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Il cambiamento e la perdita di sé

di Suzanne

I cambiamenti spaventano un po’ tutti, questo è indubbio, ma come fare quando determinano una perdita di continuità nella propria identità?

Da piccola fantasticavo ad occhi aperti di poter vagare nello spazio con una sorta di casa-navicella in cui erano riunite tutte le persone a cui volevo bene. L’estrema rappresentazione dell’immobilità e del controllo totale sulla realtà che mi circondava. Ben presto mi accorsi di quanto effimera risultasse la pretesa di avere effettivo potere sulla mia esistenza. Sono passati parecchi anni e, sebbene in qualche modo ora sappia gestire il mio essere nel mondo, provo ancora quella profondissima sensazione di smarrimento di fronte ad ogni cambiamento, sia esso concernente la mia vita, che quella delle persone a me care. 

Ricoeur parla della differenza tra identità-idem e identità-ipse, ovvero il passaggio dall’essere sempre uguali all’essere se stessi, riconoscendo le fratture nella continuità del nostro io, pur riuscendo a collegarle tra loro in un continuum narrativo.

Ogni cambiamento comporta necessariamente una perdita: non siamo mai gli stessi attimo dopo attimo,immersi in un fluire continuo di realtà che muta incessantemente. Ci sono però degli istanti in cui questa nozione razionale diviene percezione emotiva, lasciandoci smarriti e spaventati, alla ricerca di un nuovo equilibrio. É come se ci trovassimo alle prese con la costruzione di un puzzle, le cui parti vengono rimescolate continuamente, qualche pezzo si smarrisce e altri si aggiungono. La difficoltà sta nel reinventarsi ogni volta nuovi scenari, in cui ritrovare un’armonia con un mondo sempre diverso. É il passaggio dallo stato di crisalide a quello di farfalla: una piccola morte, per rinascere più forti e coraggiosi.

La mia domanda è: come riuscire ad imparare a volare ma al contempo portare dentro di sé ancora la nostra condizione di “larva”? Possiamo essere allo stesso tempo ciò che siamo stati fino a ieri ma anche qualcosa di diverso? Possiamo sottrarre al cambiamento i nostri “paradisi perduti”, costituiti da emozioni e ricordi di un mondo che in realtà non c’è più?

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Data di pubblicazione: 22 Gennaio 2017 - Views: 1

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Categorie: - Me stesso

50 commenti

  • 1
    Rossella -

    La paura di lasciarsi andare fa parte della donna. In alcune circostanze si supera in maniera naturale, ma ti posso dire che un tempo era consuetudine che i fidanzati, dopo essersi presentati in famiglia, portavano le fidanzate a fare una passeggiata. Anche i mariti avevano la stessa abitudine. Si trattava di un modo per stemperare o per esorcizzare questa paura. Quando vivi in profondità l’esperienza del lutto cominci ad essere naturalmente un po’ distaccata. A me è accaduto quando è morta mia nonna, ma mentirei se ti dicessi che la vita di coppia si presenta ai miei occhi come una passeggiata di salute. Avverto delle resistenze diverse che non ti saprei neanche spiegare. L’uomo tendenzialmente preferisce delegare e/o lamentarsi, quando non ha un temperamento irascibile. Poi ci sono casi (ma casi rarissimi) in cui prevale la paternità del capofamiglia, ma anche in quel caso non bisognerebbe arrivare a dare per sconta la vita di coppia perché la stabilità dipende dall’unione. Nella coppia non conta la liberalità, quando i caratteri si separano potrebbe cominciare una sorta di regressione che passa anche dalla rimozione della dottrina della conoscenza. Ognuno ragiona a modo suo e si va avanti perché c’è una base d’amore. L’amore non si capisce, questo è quello che molte persone non riescono a capire. Anche una persona che ti vuole bene potrebbe arrivare a voltarti la faccia perché la sua testa in quel momento gli dice così. Ma non ha problemi di natura psichica, non riesce a comunicare amore. Magari avrà commesso i suoi sbagli (come tutti)ma è difficile superare questo blocco se prima non si viene amati di un amore grande quanto quello che separa dal resto del mondo. Quanta angoscia mi danno queste situazioni, umanamente mi sembra impossibile trovare un rimedio perché più persone possono avere la stessa esigenza, ma non possono fare altro che dividersi sul passato. Non bisogna perdersi d’animo. Non si può capire sempre tutto. Buona serata 🙂

