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Lui è sposato ed io sono un’amante

di chillido44

Riferimento alla lettera: Davanti me ho una tela..... dipingo un urlo.. chillido... io..AMANTE.... sono due giorni che vivo congelata ... vuota ... senza sentire nessuna piccola sensazione dentro di me..... oggi ho bisogno piu aiuto come ieri... perche.. io.. una donna ho ucciso dentro di me piu bello sentimento del universo... amore... un...
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Categorie: - Amore - Famiglia

2.507 commenti

Pagine: 1 32 33 34 35 36 51

  • 1651
    Eme -

    Insomma non provo rimorso (in fondo il mio ex non era ‘sta perla d’uomo ….il pescatore di Pierangelo Bertoli, per intenderci) ma mi soffermo a riflettere sulla mia vigliaccheria, l’aver perso il controllo di me, il non essermi saputa stimare, il non essermi ritenuta capace di stare da sola piuttosto che in compagnia di qualcuno di totalmente disadatto a me. L’essermi tradita, insomma.
    E se, a volte, torno con la testa a quel periodo è per analizzare una mia lacuna, un mio disagio. Non per cogliere l’occasione di darmi una bastonata morale per punirmi di quanto faccio schifo e di quanto non merito nulla…..
    Sto girando il coltello nella piaga?
    Forse si.
    Ma il mio vero (e unico) intento è farti notare come tu riesca a farti carico anche delle carenze altrui assumendotene le responsabilità.
    “Sembra che io non sia riuscita a far uscire il lato migliore di lui”….
    Credo che qui stia il marcio che infetta la tua esistenza.
    CLA’, FAr USCIRE IL LATO MIGLIORE DI QUEL TIPO NON E’ UN PROBLEMA TUO!!!”E’ SUO!!
    Tu devi pensare al TUO lato migliore. Quello che pensi di non avere, quello che rinneghi.
    Clà tu ti fai carico della responsabilità del non essere riuscita a farti amare senza porti una domanda preliminare importantissima?
    MA QUEL TIPO E’ VERAMENTE CAPACE DI AMARTI (non di amare….) O SA SOLO PRENDERE? Oppure sta male….. E se sta male perché DEVI PAGARNE LE CONSEGUENZE TU?
    Clà, tu hai tante problematiche personali da affrontare per poter raggiungere e godere la serenità (il discorso sull’autoflagellazione, la compulsione, l’essere convinta che il tuo stare bene stia nello stare male è emblematico e parla da sè).
    Non ti far carico di responsabilità che non hai…..
    Il fatto che quel tipo possa non amare Clà non significa che Clà non sia stata in grado di farsi amare nè che Clà non abbia il diritto di farsi amare.
    Significa che questa storia è traballante e disconnessa come tutte le storie che fanno stare male anzichè bene e tutte le storie in cui si sta bene perchè non si sa un benemerito c.... della realtà (leggi moglie cornuta e contenta…).

  • 1652
    margot -

    Eccomi di nuovo e purtroppo è per elencarvi di nuovo le innumerevoli delusioni a cui sono andata incontro per nn aver saputo riprendere tra le mani la mia vita. So che sarò una delusione per tutte voi amiche mie che avete provato a salvarmi per tanto tempo. Io e il mio distruttore ci siamo visti e rivisti e rivisti a lavoro e alla fine tra una chiacchierata e il mio desiderio di trovare una banalissima scusa pur di stargli vicina e sentirmi importante, mi ha chiesto di vederci e abbiamo riniziato la nostra clandestinità. Poi è partito per una vacanza con la sua donna ed eravamo rimasti d’accordo di nn sentirci, ma lui mi ha chiamata per dirmi che gli mancavo. Quando è rientrato ci siamo visti fino a ieri sera quando gli ho detto che voglio che mi cnsideri come una sua possibile scelta, che mi prenda sul serio e che esisto nella sua vita per cui merito di essere riconosciuta per il mio valore e nn per il ruolo a cui lui mi ha relegata. Questo ha scatenato una guerra. Mi ha risposto che lui ha preso la sua decisione e che nn ha intenzione di ripensarci perchè in vacanza si sono scambiati gli anelli come promessa di matrimonio. Mi ha detto che nn ho mai rappresentato una possibile scelta, e che nn gli interesso come scelta di vita. Ho domandato se si fosse accorto che il mio restare dove ero nasceva dall’innamoraamento che ho per lui, e mi ha risposto che questo mio amore nn cambia nulla e che anzi nn è corrisposto. Al mio insistere su prendermi sul serio lui ha messo le mani avanti e mi ha detto che si trova in un brutto periodo (per la morte del padre, per la sua salute, per vari altri problemi familiari)e che preferisce terminare la relazione che ha con me momentaneamente. Al che gli ho detto che significa questo momentaneamente e mi ha risposto che per ora nn se la sente perchè vuole un pò di tranquillità e che poi si vedrà che succederà. Per me è tutta una scusa per mollarmi e in ogni modo significa che ha scelto lei perchè la sposa. La ama è legato a lei e credo che mi molli per tutelarla e per tutelarsi visto che ha capito i miei sentimenti e forse vuole evitare di avere problemi. sapete avevamo parlato qualche giorno prima di quando sarebbe stato meglio smettere questa nostra storia e avevamo concordato di deciderlo insieme visto che per me nn sarebbe stato facile accettarla. mi ha detto di nn pensarci e invece oggi mi ha dato il ben servito in mezzo alla gente a lavoro in modo tale da rendere la conversazione limitata. Mi ha scaricata senza darmi possibilità di replica come se nn esistessi.sono un oggetto per lui. Mi tormenta l’idea di essere stata solo uno sfizio e che nn abbia provato alcun tipo di sentimento per me. E soprattutto che nn sono mai riuscita a farmi amare e a farmi volere. Mi ha detto di vederci lunedì per parlarne ma sinceramente nn so ke fare e che dirgli. Gli ho chiesto di ripensarci mi ha detto che è solo per un periodo ma so che se mi allontana ora lo farà per sempre. è solo una scusa per rifarsi una vita senza di me

  • 1653
    margot -

    @Non mi ricordo se l’ho già scritto, forse sì. E non mi ricordo manco se lo diceva Kant, ma il senso non è riportare una citazione corretta, ma un pensiero:

    A volte il problema non sono le risposte che ci diamo, ma le domande che ci facciamo. Se di continuo di facciamo le domande sbagliate e non centriamo mai il vero problema possiamo sentirci sempre privi di risposte o darci risposte che ci sembrano solo un circolo vizioso.
    Ecco Luna ho ripreso questa tua citazione perchè rappresenta la mia VITA negi ultimi due anni. sono piena di domande, sempre le stesse a cui nn c’è risposta, o meglio di cui le risposte sono ovvie. Però uan domanda a cui voglio assolutamente una risposta è che se ha scelto la sua donna, perchè la ama, cosa ho rappresentato io negli ultimi due anni? perchè io?se aveva bisogno di uno sfizio poteva evitare di prendere me visti i miei sentimenti? va bene che mi sono comportata come una sgualdrina ma nn merito di essere trattata così, visto che gli ho donato i miotempo e il mio amore. Voglio dire nn merito di essere calpestata e ignorata nel prendere questa decisione di allontanarci…avrei voluto un pò di rispetto già malgrado sia stata la sua amante. Ma nella sua testa una sgualdrina della mia portata nn merita nulla. Nemmeno un addio

  • 1654
    clà -

    Eme, le tue domande mi fanno pensare ke davvero io non abbia provato altro ke voglia di riscatto nei confronti di quest’uomo.
    Certo ke se lasciasse la compagna x stare cn me io ne rimarrei spiazzata. Però ne sarei felice, sentirei di valere qualcosa ank’io. Ammetto ke potrei sentirmi in colpa x la sua ma capita..Non lo auguro, ma se dovesse avverarsi quello ke di certo non farei sarebbe darmi alla fuga!

    Poi qnd scrivi se lui è capace di amarmi e non di amare…altro segnale!! Se non ne fosse capace lo accetterei di più. Ma quando vedo ke può amare la sua compagna (magari come dici tu lo penso x il solito discorso dell’autoflagellazione) e non me allora mi metto in discussione.
    Per quanto riguarda le mie probabili responsabilità nel non riuscire a far emergere il suo lato migliore…bè…ti risp dicendo ke ogniuno di noi in base a chi si trova davanti cambia. Ad alcuni mostriamo il meglio, ad altri un’altra parte di noi ke non deve necessariamente essere peggiore..diversa! Veniamo ispirati e in base a quello decidiamo come mostrarci. Io per prima non sn uguale cn tutti. Alcune persone fanno uscire dei lati del mio carattere ke ad altri non sn in grado di donare. Quindi anke in qst caso la responsabilità in me c’è! Certo, se fosse un pregiudicato ke ha ammazzato le 3 ex mogli allora non avrei nulla da rimproverarmi. Ma un compagno da 5 anni, cn un figliodi 2 ke non ha mai tradito la compagna fino ad ora…qualcosa di buono lo avrà, o sbaglio? Cn me non è voluto andare oltre. Me lo ha fatto credere x poi lasciarmi andare come se in qst 8 mesi non avessi contato nulla. E’ mortificante.
    Tu invece sei stata dalla parte opposta. Far del male a chi ci è vicino e ci ama è un’ingiustizia. Ma spesso capita. Potrei trovarmi un giorno ank’io nella stessa situazione. Ma non fa di me una persona cattiva. Piuttosto direi debole e poco sensibile in quel preciso momento. L’importante è essere sempre onesti e sinceri cn se stessi e cn chi abbiamo a fianco sapendo l’amore/bene ke provano x noi. Il mio ex ha fatto la stessa cosa. Ma la sua è stata crudeltà xk sapendo ke io soffrivo cm un cane lui già ospitava a casa sua la nuova compagna. Poi è tornato da me lasciando lei…e di nuovo ha lasciato me x tornare da lei.
    Luna @ continui a metterti da sola, dentro di te in primo luogo, nella posizione del terzo incomodo che non emerge e non riesce a far emergere, invece che metterti in prima persona con te stessa.
    E ti dici: tanto io non ci riesco a sentirmi importante per me.
    Tu ripeti questo ritornello.
    E’ esattamente quello ke cerco di dire. Volevo ke si accorgesse di me, che sappesse ke esisto ank’io.
    E quando se ne accorgeva (alle 15 della domenica, alle 21 del venerdì o semplicemenete vedendomi entrare in casa) io accettavo qualsiasi condizione xk ero felice. Mi sembrava di aver raggiunto il mio scopo. Anke uno stupidissimo messaggio mi faceva sentire meno di zero.

  • 1655
    clà -

    Una piccola sfumatura la interpretavo cm un cambiamento/avvicinamento.

    Il fatto ke mi sia sentita costantemente frustrata nonostante tutto è verissimo. Vedendo loro insieme mi ripetevo “cos’ha lei ke io non ho? e cos’ha lei ke io non ho x non lasciarla come ha fatto il mio ex cn me?”.
    E’ una contraddizione cn quello ke ho scritto prima ad Eme. Ma è tutto inevitabile. Ci si paragona, confronta..si tenta di assomigliare a colei ke ha colpito nel cuore del “nostro lui”, desiderando di far cambio.
    Dici ke non posso sapere come sia il loro rapporto. Potrebbe anke non interessarmi, ma quando li vedo insieme mi sembrano felici. Lui non vuole farla soffrire confessando il tutto x paura di perderla. Ma nel momento in cui sn io ad abbandonare la nave lui non mi lancia il salvagente…mi lascia affogare (metafora, magari abbandonando la nave sn scampata ad un vero e proprio pericolo)salvando così il loro di rapporto.
    Spesso trovo difficoltà a scrivere quello ke penso. Sn frettolosa e qst mi porta a non farmi comprendere.

    Che lei non sappia non lo so. Forse lo sa ma come dice una mia collega (cornuta) l’importante è vederlo alla sera tornare a casa, tornare da lei e dai suoi figli. Mai nessun uomo lascia la moglie x l’amante. Tra l’altro anke sessualmente non fa mancare nulla alla moglie..quindi il problema dov’è?

    Questo tipo di esperienza è paragonabile ad una camminata sui carboni ardenti. Adesso dovrei far riposare i miei piedi, ma le ustioni restano e bruciano, anke camminando tranquillamente in un bellissimo prato verde.

    Può darsi ke io non sia una vera masochista. Ma allora xk restare in un tipo di situazione sentendo in ogni fibra del corpo il malessere ke comporta? E perchè continuo a star male nonostante abbia allontanato il marcio della mela?

  • 1656
    Eme -

    Margot, di parole ne sono state scritte tante. L’amore è tutt’altra cosa rispetto allo scempio che descrivi. Potrei dirti altre cose ma la manipolazione mentale è un ricordo troppo recente e troppo vivo per parlarne serenamente. Un abbraccio.

  • 1657
    Eme -

    Cla’, solo due precisazioni: 1) le domande le ha poste EmA (io sono EmE 🙂 2) l’ex che ho tradito non mi amava. Si stava insieme per abitudine, codardia, scemenza. Di entrambi. E dato che per un quadriennio non abbiamo avuto rapporti sessuali (neanche con l’amante, ad essere sincera, era una sorta di rapimento mentale finito in molestia) non è escluso che un bel paio di corna le portassi anche io….Sarà vero tutto ciò che scrivi ma, per me, quando c’è qualcuno di impegnato che tiene in piedi più situazioni la parola amore ci sta come un wafer in un’insalata di riso. D’altronde i gusti sono gusti, c’è chi adora gli spaghetti con la marmellata. L’importante è che, dopo la mangiata, si stia bene. Ma tu staresti veramente bene insieme a lui? A lui per come è, per come si comporta, non per ciò che rappresenta per te (un qualcuno la cui presenza formale, non clandestina, ti attribuirebbe un valore…almeno così mi pare). Sembra che la risposta a questa domanda importi più a noi che ti leggiamo che a

  • 1658
    Eme -

    a te. Cara Cla’ e cara Margot….ognuno di noi è diversa dall’altra. Ma il sentirsi nullità che necessitano di qualcuno che dia un valore è un minimo comun denominatore che va affrontato e sconfitto prima di decidere cos’è importante e vitale e cosa no.

