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Sindone e paraggi

Come si fa a discettare su una questione così complessa come la Sindone,quando non si è capaci di spiegare in termini chiari, senza l’uso di strumenti matematici (fallibili per definizione), il funzionamento della leva?
Oppure l’intima essenza di un qualsiasi sasso? Non va poi dimenticato che nella gerarchia dei fenomeni naturali un semplice seme che da vita ad un albero,magari alto trenta metri, occupa un posto di gran lunga prioritario rispetto al suddetto lenzuolo, che, in fin dei conti, si distingue solo per l’eccezionalità.
Per il momento credo che l’unico rimedio sia abbandonarsi alla fede, che è innata in ogni essere umano, per evitare di cadere preda del delitto di Adamo,cioè della superbia, che è la fonte principale, a mio parere, dello stato di infelicità, molto diffuso, proprio di questi tempi.
Cordialità. Felingatto

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3 commenti

  1. 1
    usul -

    sono stato a dei simposi sulla Sindone, presenti grossi nomi.
    tanti giri sulla matematica delle ferite di Joshua ben Jussef ma alla fine una sola verità: è davvero una questione di fede, come dici tu, ossia l’algoritmo che regge il potere dei preti e dei loro facsimili, come Messori (“prima la fede poi la morale”; S. Agostino o S. Francesco, o altri della stessa classe gli avrebbero messo 2 dita in un occhio a questo qui).
    non sono tuttavia d’accordo sul significato di “superbia” attribuito al “peccato” di Adamo; non c’è riga della Genesi che confermi questa “superbia”; la Genesi testimonia solo il desiderio di provare il “non-provato”, di sperimentare il “non-sperimentato” ad onta della Prima Alleanza, o Alleanza primordiale, o Alleanza base.
    Non si tratta perciò delle balle che raccontano i gerarchi cattolici, meno ancora della “copula originale”, come sarebbe troppo facile dimostrare, Genesi alla mano, ma semplicemente dell’abbandono della strada naturale originale per seguire il rischio della curiosità verso il materiale e l’artificio, che diventa poi il tratto intellettuale di Caino – ben accompagnato dal suo temperamento mafioso – e delle società dal Neolitico fino ad oggi.
    si tratta di decadenza delle abitudini, di abbassamento della vista, di abbandono della via naturale e di convergenza verso l’urbanizzazione e il prodotto dell’Uomo, ossia di nuovo l’artificio. basta leggersi bene la Genesi, che lo conferma con l’impreparazione dell’umanità di fronte a un evento catastrofico ma naturale come il “Diluvio” e con l’episodio della Torre di Babele, o anche i testi collaterali, come il Libro dei Giubilei o Enoch per capirlo e bisognerebbe interrogarsi a fondo per capire il perché di ciò che ha segnato la Storia in modo così pesante, anziché insabbiare l’evento chiave con una cosa tanto obnubilante quanto la fede. potremmo scoprire che il “peccato” originale, ancorché trasformato dalla disperazione in un mostro mitologico, è stato solo
    una normale “combinazione cosmica”, tipo la scomparsa dei dinosauri.
    i preti perderebbero il loro “carisma”, ma l’Umanità ne guadagnerebbe infinitamente in intelligenza.

  2. 2
    Luciano -

    Commento a “Sindone e paraggi”.
    Lette le dotte argomentazioni sull’interpretazione del “peccato originale” e sulla Sindone, non posso che ricordatre l’interpretazione di un “illustre” professore di sociologia che dava alla comunione nella liturgia dei cattolici il significato di una manifestazione di antropofagia da parte di chi l’accettava.
    Ognuno è libero di fantasticare.
    La scienza è un’altra cosa!

  3. 3
    usul -

    Luciano, di illustre il sociologo in questione doveva avere solo la eventuale calvizie e mi pare che ci sia una bella distanza tra quel caso e riuscire a leggere i testi senza le affumicature dei preti e con un’abbondante dose di bilbiografia; ci si può riuscire se si vuole e fa parte della Scienza.
    La fede invece è un’altra cosa e serve uno scopo preciso, che di solito non è nell’interesse della gente, tant’è che né Abramo, né Giuseppe, né Mosè, né Gesù Cristo ne hanno mai fatto richiesta, dato che quelli, così si dice, erano in grado di farle le cose, non di parlarne soltanto.

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