  • 2
    Angwhy -

    Ma infatti non siamo noi a cambiare ma cio che ci circonda,il casino è doversi riadattare ogni volta a cercare di riprendere il controllo della situazione.per il resto arriviamo pressoche intatti alla nostra meta malgrado ci si illuda di non essere piu gli stessi

  • 3
    Golem -

    Non “lasciamo” niente del passato nei passaggi della vita, siamo “fatti” di quello che è stato. Crescendo e maturando lo vediamo semplicemente nella luce più corretta. O almeno questo è quello che dovrebbe accadere, perchè non tutti gradiscono voler maturare. Ma la vita è “divenire” e non “staticità”, per questo ripropongo il famoso detto di Lao Tse. “Quello che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo lo chiama farfalla”.

  • 4
    Suzanne -

    Sì, dovrebbe essere così. Io invece mi sento morire ogni volta debbo affrontare un cambiamento ( anche quelli cercati consapevolmente), per poi ricostruirmi in un tentativo di continuità con ciò che ero prima. Insomma, una farfalla che rimane attaccata al ramo con timore perché si crede ancora bruco ( o in qualche modo vorrebbe esserlo).

  • 5
    Golem -

    Ma sei la solita Suzanne?
    Comunque a parte le illuminazioni che puö averti dato Rossella la Sibilla, la tua è paura, è ovvio. Hai fifa di te vista nel futuro. Perchè? Starà a te capirlo. Io da un pezzo sono il contrario per esempio, ma per quanto possa apparirti strano, sono stato così anch’io nella prima gioventù. Sono cambiato dopo la morte di Carmen.
    Basta col passato, bisogna vivere, è un dovere, e c’è solo il futuro che mi aspetta, ogni mattina, e se non lo prendo al volo lui non aspetta me. Diventa subito passato quello stronzo. Ho imparato che se la vita mi volta le spalle io le tocco il culo. Carmen non tornava se stavo a crogiolarmi per anni nel vittimismo di chi si sente offeso dalla vita. La vera vittima era lei, non io.

    Pensa che sono più di 25 anni che non faccio una foto e ne facevo a migliaia, ne ero appassionato. Ho regalato tutta l’attrezzatura a mia figlia. Me le fanno le foto, ma io non voglio ricordi che inneschino struggenti nostalgie autolesioniste.
    Sono strano? Forse, ma vivo bene. E da quando lo ha capito anche l’inglesa sta bene pure lei. Purtroppo domani devo fare le foto per rinnovare il passaporto. A maggio andiamo in Marocco a vederci qualche città imperiale e ci godiamo le mollezze dei riad beduini e degli annessi hammam. Chissenefrega. “Chi vuol esser lieto sia, di doman non v’è certezza. Ed è questa “incertezza” l’unica certezza con la quale possiamo fare i conti. Io li faccio con quei fattori, e mi tornano sempre.

  • 6
    Yog -

    La vita è divenire. Le donne divengono, e invecchiano. Certe vecchie non si rassegnano proprio alla loro sorte. “La rovina di casa Usher”.

  • 7
    Suzanne -

    Yog, non è un problema di invecchiamento, né tantomeno è legato al mio essere donna. É semplicemente un modo di abitare il mondo, in cui lo sguardo è sempre perso nella reinterpretazione del passato o nella nebulosa del futuro, mentre non si riesce mai a far presa sul fluire incessante degli attimi presenti. Anzi, l’idea di essere vecchia è rasserenante, perché equivarrebbe ad essere ormai spettatrice dei giochi, sperando di raccogliere i frutti delle precedenti scelte, mie e di altri. Invece mi ritrovo proprio nella fase di vita “decisionista”, quando per me ogni scelta rappresenta in primis tutte quelle possibilità che vengono scartate. Ad ogni cambiamento si perde un “ruolo”: essere figlia accudita, studentessa, fidanzata di x; non è un perdere anche ogni volta un po’se stessi?
    Golem, è vero che la morte rappresenta l’estremo cambiamento, quello che la nostra mente limitata non riesce a concepire, ma se ci pensi ogni cambiamento è un po’ un morire. Un po’ tragica messa così, ma è per rendere l’idea. Sì, sono la solita Suzanne, ma vengo in pace, augh!

  • 8
    Pace per tutti -

    Ogni volta che cambi stanza e superi la simbolica soglia lasci delle cose e ne trovi altre. R’ nella natura delle cose.

