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L’importanza d’esser chiamati brutti (parte II)

Seconda puntata de “L’importanza d’esser chiamati brutti”.

Un giorno, nel periodo dei miei sedici anni, conosco un ragazzo, del quale noto subito come non eviti in tutti i modi di rivolgermi la parola, sebbene non sia il massimo quale conversatore, e quindi… come è inevitabile, nell’arco di tre mesi scarsi di conoscenza me ne invaghisco perdutamente. Me ne invaghisco ma per il momento cerco soltanto di farmelo amico, visto che per motivi non dipendenti dalla nostra volontà dobbiamo incontrarci spesso (non solo noi due, sia chiaro: siamo semplicemente capitati nello stesso contesto con gli stessi orari). Capisco subito che le sue pretese in fatto di altro sesso sono ben lontane dalle mie caratteristiche… e che nonostante io abbia la cellulite ma sia solo un po’ cicciotta e di certo non grassa… a lui piacciono esclusivamente le silfidi bionde con gli occhi azzurri (io azzurro non posso dargli nemmeno un pennarello in prestito qualora gli venisse un attacco di capriccite acuta e volesse a tutti i costi far tributo al cartone animato di un mezzo animale col corno in fronte e i superpoteri). Non fa niente, a me basta stargli vicino perché gli voglio bene; se non posso piacergli, ciò non toglie che lui possa piacere a me… e parecchio; sta di fatto che qualcuno si accorge che m’interessa… e non so fino a che punto credano m’interessi, ma comunque finisce che mi rendo conto che qualcuno deve avergli detto qualcosa e, soprattutto,  quando dico qualcosa di positivo su di lui mi rendo conto degli sguardi divertiti degli altri che, sempre per volontà del fato, incontriamo spesso indipendentemente dalla nostra o loro volontà. Un giorno, mentre faccio i salti mortali per far progredire una delle nostre giornaliere conversazioni, dico qualcosa che non ricordo cosa fosse per via del peso di quello che lui poi avrebbe detto a me… e cioè: “Io invece cosa sono per te?”. Mi ero gettata nella fossa da sola e avevo regalato una bella pala gigante al mio carnefice perché mi ricoprisse di terriccio e vermi: non voglio mentire, voglio dire la verità… però non ci riesco proprio a dirgli quanto mi piacerebbe potergli anche soltanto dare una pacca amichevole – sesoloavessiunabuonascusaperfarlo. “Sei mio amico e ti voglio bene” gli rispondo. Perché è vero, è vero da quando so i suoi canoni di bellezza io mi sono messa un limite, quello di volerlo fare mio amico, solo questo, e di mettermi da parte per il resto; ed è vero: lui è mio amico e se solo me lo permettesse… io… lo aiuterei a… io… ma a fare che? Fiùùù, sembra dire, mentre mi risponde tutto contento che anche io per lui sono un’amica a cui tiene. Peccato che poi… quella volta… quando gli ho dato il mio numero di telefono… quella volta in cui c’era una vera scusa per chiamarmi… e poi ancora altre volte… lui non l’abbia fatto. Non l’ha mai fatto, neanche quando per vari motivi ci siamo persi di vista e lui sapeva che io il suo numero non l’avevo mai avuto, perché non me l’aveva mai dato… neanche per ricambiare quando io gli avevo dato il mio mettendola sul sorridente e innocente. Non mi ha chiamata, dopo due anni di conoscenza e così tanto tempo di conversazioni via internet in cui, a volte, era stato tanto carino da dirmi che ero una ragazza dolce, che ero simpatica, che ero intelligente, che gli piaceva conversare con me (e lì devo dire che le mie speranze sui suoi sentimenti si erano un pochino accresciute, visto che la mia abilità nella conversazione è quasi pari a quella di una balena a saltare di albero in albero stringendo liane).

Prosegue nella terza parte.

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8 commenti a

L’importanza d’esser chiamati brutti (parte II)

  1. 1
    Rossella -

    Non capisco cosa intendi per pretese in fatto di sesso. Il trasporto dipende anche, e forte soprattutto, da moti dell’anima passeggeri. L’uomo è meno attento alla forma fisica di quanto si potrebbe credere…. la donna in passato preferiva essere più formosa perché si sentiva più sicura così. Infatti se ci pensi l’imbarazzo che senti a pelle, quello che nasce da una forma di pudicizia dell’uomo, ti rende ben disposta nei suoi confronti. Ma magari è la stessa persona. Si tratta di una cosa tua. Non solo: riesci a rompere con più facilità il muro d’imbarazzo che vi separa dal mondo… dopo i diciotto/ diciannove anni cominci a sentire le pressioni della “piazza”. Penso che anche per gli uomini sia la stessa cosa… noi donne non ci facciamo caso, ma molte scelte generano perplessità. Diciamo che le apparenze non contano, ma ci sono valori di cui ti puoi vestire solo seguendo un certo protocollo… se decidi di non seguirlo non cambia nulla, ci mancherebbe. Però devi essere anticonformista nel vero senso della parola… non puoi starci male! Anzi: manco devi curarti dell’opinione della gente. Ammiro tanto chi non vive in funzione dei simboli… nel mio caso ci starei male perché amo la luce, ma sono consapevole che esiste un mondo invisibile che potrebbe essere travisato. Si tratta di una cosa mia e più passano gli anni più mi rendo conto che non vale la pena cambiare. Basta aspettare un uomo dotato della tua stessa sensibilità senza illudersi che per lui sia facile capovolgere il mondo. Che dire? In bocca al lupo… mi raccomando: non ti scoraggiare!

