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Non riesco a superare la delusione d’amore

Ciao a tutti mi sono appena iscritta per cercare qualche consiglio. Ho 23 anni, sono stata con un ragazzo che amavo tantissimo per un anno, sei mesi fa mi ha lasciata per messaggio, non aveva il coraggio perché sapeva ci sarei rimasta molto male. È stata una storia non facile, lui separato con una figlia, carattere freddo e poco affettuoso, io l’opposto. Gli ho sempre dimostrato tutto l’amore che provavo, mi fidavo, lo rispettavo, non l’ho mai lasciato solo nel momento del bisogno. Purtroppo lui fa uso di sostanze stupefacenti, me l’ha confessato sei mesi fa in seguito ad una discussione, mi ha chiesto aiuto ed io ho messo da parte tutto il male che mi aveva fatto, era tanto, mi ha messo le mani addosso per due volte, mi trattava con superficialità, ma io da innamorata e sempre con la speranza che lui migliorasse restavo. Questa lucidità ed  è durata 10 giorni, poi ci è ricascato e nonostante la mia delusione dopo i sacrifici anche economici che ho fatto per lui ho apprezzato l’onestà e non l’ho abbandonato solo che lui ha abbandonato me uscendo una sera con un’altra, per sempre. Io per la forte delusione ho tentato un gesto folle che mi è quasi costato la  vita. Un mese dopo è finito in ospedale per una rissa ed io ho messo tutto da parte e gli sono stata accanto, era più affettuoso, sembrava volesse tornare con me, invece terminata la degenza mi ha abbandonato di  nuovo. Sono stata malissimo, non riesco ad accettare la delusione e a rassegnarmi che ho amato una persona che non mi ama. Gli ho scritto tanti messaggi ma niente, mi rispondeva di essere confuso non ammetteva di non amarmi ma mi chiedeva di vederci. In sei mesi si  è fatto sentire 3 o 4 volte ma mai per dirmi che mi amava ma solo che si sentiva solo ed era confuso e che mi pensava in quel momento. So che metito di più e che non mi merita, ma non riesco nemmeno a rassegnarmi. È dura e sto male il più delle volte. Grazie a tutti per avermi ascoltata.

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27 commenti a

Non riesco a superare la delusione d’amore

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  1. 1
    Dominga93 -

    E aggiungo che vorrei aiutarlo ad uscirne, a fargli capire che ci vuole tanta pazienza e forza e che ha tutto il mio appoggio. Voglio che le nostre vite si incrociano nuovamente e questa volta per sempre.

  2. 2
    Rossella -

    Ciao, ti consiglio andare avanti con la tua vita. Se son rose fioriranno. Ci sono momenti in cui ti senti pronta per fare una scelta, ma sai che potresti tirarti indietro. L’interesse per quanto mi riguarda non è casuale. Nella vita in generale sono più abituata a dare importanza che a sentirmi importante, ma le uniche volte in cui mi apro con una persona che non fa parte del mio mondo sono quelle in cui mi danno importanza. Il giusto, perché altrimenti m’imbarazzo. Invece quando si deve sviluppare un’intimità più profonda devo sentire fin da subito che siamo una cosa sola. Non lo so, ritengo che sia giusto fermarsi davanti all’imbarazzo che provo dentro di me, ma sono anche consapevole che esistono diverse sensibilità. Non è questione di motivazione. Ci sono scelte (pause, ripensamenti, ecc.) che purtroppo recepisco come una scelta definitiva. Credo nella comunione tra gli uomini, ma sul piano emotivo, complice il mio carattere un po’ inibito, fa la differenza il pensiero di essere stata rifiutata o trattata con diffidenza e approssimazione. Si tratta di una cosa mia. Razionalmente mi piacerebbe concedere una seconda possibilità, ma la verità è che non mi sento libera e provo un disagio (un senso di estraneità e di vergogna) che non riesco a spiegare a parole. Sotto certi punti di vista ammiro chi ha un carattere diverso dal mio. Ripeto, razionalmente, proprio perché sono una persona molto umile ed accondiscendente, mi dico che vale la pena provare, ma se da parte mia non c’è trasporto? Per me finisce tutto, le mie forze non bastano. Ti chiedo scusa se ti ho annoiato. Che dire? Non ti scoraggiare. Un saluto!

  3. 3
    Xleby -

    Sindrome della crocerossina.

    http://www.psicologoabologna.it/sindrome-da-crocerossina

    Arruolati c’è bisogno di braccia!

