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Perché amavamo la Russia del ’60 e non quella di Crimea

Quando il Morandi andava in Russia a vendere per la Marzotto o gli italiani andavano con i viaggi organizzati dal PCI c’era un sogno almeno di mezza Italia di vivere meglio col socialismo e dall’altra parte esistevano persone che magari erano avversari politici,oggi non c’e’ che imbroglio questa generazione non sa piu’ amare e nella politica si comportano similmente ,voglio esprimere invece ammirazione per persone che ancora credono nei valori della onesta’ e rispetto per gli altri.
Dalla parte occidentale o dalla parte dell’oriente,siamo a 53 anni fa, italiani a Mosca ci andavano e lavoravano per la Fiat,la Marzotto, arrivavano e alloggiavano rappresentanti negli hotel un po blasfermi di seconda categoria,in quelli con… pranzi e cene con l’orchestra ci andavano a mangiare sempre con una ragazza bella moscovita,il cambio dei cento dollari ufficiali era seguito dalla trattativa di rubli dati al mercato nero per un valore cinque volte superiore e piu’.
Disciplina del partito e ecco spunta Nikita Sergeevic Krusciov che apre al mondo occidentale, viaggiatore che rivoluziono’ i rapporti di guerra fredda ed a cui dovremo la sospensione degli esperimenti nucleari nel 63 con gli americani, a mosca gli italiani trovavano quel che non credevano, una metropolitana che ti trasportava con tecnologia per allora avanzata da una parte all’altra della metropoli, un mercato nuovo immenso per vendere la nostra fantasia e a frotte seguirono turisti di tutte le opinioni negli anni successivi a godere con la moneta occidentale i piaceri dello sperpero, la cortina di ferro era rotta e duro’ per due decenni e piu’.
Deplian con foto della moda italiana che servivano per pubblicizzare ai rappresentanti un rublo cadauno,rivenduti dai moscoviti ad altri russi, non riusci’ la colonizzazione del kazakistan per coltivare le terre vergini a Nikita per lotte di partito, ma un mondo cresciuto dopo la rivoluzione incontrava dopo 50 anni un altro, la tecnologia diversa,i costumi e le idee e tradizioni ormai era l’incontro paragonabile oggi ad incontro tra terrestri e nuovi abitanti delle galassie, in passato dei colonizzatori spagnoli con gli indios delle americhe,forse questa novita’ ci vorrebbe oggi mentre scivoliamo nel lago giu’ nel dirupo .Uno scialle,una sciarpa regalata faceva si che la polizia ti venisse in camera ad avvisarti che i regali li dovevi dare a loro che poi ci avrebbero pensato loro, la caduta della cortina di ferro aveva bisogno di tempo,persino la ragazza russa doveva quasi nascondersi per raggiungerti ed entrare in hotel dove alloggiavi nonostante il tesserino italiano che portava ben in vista per salire da te.Tutto era ancora da venire….Tutti gli stand erano suoi,il piu’ grande spazio l’aveva la Fiat, Agnelli faceva i suoi interessi e vedeva bene,Nikita Sergevic Krusciov arrivo’ alla fiera di Mosca con tutta la buona volonta’ di aprire alle aziende italiane il grande mercato della russia, allora erano 200 milioni di potenziali acquirenti, erano strette di mano a tutti gli italiani, per un rappresentante di tessuti dare la mano al presidente russo era impensabile ma anche segno dell’umilta’ di quell’uomo, del nuovo,la Russia e’ immensa, sapeva che la nostra tecnologia occidentale avrebbe aiutato il suo popolo,noi sapevamo quanto fosse importante conquistare quel mercato, Marzotto per l’Italia,christian Dior per i francesi,l’europa era pronta a lavorare insieme,basta cortina di ferro, Nikita e Kennedy nella crisi dei missili a Cuba POI CI INSEGNERANNO che la guerra fredda porta solo distruzione era un passo da giganti che rompeva 50 anni di isolamento della Russia e una visione di pace di un uomo che e’ stato ucciso per il suo messaggio di pace john fitzgerard kennedy. Le sigarette occidentali date in omaggio ai visitatori erano come gli specchietti che i conquistatori dei galeoni spagnoli davano agli indios di San Salvador, la merce che ritorno’ dalla fiera fece un giro della madonna impiego’ tre mesi di treno e nave ma da dove la imbarcarono non ricorda sa solo che la cassa delle sigarette rimaste tornarono bagnate d’acqua di mare e ammuffite ormai infumabili.

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3 commenti a

Perché amavamo la Russia del ’60 e non quella di Crimea

  1. 1
    Aton -

    Io amo la Crimea del ’60. Del 1860. Ma solo per quello che ha scritto Tolstoj. Per il resto, so che molti italiani partivano con la valigia piena di collant OMSA. Va be’ che in Siberia è freddo, ma il numero di calze era davvero eccessivo. Tutte queste nostalgie sanno però di muffa, adesso c’è renso e l’odore che sento è di putrefazione. Se non frequenti gli obitori te lo dico io: da morti i giovani puzzano molto più dei vecchi.

  2. 2
    Angwhy -

    1860?all’anima ti facevo piu giovane

  3. 3
    Aton -

    Solo renso è giovane.

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