  • 9
    Golem -

    Suzy, io la penso come il mio filosofo guida, quando scriveva le sue epistole a Meneceo: Epicuro. “La morte non mi riguarda, quando ci sono io non c’è lei, e quando ci sarà lei non ci sarò io”. Il divenire è insito solo nel concetto di vita, vita che prevede l’abbandono di diverse “crisalidi” del nostro Io nel suo fluire. Sono solo i “passaggi” che danno senso all’esistenza umana, non solo fisica. Sono quelli che scandiscono la vita nella sua mortale inevitabilità. Insomma, la vita ha senso proprio perchè è “finita” ed è costellata da tante piccole “morti” che allo stesso modo hanno dato senso a quelle piccole “vite” che alla fine lo avranno dato a quella con la V maiuscola. La nostra umanità si manifesta solo nel riconoscimento di questa realtà ineluttabile. La mente cerca scopi per “sè” che non esistono in assoluto, e pone quindi domande che non avranno mai risposta. È il motivo della nostra continua “ricerca”. La Natura le risposte le dà tutte. Ma la mente non è “più” Natura, infatti cerca costantemente le “sue” ragioni, il suo “scopo” nell’amore, la religione, la filosofia, le ossessioni, le illusioni. E non le trova mai, non può: ogni eventuale risposta pone altre domande, all’infinito. Ma paradossalmente anche quell’angoscia è un “fluire”, è vivere, ed è l’unico modo di vivere dell’animale diventato uomo e della sua eterna insoddisfazione che è la “carne” dell’intelligenza. È quella che ci fa scalare le montagne, volare sulla Luna, impazzire per conquistare un amore impossibile. Lo sappiamo da quasi tre millenni, col mito di Prometeo, che vuole rubare il segreto del fuoco agli dei pagandone il prezzo per l’eternità.

    Se oggi io mi sento “appagato” è perchè ho accettato serenamente che tutto DEVE finire, è questo limite che dà “valore” alle cose, vita compresa. Che vita sarebbe se tutto fosse infinito. Una vita senza “valore” non credi?
    Cià

  • 10
    maria grazia -

    Peraltro non è che la vita di una donna finisce perchè “invecchia”. Forse per alcuni uomini sarà sconvolgente scoprire quanto segue, ma vi informo che le donne anche superati i 40/50 anni continuano a fare sesso, ad avere un lavoro e degli interessi, ad avere una vita sociale/familiare. Insomma ad avere UNA VITA.
    Poi non credo nemmeno che certi impulsi si attenuino con l’ avanzare degli anni. Mia madre ha più di 70 anni ma è perennemente scontenta perchè non può fare le cose che vorrebbe fare ( cioè vivere da ventenne, divertirsi, girare il mondo, frequentare posti alla moda ). Altro che accontentarsi di vivere di ricordi!..

    Suzy, l’ augh finale è uno spettacolo 🙂

  • 11
    Suzanne -

    Golem, molto bello quello che hai scritto, quando ti impegni sei anche piacevole;) Hai ragione, l’angoscia del divenire è il pegno da pagare per non essere più arrampicati sul banano, guardando invece col naso all’insù l’infinità di mondi ancora da scoprire. Forse vorrei essere solo più coraggiosa e non avere sempre la sensazione di aver perso qualcosa di fondamentale. Dentro e fuori di me.
    Maria Grazia, io mi immagino da “vecchia” su una sedia a dondolo a guardare il tramonto, sperando di aver raggiunto quella comunione con l’esistenza che mi farà finalmente dire “che bello essere qui, ora!”.