  2. 2
    Golem -

    Bè, dopo che avrai seguito il protocollo come ti consiglia la Rossie, ti dico solo una cosa. La testa si deve perdere in due, sennò sara un’esecuzione*. E la giustiziata sarai tu.

    *attribuita a C. Bukowski.

  3. 3
    forsedicoforse -

    Grazie dell’incoraggiamento. :) Però voleva essere un ricordo di tanti anni fa che potesse sottolineare proprio l’assurdità seguente: ormai abbiamo addirittura paura che chi non ci piace esteticamente possa innamorarsi di noi, che di per sé a chi fa male? Se la persona ti lasci perdere e non ti fa continuamente la corte… che problema c’è, mi chiedo? Non capisco questo: perché una persona non accetta l’amicizia di un’altra dalla prima reputata degna del suo tempo e affetto solo perché è brutta (a parer suo poi).

  4. 4
    maria grazia -

    “la donna in passato preferiva essere più formosa perché si sentiva più sicura così”

    CaxxO!!.. La donna PUO’ DECIDERE LEI se essere formosa o no??? e io che pensavo che certe cose potesse dispensarle solo la natura. pensa che bengalona che sono stata ad accontentarmi di una modesta terza di seno quando avrei potuto avere una quinta abbondante!

  5. 5
    Dostoevskij89 -

    Sembra assurdo anche a me, onestamente. Pare tu sia circondata sempre e soltanto da idioti, possibile?

  6. 6
    kylie10 -

    Ciao, ho letto i tuoi due post e non sai quanto mi ci sono immedesimata, anche se forse io ho vissuto esperienze più crudeli (o sarò stata io con una sensibilità molto forte…..). A 12 anni ero veramente un mostro orrendo…e ho continuato così fino ai 20. Ma è stato proprio alle scuole medie che ho imparato a reprimere le mie pulsioni normali, a rallentarmi, a non pretendere che gli altri mi trattassero normalmente…sono cresciuta in un ambiente molto snob, e i figli degli altri erano sempre vestiti firmato, avevano la pelle perfetta, i capelli morbidi, profili normali, erano pure in forma o se anche grassi almeno non avevano forme antipatiche, io invece senza fianchi, con il sedere schiacciato, le cosce tozze. Ma io a queste cose nemmeno pensavo, solo che non vedevo risposta positiva da parte degli altri e mi amareggiavo terribilmente. Mi piacerebbe tornare indietro e che qualcuno me lo spiegasse, invece i miei genitori mi dicevano che era il mio carattere e poi anni dopo mi hanno detto che io ero normale/bella, ma adesso se riguardo le foto di quegli anni e mi vedo per com’ero bè vedo la realtà così com’è (all’epoca io mi vedevo normale).
    Comunque a parte rievocare questi brutti ricordi, anzi potremmo scambiarci le email e raccontarci le cose per conforto o comunque per sentire questa “pena” come meno penosa, vorrei dire due cose, perché ho 5 anni più di te e ti assicuro che tu ora sei ancora immersa nel mondo degli adolescenti, dopo sarà tutto diverso (girato i 25 diciamo).

    Anzitutto si cambia: alla fine, anche io sono cambiata, e nonostante ho brutti difetti che stanno sempre là, la “vecchiaia” mi ha portato ad ammorbidire i tratti (cosa che succede sempre, per età appunto, infatti si dice sempre dei brutti che poi invecchiando miglioreranno) e tutto è più equilibrato. Adesso capita anche se raramente che qualcuno si interessi, e ho pure un ragazzo che mi reputa bella. Io ti auguro che a te capiti 1000 volte meglio di me e che tu possa veramente rivoluzionarti, come ho visto accadere a molte ragazze (giuro che a 23 anni ancora erano delle melanzane, oggi a 28 fanno rischiare il collasso a chi le vede per strada, giuro, sembra un miracolo!).

