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Che fare? (2)

Buonasera a tutti,
e innanzitutto grazie per l’attenzione che mi verrà rivolta.
Da circa un mese, mi trovo in uno stato di prostrazione che inizia a preoccuparmi non poco.
Tutto è coinciso con il rientro dalle ferie, due settimane splendide trascorse in un paesino della Croazia.
Già gli ultimi giorni del periodo vacanziero ho iniziato ad accusare i primi malesseri, e l’idea dell’imminente rientro mi creava addirittura sintomi fisici quali sensazione di soffocamento, battito accelerato, insonnia.
La ripresa del lavoro poi è stata un autentico inferno; Ho passato i primi giorni in ufficio in un inconcludente ciondolamento davanti al pc, con occhio impaziente all’orologio e spasmodica attesa delle ore 18.00.
Come se ciò non bastasse ho poi sviluppato nei confronti del lavoro un atteggiamento di autentico rifiuto : mi sento ingabbiata e costretta, non sopporto minimamente le colleghe ( per cui non ho mai nutrito eccessiva simpatia, e con cui non condivido nessun interesse ma provo solo cordiale rispetto), sono in completa asintonia con tutto ciò che rappresenta l’azienda e godo nell’adottare un atteggiamento dissacratorio e provocatore volto a suscitare generale disapprovazione. Mi sento totalmente privata del mio tempo e della mia libertà, un prigioniero con la sua ora d’aria. Il mio contratto è in scadenza a fine 2011 e sono quasi terrorizzata mi venga rinnovato ( giuro, non ci dormo quasi la notte ).
Chiaro che questi pensieri mi pongono in netto disaccordo con la maggioranza dei più ,e per questo motivo ho anche vergogna ad esternarli.
Per l’opinio communis, infatti, sono una privilegiata e fortunata, a 29 anni ho una laurea e cinque anni di esperienza alle spalle quando la maggior parte dei miei coetanei, anche più titolati di me, si arrabatta tra uno stage e l’altro.
Io invece sono arrivata ad un punto di non ritorno : sono nervosa e frustrata, insoddisfatta, e mai contenta. Nemmeno il finesettimana mi rilassa più, il pensiero corre sempre e solo al “lunedi nero”.
Mi sembra di lavorare e buttare il mio tempo in uno stipendio da miseria ( 1100 euro, non uno di più), di non vivere affatto e mi terrorizza l’idea di cristallizarmi e cronicizzarmi in questa cronica insoddisfazione.
In azienda poi sono costantemente sottoposta a messaggi che io vivo come fortemente negativi; Tutte le mie colleghe, quarantenni senza uno straccio di figli, vivono solo per lavorare e hanno atteggiamenti giudicanti nei confronti di chi ha bambini o situazioni famigliari che mettono il lavoro in secondo piano.
Per me, che desidero fortemente diventare madre, tutto ciò è becero e demotivante.
Mi mancano poi i rinforzi positivi : quando rivelo ai miei riferimenti ( amici, famiglia, gruppo dei pari ) queste sensazioni mi guardano come fossi una marziana, un’esagerata, una che ha le fisime e non si rende conto della propria fortuna.
Fatto sta che io mi sento fragile, fallita, ed incompresa.
Invidio chiunque, ed ogni situazione mi sembra migliore della mia attuale.
Penso, ma non so se sia la chiave di volta, che l’origine del mio malessere derivi dal fatto che a dicembre 2010 mi sono trasferita da un paese ai piedi delle colline emiliane alla periferia di Milano.
Il mio compagno ha infatti avuto un’ottima occasione lavorativa, ed io, non appena trovato un lavoro con un minimo di proiezione di stabilità ( almeno 6 mesi di contratto), l’ho seguito.
Mi sono malamente adattata a vivere in un bilocale di 50 mq in una squallida periferia industriale.( e a sentire i locali, abituati a questo squallore, è anche una ” bella sistemazione”….no comment)
Purtroppo, dati gli elevatissimi costi di vita della città di Milano, non possiamo permetterci altro.
Mi fanno letteralmente ribrezzo tutti quei palazzoni alti e squadrati, con un’architettura similsovietica.
Non sognavo certo questo per il mio futuro…
Ma una bella casetta, con un pò di giardino, un paio di bambini e magari un bel cane.
Di ritornare in Emilia il mio ragazzo non ne vuole minimamente sapere : lui è tutto soddisfatto del nostro menage milanese, e secondo lui non ci manca nulla.
Io invece sono piena di livore e delusione; Mi sembra di stare buttando soldi a una città che ci succhia il sangue, la vita e il midollo.
Ho vergogna a fare salire gli amici emiliani, tutti sistemati in graziose villette o appartamentini decorosi, e anche i miei genitori non vengono giustamente a trovarci volentieri.
D’altronde sono io la prima che non li vuole sottoporre a questa tortura.
Cosi appena posso scappo a casa, non voglio cambiare la residenza, se un fine settimana mi trovo costretta a casa a Sesto divento irritabile e nervosa peggio di un leone in gabbia.
Ho fatto alcune superficiali conoscenze ma tutte persone che in circostanze normali non mi troverei mai a frequentare.
Il mio lui è beatamente innamorato di questa situazione ( giuro, sono arrivata a sperare con tutto il cuore che l’azienda dove lavora cassintegrasse o fallisse )e mi rimprovera continuamente di non vedere come siamo fortunati : siamo indipendenti, fortunati, non ci manca nulla…
Io ovviamente per non appesantirlo troppo limito al minimo i miei sfoghi ( o avvelenerei anche la convivenza) e tengo tutto dentro.
Più passa il tempo però, più il disagio non passa.
Che fare???