  • 12
    Golem -

    Vabbè Suzy, non è che ci si possa “impegnare” con tutti. Tu e pochi altri capiscono quello che può contenere anche una sola parola, la maggioranza non ci riesce. Mantenere un certo livello con tutti è pressoché impossibile, se poi quello che scrivo tocca qualche nervo scoperto è finita. Ha un grande potenziale un forum, ma appena si supera il livello dell’acqua calda scattano i meccanismi che hai conosciuto, e io non ho la pazienza e la carità che ci vorrebbe in quei casi. E poi sarebbe inutile. Non ci si può limitare ad ascoltare chi ne sa di meno per “rispetto” se si sta conducendo un discorso dal quale ci si aspetta certi risultati. Quando nel precedente dibattito dicevo ero già “oltre”, non lo facevo per “offendere” il mio interlocutore, ma per fargli sospettare che c’era “altro” rispetto a quello che mi comunicava che ovviamente conoscevo. Questo vale anche per me naturalmente. Infatti io cerco sempre e da sempre chi ne sa più di me, e se anche avesse un caratteraccio, quando mi “impara” qualcosa sarà sempre apprezzato da me.
    Comunque Epicuro, è stato l’antesignano del “canone” della ricerca scientifica così come la conosciamo oggi, attraverso il nostro Galileo Galilei che l’ha battezzata. Non a caso è meno conosciuto dei “soliti” perchè la sua filosofia è stata osteggiata dalla cosiddetta Chiesa.
    Le scelte nella vita sono obbligate Suzy, la contemplazione è romantica e accattivante, ma non ci porta da nessuna parte in realtà. Non credo che ti manchino i mezzi per affrontare i cambiamenti che peraltro servono a dissodare la “terra” dove pianteremo i nuovi semi di quel cambiamento, come si fa coi campi con la rotazione delle colture. La staticità e la la “monocultura” ci impoverisce di elementi importanti per il nostro sviluppo, proprio come succede per le coltivazioni, quindi siano benedetti i cambiamenti, perchè è grazie a quelli che avremo i frutti migliori. Osa cum grano salis e vedrai che “raccolto”
    Bye

  • 13
    Yog -

    ‘mi cuggino di Vergate sostiene che se cambi in meglio ti abitui subito, se cambi in peggio nun te passa più. È complicata la vita baby.

  • 14
    maria grazia -

    Suzanne, in effetti quello che descrivi è il miglior modo di immaginarsi la “vecchiaia” ( ma non solo la “vecchiaia” ) anche per me. Non sono una di quelle persone che non sono mai contente di ciò che hanno e non riescono mai a godersi il “qui e ora”, e nemmeno vorrei mai esserlo! Costoro mi fanno solo molta pena.

  • 15
    Vic -

    Siamo sempre persi fra il passato e il futuro
    e il presente sfugge via, perchè è un attimo, solo un attimo.
    Anche a me non piacciono i cambiamenti,
    Ci tengo a certe mie abitudini.
    Una persona cui tengo pensava di
    andare all’estero per trovare un lavoro migliore,
    per fortuna dopo alcuni mesi là ha fatto la scelta
    di tornare qui.
    Basta con questa cosa di andare all’estero e che sono
    i migliori ad andarci, lei è una “migliore” e anche il nostro paese è un buon posto, superate le difficoltà iniziali che sono
    il momento più difficile per tutti.
    Decidere deriva dal latino “recidere” , quindi
    per avere qualcosa, spesso bisogna rinunciare ad
    un’altra.
    Non bisogna però rinunciare ai propri sogni.
    Una frase che dico di me è “Forse non sono riuscito a cambiare il mondo, ma il mondo non è riuscito a
    cambiare me e questo è l’importante”

  • 16
    Yog -

    Suzanne, quanno la scuola ti manderà in pensione, tra 50 anni, le vecchie non le metteranno più in sedia a donnolo. Le assitteranno sopra l’iRoomba e via in giro per l’appartamento. Se poi vivi a Quarto Oggiaro, il tramonto nun se vede proprio perché è coperto dal condominio di fronte.

  • 17
    Tuttoscorrecomeacqua -

    Suzy, ricordo che avevamo gia’ toccato in passato questo argomento del cambiamento e della necessità stressante di adattamento continuo al contesto esterno. Personalmente ho sempre trovato
    affascinante la teoria del Panta Rei e allo stesso tempo inquietante. Anch’io avverto una certa difficoltà nel prendere delle decisioni radicali che causino rotture con il passato , le emozioni vissute e i ricordi e tendo ad adattarmi alle inevitabili mutazioni esterne diffidando da situazioni che potrebbero richiedermi di operare una scelta drastica , tagliando di netto il ramo vecchio per fare spazio all’innesto di un fresco germoglio.
    L’esempio di Vic sulla scelta del lavoro all’estero è semplice e calzante: un cambiamento andrebbe affrontato senza avere la sensazione opprimente che esso comporti un’inesorabile rinuncia al proprio passato, ma “rischiando” di sbagliare con serenità e ottimismo. Vero è’ che se sbagli in certe situazioni non sempre puoi tornare indietro, ma se non rischi non potrai mai sapere se quel cambiamento ti avrebbe reso più felice e probabilmente avrai un rimpianto.
    Non chiedermi poi come fare a districarsi da questa situazione, perché di farfalle ancorate ai rami ce ne sono molte. Credo che, in alcuni casi, possa aiutare la presenza di una persona amica. Se io, per esempio, decidessi un giorno di cambiare lavoro per intraprendere un’attività completamente nuova che ritengo sia più rispondente alle mie aspettative, sarebbe più facile, per me, avere un ‘amica/o che condivide questo progetto. Il mio problema è che , pur desiderando ardentemente di volare, a volte ho paura, e se qualcuno mi tenesse “per manina” mi butterei più volentieri. Tuttavia è’ ovvio che la maggior parte delle scelte, comprese quelle sentimentali, richiedono coraggio e di devono affrontare da soli.
    In particolare per la tua situazione attuale a quali cambiamenti ti riferisci? Ti saluto con aff etto e aff inita’