  • 1659
    clà -

    Margot cara..ti sembrerà paradossale ma proprio colui ke ti ha causato e ti causa tutt’ora un grandissimo e gravissimo malessere…ti ha salvata!
    Lascialo andare. Con il tempo capirai ke si vive meglio senza tutto questo orrore!
    Basta cn le domande..inizia a vivere seriamente e serenamente!
    Un abbraccio

  • 1660
    margot -

    @Clà: lo capisco che anche se soffro lui mi sta savando lasciandomi, lo so questo. Mi sembra un paradosso però che lui mi lasci. Capisci?? voglio dire che uno nn volevo essere scaricata e due che avrei preferito che mi interpellasse nel prendere tale decisione. Quello che vi ho raccontato era per descrivervi ‘ipocrisia e l’infamia di quest’uomo che mi ha promesso un mucchio di cose, tra cui pure una certa accortezza nell’interpellarmi per prendere decisioni importanti, fino a ritrovarmi così piena di promesse che nn saranno messe in atto. questo è tradimento. Già nn ne posso parlare io ma ha tradito la fiducia che avevo riposto in lui. Stupida io che mi sono fidata di lui, di un uomo che tradisce la sua donna. Lui ha accettato di sposarla e due sere dopo era a letto con me, salvo poi decidere alcuni giorni dopo e altre 100 promesse dopo di scaricarmi perchè ostacolo la sua tranquillità. Ora lui aspira a formarsi una famiglia con questa donna che tanto ama e tanto desidera e che ha scelto come madre dei suoi figli. E ora deve iniziare a costruire la sua nuova vita, dice lui che è il momento visto che è vicino ai 40. Capite cosa vi dico? io nn ho parole per descrivere cosa mi succede dentro quando sento e poi riscrivo queste frasi. Mi sembra un incubo padroneggiato da un pazzoide che ama infliggermi pene assurde. Io sono stata persino definita stressante per aver chiesto di essere presa sul serio. Mi fa sentire ridicola anche quando faccio richieste legittime come questa. O forse è soltanto un modo per ribadire che lui ha scelto e che come sfizio l’ho stancato. ha da fare ora. Deve mettere su famiglia con la prescelta, però cornuta. E allora io nn servo più neanche come sfizio. O meglio come dice lui momentaneamente ci allontaniamo, salvo poi vedere come andrà in futuro e per dirla meglio salvo poi vedere se a lui andrà ancora di venire a letto con me. Significa che il massimo che mi offre per il futuro è la solita oretta di sesso settimanale.
    @Eme: so di averti stancata ma liquidarmi così in due parole mi sembra scortese. Sai credo fermamente che io sia totalmente succube di lui, al punto tale che ogni sua parola mi definisce, ogni sua volontà scandisce le mie azioni, ogni suo desiderio diventa per me un bisogno. Credo con certezza che questi utimi due anni li abbia vissuti in un limbo, per la continua paura di questo momento. E come lui ha voluto che provassi sentimenti d’amore così ha voluto che fossi sempre impaurita dalla sua mancanza. Questa è manipolazione mentale. Ma credo Eme che anche Clà sia manipolata, anche se in maniera diversa rispetto a me. Questo per dirti che come fa bene a lei essere aiutata da te e dalla tua esperienza così fa ancora bene a me. Mi spiace che tu possa pensare che siccome di parole ne sono state dette io nn ne abbia più bisogno di nuove.
    è solo una richiesta di aiuto.

  • 1661
    clà -

    Margot, qua non c’è competizione.
    Il tuo problema è sempre stato preso sul serio da persone come Luna ed Eme. Hanno scritto parole e parole. Tu giustamente ti senti in difficoltà e vorresti altro aiuto. Ma anche in poche parole credo te lo stiano dimostrando.
    Stai ancora cercando risposte..e le cerchi da loro invece che dentro di te.
    l maltrattamenti che hai subìto ti hanno resa fragile..ti senti persa.
    E’ comprensibile. Ma prova a leggere tutte le pagine e pagine ke sono state “riservate” al tuo problema. A volte ci si dimentica di alcuni passaggi. Se non passi lo step iniziale, quello successivo non ti serve a nulla.
    In bocca al lupo!

  • 1662
    Eme -

    Vedi Margot, se io fossi una donna arrivata al traguardo della tranquillità emotiva oppure parlassi di questi argomenti come se li conoscessi esclusivamente per averci preparato sopra una tesi di laurea, bè, allora potrei serenamente parlarne, approfondire, scavare e, per dirla tutta, anche essere abbastanza menefreghista se Margot e Clà, ogni tanto, partono come siluri per spaccarsi le ossa contro un muro di gomma. Sempre lo stesso. Più convinte che mai.
    Ma (c’è sempre un ma) non sono una donna arrivata al traguardo, ho sperimentato queste situazioni sulla mia pellaccia, per più di tre anni, mi sono fatta un mazzo per uscirne e mi sto facendo un mazzo per capire e risolvere i disagi che mi hanno spinto nel buco, anni fa, quindi, quando la mia panza dice STOP mi fermo.
    Se è scortese autotutelarsi bè….allora sono scortese nei fatti senza voler essere scortese nelle intenzioni.
    Vedi Margot, leggendo i tuoi post di ieri ed oggi mi pare che tutte le parole scritte in questi mesi siano state perfettamente INUTILI. Se leggi i tuoi ultimi post ti puoi rendere conto da sola che la situazione non si è mossa di un millimetro.
    Ti sei semplicemenete resa conto che quell’individuo ti sta manipolando. E basta.
    Cos’altro è cambiato? Cosa stai facendo per te?
    Cosa potrei fare io di più di quello che ho fatto scrivendoti qualche post?
    Dovrei sbattere il mio personalissimo mostro in prima pagina?
    Margot, quel mostro mi ha portato all’orlo del suicidio pochi anni fa.
    E poi, (a tentativo di suicidio fallito), ad un autocondanna di non vita fino a tempi troppo recenti per poter aver metabolizzato, digerito, cagato (passami il termine) tutta la merda in cui ho sguazzato.
    Il mio mostro mi stava ammazzando capisci?
    Hai presente tutte le volte in cui LUNA ti ha scritto “spostati da lì”.
    Bè, l’ha consigliato anche a me, tempo fa. Ed io ho seguito quel consiglio. Con una fatica bestiale. Perchè è molto più facile arrendersi e stare male che alzarsi da terra e fare qualcosa per stare bene.
    Te lo ripeto Margot e mi accaparro le parole di LUNA: spostati da lì, guardalo per la merda che è, che descrivi, che sai che è. Fai qualcosa per te che sia svincolato da lui. Se ti ha dato un appuntamento non andarci, se ti chiama cambia numero, se ti ferma minaccia di andare dai carabinieri, o (peggio), spiattellare tutto alla sua “metà”. Starai male, starai di merda, ti sentirai morire ma passerà, sarà sempre meglio di ciò che provi adesso.

  • 1663
    LUNA -

    MARGOT: sono d’accordo con Clà, capisco la tua emotività e al contempo mi sento di dirti che non hai letto veramente quello che in quelle poche righe ti ha scritto EME. O meglio, non sei riuscita a sentire veramente quello che ti ha scritto EME. Il che sicuramente è accaduto anche perchè in questo momento tu stai male. Non è un giudizio, non è un rimprovero. Ma se c’è una cosa che empaticamente ti ha riconosciuto Eme in quelle righe, secondo me, è proprio il fatto che tu stia male e che sia in atto anche una manipolazione, ma ha anche messo in quelle righe se stessa e una buona dose di sua umiltà. Ma non lo ha assolutamente fatto a tuo danno. E non è che necessariamente scrivere 4 righe invece di 480 significhi dare meno attenzione o mollare. In questo momento soffri del fatto di sentirti “scaricata”, ma Eme tra l’altro ti ha scritto “un abbraccio”, no “mi sono rotta le palle di te e ti abbandono in autostrada e me ne frego di quello che senti o del fatto che tu stia male se non fai come dico io”.
    Non sto difendendo Eme, nel senso che penso che non abbia bisogno di essere difesa, non avendo lei chiaramente mollato nessuno in malomodo e in base al fatto che se c’è una cosa che ha sempre contraddistinto i suoi interventi è il pensare che tu, io, Clà, chiunque abbia il suo libero arbitrio (fermo restando che potrebbe anche andarsene perché le sue riflessioni e i suoi stati d’animo la portano a dire: ora forum no, o a rendersi conto che le parole non bastano o a volerti bene ma non avere il tempo, le energie per scriverti. Potrebbe anche semplicemente sentire di non avere nulla da dire e scegliere serenamente di stare zitta) anche perché nelle tue parole c’è una tua percezione di abbandono e la tua disperazione per come ti senti piuttosto che un attacco.
    Comprendo, tra l’altro, che una persona possa dire @Potrei dirti altre cose ma la manipolazione mentale è un ricordo troppo recente e troppo vivo per parlarne serenamente.
    Anche perché la manipolazione mentale è una faccenda emotivamente complessa.
    Però, scusa, mi sono sentita di riflettere con te sul fatto che nessuna di noi per nessuna di noi può fare ciò che una persona non fa per se stessa.
    E se non sei in grado di farlo ora (e nessuno ti giudica per questo) rifiuti però anche di chiedere aiuto una volta centrato il problema. Poiché tu stessa affermi di averlo centrato: mi sento succube.
    Ma può la persona che ti fa sentire succube risolvere il tuo problema del sentirti succube, secondo te?
    E, inoltre, ok, sei succube delle sue manipolazioni (o comunque di una sua visione della vita e dei rapporti umani che non corrisponde alla tua ecc) ma non lo sei altrettanto di alcune TUE idee?
    Su quelle potresti lavorare, ma ti rifiuti di farlo. Non giudico il fatto che tu abbia delle resistenze a farlo, ma nè io, nè Eme, né Clà, nè lui stesso possiamo liberarti da delle idee su te stessa e l’amore e le relazioni (persino idee teoricamente positive, ma che diventano implosive se ne facciamo “l’uso

  • 1664
    LUNA -

    sbagliato”) con cui in questo momento ti fai del male.
    Nè io, te, Eme possiamo cambiarle per Clà, nè voi per me e Eme, si intende. Quello che voglio dire è che purtroppo ciascuna di noi, pur con tutti i consigli o le riflessioni e lo scambio di esperienze del mondo, il sostegno e l’empatia, la comprensione di cosa sia vivere una relazione disfunzionale da parte degli altri ecc ecc, il non giudicare un cedimento, un dubbio, o anche duemilacinquecento cedimenti e dubbi, può fare per un altro/a ciò che solo una persona può fare per se stessa. E “quel momento”, quello scatto non è una cosa tipo che prendi la tua vita in mano e la risolvi in 3 secondi netti mentre in sottofondo parte la musica di “we are the champions”. Prova a parlare con una persona che ha smesso di bere, per esempio. Forse ti dirà che quel momento, il primo, è stato quando ha trovato un volantino degli alcolisti anonimi in un bar e mentre comunque ordinava tre martini perché sennò andava fuori di testa ha visto quel volantino, lo ha visto veramente. E pur sentendosi succube, di una bottiglia, di se stesso, di una vita che era diventata una merda atomica, e pur senza certezze che le cose si sarebbero messe meglio, qualcosa è scattato. Non in suo cugino Filippo, che pure era disperato a vederlo stare male e avrebbe dato un rene per “salvarlo”, non nel suo compagno di sbornie, no in sua madre che gli ripeteva “sei un fallito” non nell’ex moglie con cui non è mai riuscito a stare bene davvero indifferente perché, non nei figli che non vedeva da 10 anni, no nella barista che mentre lui si scolava i martini lo vedeva mentre lui non vedeva lei…

    “Arriva un momento della vita di ognuno nel quale devi prendere la tua vita in mano. Se non lo fai tu, chi credi lo farà?”.
    L’ho letto stamattina, la frase non è mia, ma credo che in due righe centri una cosa che non è per nulla banale, e fa la differenza.
    A volte questi momenti nella vita di ognuno sono anche più di uno nella vita di una persona.

    “Questo momento” che hai tanto temuto (e posso anche comprendere il meccanismo per cui lo temi) io ho francamente l’impressione che tu da due anni lo viva ogni giorno, SEMPRE. Ma, al di là di cosa lui ti abbia promesso e quando e come, capita che le persone non mantengano le promesse. Capita di solito, anche nelle relazioni non come la tua, che quando uno lascia lasci, senza chiedere il permesso all’altro/a. E’ chiaro che comprendo il tuo senso di frustrazione, tuttavia lui sta esercitando il suo libero arbitrio e la sua visione della vita in questo momento (anche il suo concetto di amore, matrimonio, tranquillità, il SUO), cosa che anche i non manipolatori fanno, quotidianamente. Forse se ti senti così è perché tu non ti rendi più conto che pure tu possiedi un libero arbitrio. Ma possiamo parlare per mesi del fatto che lui non lo considera, a vuoto, finché tu non ti ricordi che il tuo libero arbitrio è tuo. E ti ricordi anche questa “felice” responsabilità. E vale anche se pensi che sei manipolata

  • 1665
    clà -

    Chiedo scusa per lo scambio d’identità 😉
    Cmq sia la risposta rimane quella. Non credo al luogo comune “se ha tradito una volta lo farà sempre, se ha tradito la moglie poi farà la stessa cosa con te”. Di fiducia in lui non ne ho molta, ma quando mi parlava io gli credevo.
    Ma ovviamanente non si avvererà.
    Rinunciare alle uscite con altre famiglie come la sua, a non parlare più della sua compagna con i vicini ma dell’amante..Spiegare che per 8 mesi è stato infedele (solo fisicamente) e che ha fatto la sua scelta…sarebbe troppo!
    Non valgo così tanto.
    Quasi mi verrebbe da chiedergli scusa io x essere entrata nella sua vita e averlo portato a tradire la famiglia in nome di una compulsione (poi) bisogno di conferme e riscatti morali. Sono io ad averlo usato?
    Avrebbe avuto più senso se ci fosse stato un lieto fine, ma come ho già scritto meglio così..piuttosto ke soffra la compagna e magari anche il figlio meglio che sia io ad andarmene. Mi son levata di torno.
    E lui andrà avanti come ha fatto prima della mia irruzione.