L'autore ha scritto 4 lettere, clicca per elenco e date di pubblicazione.

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13 commenti a

Che fare? (2)

Pagine: 1 2

  1. 1
    toroseduto -

    Come ti capisco! Ho una figlia più o meno nella tua situazione. Al contrario di te, lei si è completamente adeguata e non pensa minimamente di vivere in un posto diverso. Questione di indole. Sono stato 4 giorni da lei, continuavo a domandarmi come avesse fatto a integrarsi in tutto quello che tu descrivi. Se avessi potuto, sarei tornato giù il giorno dopo.
    Conoscevo Milano, in gioventù avevo avuto un’ottima occasione dal punto di vista professionale ed economico, non ce l’ho fatta! Non riuscii a completare neanche il primo mese.
    Provavo tutte le cose che tu descrivi, in più, aggiungo, mi sentivo male, avevo problemi di respirazione.
    Se ho ben capito, quello che ti blocca è il tuo compagno. Rassegnati, non ti capirà mai. Dico questo per esperienza. Dovrai fare una scelta,
    non ci possono essere consigli, nessuno meglio di te può valutare la situazione. Molti non capiranno, come non capirono me.
    Fortunatamente all’epoca ero libero, quindi fu molto facile prendere la decisione. Tornato a casa, mi passarono tutti i malesseri. Mi sono trovato benissimo in tutte le altre regioni, il lavoro mi portava a spostarmi di continuo, non so cosa ha quella città, quando sono stato da mia figlia non vedevo l’ora di andare via.
    Mi dava perfino fastidio il fatto che lei era diventata come se fosse nata e cresciuta fra quegli enormi palazzoni, e tutto il resto che hai descritto. Se vuoi, puoi leggere nel dettaglio la lettera che ho pubblicato circa un mese fa.

    http://www.letterealdirettore.it/messaggio-bottiglia/

    Dove parlo diffusamente delle inconprensioni che sono nate.
    Devi valutare attentamente, ti ripeto che non è possibile darti consigli, hai un legame affettivo che ti condiziona, nessuno meglio di te può valutare o influire sulla decisione che aleggia nelle tue parole…Coraggio! TS

  2. 2
    IO -

    ciao,
    io sono di milano e ti posso dire che hai ragione.. sesto fa proprio schifo ahah cmq guarda ci sono altri paesini fuori milano molto carini e con tanto verde e i costi non credo che siano così tanto diversi da dove ti trovi ora.
    però vorrei dirti una cosa, fai attenzione perchè devi cercare di far capire al tuo lui che vuoi cambiare almeno paese, trovare un posto meno girgio, questa tua solitudine-depressiva ti porterà a lasciarlo per tornare a casa, magari vicino ai colli ma più triste e sola di prima..

