Li credevo amici, mi hanno abbandonato
di
natonel1983
Riferimento alla lettera:
Era la seconda metà del 2008. Ero appena rimasto solo dopo aver litigato con la mia comitiva d’amici (per sapere di più leggete il mio post precedente “Intrusi tra gli amici”) . Attesi che si facessero sentire per chiedermi spiegazioni sul mio gesto ma non ebbi più loro notizie. Io,...
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Data di pubblicazione: 17 Marzo 2010
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..la loro amicizia o il loro “amore” non erano genuini, ma generati da meccanismi di convalida o di approvvigionamento energetico di cui forse loro stessi non erano nemmeno coscienti. Proprio come io allora non ero cosciente di essere una codipendente affettiva in balìa dell’ approvazione degli altri.
Non posso quindi che accodarmi alle disgressioni di Golem e di Suzanne, condividendone appieno il contenuto. I rapporti saldi e destinati a durare non possono basarsi sul bisogno, qualunque esso sia.
Rossana, ho posto fine ad amicizie che appunto sono nate sullo slancio del bisogno ( di vicinanza, condivisione, complicità) perché, appunto, si sono esaurite da sé. Nei casi in cui invece c’è stata una scelta libera e positiva, una sorta di colpo di fulmine, ho attraversato fasi diverse, altalenanti,ma non ci siamo mai perse. Credo più nell’amicizia che nell’amore proprio perché è una condivisione che dovrebbe essere disinteressata, senza le innumerevoli aspettative che si investono in un rapporto di coppia.
Non credo nemmeno che il bisogno nel rapporto di coppia abbia questo contrasto tra uomini e donne anzi, credo che gli uomini, senza generalizzare, richiedano una stabilità emozionale e una zona “di comfort emotivo” molto più accentuata rispetto alle donne della mia età. Avere dei bisogni però è naturale e inevitabile quando si è in coppia; scegliere un compagno o amico sulla spinta di necessità è invece altro discorso.
Ma esiste il bisogno normale e naturale ( che poi non è un vero bisogno, ma solo sano desiderio di comunione con l’ altro e di condivisione ) e poi il bisogno patologico, che è invece generato da una carenza emotiva, da una debolezza, e su cui occorre lavorare.
Mi sembra evidente che se un rapporto “umano” di natura “sentimentale”, amicizia o amore che fosse, si esaurisce, è perchè non ha soddisfatto le aspettative che prometteva. E questo accade quando la prima lettura è stata “alterata” da precondizioni idealizzate. Ciò significa che sono emerse strada facendo realtà diverse da quelle che apparivano.
La condizione di “bisogno” tende ad avvicinarci a un rapporto col nostro “vestito della domenica”, e questo, volenti o nolenti, crea una mappa mentale del soggetto “ben vestito” che evoca un’immagine che durante i “giorni feriali” non incontreremo, con una inevitabile “delusione” che non sarebbe sopravvenuta se ci mostrassimo per quelli che siamo “normalmente”. Anche se “quell’abbigliamento” non è scientemente strategico, resta il fatto che sul lungo periodo appare “artificioso”, o comunque non congruo.
Si può mantenere lunghissimi rapporti di natura formale, ma non saranno mai nè intensi nè profondi, per ragioni che non serve spiegare. Tuttavia vi sono soggetti che non “escono” se prima non si “truccano”. Poi, quando li vedi al mattino “appena svegli” tutto si ridimensiona verso il basso. Morale, conviene sempre farsi conoscere da “appena svegli”, e poi mettersi in ordine. Ma solo per sè.
Alisee,
mah… da inguaribile romantica, con adolescenziali fissazioni sulle illusioni, credo che NESSUN essere umano faccia niente per niente, nemmeno nel tanto santificato e osannato amore materno.
PER ME, il dare/avere, sostenuto da necessità/bisogni di vario genere, rientra come componente di base, più o meno incisiva, in tutti i tipi di relazioni, sia in quelle favolose, che restano vitali “per sempre”, che in quelle umanamente meno strutturate, che resistono ai cambiamenti per tempi più brevi.
mi piace pensarla così, e per il momento non ho motivo di cambiare punto di vista.
Da questo lato anch’io tendo ad avere
una visione romantica, ma nel contempo realistica.
Si sta insieme perchè ognuno dei due appaga
i bisogni dell’altro, che siano fisici,
psicologici, di sicurezza…e altro.
Succede però che uno dei due ami più dell’altro,
o addirittura che sia uno solo dei due ad amare
e l’altro stia insieme per pura convenienza.
Alisee,
concordo con quanto affermato nel post 31.
e ognuno a malapena “sa per sé” (come asseriva un’utentessa storica, che da anni non si fa più viva).
Ognuno sa per sè, ovvio. Ma questo non garantisce che si “sappia” la cosa giusta.
Se tutti sapessero il “giusto” di sè, il mondo sarebbe “liscio” come un biliardo.