  4. 4
    Golem -

    Perchè lo ami? Se non sai rispondere non è amore. È bisogno. Tu sei drogata quanto lui. E la tua droga te la fabbrichi da sola.

    Tratto dal link postato da Xleby
    “Le donne sono culturalmente e socialmente le più predisposte a sviluppare questo schema relazionale disfunzionale, sono portate a “servire ed accudire” portando all’eccesso opposto il loro spirito materno, nel tentativo di rendersi indispensabili..”

    Culturalmente e socialmente? Ho letto bene? Pfui… Quella che scrive ‘ste cose ha scoperto l’acqua calda, il prosciutto sugli occhi. C’era un nonno che lo sapeva cent’anni fa, e senza leggere niente. Il nonno di Markus.
    (Scusa Domenica 93, pensavo ad alta voce. Ma tu curati finché sei in tempo. Sei malata e credi di star bene)

  5. 5
    Dominga93 -

    Grazie Rossella, stasera l’ho rivisto più di una volta e sono stata malissimo e ci sto male tuttora.

    All’altra persona che ha commentato vorrei dire che non si tratta di crocerossina o meno, semplicemente è stato una persona che ho amato tanto e anche se gli sono indifferente forse a me lui non lo è e non sopporto che si sta rovinando la vita.

  6. 6
    Pace per tutti -

    Vai da un professionista e curati.

  7. 7
    Golem -

    Bé se hai capito quello che avrebbe voluto dirti Rossella non ne dubito che quella sindrome che Xleby ha capito benissimo essere della crocerossina tu la chiami amore.

    Vai da un esperto del settore prima di rovinarti la vita con quel fesso che di te non si frega niente.

  8. 8
    Dominga93 -

    Dallo psicologo ci vado. Il mio non è bisogno, è delusione, è diverso. Quando credi al 100% in qualcosa e qualcuno che ti abbandona è il dolore più grande che si possa provare. Il tempo mi aiuterà.

  9. 9
    Xleby -

    Dominga93,

    Capisco… un pazzo non ammetterebbe mai di esserlo. Già che neghi, è un indizio, a me non importa molto aver ragione… Quella che soffre sei tu… Ma devo dire che tutte le donne che ho incontrato che erano così testarde non c’è mai stato verso di cambiarle… Scommetto che hai avuto un padre anaffettivo e cmq questa non è per forza una condizione sine qua non…

  10. 10
    Xleby -

    Se sei stato lasciato almeno una volta nella vita e sei caduto in un profondo buco nero, ti sarai già posto la domanda: si può soffrire così tanto per amore?

    Se vieni mollato dalla persona che ami, la chimica del tuo corpo si stravolge radicalmente. Inizi a stalkerare il tuo ex, a fare violenza su te stesso e sugli altri e a cadere in una profonda depressione.

    Chi dopo una separazione o un rifiuto si strugge nella fase del mal d’amore, generalmente soffre come se avesse dei dolori fisici. Ma come funziona e perché esiste questo insopportabile dolore che ha ispirato milioni di canzoni pop e che può portare a gravi conseguenze tra cui il suicidio?

    Helen Fisher, antropologa e psicologa, è una grande esperta di relazioni amorose. Ha dedicato tutta la sua carriera a studiare questo grande ideale e conosce bene il motivo evoluzionistico della sofferenza da cuore spezzato.

    E così Fisher, insieme alla neuroscienziata Lucy Brown, ha cercato di capire quale area del cervello si attiva quando soffriamo per amore, con l’intento di descrivere ciò che accade nel corpo da un punto di vista biochimico.

    Fisher ha sottoposto 15 cavie, che si erano appena separate dalla persona amata, a uno scan cerebrale—usando la risonanza magnetica funzionale che è in grado di individuare i più piccoli mutamenti in determinate regioni del cervello: là dove si evidenzia un’attività rafforzata c’è un maggiore bisogno di ossigeno e glucosio che corrisponde a un flusso maggiorato di sangue.

    Le cavie di Fisher avevano in media 20 anni e un rapporto di almeno 21 mesi alle spalle. La separazione, invece, era avvenuta in media 63 giorni prima.

    “Il fatto che l’amore si attivi nel profondo del tronco encefalico, dove risiedono i circuiti degli altri istinti vitali, ci fa pensare che faccia parte del nostro sistema di sopravvivenza.”
    Fisher e il suo team hanno riscontrato un’attività più intensa nella cosiddetta area tegmentale ventrale o VTA (ventral tegmental area).

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