, familiari, parenti, compagni ). Aiuti di cui invece possono in genere disporre le donne non dedite a questa particolare attività.

    “Posso sempre capire casi singoli ma respingo il fenomeno nel suo insieme, soprattutto quando si tratta di escort di alto bordo, che avrebbero potuto seguire iter di affermazione più corretti.”

    è sempre una questione soggettiva rossana. ciò che è corretto PER TE, non è detto che lo sia per TUTTI. magari per qualcuna è più corretto fare la escort che guadagnare 700 euro al mese per dieci ore di lavoro al giorno, con un capo che magari ci prova pure o che ti tratta male. molte escort probabilmente credono che è più dignitoso il loro mestiere che fare la schiava del terzo millennio o l’ eterna precaria. Io dico solo che questa attività andrebbe monitorata e regolarizzata, a tutela SOPRATUTTO di chi la svolge, e che il mestiere di escort, per come la vedo io, non può essere un mestiere da portare avanti a lungo termine, per varie ragioni. prima di tutto di carattere esistenziale. La vita è troppo breve per restare una “puttana”.

    “Se le femministe della prima ora potessero vedere i risultati a cui si è giunti dopo il 1968, immagino che non potrebbero credere ai loro occhi!”

    Le femministe della prima ora sono anche quelle che hanno voluto le attuali leggi sul divorzio e sull’ aborto. i risultati di queste scelte non mi sembrano incoraggianti, nell’ ottica di un sereno prosequio del rapporto tra i due sessi e della sopravvivenza del nostro tipo di società. In genere contesto agli uomini certi loro comportamenti, ma non trovo neanche giusto che una moglie che si sente ( a torto o a ragione ) ferita nel suo orgoglio, possa decidere dall’ oggi al domani di mandare all’ aria una famiglia e di mettere suo marito sul lastrico. Senza contare che privarsi della presenza di un marito o di un compagno, si rivela il più delle volte una scelta deleteria per le stesse donne.

  • 36
    maria grazia -

    infine rossana, ritengo che la tua personale visione sul fenomeno ( che sembra essere eccessivamente indulgente verso il cliente ed eccessivamente accusatoria verso la prostituta ) rispecchi una mentalità tutt’ altro che “femminista”!..

  • 37
    Golem -

    MG, pur di avere un maschio si puó sperare di estirpare la “piaga” della prostituzione, di modo che i poveri maschi in preda alla foia più insopportabile si rivolgerebbero a chiunque, che con spirito di abnegazione e umana empatia si “sacrificherebbero” pur di aiutare la causa (tutt’altro che) femminista, che non sopporta che una escort guadagni in una sera lo stipendio di una commessa. Se va male.

  • 38
    maria grazia -

    “si puó sperare di estirpare la “piaga” della prostituzione, di modo che i poveri maschi in preda alla foia più insopportabile si rivolgerebbero a chiunque, che con spirito di abnegazione e umana empatia si “sacrificherebbero” pur di aiutare la causa”

    ma certo, Golem! come dubitare che, in assenza di prostitute, le altre donne “normali” si sacrificherebbero gratuitamente e volentieri per soddisfare le esigenze del pover’ uomo gentile ma sfigato che non cucca e non tromba, o dell’ uomo impegnato e infoiato che ha voglia di trasgredire e magari sarebbe pure disposto a violentare qualche donzella pur di togliersi i suoi sfizi!

  • 39
    Bottex -

    Il fenomeno prostituzione secondo me oggigiorno non può far altro che aumentare. Le colpe, se così vogliamo definirle, sono sia degli uomini che delle donne. Ci sono infatti tanti uomini, specie tra le nuove generazioni, per cui sembra che il sesso sia un vero e proprio chiodo fisso nella testa. È dimostrato scientificamente poi che il sesso sempre con lo stesso partner (sia uomo che donna) tende a stancare; questa è una cosa del tutto naturale, che genera però la tentazione di trasgredire. Poi, oggi si è creata una eccessiva emancipazione femminile, che ormai spinge gli uomini a perdere interesse in una relazione seria, ad abbandonarla o a non cercarla nemmeno. E parlo di uomini di tutto rispetto, non di “casi particolari”.
    Ecco dunque la necessità della prostituzione. Per me infatti tanto vale legalizzarla. Naturalmente, lo sfruttamento è da condannare, ma non vedo perché non consentire una prostituzione volontaria, controllata e sicura. Perché è chiaro come il sole che la richiesta per questo tipo di “servizio” non manca e finché ci sarà la domanda, possiamo star certi che ci sarà sempre anche l’offerta, legale o meno. Infine, non dimentichiamo che quello della prostituta è probabilmente il mestiere più antico del mondo.