  3. 3
    Kid -

    Non entro nel merito del modo di vedere le cose del tuo compagno , non sarebbe giusto criticarlo , senza conoscere le ragioni della sua soddisfazione.
    Per quanto riguarda te , beh evidentemente hai una diversa visione delle cose , delle prospettive e del tuo futuro.
    Del resto questo è l’Italia, il Paese del “consoliamoci con chi stà peggio!”. Filosofia spicciola e tristemente necessaria.
    Ci sarà certamente parecchia gente che al posto tuo si sentirà fortunata , ma il punto è un’altro:
    Vale la pena , sacrificarsi , solo per cristallizarsi a tempo indeterminato in una situazione che non promette cambiamenti e vivere in un ambiente che non ci è consono,giorno dopo giorno ?
    Beh , secondo me , c’è un limite a tutto .
    Siccome il lavoro , dovrebbe essere il “mezzo ” e non il fine ( Ma l’appartenenza sociale e il provincialismo , ne fanno un biglietto da visita ) , è normale ,che quando si vive per lavorare (Perchè il resto , non soddisfa , anche economicamente e il risicato tempo libero non viene speso in cio’ che vorremmo davvero fare) si vada totalmente in crisi . Ma non tutti possono , oggi , permettersi neppure di rifletterci , perchè intanto le spese ,le bollette corrono e le rate!
    Altri si adagiano su questo meccanismo , che del resto condividono , perchè gli dà la possibilità di comperare dai vestiti ,alla macchinetta e l’approvazione sociale .
    Sono punti di vista diversi , non c’è che dire . Tu giustamete consideri che un lavoro , pressapoco pagato uguale , lo potresti anche trovare vicino casa , che avresti meno spese , e che usufruiresti nel tempo libero di un ambiente piu’ congeniale .
    In pratica ,vorresti migliorare la qualità della tua vita.
    Beh , la scelta spetta solo a te , se rimanere, qualora il tuo compagno non ti aiuti (Quindi anche tu dovresti proporre qualcosa in loco), perlomeno a tentare di trovare una soluzione diversa , piu’ vivibile per te e che contemporaneamente vi possa permettere di stare insieme . Se fosse impossibile credo che dovreste fare ognuno le proprie scelte ,indipendentemente dall’altro.
    Dovresti fargli ben capire che non dovrebbe minimizzare la cosa , che per te ,invece , è molto importante .
    Spesso non si riesce bene a comunicare l’importanza delle cose , che si presentano come una lamentela o come il “Che ne diresti , se..?”, quindi l’altro non è in grado di percepire la tua grande insoddisfazione interiore e potrebbe non venirti incontro in buona fede , credendo che sia solo un momento negativo che tutti ,del resto ,abbiamo.