  • 1666
    Eme -

    Clà, non ti pare di esagerare? Quasi quasi ne parli come se lo avessi drogato, trascinato per i capelli in un letto ed abusato di lui per otto mesi.
    Se ci riesci evita di portargli rancore (non serve a nulla se non ad aumentare in modo esponenziale il rischio di ulcera) ma addirittura chiedergli scusa….su dai 🙂
    Anche io non credo ai luoghi comuni e detesto le generalizzazioni.
    Resta il fatto di come tu, Clà, hai descritto quest’uomo ed il suo comportamento. E non parlo del comportamento fisico. Mi riferisco all’atteggiamento morale.
    Non voglio (più) neppure parlare di vigliaccheria nè di assenza di amore. In effetti non sono dentro la vostra situazione e posso solo ipotizzare facendomi traviare dalla mia esperienza.
    Vorrei semplicemente porre l’attenzione su un altro aspetto. Un aspetto generale che prescinde dalla clandestinità di un rapporto: chiunque non sta bene, si ritiene uno zero assoluto, vive un disagio, lo esterna e si trova accanto una persona (maschio o femmina che sia) che se ne sbatte bellamente di questa situazione di malessere oppure la sottovaluta perchè lo stare male deve essere fisico altrimenti è una sega mentale da ignorare credo dovrebbe riflettere attentamente su questo rapporto e sull’opportunità di portarlo avanti. Non c’è niente di peggio che vivere da soli in una coppia e di doversela cavare sempre e comunque da sè perchè l’altro “c’è ma….. et voilà siore e siori ….non c’è”, come in un brutto gioco di prestigio di un maghetto scalcagnato.
    Tu Clà e tu Margot vivete, avete vissuto, forse vivrete ancora una storia che vi porta qui con un bagaglio di dolore che, a volte, è difficile persino leggere (figuriamoci portarlo).
    Chi sta male, chi è fragile, chi si sente solo spesso sente l’esigenza di avere un conforto esterno.
    Ma chi c’è passato per certe fragilità ha ed avrà sempre una paura che lo accompagnerà ovunque: la paura di essere risucchiato da certe brutte sensazioni (anche se si sta bene) e la paura di trasmettere messaggi sbagliati.
    Perchè chi sta male è come se non avesse pelle. E persino una goccia d’acqua fredda può ferirlo. Anche le considerazioni di chi non si sa dove abiti e che faccia abbia.
    Anche dei post pubblicati ogni 4-5 ore + pausa notturna, scritti magari di getto, stando attenti a non superare i caratteri consentiti, a non dire cose che scatenino l’ira funesta del moderatore o che attirino come mosche i soliti imbecilli misogini che non aspettano altro che leggere la parola “tradimento” per correre a sparare le loro fregnacce.
    Per questo e solo per questo, a volte, si prendono le debite distanze.
    Dalle situazioni non dalle persone.

  • 1667
    Eme -

    Ci si rende conto dei limiti posti dalle proprie paure e ci si ferma un istante prima di averci a che fare.
    Per questo, a volte, non si scrivono post di 1000 caratteri cad o si rifiutano conversazioni private.
    In ogni caso il colpo di reni che porta, quantomeno, a stare seduto piuttosto che steso in un letto di chiodi roventi deve partire da chi sta male.
    Le parole possono solo attirare l’attenzione ed aiutare aprirsi ad un punto di vista diverso da quello dell’autodistruzione.
    Come scrive LUNA “Arriva un momento della vita di ognuno nel quale devi prendere la tua vita in mano. Se non lo fai tu, chi credi lo farà?”
    E anche nell’ipotesi in cui trovassi qualcuno che prendesse in mano la tuia vita?
    Cosa accadrebbe se quel qualcuno ti togliesse le mani da sotto le chiappe, all’improvviso, non fosse altro che per verificare se hai imparato a nuotare o rischi di andare a fondo come un blocco di cemento armato?
    ……Tutto qui. Rinnovo l’abbraccio a tutte quante 🙂
    Ps. Ciao LUNETTA, un bacin bacione 🙂

  • 1668
    LUNA -

    EMA: ciao, scusami, non ti ho ignorato, ero a corto di caratteri. Ti ringrazio per il tuo intervento 🙂

    ALEBA: eccomi, ho letto la cosa della famiglia come le due scimmiette (non vedo, non sento… non parlo a volte invece no… a volte la famiglia cieca e sorda parla pure, a sproposito, ed è peggio).
    Non vorrei ridurre uno degli aspetti della cosa in poche righe, ma queste ho, quindi in sintesi ti dico questo: l’aspetto che racconti è in realtà molto spesso anch’esso inerente alle altre dinamiche di cui parli, causa sofferenza, lo so :(, e spiazza ulteriormente, e fa sentire soli con un enorme fardello ulteriormente, e fa sentire sotto giudizio ulteriormente, e somiglia persino, a volte, a quegli incubi in cui si urla ma senza voce. Quindi di per sè non lo trovo purtroppo sorprendente, anche se comprendo la sofferenza ulteriore che cagiona. Ovviamente io non conosco la tua storia come te che la vivi, ovviamente non conosco la sua storia personale, ovviamente ignoro le effettive dinamiche famigliari sue/tue, che sono molto più complesse in ogni caso di 5 righe. Mi permetto, sperando di non farti danno, di dirti alcune cose generali, che possono c’entrare come no, su questo aspetto.
    La famiglia, anche quella di chi la dinamica la subisce, può non vedere. Può non vedere perché queste cose sono difficili da capire da fuori, tanto più quando lontane da un vissuto famigliare. La famiglia può non vedere perché noi stessi non siamo in grado di dire quale sia effettivamente il problema, perché noi stessi proteggiamo il problema. La famiglia può non vedere perché ha un suo codice non scritto che consiste nel non vedere, o persino perché anche lì ci sono dinamiche di molestie. Esiste poi il concetto del “tra moglie e marito non mettere il dito”, che in questi casi è difficile da gestire o anche il timore di non riuscire a gestire, per cui si preferisce credere che la cosa non sia poi così grave. Ricordiamoci inoltre che sulla violenza psicologica si sa ancora troppo poco, cioè siamo più abituati a sapere cosa sia la violenza fisica, ma quella psicologica è più strisciante. (sto elencando vari aspetti, per dire perché non è assurdo, anche se ciò non significa “bello, giusto, confortante” che le persone vicine possano non vedere). Nel caso della famiglia di chi agisce molestia vale quanto sopra, con delle considerazioni in più: e se il frutto non fosse caduto lontano dal ramo? cioè, se avesse appreso una certa modalità di rapportarsi alla vita e ai rapporti proprio nella sua famiglia? Non per forza intesa come molestia morale, ma anche, per esempio, delle idee sul ruolo uomo/donna, sulla questione soldi/casa, una sorta di pessimismo, una non funzionalità nell’affrontare i conflitti ecc ecc. Inoltre per dei genitori può essere difficile accettare che sia proprio il figlio o la figlia ad avere un certo tipo di problemi. Anche perché ciò potrebbe significare chiedersi: dove ho sbagliato? – Non sto dicendo che ciò sia giusto, ovviamente, dico però che

  • 1669
    margot -

    @Eme: scusami se sono stata brusca e per averti definita scortese, avevo gia’capito dal tuobreve intervento perche’nn te la sentissi di dilungarti su tutta quella serie di problematiche che posseggo. Capisco le tue paure, il tuo essere arrivata al traguardo di una serenita’ritrovata dopo tante sofferenze e mi scuso per il poco rispetto che ho avuto per la tua personalissima storia. Nn volevo assolutamente farti rivivere il tuo incubo ho cercato (in modo aggressivo) in te e le altre la chiave per riaggiustare la mia vita. Eme è vero le cose x me nn sono cambiate di un millimetro e mi sfracasso la testa sempre con le stesse domande, ho sempre le stesse paure, mi faccio riempire la testa di paragoni su cui basare il mio giudizio,ecc è cosi tutto uguale se nn peggiorato, che mi sono stufata da sola. @Luna:hai ragione ho attaccato Eme che nn mi hai mai abbandonata ma anzi si è cmq prodigata a porgermi il suo aiuto. Purtroppo come tu hai ben colto, la mia fobia dell’abbandono si manifesta in ogni situazione e sempre come hai detto è ormai da sempre che temevo l’abbandono da parte di lui. E ho combattuto ogni giorno per spostare tale data, spesso passando sopra le sue offese gratuite, altre modificando il mio aspetto come più preferiva altre ancora nascondendo la testa nella sabbia nell’attesa che la bufera passasse. Ma stavolta ho infranto tutti gli schemi: ho chiesto di essere riconosciuta per quella che sono e di essere amata cosi come sono. Ho esagerato! Nn dovevo! Ho scatenato la sua ira, la sua paura e di paripasso l’amore e la tutela che ha per la sua donna ufficiale. Sapete Eme, Luna e Cla è vero che voi e le altre mi avete ripetuto fino alla nausea che mostro ho davanti, che esercita il suo potere su di me perche glielo permetto, che sono libera e per questo in grado di decidere per me e soprattutto di spostarmi da questo baratro, solo l’altra sera quando lui ha deciso per entrambi mi sono resa conto delle vostre parole. È stato come se qualcosa fosse caduto e mi fossi liberata. Ma allo stesso tempo il dolore mi ha sopraffatta. Ma ora pero’io nn capisco come cominciare a farmi quelle domande che dovranno essere la base per ricostruirmi se ancora continuo a piangere e pensare che la vita è ingiusta visto che per questa storia solo io ne pago le conseguenze e lui rifiorisce a nuova vita formandosi la famiglia che tanto desidera.
    Un abbraccio

  • 1670
    LUNA -

    tante purtroppo sono le ragioni, dinamiche per cui si finge di non vedere o persino viene girata la responsabilità. E se la persona che subisce molestia morale è la prima ad avere difficoltà a riuscire a dire: questa persona ha dei problemi seri, questa persona effettivamente mi sta agendo violenza…
    la persona che subisce la molestia morale può essere la prima a tentare di dimostrare che tutto sta andando bene, per proteggere se stessa da quanto stia invece andando male. cioè dal male che ciò fa.

    EME: ricambio il bacin bacione 🙂

    Spero di riuscire a spiegarmi bene, perché non vorrei essere fraintesa come se minimizzassi l’entità delle sensazioni che porta a Clà e Margot trovarsi nelle situazioni emotive che descrivono, che sono molto dolorose e investono la vita al di là in ogni suo aspetto, e tolgono energie, forza, lucidità, risorse, e non fanno certamente bene alla visione di sè.
    Tuttavia mi sembra di capire che queste situazioni non hanno ancora leso nel concreto (che non è una banalità) altri aspetti della vita. Mi sembra di capire che sia Clà che Margot la sera, per quanto provando cose lancinanti, possono spostarsi in una casa, pure se con dei problemi come nel caso di Clà, se ho capito bene (e capisco Clà che non sia per nulla una cosa ininfluente nel quadro globale)… che anche se l’emotività non lo permette di fatto però hanno la possibilità fisica di spostarsi…
    la mia storia è molto più simile a quella di Aleba, anche se io non ho figli. Io so cosa si provi a provare un nodo in gola (reale, non metaforico) del non potersi spostare da un fuoco aperto, tentare di tenere sotto controllo l’equilibrio fisico, psicologico, e generale pensando “mio dio…” e non solo per ciò che viaggia nella testa e nel cuore o per le proprie resistenze interiori, ma oggettivamente. E avevo scritto degli esempi concreti, ma li ho cancellati, e non per risparmiarli a voi (forse non sono così altruista) ma per risparmiarne prima di tutto a me la scrittura e rilettura.
    Quella merda, di cui parla Eme, quella merda che si infila concretamente nelle fessure di ogni aspetto della vita, si aggiunge, quando diventa concreta, a tutte le sensazioni che una molestia morale vissuta solo part-time può dare. E diventa ancora più vita e salute da rimettere a posto. ancora di più una prova di resistenza anche fisica e concentrazione e importanza dell’amore di sè nel lavoro di ricostruzione. ciò non fa della molestia morale part- time una qualcosa di cui io minimizzo l’entità, ma quello che voglio dire è che vorrei dire a chi afferma di aver raggiunto il proprio limite ORA, e può scendere PRIMA che quella merda incominci ad infilarsi in ogni fessura, che esiste di peggio. Esiste un secondo tempo. Se questo è il primo fermatevi al primo. Io ho cominciato direttamente dal secondo, seppure più in sordina, da subito senza potermi spostare e con una quantità di casini globali improvvisi da manuale. Scoprendo 4 anni dopo che era molestia morale, da sola. 4 anni dopo. Baci.

  • 1671
    LUNA -

    Margot: ciao cara, ora vado di fretta ma ripasserò dopo se riesco con più calma. Conosco la paura dell’abbandono e sono contenta che tu abbia percepito che il mio non era nè un rimprovero nè un attacco, ma una riflessione con te proprio su questa paura. Che talvolta può anche portarci a non riconoscere chi in effetti c’è, pur conservando giustamente la propria individualità in modo sano, ma rispettando quella di chi ha di fronte (e non spezzando per questo il filo di affetto, empatia ecc) e non riconoscere invece chi non c’è, ma mettere al primo posto il bisogno che ci sia (tanto più forte proprio per la sensazione di costante precarietà, assenza, poca chiarezza o prevaricazione) più che per l’effettivo bisogno dell’altro, di quella precisa persona, piuttosto perché proprio con il suo atteggiamento distante ecc va a girare il coltello nella piaga della nostra paura dell’abbandono. In questo momento, Margot, tu vedi solo quello che lui può, in parte anche idealizzandolo, e non vedi invece le tue possibilità. anche tu puoi benissimo costruirti una relazione molto molto più sana di questa, basata sulla parità, il progetto e un reciproco esserci, non solo emotivamente e sentimentalmente, ma anche nelle piccole cose di tutti i giorni. Dico in parte idealizzando le possibilità di lui e il suo futuro non solo perché il futuro non lo conosciamo, ma anche perché ti posso assicurare che chi legge da fuori la sua impostazione nei rapporti con gli altri che tu racconti ha credo parecchie difficoltà a immaginare che un uomo come quello di cui parli, con i suoi presupposti, possa realizzare davvero una “famiglia cuore” che, forma a parte, mettendo anche che possa esserlo nella forma, sia serena nella sostanza. Per esempio nel tipo di valori da trasmettere ai suoi figli. Seriamente, al di là del fatto che non vuoi che lui non ti scelga (cosa che sembra quasi più forte del “vorrei che mi scegliesse”) lo vorresti DAVVERO un uomo così come padre dei tuoi figli? Forse ora ti è difficile rispondere in modo lucido a questa domanda (istintivamente lucido prima ancora che razionale) tanto hai idealizzato un vostro concetto di possibile condivisione, per il terrore del rifiuto e dell’abbandono ecc, e tanto poco hai in realtà condiviso (e non solo per il fatto che la vostra storia sia stata clandestina, ma anche per il suo stesso modo di rapportarsi con la reale condivisione… ho l’impressione che con alcuni miei amici maschi che non mi sono amanti nè morosi, e che hanno la loro vita e anche poco tempo oggettivo condivido molto di più, pensieri, visione della vita, sensazioni, anche momenti di reale affetto e appoggio di quanto tu non abbia fatto con questa persona) che tu abbia perso il parametro di ciò che significa realmente condividere (che siano 10 minuti o 10 ore), cosa siano l’esserci rispetto al non esserci, il sapere di poter contare emotivamente su un’altra persona, il non aver paura di dire cosa si prova per timore di scatenare reazioni negative o di vedere