  • 40
    Esther -

    Senza un briciolo di dignità! Vuoi vendere le persone? Già si svendono, in cambio di poche attenzioni, per autolesionismo, p.e. quello di gente che resta in relazioni laceranti, come una condanna inflitta da una mano esterna che gli ha insegnato ad abusarsi; e tu vuoi pure legalizzare il sesso a pagamento? Vai a sbattere la testa contro il muro, può darsi che ti riposizioni quel neurone… spostato!

    Per fare soldi non serve prostituirsi! Infatti, gli uomini non ne hanno mai avuto bisogno! Serve invece strumentalizzare il bisogno di attenzioni, soprattutto degli uomini, che sono la parte debole della relazione, perché rifiutabili e sostituibili ad ogni soffio di vento, e cavarne un ricavo economico. Poi, pensare pure alle donne, che però hanno una rete emozionale diversamente organizzata rispetto all’uomo.

    È un campo d’azione: attenzioni alla persona. In cui fare semplice business con la chiacchiera quotidiana. Niente sentimenti, niente che alluda minimamente al sesso! Business colmando la solitudine sociale dovuta all’individualismo.

  • 41
    Esther -

    Perché oggi si prostituiscono di più. Chi? Uomini o donne?

    Perché hanno scambiato il sesso per amore ed il piacere per la felicità. Infatti, sono sempre soli, disperati ed in cerca. Dipendenti dal sesso senza dare né trovare amore. Gli uni e le altre parimenti. Donne e uomini! Di grazia, mi si conceda di mangiare una pizza: io la dopamina me la procuro così oltre che con la pecunia. Tutto dipende dal pensiero emozionale, perciò, ho deciso di sviluppare una tendenza autolesionistica compulsiva nel dipendere dai bigliettoni accumulati vendendo nulla su WhatsApp, e non è tanto l’affare che tira, quanto la mia disperazione, nell’infliggermi colpi bulimici al portafogli, strabordante di bigliettoni e sempre di più! Eh sì, tutto dipende dalle emozioni, più potenti del pensiero, ma comandate dalla volontà prudente cioè che punta sempre al buono scopo.

  • 42
    Bottex -

    E’ un vero peccato che non si possano bloccare o segnalare gli utenti qui, come sui social, perchè sarebbe quello che ci sarebbe da fare con te. Se non vuoi sentire o accettare i pareri degli altri ti conviene cambiare sito. Io non sono mai offensivo nei confronti di nessuno, tu hai invece dimostrato la tua meschinità. Se avessi letto meglio il commento, avresti notato che parlavo di una prostituzione volontaria. Se una persona vuole vendersi, quali che siano le sue ragioni, libera di farlo. Puoi replicare quello che vuoi qui sotto nei commenti, io non solo non risponderò, ma non mi preoccuperò nemmeno di controllare. Una persona così volgare e offensiva non merita neanche la mia attenzione. Cordiali saluti …

  • 43
    Esther -

    Non esiste la prostituzione volontaria, ma l’induzione manipolatoria con la legalizzazione di una pratica nociva, per sé, per gli utenti e per le loro famiglie.
    Le donne o gli uomini, vale per entrambi i sessi, vanno protette/i dallo Stato e non rese merce di scambio con soldi o altro! L’essere umano ha una dignità che è quella di essere pensante tanto che riesce a rendersi conto della sua morte, per esempio. Se uno ha l’insano proposito di suicidarsi, tu che fai? Ti rendi partecipe di omicidio suicidio legalizzandolo?! Questo è non saper discernere tra bene e male. Lo desiderano ed è giusto. Si legalizza. Una vuole abortire e tu la accompagni? O ti batti per difendere la legge che lo consente!? Non è così! Dare la morte al corpo o all’anima della persona significa rendersi corresponsabili di quel delitto che resta tale anche se lo commettono tutti. Il male porta sempre il male con sé e non il bene, ma la morte. Il sesso fine a sé stesso non è amore, ma morte. E tu non riesci a capire che gli uomini non sono bestie!? ‘Gnuranton!!!
    Dovresti essere segnalato tu, al sito e alla asl nonché al cism, per immoralità e illogicità, senza alcun buon senso spicciolo! Poi, vai a rinickarti per rispondere.

  • 44
    Esther -

    Queste cose le si capisce pure all’asilo!

  • 45
    Yog -

    Marò, Esther, pure al CSM vuoi segnalarlo! Così lo rovini! Un poco di sana prostituzione è funzionale a tener su la baracca, così almeno dicono i piddini al potere, io che vuoi che ne sappia…

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