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L’Amore ai tempi dell’EXPO

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In piedi davanti allo specchio del mobiletto del bagno comprato all’IKEA, con il busto ben eretto, il Consulente Fiscale scruta il suo volto non ancora sbarbato e si domanda, Per quanto potrò permettermi di abitare in questo bell’appartamento, ed è la sua stessa immagine a non potersi trattenere dall’esprimere una profonda sfiducia.

Il Consulente Fiscale odia presentarsi a se stesso in canottiera, ma è costretto a farlo, la rasatura richiede abbondanza di schiuma da barba e poi, a seguire, una congrua quantità di acqua, fredda se sprizza il sangue, confortevolmente calda se il trilama ha fatto il suo dovere senza aprire occulti vasi capillari, impossibile eseguire l’operazione indossando, come gli piacerebbe, un completo leggero color crema con camicia gialla e cravatta beige a tinta unita, non sarebbero le porte del Paradiso ad aprirsi, ma quelle della lavanderia a gettoni.

Il trilama è stato benevolo ed è scivolato sulla pelle senza far danni, meglio così, tra meno di un ora il Consulente Fiscale ha appuntamento con una donna per andare all’Expo, “La vetrina dell’Italia”, “Un miliardo di visitatori”, così dicono i giornali, e lui pensa che magari “Un miliardo” è probabilmente un’iperbole, forse hanno contato i visitatori in lire quando ormai bisogna contarli in euro, l’importante in ogni caso sono i posti di lavoro e la donna che tra un po’ incontrerà fa la giornalista free-lance, professione di grandissima poesia e potente appeal sulle nuove generazioni, con l’unico limite che a un free-lance non c’è nessuno che gli paga lo stipendio, ma questo è un particolare prosaico che interessa solo i vecchi ed i poveri di spirito.

Sono passati tre quarti d’ora, scorsi via per sempre, tre quarti d’ora valgono quarantacinque minuti ovvero duemilasettecento secondi, un periodo di tempo che per quanto vi ingegnate a spacchettarlo in atomi temporali non tornerà mai più, e per capirlo non occorre scomodare San Tommaso d’Aquino, nemmeno Dio può far sì che non sia stato ciò che è stato, e questa è una cosa che a me personalmente fa venire il mal di testa, al Consulente Fiscale e alla sua amica invece non deve pesare troppo perché li ritroviamo seduti in un bar davanti a un cappuccino, longilinea ed elegante lei, tailleur verde chiaro, camicetta comme il faut, un sorriso sulle labbra e nello sguardo che è difficile ritrovare nelle commesse del discount cento metri più in là, sono così vicine e così distanti, succede.

La donna non lesina i superlativi, l’Expo tra un po’ sarà ai suoi piedi, e lei ed il Consulente Fiscale formano una splendida coppia che ambisce a rendere il nostro pianeta più equo, per questo vanno all’Expo, manifestazione fondante dell’Equipianeta, immemori del fatto che avevamo già Equitalia, disprezzata e condannata perché era l’unica cosa a funzionare in Italia come un orologio svizzero.

Prenderanno parte a un rito, Ogni quanti anni la fanno questa Esposizione Universale, chiede alla donna il Consulente Fiscale, Non so bene, dice lei, La faranno ogni quattro anni, Come le Olimpiadi allora, O come i Mondiali, lui spruzza un po’ di cacao sul cappuccino, L’altra volta dove l’hanno fatta, Fatta cosa, risponde lei distrattamente, L’Esposizione Universale dicevo, Ah sì… non me lo ricordo, forse era a Valencia, Non credo, là c’è l’acquario, non mi pare ci sia altro.

Il Consulente Fiscale affonda il cucchiaino nella spuma del cappuccino, lo fa sempre, non è quindi una grande novità, eppure ha sentito alla televisione che all’Expo di Milano tengono addirittura degli stages per approfondire l’arte di compiere un gesto così semplice, Forse nel padiglione della Corea, Come dici, scusa, No, niente, parlavo da solo, deve essere nel padiglione della Corea che insegnano come si manovra al meglio il cucchiaino.

La free-lance ha finito la sua colazione e sta aspettando che il Consulente Fiscale si decida a pagare per tutti e due, ma lui esita, Come mai sono state inventate le esposizioni universali, chiede alla donna impaziente di veder mettere mano al portafoglio, Che domanda è, si vede che è seccata, ma lui alla fine tira fuori un biglietto da dieci euro, Dicevo, noi adesso andiamo all’Expo, mangeremo una pizza biologica di kamut e un piatto di Sushi ammirando il mistico Albero della Vita, ci sarà senz’altro l’ultimo modello di Sputnik anche se privo della consacrata scritta CCCP, saliremo sul potente treno superveloce di cui si è dotato l’Uganda da poche settimane, trasportato a Milano appeso a due Zeppelin grandi come cattedrali, non mancheranno poi di farci fare un giro su una supermietitrice meccanica rispettosa perfino delle cavallette e delle rane, però non delle lepri, .delle lepri no.