  • 1672
    LUNA -

    manipolate le proprie parole…
    Io non lo so se costui è un mostro manipolatore, ma quello che vedo è che questa relazione ha su di te un effetto… mostruoso. Non nel senso che tu diventi un mostro, ma che questa relazione ti logora, ti implode, ti manda in angoscia, ti fa stare male.
    Credo che possa capitare anche in una relazione con una persona impegnata che non sia una manipolatore o un molestatore morale che la persona possa dire: scelgo di tornare “a casa” o “scelgo di stare solo a casa e di non avere più vite parallele”, che possa dirlo anche in un modo non mostruoso. Ciò non significa che sentirselo dire non faccia male, molto male, ma può succedere anche in relazioni meno disfunzionali di quella che racconti che le persone si lascino, per varie ragioni, o come dicevo. Purtroppo la vita non è sempre giusta, anche se a volte si può pure scoprire che ciò che al momento ci è parso ingiusto si è rivelato invece liberatorio, persino salvifico, qualcosa che ha dato spazio in realtà a qualcosa di molto più compatibile, sano, positivo che giungerà in seguito. Anche un migliore rapporti con se stessi da costruire, in primo luogo, prima ancora che con una persona che stia fuori da sè. Ecco perché, in un mondo in cui purtroppo non possiamo pretendere di essere esenti da frustrazioni, poiché non possiamo controllare il mondo o la testa degli altri, forse volersi bene significa anche imparare per noi stessi un modo diverso, nuovo, non necessariamente distruttivo di affrontare la frustrazioni. In questo modo forse possiamo anche uscire dal circolo vizioso che può altrimenti portarci, come tu descrivi, a scegliere o vivere o subire delle frustrazioni nel nome del terrore di non essere in grado di affrontarle (di contare su di sè, prima ancora che sull’esterno) o nel nome del terrore di una frustrazione ancora maggiore. Persino quando questa, di fatto, potrebbe non esistere. Nel senso che c’è pure la possibilità, uscendo dall’ottica del terrore dell’abbandono come primo motore di scelta o perseveranza, che una storia che finisce, indipendentemente da chi dei due ha messo per prima la parola fine, non significhi necessariamente dover star male o ridursi in stato larvale ecc.
    C’è una cosa che forse non consideri e cioè che può persino essere successo che mentre la tua parte terrorizzata dall’abbandono ha continuato a sbattere la testa e il cuore (ma secondo me, scusami, più la testa e l’angoscia che il cuore… per il fatto che tutto sommato penso che il cuore lo sa che ha bisogno di nutrimento per sentirsi realmente innamorato, e non di una dieta emotiva sconclusionata e nociva) contro le dinamiche di quest’uomo, il suo carattere, la situazione che ti ha posto, può essere accaduto che una parte di te lo abbia invece sempre saputo che neanche tu riuscivi veramente a pensare che stare con lui, sul serio, mettere su famiglia sarebbe stata una grande idea. Al punto da farti “abbandonare”, cioè farti lasciare libera. E che tu abbia avuto culo!

  • 1673
    aleba -

    @LUNA :E se la persona che subisce molestia morale è la prima ad avere difficoltà a riuscire a dire: questa persona ha dei problemi seri, questa persona effettivamente mi sta agendo violenza…
    la persona che subisce la molestia morale può essere la prima a tentare di dimostrare che tutto sta andando bene, per proteggere se stessa da quanto stia invece andando male. cioè dal male che ciò fa.
    Esatto. Io ho sempre passato il tempo a trovare dei motivi per il suo comportamento. Mi sono sempre scusata ogni volta che ho detto che non stavo bene nel rapporto e lui mi ha rimessa al mio posto. Cosa mi ero messa in testa? Cosa sta tuttora cercando di minare la mia coscienza, il mio istinto di sopravvivenza? L’idea di poterlo appagare, l’idea di poter fare in modo che si sentisse amato e non più solo visto che c’ero io che ero totalmente per lui. Che assurdità! Lui mi ha sempre guardata e vissuta attraverso un filtro pieno di cacca. La spiegazione è che ha avuto un’infanzia brutta, molto brutta e io pensavo di poter rimediare alla sua infanzia dandogli un presente sereno e un futuro pieno di amore. Con questa intenzione l’ho accudito e amato e ogni volta che non sono stata all’altezza delle sue esigenze, mi sono sentita incapace, inutile. Perdipiù me lo ha sempre detto in faccia: “tu non vali niente” “chi credi di essere per chiedermi dove vado!” “non mi hai portato niente” “hai sempre le tue crisi che devo sopportare” Lui parla di crisi, ma il mio istinto di sopravvivenza che mi esortava a scappare. Io lo mettevo a tacere quell’istinto e incolpavo me stessa delle frustrazioni del mio compagno. Dove sbaglio?, perchè non riesco a spiegarmi. Perchè il mio amore, che mi costa tante energie, per lui è inesistente? Perchè io non valgo abbastanza per lui? Perchè??
    Mi rendo conto che bisognerebbe sentire anche la sua versione dei fatti, (e anche qui secondo me sto cercando di difenderlo e giustificarlo), per questo gli ho chiesto più volte di venire a fare un percorso dal terapeuta con me. Mi ha sempre risposto “Io non vado a farmi dire cosa sbaglio da uno che crede di sapere tutto solo perchè ha un titolo di studio”. Quante volte ha insultato l’intera categoria degli psicologi solo perchè io mi sono fatta aiutare da uno di loro. Aiutare a guardarmi dentro, aiutare a guardare intorno a me e a prendere atto che io non sono la merda che dice lui. Ancora oggi è molto difficile staccarmi dall’idea che mi sono fatta di me stessa. Mi chiedo se magari non fossi stata troppo debole per perorare le mie cause personali nella coppia. Come quando avrei voluto terminare gli studi, mi mancava un anno alla laurea e avevo tutto pronto, dovevo solo iscrivermi. Mi ha trattata come una puttana che andava alle scuole serali (università corso di laurea con obbligo di frequenza: studentessa lavoratrice) solo per conoscere qualc’unaltro. Ha sputato sulle mie capacità e sulle mie attitudini ed ha espresso tutto il suo disprezzo per le persone che hanno un titolo di studio. ERA AMORE??

  • 1674
    aleba -

    Leggo e rileggo i vostri interventi, Margot, Clà, Eme…Luna.
    Penso alla mia storia e al fatto che qui, nelle vostre, trovo importanti spunti di riflessioni e trovo anche un criterio per riordinare me stessa. Metto in pratica a fatica, sono lenta e sono spaventatissima all’idea di fare il salto. Poi non c’è ritorno e, sebbene riesca molte volte a vedere la salvezza nel salto, mi martella in testa la solita domanda: ho mollato troppo presto? ho gettato la spugna quando ancora avevo una possibilità di dare concretezza alla famiglia abbozzata? Mi chiedo fino a che punto bisogna perdersi per salvare qualcuno? e nello stesso tempo, fino a che punto cambiare per adeguarsi alle esigenze di qualcuno? Voglio dire, se il tuo compagno si ammala e ha bisogno di assistenza continua…non lo lasci, ti sacrifichi e ti impegni per stargli vicino a dare sostegno e conforto. Ma se la malattia è comportamentale, se tutte le volte che offri il tuo aiuto ti ritrovi persino ad implorare che il tuo aiuto venga accettato. Ma puntualmente viene respinto! Poi a distanza di tempo vieni accusata di non aver aiutato. Se la malattia non è riconosciuta se non in sporadici momenti di disperazione (quando tu decidi di mollare), ma poi rinnegata prontamente. Se l’alcolista ti accusa di essere la causa della sua incapacità di dire di no alla bottiglia? ? ? ? Abbiamo il diritto di dire BASTA senza sentirci insensibili? senza pensare di esserci arrese invece di combattere per il nostro amore?
    Io ho sperimentato quanto l’amore sia prosciugabile fino all’aridità totale. Ditemi, è misurabile in termini di tempo la sopportazione della carestia di emozioni e sentimenti verso qualsiasi cosa?
    Grazie

  • 1675
    clà -

    Luna, leggerti è un vero toccasana. Se potessi stamperei tutti i tuoi post(e quelli di Eme).
    Apro questo sito per scrivere le mie solite paranoie, le solite domande…poi però ti leggo e già di riflesso mi hai detto quello che volevo sentirmi dire, nonostante il post sia “riservato” a Margot piuttosto che a qualcun altro.
    Non so come tu faccia a toccare così delicatamente certi argomenti cosidetti taglienti e a maneggiarli con cura rendendoli, appunto, meno taglienti.
    Sei una specie di cura.
    Grazie di esserci.

  • 1676
    LUNA -

    ALEBA: io non ho affatto l’impressione che tu sia lenta. Io ho l’impressione che tu stia “lavorando bene”, anche perché accanto alle domande implosive, stai ritrovando lo spazio per altre domande, non implosive. Non importa se in questo momento ancora le une e le altre si mescolano, dentro di te, o nei post. e non importa nemmeno se hai difficoltà a capire se sono le prime o le seconde (quelle che ti chiudono e quelle che ti aprono, quelle che ti fanno pensare al salto, quelle che ti fanno sentire spaventata o in colpa per il salto) a spaventarti di più.
    Scusami se sono anche proiettiva per quanto spesso mi rivedo in ciò che racconti e in ciò che ti domandi.
    Il fatto che tu sia andata da uno psicoterapeuta per te, per te e non solo per qualcun altro o per la malattia di cui soffre la tua storia, vuol dire molto più che poco. Rappresenta uno scatto che forse un tempo ti sarebbe stato internamente impensabile.
    Nessuno ti costringerà a fare un salto, se non vorrai fare un salto. Ma comunque ti sei regalata un luogo protetto in cui riflettere. In cui essere chi sei. Non è poco.

    ogni domanda che hai scritto me la sono fatta anch’io. e anche se non siamo uguali per me conosco lo stato d’animo e emotivo con cui ci si pone quelle domande. ed è a questo anche che mi riferisco quando riporto una frase come questa:
    “a volte il punto non sta nelle risposte che cerchiamo o ci diamo (o non riusciamo a darci), ma nelle domande che ci poniamo”.
    Come ce le poniamo, anche. Sono le domande ad essere “sbagliate”. Sono quelle domande ad incastrarci. Perché partono da presupposti sbagliati, partono da una situazione malata e si nutrono di una logica limitata a cui si è ormai assuefatti. Non sono molto brava in matematica, ma potrei dire che queste domande e l’intelligenza e la sensibilità che ci sono, eccome, e vengono impiegate per “risolverle” finiscono con il creare nel nostro cervello una situazione simile a quella delle lunghe operazioni matematiche in cui avendo sbagliato il primo calcolo, anche se il resto dell’operazione viene eseguita correttamente, si porta avanti l’errore…
    Non riesco a spiegarmi bene, vero, purtroppo?
    Io me le sono fatte tutte le domande che ti fai. Posso dirti che il motivo per cui sono riuscita a non vederle come le sole domande e logiche possibili è che ad un certo punto mi sono resa conto di dove stava quell’errore… di calcolo iniziale.
    Non è che un mattino mi sono svegliata e avevo tutte le risposte e certe domande sbagliate erano evaporate tutte via. Non è così nemmeno oggi. Ma qualcosa era ed è cambiato. Come riaprire la testa e la percezione ad una visione meno limitata, anche di sè. Farsi persino le stesse domande ma non in uno schema ristretto A-B, solo con delle risposte, per quanto multiple, ma pur sempre chiuse. Tra senso di oppressione versus senso di colpa, senso di diritto versus resa/mancanza di sensibilità…

  • 1677
    LUNA -

    Abbiamo il diritto di dire BASTA senza sentirci insensibili? senza pensare di esserci arrese invece di combattere per il nostro amore?
    Io ho sperimentato quanto l’amore sia prosciugabile fino all’aridità totale. Ditemi, è misurabile in termini di tempo la sopportazione della carestia di emozioni e sentimenti verso qualsiasi cosa?

    Però forse è alla fine del post che ti sei fatta una di quelle domande non implosive, che non sono neppure domande, ma considerazioni.
    Forse basta la parola CARESTIA a descrivere un mondo.
    Quanta fatica fa, ogni giorno, ogni secondo, Aleba, per com’è Aleba, per com’è realmente, non per amore, ma per riuscire a vivere in una costante carestia? per mozzarsi non solo l’università, ma parti di sè come se si tagliasse le mani, i piedi, falange per falange. Per convincersi che c’è qualcosa di giusto nel tagliarsi le mani e i piedi falange per falange per riuscire a stare chiusa in una scatola e dirsi che quello è il mondo, e che quella è lei?
    quanta fatica fa, Aleba, ogni volta che un guizzo di vita le scappa fuori, comunque, anche senza che se ne accorga, per ricacciarlo giù, nasconderlo, farlo affogare, affondare per non turbare “un equilibrio” che però non esiste?
    e se Aleba la sua sensibilità la “perdesse” (intesa come intelligenza emotiva) proprio mentre si domanda ogni giornose è sufficientemente sensibile visto che non riesce a far resuscitare Lazzaro?

    Io le capisco le tue domande. Perché sono domande che provocano un grande dolore. E sono domande che provocano un grande dolore già anche nel momento in cui si finisce con il scrivere “il nostro amore” dove per nostro non si intende nostro di me e lui, ma nostro in senso di MIO. Quell’amore che avrebbe potuto/potrebbe tanto, ma di fatto non può, mai. Chiamiamolo energia vitale invece che amore. Che se fa anche Aleba di una energia vitale che di per sè ha ma che non può esistere, deve vergognarsi di esistere e viene percepita come una minaccia? che insomma non trova ragione neppure nel suo contrario. Perché se vivo ti turbo, se mi spengo ti turbo, e se sto a metà mi dici che sono incolore, nè’ carne nè pesce.
    A chi giova?
    Stiamo veramente parlando d’amore, dedizione e del loro contrario? stiamo veramente parlando di perseverare nello stare vicino a chi non può, sta male o nell’omissione di soccorso? stiamo veramente parlando di una lotta giusta versus una resa percepita come infame verso i nostri stessi propri valori? sono veramente queste le domande? Non è che il punto non sta lì? Com’è che ci sono delle situazioni in cui si ha l’impressione che ci sia una rinuncia alla propria identità e ai propri valori IN OGNI CASO e sempre, proprio mentre si cerca di esercitare i propri valori? E se esistessero delle situazioni che in un anno, dieci, centocinquanta non possono evolvere in modo diverso per quanto ci distruggiamo a costo di cercare di portare un cambiamento avremmo veramente fatto troppo poco anche dopo centocinquanta anni? avremmo amato troppo poco?