  4. 4
    enduzzo -

    Quante cose ci accomunano 🙂 abito nella verde brianza e sento le tue stesse sensazioni. Sono andata anche io qs anno in croazia e tornare è stata una mazzata.. mi sono sentita vuota, triste, malinconica e terribilmente in colpa. Avevo mal di schiena prima di partire.. al mare nulla.. torno e ce l’ho ancora??!! Mi dico sempre che è la testa che non va! Mi sento spesso in colpa perchè penso che davvero dovrei ritenermi “fortunata”.. anche io convivo, in una casetta un po’ più grande però, senza gatti ( lo vorrei ma è un condominio e ci sono regole che non condivido) e senza bambini, almeno per ora. Anche io ho un buon lavoro fisso e stabile con un ottimo stipendio per i miei studi.. e sono qui a fare concorsi per cambiarlo.. e ovviamente la gente mi guarda come se fossi una pazza. Tempo di crisi e lasciare il lavoro è un affronto alla società, non voglia di accrescersi e imparare.. Quello che mi differenzia da te è che io in qs posto fortunato con tanto lavoro ci sono nata.. dalla finestra non vedo certo il bel mare croato ma nemmeno palazzoni.. è accettabile insomma.. ma sono vuota e spenta ugualmente.. e mi sento molto in colpa perchè ho anche un lavoro che mi porta a sentirmi così.. quando lavori per e con gente colpita dalle malattie ti senti davvero un’inetta per non apprezzare quello che hai.. ogni gg mi dico.. io cammino, io vedo, io sento… eppure cos’è allora qs vuoto dentro che mi logora l’anima? La rabbia che mi viene è anche pensare che io qs vita me la sono scelta.. l’ho voluta.. io ho scelto il mio lui ( anche lui attaccato alle “abitudini”.. stiamo così bene cosa non va?) io ho firmato il mutuo, il contratto di lavoro.. ho fatto tutto io. Eppure.. resta da capire se quel che senti dentro saprà svanire facendo una vita “diversa” ma pur sempre “uguale” da un altra parte..

  5. 5
    vim -

    Se non fosse che si tratta di una lettera triste…mi è piaciuto leggerla. Scrivi bene e dipingi la situazione con grande ironia.
    Okkey!

    Io ti consiglio di fottertene che tutti vorrebbero un lavoro che hai tu e questo e quello…molla tutto! E torna in emilia…dove c’è il verde e l’aria è pulita! E ohhh stai a casa tua e non è poco!
    Stare via da casa è consigliabile solo se si inseguono sogni…lavori importanti…non cose del genere.

    Ti auguro di essere felice. Buona fortuna!

  6. 6
    nic -

    tanti anni fa abitavo a milano.adesso al sud,in una citta’ di mare.me ne frego dei soldi . neanche morto ci tornerei. tornatenene in emilia, non si puo vivere in un posto che non non da serenita’. scusa ma il tuo compagno non nota il tuo malessere? datti un limite di tempo,se ancora ne hai.e se non ci riesci proprio ,fai la valigia e via.

  7. 7
    fracomina -

    Buongiorno a tutti,
    e intanto che dire….???? Grazie a voi tutti che avete lasciato un commento, una traccia, un pensiero!
    Pensavo sinceramente che la mia lettera fosse destinata a restare senza risposte…E invece mi avete fatto sentire meno sola e meno aliena.
    Mi fa piacere che nonostante il tono triste qualcuno sia riuscito a trovare traccia dell’ironia che tutti mi hanno sempre riconosciuto.
    Capisco anche lo straniamento che Toro Seduto prova nei confronti di sua figlia…E’ lo stesso che provo io nei confronti del mio compagno.
    Pensare che non voleva spostarsi da Reggio Emilia ( anche lui ha origini napoletane..), e ne ha fatto quasi un dramma lo scorso anno, quando purtroppo l’azienda di Reggio è fallita, doversi spostare a Milano. Ora invece è tutto galvanizzato….Ha trovato un’azienda dove si lavora bene, in cui si riconosce…E questo per lui è il massimo.
    In più ci si mettono anche i miei suoceri ( che puntuali come l’Enel si piantano in casa nostra per venti giorni in estate e a Natale con il risultato che sembriamo accampati Kosovari..Prendersi un albergo, no???) che dicono che ci siamo sistemati ” proprio bene” ( e intanto se ne stanno in un signorile condominio vicino al mare).
    Vorrei chiedere a IO, dove vede tutti questi paesini verdi in cui l’affitto non supera i 500 euro…Ho provato a guardare gli affitti in zona Monza e mi è venuto un infarto..Chiedono in media 800 per un bilocale/trilocale.
    Ricordo che io ne prendo 1100, e se ne devo regalare 400 al proprietario, vado a lavorare per 700 euro ( ovvero uno stage).
    Ovviamente tutte sistemazioni in condominio… ( Non sia mai una casa singola qui andiamo ben oltre i 1000 ahahahahha).
    In più, se ci devo mettere 2 ore per fare 20 km, no grazie.
    Se mi devo alzare alle ore 06 dalla Brianza, lo faccio dal mio paese in Emilia.
    E me ne faccio, ragionevolmente, 200.
    Mettiamoci poi che il mio compagno deve vivere, per comodità, attaccato a dove lavora….
    Sinceramente non vedo grosse prospettive o margini di miglioramento.
    Anche ieri sera, di ritorno dalla palestra, ne abbiamo parlato e il risultato è stato un incaponimento frustrante per entrambi; Ciascuno fermo sulle sue posizioni.
    Io sco...onata e lui tutto orgoglioso del nostro appartamento che ben si adatterebbe a un reportage di PRESA DIRETTA.
    Io di una cosa sono strasicura : su Milano non voglio investire, nè ora nè mai.
    Se mi devo fare rapinare, lo voglio fare per una buona causa.