Perché delle lepri no, dice lei ormai rilassata, la colazione è stata saldata e lei è tornata una vera free-lance, Le lepri quando vedono una mietitrice scappano, hanno paura anche delle macchine da cucire e, verosimilmente, di tutte le nuove invenzioni che vedremo all’Expo.

La barista ascolta il loro cicaleccio, ma pensa ad altro, lei ha molto sofferto sia da ragazza che da madre di famiglia, perciò è diventata una persona noiosa e in fondo – ma lei non lo sa – una gran rompiballe – ormai ha sessanta anni e l’Expo sicuramente non la compenserà delle sofferenze del passato, né le garantirà un futuro radioso, perché sarebbe già molto se un futuro lo avesse, la giornata dell’inaugurazione le ha ricordato che lei resterà una barista, e nessuna Marcia del Progresso avrà luogo nel suo locale, il ketchup che mette nei panini lo hanno già inventato, semmai gli hanno cambiato nome perché lei è abbastanza anziana da ricordarsi quando si chiamava Salsa Rubra, ma non abbastanza vecchia per anelare alla pensione, perciò cancella dalla mente i pensieri neri e guarda uscire la coppia dal locale mentre si chiede quale sia il perno portante su cui ruota la loro vita di coppia, come tutte le donne è convinta che l’amore sia simile ad una trottola, basta qualche giro di spago, tiri e la fai partire, quella si mette a girare, il Consulente Fiscale mette un braccio attorno alle spalle della free-lance, lei lascia fare, la trottola tra un po’ si fermerà e cadrà inesorabilmente, è il suo destino, ma intanto gira vorticosa e quindi facciamo male a preoccuparci del futuro, come faremmo male a pensare adesso che quella coppia ha le ore contate.

Le ore? Sono bastati altri tre quarti d’ora, che valgono quarantacinque minuti ovvero duemilasettecento secondi, l’ho già detto, il tempo che ha impiegato la free-lance ad invelenirsi per aver dovuto pagare da sé il biglietto di entrata all’Expo e lui per accorgersi che là non c’era nessuna mirabolante invenzione, il Consulente Fiscale non potrà raccontare ai nipoti, se ne avrà, di aver visto il primo ascensore atomico brevettato in Portogallo o l’innovativa macchina per degassare la Coca Cola progettata in Ungheria ed assemblata in Croazia.

La free-lance se ne va per conto suo, il biglietto se lo è pagato da sé e la libertà non ha prezzo, il sushi non lo ha mangiato perché ha speso per la libertà tutto il budget a disposizione, nemmeno il kamut biologico e la salsa di grilli indostani ha potuto assaggiare, e nemmeno il cacio delle Trivalli consorelle dell’Alta Scrivia o la schiacciata di polenta indorata in sugo di Gorgonzola e Vezzena stravecchio, niente di niente, perciò si aggira discretamente assetata in mezzo a scolaresche sciamanti, liete di ammirare imponenti architetture mentre insegnanti in visibilio finalmente comprendono che valeva pur la pena di lasciare cadere le scuole a pezzi per realizzare tanto splendore.

Il Consulente Fiscale ha lasciato che la trottola cadesse e le ha pure sferrato un calcio, Solo contemplando i fasti dell’Expo si può capire l’italo mondo, così pensa tra sé, mentre cerca la strada per uscire e tornare a casa sua.

L'autore ha scritto 13 lettere, clicca per elenco e date di pubblicazione.

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2 commenti a

L’Amore ai tempi dell’EXPO

  1. 1
    Rossella -

    E’ difficile andare a Milano spogliandosi della sensazione di essere vestito da chissà quale forma di provincialismo. Le ipoteche sull’EXPO sono tante, poi è chiaro che ci puoi andare con lo spirito del visitatore ma è come quando ti capita di andare due giorni al mare ed hai la sensazione di stare nel giardino di casa tua. Che razza di viaggio è? Sì hai preso un po’ di sole ma magari non hai scambiato due parole con anima viva. Andiamo io e mio marito all’Expo, come minimo, ci separiamo! Gente da tutto il mondo e lui non è neanche geloso! Tristezza infinita. D’altro canto quando mai qualcuno ci dovesse provare penso che lo lascerei su due piedi. Ovviamente scherzo!

  2. 2
    Yog -

    Rossella, non sono mai troppo sicuro di capire ciò che scrivi, continuo a pensare che tu sia un BOT che opera con algoritmi simili a quelli di Polygen, però il tuo commento non è privo di originalità. Non lo ho capito, ma è originale. Due giorni al mare… uhm. Per fortuna che scherzavi. Ovviamente. Scherzavi?

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