  • 1678
    Aleba -

    Cara Luna, l’errore sta all’inizio dunque. Il primo calcolo errato, ha compromesso il risultato finale.
    “” se esistessero delle situazioni che in un anno, dieci, centocinquanta non possono evolvere in modo diverso per quanto ci distruggiamo a costo di cercare di portare un cambiamento avremmo veramente fatto troppo poco anche dopo centocinquanta anni? avremmo amato troppo poco?”” OK, abbiamo amato male, abbiamo dimenticato di amare noi stesse in primis. Già già.
    Scervellarsi per anni per trovare l’inghippo nascosco, mentre il nostro (il mio) errore era chiaro, semplice e fin troppo lampante da risultare incredibilmente evidente. Era sempre lì davanti al mio naso. L’errore è pensare di cercare la conferma che “meritiamo amore” nel prossimo, e ci investiamo smisuratamente diventando ossessive.
    Invece nessuno può pensare che lo zerbino meriti di essere amato.

    Baci

  • 1679
    LUNA -

    ALEBA: ognuno sa per sè qual è l’errore iniziale nel ragionamento. O qual è la prospettiva sbagliata anche in cui si è troppo abituato/a vivere. Un errore è anche pensare che sia normale ormai vivere in un mondo emotivo, ma anche pratico, in cui tutto è difficile. Ma non è che necessariamente sia un errore che nasce dentro di noi, può essere anche assuefazione. Il nostro cervello è abituato in realtà a riconoscere dei problemi e a cercare delle soluzioni. Se ho finito il latte vado a comprarlo. Ma se penso che il latte è sparito dal pianeta terra mi posso dimentare che esistono le latterie. Se non centri il problema non trovi soluzioni o trovi soluzioni momentanee per un’infinità di piccoli (e insieme vissuti come mastodontici) problemi momentanei. Se sono sempre teso a risolvere un problema che ne nasconde un altro il mio cervello va in tilt. Va in tilt perché è troppo attento, non per il contrario. Ma le variabili che continuamente gli vengono introdotte lo incasinano. Tanto più se escono dallo schema: problema/risoluzione. Ti faccio un esempio concreto:
    se voglio iscrivermi all’università il mio cervello valuta una serie di cose, per esempio, e non necessariamente in quest’ordine: quanti esami mi mancano? a chi devo rivolgermi per avere le informazioni che mi servono? ho i soldi per affrontare le spese universitarie? a cosa posso rinunciare per averli? ho il tempo? come posso gestire la mia giornata per avere il tempo? ho voglia di farlo? sento di avere le mie risorse per farlo? ecc. Un insieme di quesiti pratici e personali che anche si intersecano. Tuttavia domande inerenti alla realtà.
    L’università è lì, posso scoprire con che autobus ci arrivo, o se voglio farmi la patente così potrò andarci e prima passare a portare mia figlia a scuola (sto facendo un esempio), posso scoprire se quando non ci vado c’è chi mi può fornire gli appunti. ecc ecc.
    Ma se le variabili diventano: il senso di colpa, un senso di inadeguatezza indotto per una paura altrui che se una persona si stima costutuisca un pericolo, l’università descritta come un bordello e la mia voglia di studiare, imparare, fare qualcosa (di sano, oggettivamente nè buono nè cattivo) per me diventa nelle parole di un altro il fatto che io ho voglia di esercitare il meretricio, il problema diventerà: università uguale puttanismo.
    E’ un vero problema?
    E se il problema è che l’altro non riesce ad accettare che io faccia qualcosa di normale, sano, costruttivo per me e risponde in maniera disfunzionale alla realtà, ma pure in maniera aggressiva, fino a convincermi che io non capisco un c.... o che non sono una brava madre o moglie se prendo un libro in mano (due cose che non c’entrano un cavolo) il problema è mio?
    Il problema è che sono uno zerbino e gli zerbini non meritano amore?
    A parte che il concetto di “meritare amore” è già un errore di calcolo. Forse perché ormai siamo abituati a considerare che una relazione sia una specie di cosa in cui si vive tesi tra penalità e stellette?

  • 1680
    LUNA -

    E’ chiaro che in ogni relazione esistono dei compromessi, normali, ed è chiaro che ogni scelta produce un effetto. Tuttavia in una relazione funzionale, pur se ciascuno di noi può avere una sua idea di priorità e una sua emotività, le persone sono alla pari e il concetto di fare/non fare, evoluzione o rinuncia viene comunque considerato in un modo funzionale. “Sto pensando di cambiarmi il turno al lavoro per questo e quest’altro motivo. Cosa importanti per me. (quindi vale la mia emotività ecc). Comporterebbe ciò. Tu che ne pensi? (considero la tua). Come possiamo venirci incontro in questo? Come potremmo organizzarci? Parliamone” è diverso dal dire: “Mi sono cambiato il turno, perché era giusto così, tu attaccati al chez” o “Non posso neanche concepire dentro di me una sensazione che mi porta a valutare l’idea di cambiare turno o succederà la terza guerra mondiale solo perché ho mosso, nei pensieri, una virgola”.
    Quanto è pesante, inoltre, incarnare in continuazione i ruoli, anche opposti, che un’altra persona ci cuce addosso?
    Donna scialba, lapdancer in aula studio.
    Lagna colossale perché ha bisogno di me, stronza colossale perché pare che non abbia bisogno di me.
    Donna che ama troppo, donna che ama troppo poco.
    Ipersensibile, insensibile.
    Donna priva di iniziativa, donna che prende iniziative.
    Rompicoglioni che mi dice che ho un problema e non lo risolvo mentre io di problemi non ne ho nessuno al mondo e son perfetto, mostro che mi abbandona pur sapendo che io ho un problema grosso.
    Donna priva di ogni attrattiva che me la tengo perché in questo momento non ho un cane e sono troppo buono per rifiutare un piatto di minestra, donna così piena di attrattive anche se è semplicemente se stessa ed esce senza trucco e con un sacco di patate addosso che il primo che passa correndo e le domanda l’ora può innamorararsi di lei e portarla via.
    Non hai amici perché sei insopportabile e nessuno ti caga. Hai amici? … Sono sicuramente falsi, vorranno qualcosa da te, o ci esci perché in realtà vuoi fare la puttana.

    Esistono situazioni in cui se fai/non fai qualsiasi cosa sbagli. In perenne tensione. Situazioni in cui è proprio quando non sei uno zerbino che arrivano i guai peggiori. E bisogna rimetterti subito a posto e ricordarti che o zerbino o niente. O cioè parte una sequela di molestie morali con i controcoglioni. Peggiore di quando sei zerbino. Quando sei uno zerbino è almeno più facile controllarti perché non hai le energie neanche per alzarti dal divano e se l’emotività e l’ansia ti partono a palla sei una lagna colossale e se invece entri in modalità apatia depressiva non è mica possibile vivere con una persona depressa…

    Scusami Aleba se sono stata troppo dura. Ma che lo zerbino non può pensare di meritare amore mi ha tolto il filtro. Perché la questione centrale in questi casi non è l’amore, se pure c’è. Ci sono dei problemi al di là, e sono quelli a fare la differenza. E quelli sono quelli quelli di fronte ai quali si è impotenti.

  • 1681
    Ema -

    E se invece l’errore fosse fossilizzarsi sul fatto di meritare amore solo ed esclusivamente da quell’unica persona (già occupata) ?

    Anche prendendo in considerazione il fatto che certe esperienze di vita portino al bisogno di ricevere conferme o al fatto di entrare nell’ottica di dover meritare amore da qualcuno (e sul fatto di quanto giusto o sbagliato sia questo, mi ricollego a tutti i pensieri scritti nel tempo da Luna e le altre), mi chiedo però perchè ostinarsi nel voler ricevere/meritare “amore” a tutti i costi da quella precisa persona che in buono o cattivo modo, correttamente o scorrettamente, con tante belle parole ma senza alcun fatto, ci ha detto o comunque dimostrato di non amarci realmente e di non desiderarci come unica persona al proprio fianco (evidentemente perchè il “proprio amore” già ce l’ha, bello o brutto, rispettoso o infedele, felice o penoso che sia, ma non sta comunque a noi giudicarlo… e se a lui – e a volte anche alla consorte consapevole – sta bene così, non siamo certo noi a dovergli far cambiare idea)…
    quindi, a maggior ragione dopo aver sperato di essere la scelta di costui ed esserne rimaste deluse, perchè non ci si allontana, sicuramente a testa bassa e soffrendo, ma accettando che se l'”amore non lo abbiamo meritato da lui” è il caso di voltare pagina e di guardare avanti, rendendoci conto che è umiliante elemosinare il sentimento, e lavorando profondamente sulle nostre insicurezze, per essere “guarite” quando arriverà un uomo da amare liberamente e in maniera sana? e non perchè saremo state più brave di altre o perchè saremo riuscite a tirar fuori il meglio di lui… ma semplicemente perchè quell’uomo, il proprio AMORE, vorrà REGALARCELO a palate.

    E questa domanda probabilmente sarebbe da girare anche alle mogli tradite e consapevoli, che comunque si ostinano o voler tenersi stretto il marito traditore… a maggior ragione quando sanno dell’eventuale presenza di un’altra…

    Perchè non accettare la scelta di chi, correttamente ed elegantemente o stronzamente e disonestamente, dice di non volerci (più) accanto?

    Questa è secondo me la cosa più umiliante… umiliarsi da sole… perchè volendo, seppur ferite profondamente, si è liberissime di andare via, a testa alta.

    Il fatto è che probabilmente “un tappeto” non è “riuscito a meritare amore” da chi ci si è strofinato sopra le scarpe sporche di merda… ma ciò non esclude che invece possa ricevere amore sano e profondo da chi le scarpe se le toglie prima di passare.

    Scusate se il commento è andato fuori tema rispetto al filo che ha sempre seguito…

  • 1682
    clà -

    EmA..Il tuo intervento non è affatto fuori tema. Siamo qui per questo.
    Considero tra l’altro questo pensiero rivolto davvero a chiunque, indistintamente..chiunque si trovi in una brutta relazione fatta ovviamente di sofferenza.
    Ti posso rispondere che leggendoti ho provato molta tristezza. Mi sn rivista mentre cercavo disperatamente conferme da parte sua. Ma non in modo invasivo .. Aspettavo di vedere cosa faceva lui per me. E traevo le mie conclusioni.
    Il perchè sia stato scelto proprio lui non lo so. Di certo un interesse di base ci sarà. Non m’importa ad esempio di piacere al barista sotto casa mia oppure al benzinaio di fronte.
    Le mie attenzioni sono rivolte a lui. Mi piaceva sentirlo, baciarlo, far l’amore, il modo in cui scherzava, il modo in cui mi faceva passare il broncio (causato da lui).
    Come posso dire? Una calamita. Lo vedo e tremo, sudo. Tutte emozioni forti, come la droga ad esempio può far provare. Stordimento, disirientamento, ansia, tachicardia, momenti di esaltazione che si alternano a momenti di vera crisi. Ma anche essere/essere diventati persone assuefatte conta molto.
    Si ha paura di lasciare tutto questo perchè sparito l’effetto…resta il vuoto! Ed un rapporto (seppur insoddisfacente) sotto molti aspetti lo si preferisce al vuoto, la paura della solitudine.
    Sicuramente guarire è il primo passo. Ma prima ancora bisogna individuare la causa (il male). Poi non è sempre detto ke chi vive una situazione simile è xk debba x forza avere dei problemi. Donne cornute che restano cn il marito per convenienza, per abitudine.
    Altre per amore.
    Come hai scritto tu il “loro amore” già ce l’hanno.
    Rifletterò molto su questo. Non per sminuire il resto del commento. Ma è il punto che più mi colpisce. E fa soffrire.

  • 1683
    Aleba -

    EMA@ Il fatto è che probabilmente “un tappeto” non è “riuscito a meritare amore” da chi ci si è strofinato sopra le scarpe sporche di merda… ma ciò non esclude che invece possa ricevere amore sano e profondo da chi le scarpe se le toglie prima di passare. Ecco, condivido in pieno!!
    LUNA, grazie di aver tolto il filtro. Come scrivi è esattamente come vivo. Sono sempre in errore, perennemente sotto esame e l’esaminatore è colui che mi tiene al suo fianco da 17 anni. Indovina un pò, gli esami suoi non li supero mai, sono sempre qualche scalino più giù e se le carte bollate dimostrano che in realtà l’esame l’ho superato, si arrabbia nero e mi dice che non mi creda di meritare la gloria. Mamma mia, il fatto degli studi è andata proprio così, come hai scritto tu. Tutto in funzione sua, la casa da pulire, la bambina da accudire,pulendo la casa, perchè lui ne ha le balle piene di avercela dietro. Penso comunque che il danno maggiore derivi proprio dal non pensare che esistono le latterie. Non dico che una relazione di lunga data va chiusa alla prima incomprensione, ma penso che bisogna mettere i paletti e marcare bene i confini. Questa sono io e questo sei tu, condividiamo un pezzo di vita o tutta la vita, ma non permetterò che ti impossessi interamente di me. Invece io mi sono dedicata ingenuamente per intero, non ho conservato i miei spazi e se li avessi pretesi mi avrebbe mollata molto tempo fa. Invece ci ho fatto pure una figlia. Lui aveva capito (diceva) e sembrava sincero, altrimenti non sarei tornata. Ti amo, ti ho sempre amata, questa è casa tua, tutto quello che faccio lo faccio per te, per noi! Ero stata più che chiara. Gli avevo detto “se torno è per restare, non voglio più sentirmi dire di andarmene perchè non sono nessuno e sto solo a sfruttare la tua casa”. Invece dopo che è nata la bimba ha ricominciato a trattarmi da schifo, a piantarmi in asso per andare a sbollire la rabbia profonda che gli provocavo quando gli chiedevo di “rientrare subito a casa dal lavoro e non fermarsi a bere con gli amici,visto che io facevo la vacca da latte tutto io giorno e avevo bisogno, un bisogno psicofisico di staccare almeno una mezzora e farmi una doccia” Io non potevo avere bisogni, problemi. Comunque ripeto, ciò che hai scritto era la mia giornata tipo. Vattene! e subito dopo..dove vai? mica vai sul serio,mi accoltelli, mi pianti!
    MAH. Mi piacerebbe conoscerti LUNA.
    Cara Clà, conosco bene il senso di vuoto che invade ogni cellula al solo pensiero che lui si arrabbi, che lui se ne vada…anche quando sei tu ad avere il diritto di essere arrabbiata. La paura che non torni e che non ti parli, non ti guardi..sei un vuoto ambulante, sterile. Invece no! ci sono cose piccole che a poco a poco riempiono quel vuoto. Io per esempio mi sono riavvicinata alla mia passione per la natura. “sacrifico” in gran segreto due ore delle mie ferie, per andare sola soletta al museo di storia naturale. Guardo ogni reperto nel minimo dettaglio, non sono vuota!!