  • 18
    Suzanne -

    Yog, per mia grande fortuna vivo abbarbicata in un piccolo paesino tra le colline; sul mio terrazzo la sedia a dondolo è già posizionata, accanto ad una botte che funge da tavolino. Ti inviterei per un aperitivo ma niente narda, solo vinello o acqua del rubinetto!

  • 19
    Angwhy -

    Quando uno risponde vuol dire che si è preso la briga di leggere,magari aggiungere ok stronzo ho letto il tuo commento non mi piace e vaffanculo o vogliamo continuare con questo circolo pickwick che se la canta e se la suona da solo?

  • 20
    rossana -

    Acqua,
    riprendo da “di farfalle ancorate ai rami ce ne sono molte” e da “se sbagli in certe situazioni non sempre puoi tornare indietro” per illustrarti in sintesi il mio pensiero.

    se le decisioni potrebbero dar modo di proiettarsi in un futuro incerto, è logico che si esiti e che ci si appoggi a persone amiche di fiducia, in grado di meglio aiutarci a individuare vantaggi/svantaggi e a fare chiarezza. a mio avviso, questo non succede se si è sul momento del tutto convinti della bontà della decisione.

    le donne sono spesso accusate di essere simili alle scimmie, cioè capaci di soltanto di lanciarsi da una liana all’altra ma incapaci di effettuare scelte emotive autonome. è probabilmente vero più per le donne che per gli uomini, sulla base del dato di fatto che in genere le prime beneficiano di più frequenti occasioni favorevoli rispetto ai secondi.

    non è vero che non si può tornare indietro: oggi, anche in Italia, è in linea di massima possibile recedere da tutti gli impegni contrattuali a suo tempo sottoscritti. la difficoltà sta nella capacità di subire in termini di sofferenza il prezzo dei propri cambiamenti, o meglio degli eventuali errori che ne rendono necessario il recesso.

    c’è chi li valuta soltanto sulla base dei costi emotivi su di sé e chi li soppesa, invece, tenendo presente anche il dolore che essi possono provocare ad altri, sia colpevoli in parte, come i partner, o innocenti, come i figli e i genitori.

    da quanto sopra si potrebbe desumere che ogni decisione avviene a seguito di più o meno accurate analisi e ponderazione. invece, a quanto espresso da esperti, pare che alla fine della fiera si decida quasi sempre per istinto e che questo tipo di decisioni, alla luce del senno del poi, finiscano per rivelarsi le più valide, indipendentemente dai riverberi che possano avere su identità soggettive più o meno consolidate.

  • 21
    Golem -

    Com’è strana la vita. Per me ogni territorio “sconosciuto” è una possibilità di conquista. Il timore dell’ignoto non è mai stato superiore al piacere della scoperta. Era la sensazione che provavo da ragazzo quando facevo campeggio libero sulle allora deserte spiaggie del Salento. Nel giro di poco tempo diventava la terra di conquista che assieme a pochi amici colonizzavamo e “costruivamo” con quello che trovavamo sul posto. Indimenticabili momenti di bellezza e vitalità.
    Niente come il desiderio di conoscere quello che non conosciamo mette in moto le nostre qualità intellettive al massimo delle possibilità. Credo che sia quella la vera essenza dell’umanità, quella di “capire”, persino più del decantato amore, che in fondo è la trasposizione in chiave morale di un istinto. La ricerca di nuovi campi della conoscenza è invece un atto di volontà. Si “sfida” l’ignoto perchè divenga “gnosis”. È Prometeo che vuole conoscere il segreto del “fuoco”, l’Odisseo che parte per seguire il cammino della “virtute e canoscenza” che sono dentro la nostra anima umana. Sono loro che ci chiamano a vivere la vita. Da “uomini”.