    Seconda cosa, noi dobbiamo accettare un punto molto importante: la scuola è un ambiente terribilmente chiuso, limitato dall’età, dal fatto che non si capisce ancora niente, e dai professori che non riescono ad essere guide, perché sopraffatti da un sistema sbagliato. Nella mia scuola anche i professori elogiavano la bellezza delle ragazze e dei ragazzi, e ho detto tutto, io invece un giorno che spiegavamo la pigmentazione in biologia, fui offesa, mi venne detto che la mia faccia era pigmentata/puntinata (soffrì di una forte acne piena di bubboni quei due anni, poi scomparve di molto). Chi subisce offese, bullismo, o comportamenti di questo tipo, non lo sa ancora ma è soltanto immerso in un sistema di pazzi, dove tutto è alterato e si creano grossi miti o grossi mostri per effetto di…

  7. 7
    kylie10 -

    ..effetto di amplificazione. Bisogna uscirne, bisogna ad un certo punto superare questa chiusura, non so nemmeno io come si potrebbe fare per darti un consiglio, ma credimi non sarà sempre così. I parenti parlano solo di quello perché siete troppo giovani per parlare di problemi: infatti di solito tra adulti si parla solo di figli, di lavoro, di stress, di problemi, etc etc etc.Ma a voi non possono che notare, per elogiarvi nella vostra estrema giovinezza (e quindi inconsistenza), che siete belli e se non lo siete vi vedono perdenti. Perché effettivamente di più non avete: ti dico che alla mia età contano invece i titoli di studio, conta quello che hai fatto, perché l’età fa acquisire una specie di dignità sociale che prima non si ha (ecco l’essere ridotti a pezzi di carne che devono avere molti spasimanti per esistere).
    Non so se riesco a darti il senso: la follia che tu vedi dietro ai compagni che non ti parlavano per paura che ti innamorassi di loro, non è una tua proiezione, è FOLLIA vera e propria….erano folli, immaturi, scordati che fuori per strada funzioni così!

    Seconda cosa che voglio dirti, molto legata a questo: gli uomini a quell’età non hanno avuto ancora nessun problema nella vita, ed è per questo che sono tanto superficiali. E’ una stagione che va così. Passati i 25 anni, gli saranno successe molte cose: le coetanee belle li avranno traditi, li avranno evitati per uno più ricco, gli sarà capitato da ubriachi di aver fatto del sesso con una donna bruttissima e avranno scoperto che saperci fare conta di più, così come l’alchimia tra due, e non è tutto legato al viso perfetto come pensavano. Cosa voglio dire con questo? Che tutti ragioneranno con maggiore intelligenza, che sarai interessante (se anche rimanessi brutta) per molti più uomini, anzi in virtù del fatto che hai un buco (scusa la volgarità) diventerai automaticamente interessante, a prescindere, perché per loro sarà difficile trovare una ragazza.

    Forse è un discorso un po’ brutto, ma vorrei farti capire come sei solo ingabbiata in una fase della vita che sta andando così oggi in Italia, e che passerà, e vorrei tanto per te che non ti portassi dietro i dolori, le sofferenze, le pene che ho patito io, e che mi hanno fatta male, perché ho amato e sofferto mai ricambiata e mi sono pentita quasi di essere nata dalla sofferenza….da adolescenti, quando tutto deve succedere, e tutto è amplificato, fa male non poter sperimentare l’amicizia e l’amore, perchè son o gli altri che ti diranno chi sei, cosa puoi fare, senza gli altri, noi non siamo niente.

    Ti abbraccio sentendoti molto vicina, e scusa se mi sono dilungata.

  8. 8
    forsedicoforse -

    Volevo solo sottolineare, mediante ricordi appartenenti a tanti anni fa ormai, come si può essere sciocchi: avere paura di essere amati da una “brutta” al punto di non volerle neanche rivolgere la parola- è assurdo davvero!
    Diciamo che quello che più mi ferisce ad oggi, e forse perché la scuola ormai è una cosa passata mentre questa continua tutt’ora, è il fatto di essere chiamata brutta per strada dai bambini (alcuni addirittura mi fissano rapiti e poi mi domandano senza mezzi termini perché io sia così brutta, al che non so proprio cosa rispondere sinceramente, e intanto vedo il terrore dilatarsi e solidificarsi ad una velocità innaturale negli occhi degli sconosciuti che li portano in giro).
    Non sono particolarmente interessata a farmi ripetere che sono bella, proprio non ho questa priorità, eppure so benissimo che se almeno una volta nella vita qualcuno mi avesse trovata “caruccia” io starei molto meglio con me stessa perché sarei meno impacciata: non intendo dire che mi odio esteticamente, ma semplicemente che ho questo scatto interiore che mi dice di evitare di far allarmare gli individui dell’altro sesso e volare basso, altrimenti magari mi evitano pure loro peggio del presente (la situazione col tempo si è solo definita più chiaramente stabilizzandosi come apparentemente permanente).

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