  • 1684
    Ema -

    CLA’: quando chiedo perchè sia stato scelto “proprio lui” non intendo dire che potresti farti piacere un altro, come il barista o il benzinaio; mi chiedo però perchè ostinarsi nel continuare ad inseguire (quasi come se dinventasse una forma di principio) un uomo che ci ha detto o dimostrato esplicitamente di non volerci, o di volerci solo alle sue regole…regole che comunque ci fanno star male.
    Perchè non avere la forza, o quanto meno l’orgoglio di rifiutare quelle condizioni, anzichè abbassarsi a rincorrere ed elemosinare il suo amore???
    Capisco perfettamente quando parli del vuoto (Si ha paura di lasciare tutto questo perchè sparito l’effetto…resta il vuoto! Ed un rapporto (seppur insoddisfacente) sotto molti aspetti lo si preferisce al vuoto, la paura della solitudine)…
    Lo capisco perchè nel mio passato mi sono aggrappata per 11 anni ad un rapporto insoddisfacente (e purtroppo o per fortuna quando l’ho chiuso di anni ne avevo solo 28), ho avuto il coraggio di andarmene quando ho ricevuto attenzioni (e quindi conferme del fatto di piacere al prossimo) da un altro uomo (in passato sempre rifiutate per non mettere a rischio il rapporto), peccato fosse sposato;
    per quasi un anno ho permesso a me stessa di umiliarmi, di rincorrere “proprio lui”, di elemosinare il suo amore e aspettare le sue conferme, che a quel punto dovevano essere altre, non più solo il fatto di piacergli, ma ovviamente quelle conferme non sono mai arrivate;
    mentre lui ancora prometteva, sicuramente complice il fatto di essermi fatta trasportare dalle amiche e aver conosciuto nuove persone, mi sono allontanata, seppur ancora imbambolata da quella persona;
    tra la nuova gente conosco un ragazzo…interessante, ma occupato (fidanzato da 9 anni e sposato da 1), e quando per entrambe la simpatia sembra poter diventare qualcosa di più, evitiamo qualunque contatto che possa incrementarla, impauriti entrambe da vecchi errori.
    Dopo qualche mese lo rincontro, la sensazione è la stessa per entrambe, così ne parliamo, ci raccontiamo i nostri vissuti e decidiamo di evitarci di nuovo… dopo 2 settimane mi cerca e dopo un lungo discorso mi chiede se me la sento di inziare una nuova storia insieme che comporta anche l’affrontare la sua separazione.
    Completamente frastornata non capivo quale fosse la cosa giusta, o meglio quella “non sbagliata”… non avevo mai ricevuto in vita mia una dimostrazione così grande, era ciò che avevo tanto rincorso per 12 anni, e ora? cosa dovevo fare? avevo solo una gran paura…
    Il sentimento per lui ha prevalso sul resto ed abbiamo inziato la nostra storia, ma la paura (principalmente di me stessa e delle mie insicurezze che mi avevavo già accompagnato per 12 anni) mi ha spinto ad inziare anche una terapia con uno psicologo che ancora sto portando avanti e che mi sta aiutando a capire da dove derivano i miei problemi ed i miei comportamenti… senza questo percorso, probabilmente, anche col mio nuovo compagno avrei ripetuto i vecchi errori.

  • 1685
    Ema -

    Questo per dirti che grazie all’aiuto che ho cercato siamo riusciti ad individuare la causa e sto inziando a fare dei passi sulla via della “guarigione”… ed è proprio per questo che ora riesco a guardare le cose con più distacco (prima di tutto proprio nel mio vissuto) e a domandare come riempie in realtà quel tipo di amore il “vuoto” che tanto spaventa?
    Io penso che ci metta più che altro qualche pezza qua e là, creando dei buchi ancora più profondi… il tutto causato solo dalla paura di affrontare quel vuoto e quella solitudine.
    Tra l’altro scrivi che il contatto con lui ti provoca un sacco di sensazioni (“Lo vedo e tremo, sudo. Tutte emozioni forti, come la droga ad esempio può far provare. Stordimento, disirientamento, ansia, tachicardia, momenti di esaltazione che si alternano a momenti di vera crisi”), ma ci fai caso che non sono neppure sensazioni positive??? Tutte cose che vengono associate ad un evento che crea ansia e preoccupazione…non certo a quello che ti fa provare un sentimento sano (le famose farfalle nello stomaco???)… uno estraneo che non sa di cosa parliamo ti suggerirebbe quasi di assumere un tranquillante prima di un incontro del genere…
    Ultima cosa: cosa ti colpisce tanto del fatto di dire “il loro amore già ce l’hanno”??? Cosa ha di strano quel punto?

  • 1686
    LUNA -

    EMA: ti ringrazio molto per la tua preziosa testimonianza e per i tuoi interventi, che sono utili a tutte (e magari anche a degli uomini, visto che non è detto che non ci siano anche degli uomini che possono passare di qua e leggere, anche se non si palesano. Più improbabile perché la lettera ha un titolo al femminile, ma non impossibile. Non esistono solo donne che affrontano problemi come quelli di cui parliamo, ma anche uomini). Tocchi nei tuoi post un nodo secondo me fondamentale e cioè il passaggio dalla percezione di totale chiusura all’apertura. Di per sè il fatto di passare dalla totale chiusura anche della percezione individuale di sè (mi dimentico di esistere, di avere desideri, idee, di prendermi cura di me) e di emozioni positive alla consapevolezza istintiva che esiste un mondo esterno ad una relazione disfunzionale e al proprio malessere non è negativo. Intendo dire che il fatto di cominciare a percepire di stare al mondo, mondo in cui è possibile anche incontrare una serie di persone con cui rapportarsi in modo diverso e positivo. Spesso è proprio grazie anche a questo ricominciare a rapportarsi con un mondo esterno (amicizia, lavoro, studio, un hobby, uno spazio per sè ritrovato, anche uno scambio verbale con l’altro sesso) che si comincia a notare il fatto che un certo copione comportamentale/verbale ecc non è scontato. Puoi notare che c’è appunto chi prima di passare si toglie le scarpe, dice buongiorno e buonasera, parla guardandoti negli occhi, e che il mondo non ruota solo intorno ad atteggiamenti disfunzionali, scortesie, giudizi, maleducazione, aggressività, difficoltà… puoi insomma renderti conto che anche se in una relazione hai finito con l’assumere un preciso ruolo prevaricato, giudicato ecc ecc non tu non sei quel ruolo, sei tu. E che non esiste solo un copione di azione/reazione, ormai incancrenito. Con ciò non voglio dire che una persona che ha avuto o vive una relazione disfunzionale non abbia anche una serie di risposte anche inconsapevoli ormai automatiche, che non possa tendere ad aspettarsi che la risposta sia aggressiva per esempio (vivendo in costante tensione) e che non abbia delle paure da sciogliere. Intendo dire però, terra terra, che veramente puoi notare che c’è gente, là fuori, che quando ti domanda anche solo che ora è lo fa gentilmente. E che non dà per scontato che tu debba investire un certo determinato ruolo e basta, che tu sia solo quello che qualcuno ti ha detto che sei, o che tu stesso ti ripeti ormai di essere. Insomma, può far riflettere il fatto di osservare che non tutto sia sempre un campo di battaglia, ferma restando la ipersensibilità. Il problema nasce alle volte quando da questa fase di presa di coscienza anche di sensazioni non solo negative e implosive si passa subito a riempire il vuoto, in automatico. In sintesi si cerca/accoglie automaticamente qualcosa di esterno per confermare quelle sensazioni positive che hanno fatto finalmente capolino e che sono ancora però fragili

  • 1687
    LUNA -

    foglioline o adirittura semini. Allora invece di rendersi conto che si può curare le proprie piantine si cerca inconsciamente un… giardiniere. E può capitare che il primo uomo che passa correndo (che piace, ovviamente, da parte di cui c’è stato in qualche modo un “riconoscimento” della propria esistenza) può sembrare il miglior giardiniere del mondo. Può esserlo? Può anche esserlo, e certo esiste anche la sfiga, ma se si rivela non esserlo spesso è anche perché riempire il vuoto è venuto prima di osservare veramente la persona di fronte, o una determinata situazione e anche una serie di proprie sensazioni. Diventa più importante l’essere vista che il vedere. Diventa più importante che una relazioni confermi che osservare veramente cosa sta accadendo, fuori e dentro di sè. Le reali affinità, la reale visione della vita comune e anche la concretezza di intenti ecc ecc. Non dico che sia sempre così, ma spesso accade. Anche perché non ci si dà il tempo di sentire la propria gioia nel ritrovare dei semini nel proprio giardino.

    ALEBA: Sono contentissima per te per la cosa del museo di storia naturale 🙂 ti ho “vista”, immaginata mentre fai questa cosa per te e il mio cuore ha provato gioia 🙂 queste sono le piccole cose che non sono affatto piccole cose. Sono contenta che ti stai riscoprendo 😀
    Aleba, come sempre mi riconosco in tante cose che dici. Mi riconosco per esempio nelle promesse (dette in determinati momenti, mai mantenute e anche negate con una faccia tosta incredibile, e la prima volta, poiché ci avevo creduto al 100 per 100, ciò è stato un autentico shock) e mi riconosco nel tipo di atteggiamento riguardante la casa. Nonché nell’esame, per cui se fai qualcosa è sempre sbagliata. Se fai qualcosa palesemente ti riesce però non c’entra, a chi giova, è palese prova di egoismo. Il gioco perverso delle mancanze e del girare persino i talenti in una mancanza o in egoismo. Se domani prendi persino un riconoscimento internazionale per come fai una cosa cosa c’entra se poi hai bruciato una lasagna. Se ti viene riconosciuto dalla collettività (con naturalezza) che sai fare delle cose la collettività mica vive con te e non vede in cosa manchi di grave. Se sei generoso, aperto, hai buone relazione sociali non è che prova al limite che non sei quel disastro di intelligenza emotiva che ti viene detto, no… sei una merda perché fai per gli altri ma alla tua famiglia non la caghi e togli (bugia, e peraltro non ti viene manco concesso di “esercitare” a casa quell’intelligenza emotiva. Quindi semmai di fuori è di più per questo)ecc ecc. Cosa che produce uno stato di frustrazione COSTANTE.
    La casa… la faccenda della casa a me ha rovinato vita e salute, quindi ti capisco molto bene. Mi ha mandato a puttane anche i parametri per un bel po’. In fondo aveva ragione… riusciva sempre ad avere ragione. Lunga storia, ma posso dirti che (continua…)

  • 1688
    Aleba -

    EMA:”Io penso che ci metta più che altro qualche pezza qua e là, creando dei buchi ancora più profondi… il tutto causato solo dalla paura di affrontare quel vuoto e quella solitudine.” Quanto sono vere queste parole!! Cosa c’è in quel buco che sentiamo dentro? è davvero vuoto? Perchè spesso temiamo di calarci nel fondo di noi stesse e restare in solitudine a fare conoscenza con la nostra più intima natura? Perchè mettiamo nelle mani di un altro essere umano il potere di sancire il nostro valore. Non sto parlando dei voti che prendiamo a scuola, o delle promozioni o gratifiche sul posto dei lavoro. Parlo proprio di chi amiamo. Siccome amiamo tizio, lasciamo che tizio stabilisca il nostro valore. Almeno io ho fatto così, e da ciò che leggo non sono la sola. Il mio terapeuta dice che la mia situazione è paragonabile alla così detta “sindrome di Stoccolma”. Io mi sono lasciata imprigionare perchè ero ingenua e inesperta e perchè lui si è presentato ai miei occhi come il principe azzurro di cenerentola. Il salvatore sul cavallo bianco. Poi, una volta che mi sono fatta incatenare, ha cominciato a centellinare il bene e a ricoprirmi di male, al punto che io vedevo in lui l’unico che poteva darmi quella goccia di bene che mi faceva arrivare a domani. Non potendo uscire ho cominciato a guardarmi dentro, in quel vuoto che dilagava ho trovato qualcuno che mi chiedeva disperatamente di interrompere quell’agonia. Ero io. Ho capito che non è tra le braccia di un uomo che una donna trova la consapevolezza di essere viva, la protezione e la sicurezza. Queste sono responsabilità proprie, verso sè stesse. Io sono viva, io mi proteggo e io mi devo occupare della mia sicurezza e del mio benessere.