  • 22
    Suzanne -

    Anghwy, ti chiedo scusa e ti ringrazio per la risposta. Non volevo assolutamente ignorarla, è solo che in un certo senso era un discorso in parte già affrontato in chat con altri, per questo mi è venuto naturale rivolgermi a loro. Chiedo venia anche a Vic.
    Acqua, è un evento del tutto naturale e bello, che però mi ha mandato in crisi: una delle mie migliori amiche, la mia sorella di mente ( siamo molto simili) con cui sono cresciuta e con cui ho condiviso i piccoli e grandi cambiamenti della mia vita è incinta. Questo evento mi ha destabilizzato, soprattutto al pensiero che quel mondo in cui eravamo due ragazze non esiste più. É come se avessi perso in qualche modo delle certezze, poiché necessariamente questo cambiamento irreversibile cambierà la nostra amicizia. Inoltre mi rendo conto di quanta fatica mi costi a volte vedermi adulta, rinunciando a parti di me che forse non hanno più senso di esistere.
    Sai Acqua, il mio problema nel compiere scelte è proprio l’angoscia di non poter più tornare indietro.

  • 23
    A quando sarà -

    Rossana, effettivamente siamo portati a pensare che una scelta saggia debba per forza nascere da un’accurata analisi costi-benefici, ed è interessante sapere invece, che, secondo gli esperti, le decisioni più riuscite sarebbero quelle prese d’istinto. Ritorniamo quindi ancora sulla contrapposizione istinto-ragione, ma da un altro punto di vista…
    Golem, il piacere della “scoperta” quando non si ha niente da perdere (come fare il campeggio libero su una spiaggia greca) non c’entra nulla con il timore di lasciare il vecchio per il nuovo. Non si tratta affatto di timore per l’ignoto futuro, bensì di timore di staccarsi da un passato rassicurante e di perdere le sensazioni ad esso legato, come ha spiegato meglio di me la nostra Suzy. Inoltre è più portato a rischiare chi sa che comunque vada cadrà in piedi o chi ha risorse sufficienti per eventualmente rimediare all’errore.
    Suzy capisco perfettamente la tua nostalgia e in un certo senso “gelosia” per la tua amica. Non per la sua maternità, ma perché temi che questo evento modifichi il vostro profondo rapporto di amicizia e oscuri la vostra complicità e affiatamento . Sai bene che non sarà così, le amicizie vere possono restare immutate anche di fronte a cambiamenti importanti. Il mondo in cui eravate ragazze è già superato, ma può restare in te come un piacevole ricordo e ci potranno essere occasioni per rivivere emozioni simili (tra poche settimane, ad esempio, io e la mia migliore amiche di infanzia dopo anni che ci vediamo saltuariamente perché da più di 20 anni viviamo in città diverse, faremo un breve viaggio insieme all’estero come ai vecchissimi tempi) . Comunque anch’io sono molto nostalgica e a volte mi addolora non poter più vivere la sensazione di libertà e spensieratezza di alcuni momenti del mio passato, in particolare di quando ero ragazzina.

  • 24
    suzanne -

    Grazie Acqua, è sempre un piacere leggere ciò che scrivi. Bisogna sapersi reinventare ad ogni occasione; opporre resistenza al fluire della vita rischia di essere un’immenso spreco di energia. Però non ti nascondo che ogni tanto avverto la mia natura nostalgica come un freno alla possibilità di seguire il flusso della corrente; debbo quotidianamente combattere la mia propensione alla staticità. Pensare che poi i cambiamenti mi elettrizzano, ma che coraggio ci vuole!

  • 25
    Vic -

    Acqua e Suzanne,
    si, la logica dice che opporre resistenza ai cambiamenti consuma energie e forze.
    Ma questa è istintivamente la mia prima reazione
    ai cambiamenti, perchè appunto comportano
    o minacciano di comportare la perdita di qualcosa
    o di qualcuno.
    Un altro aspetto è che questi cambiamenti spesso
    li si deve subire, tornando al mio esempio
    non era mia la scelta della mia amica
    di trovare lavoro all’estero o di trasferirsi.
    Razionalmente è assurdo sperare che le cose restino immutate, la vita è un fiume a volte scorre rapido
    a volte lento, ma scorre e ci porta verso il mare
    inesorabilmente.