  8. 8
    arturo -

    Cosa vuoi veramente dalla tua vita ? cioè fammi capire vivere nelle tue amate colline è tutto per te ??? allora fallo ! senza pensarci un solo istante….
    Io però nella mia vita ricerco cose diverse… non ti ho sentito parlare in un solo rigo di amore verso il tuo compagno… non ti ho sentito dire che sei felice….
    insomma… ma sicuro che il problema della tua vita sia milano ????

  9. 9
    fracomina -

    Ciao Arturo,
    e grazie anzitutto anche a te per il commento.
    L’amore che provo per il mio compagno non ha bisogno di parole, ma si legge nei gesti.
    Per lui ho lasciato la mia amatissima terra , in cui sono nata e cresciuta, e che mi ha sempre dato tantissime possibilità.
    Per lui ho lasciato i miei amatissimi genitori,che mi hanno trasmesso tutta l’importanza e la gioia di crescere in una famiglia felice.
    Per lui ho lasciato i miei amici, gli stessi da almeno 15 anni.
    Per lui ho stravolto i miei ritmi…Qui si corre sempre….
    Per lui ho tolto anche a me stessa delle possibilità….
    Lui prende molto più di me, io lavoro ( da 5 anni nello stesso settore) per 1100 euro e le spese sono tutte divise per 2.
    Visto che non sono esattamente una che si fa mantenere, posso almeno avere voce in capitolo su come volere spendere i soldi che mi guadagno???
    O per amore devo gettarli dalla finestra???
    Amore per me è anche saper fare un passo indietro e venirsi reciprocamente incontro.
    Perchè lui allora per amore nei miei confronti non si guarda intorno???
    Non è colpa certo mia se in queste vomitate di cemento e in questi ambienti osceni non ci sono nata!!!!!!!!!!!!!!!
    IO VOGLIO SOPRATTUTTO UNA VITA DI QUALITA’, PER NON DIRGLI TRA 20 ANNI CHE MI HA ROVINATO LA VITA.
    Una casetta degna ( non certo un villone a due piani), un ambiente possibilimente non malsano come le periferie milanesi, lavorare per vivere ( e non vivere per lavorare…..), ritmi e volti più umani.
    Mi sono imposta di vivere giorno per giorno( il futuro mi fa troppa paura ) facendo del mio meglio per stare bene e cercando di vivere la mia permanenza come qualcosa di istruttivo e un’esperienza.
    Alla fine del mio primo anno a Milano potrò fare un bilancio.
    Testa : si rimane
    Croce : si rientra in Emilia e ci si vedrà nei finesettimana.
    In fondo in fondo penso che d’amore non si muoia, mentre di nostalgia si.

  10. 10
    toroseduto -

    Ciao! Sacrosante parole : Lavorare per vivere, e non il contrario. Quando si ha la possibilità di scegliere.
    Non credo che ti giocherai il futuro a testa o croce. Almeno sapere se tu conti tanto per lui, quanto lui conta per te.
    Se vuoi ti mando una moneta truccata, c’è Croce da tutti e due i lati!

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