  • 1689
    LUNA -

    sono stata accusata delle stesse cose che dici tu, fino ovviamente a crederci. peccato che io non ho mai potuto mai sentire quella casa realmente come mia, peccato che io non abbia mai potuto concretamente partecipare al mutuo di quella casa perché non mi stata MAI neanche rivelata la cifra esatta per poter dividerla e partecipare.
    La casa era sua, sempre, tranne quando me ne andavo, allora diventava mia, era sempre stata mia, e se non mi piaceva l’avremmo anche venduta per comprare una vecchia fattoria ia ia oh. E lui capiva che non mi aveva mai dato abbastanza sicurezze emotive. Allora stava sveglio fino alle 5 del mattino “solo per guardarmi”. Mi diceva che non potevo fargli/farci questo. Se per cinque anni mi aveva detto dette cose orrende (intervallate a promesse mai mantenute), rifiutato ogni dialogo costruttivo, concluso ogni questione con “stai zitta o sono guai”, “un gatto lo prenderai quando avrai una casa TUA”, ecc ecc era perché ero una stronza che se ne stava andando… quando non cedevo al fatto di essere il mostro che se ne va ed ero ferma nel dire “non ne posso più, anche se ti amo ancora”, allora scattava appunto il: la verità è che stavo male! (peccato che quando io dicessi che stava male e che insieme potevamo affrontare tutto ero una deficiente o non mi rispondeva nemmeno o ero io quella che aveva i problemi o mi aveva già detto quello che aveva da dire e io non mi rassegnavo all’idea che uno non volesse stare veramente con me ecc ecc ecc).
    La mia storia è anche più complicata di così. Molto più complicata di così. Ma posso dire che no, non sono una che se va alla prima difficoltà, nè che abbandona le persone che stanno male o al momento del bisogno, ma queste non sono difficoltà, sono un’altra cosa, purtroppo. Sono cose contro le quali non si può fare niente. Aleba, quante persone che hanno un’impostazione come quella del mio lui e del tuo scrivono nel forum per domandarsi se stanno sbagliando, per mettersi in discussione? quante delle persone che hanno un’impostazione come la loro e la impongono (perché questo è un punto basilare: la impongono) vanno effettivamente da uno psicologo perché si rendono conto, e nel lungo lunghissimo quotidiano (non quando te ne vai), che con il loro modo di comportarsi e di rapportarsi producono malessere a se stessi e all’altro? Quante di queste persone, indifferentemente perché, se la sentono di rinunciare alla loro impostazione e non dicono invece che comunque è la migliore possibile? Quanti di loro alla fine non accusano l’altro di avere mancato anche quando è ridotto in brandelli a forza di manifestare disponibilità? quanti, mentre tu risolvi i guai emotivi/pratici/psicologici provocati da queste disfunzioni si accorgono realmente di quanto pesanti siano o ti offrono davvero un appoggio disinteressato a meno che non sia per rimarcare ancora una volta che tu sei una persona dipendente? Credi che non mi faccia soffrire scrivere questo? che non sia stato possibile. Ma cosa possiamo farci?

  • 1690
    Aleba -

    LUNA…non ti viene manco concesso di “esercitare” a casa quell’intelligenza emotiva…Le sue parole testuali sono: “tutto va bene e tu, ad un certo punto VUOI EMERGERE e a me non sta bene.” Queste parole me le ha dette decine di volte, e io lì a spiegare che la mie intenzioni non erano quelle di umiliare o prevaricare lui. Ora penso che: certo che avevo bisogno di emergere, anzi di tirare fuori la testa dal quel secchio di acqua dove me la teneva (e io lo lasciavo fare). Il terrore che io fossi brava in qualcosa, qualsiasi cosa! La vita per me doveva essere solo sacrificio, e se di bene qualcosa dovevo avere, doveva provenire solo ed esclusivamente da lui…e dovevo pure baciargli i piedi.
    Grazie, come sempre LUNA. Pur considerando il fatto che ogni storia è a sè stante, condividere è come una terabia.
    Baci

  • 1691
    Aleba -

    LUNA carissima, nessuno di loro scrive nel forum. Nessuna di quelle persone si pone dubbi seri e concreti sulla opportunità di certi comportamenti. Nessuna di loro nemmeno affronta l’argomento con gli amici. Hanno un muro davanti, un muro protetto dall’artiglieria pesante e credo che davvero non possiamo farci niente. Se mai il mio lui decidesse di affrontare il suo problema di fondo, gli crollerebbe addosso il mondo..gli costerebbe una fatica emotiva enorme e soffrirebbe sinceramente e smisuratamente per molto tempo. Pensa che una volta gli ho detto: “se tu fossi stato presente quel giorno che Gesù disse chi è senza peccato scagli la prima pietra” tu avresti lanciato la pietre, lui mi ha risposto: SI E AVREI BECCATO GESU’ PROPRIO IN MEZZO ALLA FRONTE. Io mi pongo mille domande sul mio modo di essere una compagna, sul mio modo di essere mamma. Mi chiedo continuamente se sto sbagliando, forse me lo chiedo troppo spesso. Ma chi non ha mai dubbi sulla propria persona non ha una sana autostima, è affetto da delirio da rullo compressore…e il suo motto è schiacciare sull’asfalto chi ostacola il mio ego. Tante volte gli ho detto che non è l’orgoglio che fa l’uomo uomo e la donna donna, è la dignità che va preservata. Ma lui nemmeno sa cosa sia la dignità, sicuramente pensa che io non ne abbia diritto. Mi dispiace che tu stia male a parlare di queste cose, ti capisco completamente, ci sono talmente tante analogie che potremmo essere la stessa persona. Quanti giri e guai che ha combinato con le banche e i soldi, e io non sapevo niente! Ma lui si sentiva uomo nel fare quei giri. Però io mi dovevo sentire in colpa fino a vergognarmi al punto da mentire circa le mie furtive visite all’orto botanico o al museo. Voglio fare quel salto, voglio volare via, perchè so di essere in grado di farlo…sto estirpando tutte le radici sue che hanno invaso il mio terreno personale, quando ci sarò riuscita i semini di cui parlavi potranno attecchire e germogliare… Grazie LUNA, ti sono vicina.
    Ti piaccioni i gatti? anche a me..

  • 1692
    Ema -

    Ciao LUNA…
    ho letto con attenzione le tue parole e nel farlo mi sono posta ancora una volta domande che avevo già analizzato altre volte, rendendomi conto che la risposta è la stessa…

    Hai parlato di semini e foglioline e soprattutto hai parlato del giardiniere a cui si rischia di “affidarle”…
    questo è proprio il motivo per cui dico che sicuramente, se non avessi intrapreso il percorso con lo psicologo, avrei finito per mettere la persona che ho vicino nella parte del giardiniere…e probabilmente all’inizio della nostra storia ho anche fatto quell’errore… (ricordo lo psicologo quando una delle prime volte mi disse “tendenzialmente le storie che iniziano nella burrasca finiscono con una tempesta”… e con burrasca intendeva il mio malessere interiore).
    Grazie al dott abbiamo iniziato a studiarmi, a scavare nel passato, nel mio interiore, nelle mie insicurezze, nel rapporto coi genitori ed in particolare con mio padre, e durante questo percorso che tante volte è stato pesante e che ancora sto portando avanti non senza difficoltà, ho iniziato ad avere i primi cambiamenti, in particolare nel rapporto con me stessa, e poi allargatisi anche alla storia che vivo, che è cresciuta ed è maturata con me, e grazie ai quali ho iniziato ad eliminare la tendenza a vedere quell’uomo come il possibile giardiniere… ho imparato ad osservarlo per ciò che era, a “guardarlo io” e non a “sperare che mi vedesse lui”, e in tutto questo mi sono resa conto di aver imparato a scoprire prima di tutto me stessa, in cose che non conoscevo o sulle quali mai mi ero soffermata a pensare, e quindi a capire cosa mi piaceva e cosa no.
    A tutto ciò, posso aggiungere la fortuna di aver scoperto, e di continuare a conoscere giorno per giorno, un uomo sul mio piano, con tante cose in comune, dagli interessi quotidiani a cose più profonde, come l’aver imparato a costruire un dialogo che nelle storie precedenti mancava per entrambe, e la volontà di entrambi di costruire pian piano il nostro rapporto e di sostenerci a vicenda (complice sicuramente il percorso di terapia che ha intrapreso anche lui, suo personale, per scavare in comportamenti ed errori del proprio passato).
    Di certo è presto e sicuramente la strada da fare per “normalizzare” me stessa è ancora molta, ma sento di aver iniziato a gioire dei nuovi semini nel mio giardino, sento il desiderio di coltivarli, ed anche se c’è già chi li guarda e ne gioisce camminando insieme a me, adesso sono io che sto imparando a coltivarli… e anche se purtroppo non escludo che qualche fogliolina ancora la farò seccare, forse è per questo che lo psicologo si è sbilanciato nel dire che adesso, dopo i primi passi e con quelli che ancora verranno, la nostra storia può iniziare a chiudere l’ombrello e a guardare verso l’alba…ricordandomi sempre che quell’alba è prima di tutto mia.

  • 1693
    LUNA -

    EMA: 🙂 io penso che quella di andare dallo psicologo sia una scelta molto personale, e ciascuno ha la sua esperienza, che, certo, può essere negativa o positiva. La mia è stata positiva e devo dire onestamente che è così anche per le persone che mi dicono di aver fatto in un momento particolare della vita questa scelta (momento particolare, peraltro, che non credo neppure debba coincidere per forza con un grande malessere, ma anche solo con la curiosità di guardarsi dentro in un modo diverso, cioè con più strumenti).

    Spero che non ti normalizzi, così resti speciale, Ema 😉
    scherzo, ho capito cosa intendi per “normalizzare”, credo.
    Comunque ti ringrazio della tua testimonianza perché dimostra il fatto che un percorso pro-noi-stessi dà risultati, e risultati di cui appunto si “respira” dentro di sè la differenza, in prima persona, innanzitutto 🙂

    ALEBA: sono sempre stata una che si guardava dentro, ti confesso. Credo comunque che faccia anche parte della crescita e del fatto di crescere (e non solo in età infantile) vivendo varie esperienze, positive e negative, e costruendo dei nostri rapporti interiori con le esperienze. Vivere una forte crisi nel privato mi ha portato a dover guardarmi dentro in modo più profondo, a cercare dei migliori strumenti e anche a non dare per scontati degli equilibri magari costruiti su palafitte fragili o inconsapevoli.
    Finché si sta in equilibrio comunque non è che per forza nasca dentro di noi il desiderio o il bisogno di saperne di più. Quando ciò accade invece succede che però, magari, alcuni nodi vengono al pettine. Allora magari scopriamo delle cose che ci possono essere davvero molto utili, scopriamo che possiamo fare meno fatica nel quotidiano, con noi stessi, di quanto abbiamo fatto sino a quel momento, ci rendiamo conto anche di voler rinunciare, per esempio, ad alcune ansie che abbiamo sempre tenuto sotto controllo e date per scontate, magari senza neppure renderci conto che erano ansie, ma chiamandole invece modi di essere. Scopriamo magari che anche se intorno a noi le persone sono fatte come sono fatte possiamo spostarci o, ove è possibile, possiamo rompere dei copioni dati per scontati a vantaggio di tutte le parti coinvolte, o anche solo di una nostra maggiore serenità. ecc ecc.
    In gioco ovviamente non c’è il raggiungimento di una perfezione, una livellazione dei difetti, c’è altro. A volte c’è anche un’indulgenza positiva mai conosciuta prima o dimenticata. ecc ecc.

    A me interessa veicolare anche il fatto che la molestia morale non riguarda solo persone a cui piace soffrire, masochiste, o che vanno a cercarsi dei casini perché questo è un luogo comune che rischia persino di non far centrare un costruttivo senso di responsabilità.
    In molti casi la molestia morale riguarda persone a cui vengono succhiate le energie proprio perché le hanno, perché sono vitali, perché vengono viste come una minaccia proprio per le loro risorse, non per l’assenza di quest’ultime.
    Certo, ognuno ha la sua

  • 1694
    LUNA -

    esperienza, ognuno scopre, se intraprende un suo percorso, dove sono i nodi, dove possono essere i dejavu, le false idee, le paure, le aspettative, gli abbassamenti delle difese che hanno impedito di riconoscere o hanno ritardato il riconoscimento di una determinata situazione come “pericolo”. Può scoprire perché gli anticorpi non sono scattati a dovere e anzi una storia disfunzionale… ha finito persino con il diventare una sorta di malattia autoimmune…
    Io, per me, so di non essere mai stata una persona masochista, che non sono andata a cercarmi i guai. So che me li sono tenuti, che non ne ho riconosciuto a sufficienza le avvisaglie, ecc ecc. Però so anche che mi ha sempre fatto molto girare le palle la riduzione di un problema come questo in “prendi una donna e trattala male”, come la canzone di Ferradini che, peraltro, dice esattamente il contrario, anche se quasi tutti si ricordano solo le strofe, ma le strofe che riguardano, se non mi sbaglio io, forse piuttosto il fatto di nascondersi dietro ai luoghi comuni.
    Ma in sintesi che il vuoto sia qualcosa che ci portiamo dietro dall’infanzia o dopo un trauma e con cui siamo per un periodo venuti a patti e poi no perché qualcosa è scattato, o che il vuoto sia una cosa che abbiamo sperimentato con effetti interiori devastanti incontrando una particolare esperienza negativa, che il vuoto sia qualcosa che faceva anche parte di noi (ma non era noi, perché noi siamo molto di più) ma non lo avremmo mai scoperto in maniera così brutale se non avessimo incontrato un molestatore morale (o una molestatrice morale) o comunque una persona che ci ha posto dei quesiti relazionali vissuti dai nostri anticorpi come una minaccia o qualcosa di incomprensibile o non inerente alla nostra visione della vita ( bensì avessimo incontrato un normonevrotico (o una normonevrotica) con cui poteva andare bene o andare male, e provare gioia o sofferenza, ma non superare l’allarme rosso), che ce la siamo cercata o non l’abbiamor riconosciuta, insomma qualsiasi sia il motivo per cui si sta male e si ha la sensazione di aver perso o perdere l’equilibrio… ecc ecc (e non sono ovviamente mai banali ecc, perché siamo persone) mi sa che vale sempre la pena di cercare/trovare una propria via per la serenità. Per riscoprire la propria identità, non perfetta, ma in equilibrio, per riscoprire un concetto di responsabilità verso se stessi che non equivale a colpa, per riscoprire un concetto di scelta che non riguarda solo “o mangi sta minestra o salti dalla finestra” o “meglio mal accompagnati che soli” o “se credi nell’amore eterno anche se l’altro ti dice che è un calesse fatti ammazzare” o “la mia macchina per l’ossigeno sei tu” o rimanere immobili perdendosi tra concetti di perfezione inarrivabile versus “tanto son cacca umana” ecc ecc.
    Scusate i periodi arzigogolati, confesso che sto crollando dal sonno dopo una giornata intensa 😛 Bacini 😀

  • 1695
    margot -

    In tutte le vostre storie ritrovo un pezzo di me, nella descrizione del vostro malessere rivedo il mio, percepisco il dolore e l’umiliazione di esserci dimenticate di noi, di esserci messe da parte e di aver riempito di attenzioni i “giardinieri”. Purtroppo a volte è molto più semplice affidare l’andamento delle nostre vite a qualcun’altro, nn necessariamente qualcuno di adatto a noi, anche perchè domandarci ciò che desideriamo davvero e lavorare su di noi fa paura, a volte pensiamo che nn sono domande che possiamo porci, ma anzi tendiamo a accontentarci di coloro che concretizzano le nostre maggiori paure. Luna tu sei sempre un faro in mezzo a questa tempesta, e Aleba la tua sensibilità nasconde una grande forza che ti sta facendo riemergere a poco a poco. Ema ti ammiro hai fatto quello che io ho una fifa matta di fare: ho paura di uscire da questo circolo vizioso, percepisco il mio distacco da lui come un abbandono da parte sua o come una sua preferenza per colei che tradisce. Mi sento seconda anche nell’abbandono. E Clà ti dico, perchè anche tu nel tuo cuore lo sai, che l’amore nn deve essere guadagnato (così come ci fanno credere questi giardinieri) sudato, elemosinato, umiliato. Tu meriti molto di più di quello a cui ti sei prostata negli ultimi tempi, te lo dico anche se nn ti conosco di persona, e te lo dico perchè è impossibile che una donna “pensante” possa solo meritare sofferenza e patimenti. Poi la storia dello zerbino è ciò che mi viene da scrivere anche a me quando penso alla mia situazione, ma poi rifletto e so che sono di più di uno zerbino (anche se con il mio giardiniere ho fatto ancora più schifo di uno zerbino) per cui sono capace di meritare amore sano, senza fermarmi a pensare che tutte le donne con un corpo più bello del mio meritino più amore di me , così come mi ha abituata a pensare lui. è ogni giorno difficile pensare al di là del piccolo mondo che mi ha costruito intorno (già perhè malgrado abbia sempre avuto la sua vita e abbia dimostrato che viva o morta avevo la stessa importanza per lui, ha stretto intorno a me una morsa da cui è difficile uscire) e al di là delle paure che mi attanagliano. Io mi sono trovata a scrivere spesso di come lui abbia cercato spesso di allontanarmi (almeno così lo intendevo io), dei paragoni con cui mi umilia (e che paradossalmente sviluppano in me una voglia continua di dimostrargli che si sbaglia) e una volta alcune di voi mi hanno fatto notare come il mio sentirlo lontano fosse una sensazione errata e anzi che era fin troppo vicino visti gli effetti distruttivi che produce. Mi avete fatto notare come per due anni abbia lottato ogni giorno per tenermelo vicino, come se quella sesazione di abbandono fosse un presagio. Mi avete domandato perchè tutte le domande che pongo riguardano lui e nn me. Ora una risposta ce l’ho: io nn mi pongo domande perchè sarebbe ancora più umiliante rispondermi che mi sento un fallimento e che avere una persona a cui pensare mi distrae da me. Ora però succede

  • 1696
    margot -

    che anche questo perentorio abbandono a cui mi ha preparata è stato rimandato perchè ha ancora un pò di tempo libero lontano dalla sua donna. Questo per dire che per me è la conferma della sua idea dell’amore: l’amore che sta per giurare alla sua donna nasce dal suo bisogno di sistemarsi in toto, cioè di aggiustare la sua vita in modo che ci sia chi lo aiuta nei suoi imminenti problemi familiari, e di avere dei figli. Per cui ora capisco cosa posso voler dire io per lui: nulla di utile. Ma qualcosa che fino all’ultimo istante di libertà gli permette di sentirsi ancora un gran figo. Lui nn ha la minima idea del dolore che mi ha arrecato, e dopo avermi abbandonata è tornato per l’ennesima volta il giorno dopo. Io questa volta nn l’ho assecondato. Lui mi ha ripetuto che il nostro allontanamento sarà momentaneo, ma cosa vuol dire? che una volta che avrà fatto 3 pargoli tornerà con me per sentirsi ancora uno stallone? è così deprimente sapere che sono per lui solo una donna utile a un determinato scopo, sapere che nn mi ha mai conosciuta e anche se ne ha avuta la possibilità l’ha ignorata perchè nn merito interesse per lui, sono solo una stupidina che nn è come la sua donna che invece è ottima per formare una famiglia e badare a un uomo. Per lui ionn sono quel tipo di donna, per lui sono quella brava ad attirare gli uomini con il sesso. io pornodiva invece la sua donna è donna-focolare. Capite? questo è perchè io sono zerbino, ma sono zerbino delle mie idee e delle mie paure, perchè credo che ne lui e ne chi come lui può farci sentire così orribili se nn riversassimo tutte le nostre paure su di loro. E forse il suo comportamente con me è solo frutto della sua limitatezza che nn gli permette di apprezzare la vita e ciò che la vita gli offre. Cmq devo darvi ragione, il fatto che lui mi abbai allontanata è la mia salvezza, mi ha permesso di fare il primo passo di distaccamento da lui e anche se lui è tornato già su i suoi passi vi posso dire che la sensazione di leggerezza che mi ha apportato il suo distacco nn è svanita neanche con i suoi continui tira e molla. Mi sento vuota, impaurita, abbandonata ma anche piena di speranza. credo che tutte meritiamo di essere felici, e credo che dovremmo darci la possibilità di esserlo.

  • 1697
    clà -

    Margot, sono felice di sentirti parlare, ragionare e analizzare le cose in modo diverso.
    Brancoli ancora nel buio, nel dubbio, nell’insicurezza e nella paura. Ma un pò di luce la vedi. Magari sarà lontano, ma l’importante è che tu tenga gli occhi ben aperti e quello spiraglio non lo perda mai di vista.

    Il mio problema si sta facendo di nuovo avanti. Manda sms del tipo (ti voglio bene, tanto, tanto , tanto)..Ma chi gli crede più?
    L’effetto tachicardia, ansia, tremore, ecc…sono quasi spariti.
    La compulsione ancora no. Alcune domande e pensieri faccio fatica a gestirli.
    Quando leggo i suoi sms capisco ke per lui non sn niente di più di un corpo da usare a suo piacimento. Mi vede solo in quel ruolo, nulla più.
    Non so a chi dare la colpa…se a me stessa (per come mi sn presentata all’inizio, ma cambiando cn il tempo…oppure a lui, ovvero persona non in grado di stabilire rapporti basati sul rispetto).
    Non ci tengo tantissimo a trovare un colpevole, ma capirlo può essere utile PER ME in futuro.

  • 1698
    LUNA -

    @è così deprimente sapere che sono per lui solo una donna utile a un determinato scopo, sapere che nn mi ha mai conosciuta e anche se ne ha avuta la possibilità l’ha ignorata perchè nn merito interesse per lui, sono solo una stupidina che nn è come la sua donna che invece è ottima per formare una famiglia e badare a un uomo. Per lui ionn sono quel tipo di donna, per lui sono quella brava ad attirare gli uomini con il sesso. io pornodiva invece la sua donna è donna-focolare. Capite? questo è perchè io sono zerbino, ma sono zerbino delle mie idee e delle mie paure, perchè credo che ne lui e ne chi come lui può farci sentire così orribili se nn riversassimo tutte le nostre paure su di loro.

    Margot, sai, non è che posso portare una statistica, ma, per aver sentito le storie di molte donne, credo che far stare male con una presunta inadeguatezza che si ricondurrebbe a ridurre la femminilità a schemi come donnafocolare o donnasessuale sia molto frequente nella molestia morale e nelle dinamiche di controllo (ove controllo sta anche per mettersi nella posizione di non dovere nulla, non avere responsabilità, coprire le proprie difficoltà relazionali ecc).
    Questo ridurre la cosa a due opposti (come se la donna che si occupa del focolare non potesse essere sexy e la donna sexy non potesse cucinare lasagne e avere un ottimo istinto materno) è un “vecchio trucco” e me ne rendo conto tanto più leggendo il tuo post.
    La questione fondamentale è comunque di riuscire a far dubitare la donna della propria femminilità e della propria identità, non solo fisica ma anche emotiva e mentale. Ciò tirando fuori confronti o schemi senza senso. Una mia amica che ha avuto terribili esperienza di molestia morale (con il suo uomo ufficiale, non amante… il che non le ha comunque impedito di non avere per 5 anni una storia degna di tal nome e di reciproco rispetto ecc) veniva “schiacciata” con l’esatto opposto: cioè non era buona come casalinga e come moglie (buona scusa per non ufficializzare mai il rapporto, e dire sempre che la casa di lui era sempre solo di lui) e come madre sarebbe stata un disastro ovviamente, però al contempo lei era anche poco sexy e poco caliente, a suo dire… ma gli schemi erano un problema di lui. Se tu la vedi questa è una bellissima ragazza, la sua vita sessuale e sentimentale e di relazione prima di incontrare lui non aveva mai avuto problemi di questo tipo (gli schemi). Per inciso è anche una che riesce molto bene nel lavoro (ma non una che avrebbe sacrificato il rapporto per il lavoro, bensì assolutamente in grado, in modo naturale di lavorare con passione e bravura ed essere una compagna affettuosa e presente). Ma quando lei riusciva nel lavoro era sempre un problema, e inutile vantarsi (non è una che si vanta) quando però era “incapace” nel resto. Ora, per inciso, lei a distanza di anni ha una felice e serena storia con un uomo, con cui stanno cercando casa insieme. Certo lei ci ha messo un po’ per togliersi le paranoie dovute alla

  • 1699
    LUNA -

    violenza psicologica, per rendersi conto che era semplicemente se stessa e non gli schemi che un altra persona (per i propri problemi) cercava di attribuirle. Anche per non pensare di non poter essere contenta di avere una promozione sul lavoro. Pensa che emozione dev’essere stata per lei rendersi conto invece che il suo nuovo compagno la sera della promozione era semplicemente contento per lei e con lei,non si sentiva minacciato patologicamente dalla sua intelligenza, e non cominciava a cercare di smontarla, di farle dei trucchi e ricatti morali, o condiva la cena per festeggiare di minchiate che non c’entravano nulla, riguardanti presunte mancanze di lei basati su presunti schemi o luoghi comuni.

    E’ certo possibile che quando un uomo (ora sto parlando di uomini verso le donne, è chiaro che le donne molestatrici morali possono usare analoghe modalità con schemi riguardanti il sesso maschile, ndr) si mette a fare questi giochi violenti di prestigio atti a destabilizzare l’identità e il proprio rapporto con la femminilità in senso più ampio (dall’affettività alla maternità, dal proprio rapporto con il proprio fisico alla sessualità, dalla propria parte più dolce a quella più grintosa ecc ecc) possa trovare terreno fertile in una insicurezza preesistente, in una crisi personale, in uno schema già radicato nella propria testa (donna focolare meritevole, donna lasciva immeritevole… cosa che talvolta può derivare da messaggi famigliari o anche dall’aver subito molestia in età infatile), però è pure vero che se qualcuno ti martella tutto il giorno, come la goccia in testa della tortura, con cose che destabilizzano l’identità e la sicurezza dei propri mezzi e del proprio valore alla fine è pure umano che possa finire con lo destabilizzarti.
    Il discorso è, cara Margot, che un molestatore morale al di là che pure potesse vederti per chi tu senti di essere e avere la capacità di conoscere le persone (entrare in relazione con le persone in maniera non solo egocentrica, cioè) non ti darebbe mai la soddisfazione naturale di lasciarti sentire bene con te stessa. Un narcisista patologico non riesce a tollerarlo. E se anche lui credesse davvero allo schema donna focolare/donna sesso ti faccio notare che il suo schema mentale non è glorioso per nessuna, e non denota rispetto per nessuna, visto che la donna focolare sembra assessuata nel suo concetto. asessuata al punto che anche se la tradisci che male c’è? Di fatto lui nega l’identità femminile nel suo complesso sia a te che alla donna che dice di voler sposare. A parte che non puoi sapere come si comporta con lei, corna a parte, e quali siano gli schemi in cui chiude lei, seppure possono essere altri rispetto a quelli in cui tenta di rinchiudere e controllare te.

  • 1700
    LUNA -

    Spesso poi, i molestatori morali, che sono i primi a commettere l'”immoralità” della violenza psicologica, che non è davvero poca cosa, sono bravissimi a girare le frittate ed ergersi quali moralizzatori dei difetti, costumi, mancanze altrui.
    Persino se picchiano, mentono, mancano nelle cose basilari non è mai colpa loro. Se colpiscono, a parole o nei gesti, la colpa è sempre tua o loro si stanno semplicemente difendendo o comunque tu l’hai fatta sempre più grossa o comunque con una persona come te non ha neanche senso discutere ecc. Se sono dei pessimi compagni è perché tu sei una persona che non può essere considerata una vera compagna (e giù a inventare ragioni senza senso fatte passare per una spiegazione scientifica degna di quark o mezze frasi che non significano assolutamente nulla ma che lasciano in sospeso chissà quale verità schiacciante e terribile), se sono dei pessimi padri è perché, ovviamente, hanno accanto una pessima madre, priva di istinto materno o troppo chioccia, o hanno dei pessimi figli, ingestibili, isterici, incapaci, inadeguati… non è mai colpa loro, sono sempre gli altri ad essere inadeguati, pensa un po’. Anche se la generalizzazione e la relativizzazione non sarebbero sulle tue corde (o comunque anche se lo sono, perché è un modo di ragionare che ti è stato inculcato da quando mamma ti diceva che marietta era tanto una brava ragazza e tu no… e allora tu pensavi “ma se marietta fa questo e quello!” quando erano c.... di marietta, ma a te veniva da fare il confronto e cercare di capire quante stellette e penalità potevi assegnare a te stessa e a marietta), dicevo, anche se non accadrebbe se tu potessi semplicemente parlare di me e te, nel concreto, affrontando questioni realistiche e contingenti, a forza di avere a che fare con il molestatore morale che per girare le frittate è un campione di generalizzazioni e relativizzazioni (anche degne di un viaggio su Marte per prendere un capuccino), quanto di non dialogo e silenzi ad hoc, dicevo cadi nel tranello. Cominci a relativizzare e generalizzare pure tu, e anche là ti frega. Esempio mio concreto: quando gli stavo dicendo che non era bello come mi stava trattando (ed era lampante, al di là che io fossi persona o paguro, uomo o donna, morosa o amica o conoscente, comunque di base, era persino superfluo dirlo) poiché stava intaccando comunque anche la mia sensibilità femminile io gli dissi: non è bello trattare così una donna… La sua risposta? (che non vuol dire assolutamente NIENTE ma che ebbe una potenza distruttiva di dodicimila missili a testata nucleare): Ma tu non sei una donna.

    Perché fu distruttiva? perché non voleva dire niente, ma poteva sottintendere un mondo di cose, e tutte brutte. e andava a collegarsi con una serie di atteggiamenti e assurdità squalificanti di cui ultimamente ero oggetto. Era lui che stava “mancando” in maniera plateale ma con questa frase idiota (ma violenta e resa violenta dal contesto in cui era stata pronunciata)

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