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Relazione con un bipolare

Lettere scritte dall'autore  Imprevedibile

Salve, vorrei raccontare la mia esperienza recente e sapere o avere qualche scambio con qualcuno che ha già vissuto un’esperienza simile.
Da circa sei mesi intrattengo una relazione con un uomo bipolare (prima non sapevo nemmeno che esistesse questa malattia). È una persona che conosco già da qualche anno, l’ho sempre trovato strano e anche nella nostra cerchia di amici è conosciuto per essere una persona instabile e inaffidabile. Pensavo semplicemente che fosse depresso. Quindi già sapevo che qualche problema l’avrei incontrato. Ma non sapevo che fosse realmente ammalato. Questo me lo ha spiegato lui all’inizio della relazione. Fin qui tutto ok, anzi ho trovato onesto che me l’abbia detto. Ne ho vissute tante in passato che questa cosa non mi ha spaventata così tanto.
La relazione è nata in modo naturale, senza forzature, ci siamo avvicinati così, senza nemmeno accorgersi, in occasione di una vacanza tra amici. In passato non mi era mai interessato e nemmeno lo consideravo come potenziale partner. Poi è successo, così.
Il fatto è che entrambi al momento dell’accaduto vivevamo separati in casa con le rispettive famiglie. Lui con «ex» moglie e figlio adulto e io con ex compagno e figlia adolescente. Lui non ha mai fatto mistero con nessuno (tranne con il figlio) che vivevano vite separate da anni e che per soddisfarsi pagava le donne… Io sono un po’ più discreta e la mia situazione la sapevano sono gli amici fidati, tra cui con il tempo è entrato a far parte anche lui visto che viveva una situazione simile alla mia. Viviamo anche in città abbastanza lontane, ma neanche così tanto. Per quanto mi riguarda, la cosa in casa mia è chiara, non nascondiamo niente alla figlia e pur assurdo che sia, al momento va bene così.
Ora l’inizio è stato travolgente, probabilmente lui si trovava in una fase di euforia e mi ha subito presentata a tutti come la sua nuova morosa, ancora prima di essere finiti sotto le coperte. Io avrei voluto nascondermi, volevo fare le cose con discrezione, soprattutto perché non era così scontato che ci fosse una bella intesa.
Comunque in seguito l’intesa c’è stata, da parte mia ben oltre le aspettative.
Purtroppo, colto dall’euforia, non è stato intelligente con moglie e figlio, invece di avere un discorso serio con loro si è vantato anche con loro di avere la compagna e che si dovevano adeguare (e tutto questo per messaggi mentre loro stessi erano in vacanza). Io gli dicevo di aspettare, di non fare così, ma non mi ascoltava.
Poi, arriva il loro rientro e il lock-down e con questo la prima crisi di depressione, in cui era semplicemente quasi sparito. Non reagiva o quasi zero a messaggi e al telefono era come parlare con un vegetale. Dopo qualche settimana si è risvegliato e ha voluto di nuovo vedermi. Ci siamo visti qualche fine settimana, tra noi andava tutto bene. Solo che non ha retto la pressione in casa, soprattutto del figlio che non gli parlava e allora nuova crisi aiutata dalla psichiatra che gli avrebbe suggerito di trattarmi male e così ha fatto, per una settimana solo insulti, offese e rincarava la dose anche senza un riscontro da parte mia. Me ne ha dette di tutti i colori, finché gli ho detto di lasciarmi in pace. Qualche giorno dopo si è pentito e mi ha chiesto di vedermi, di poter venire da me a chiedermi scusa, che si è reso conto che non erano parole sue ma di essere stato soggiogato dalla psichiatra. Mi ha implorata di rimettersi con lui, che aveva capito che dopo tanti anni di donne a pagamento (che frequentava su consiglio della psichiatra…) aveva bisogno anche lui dell’amore di una donna e che non voleva più perdermi, avrebbe ascoltato me in occasione di una prossima crisi, che ev. saremmo andati assieme dalla psichiatra o da qualcun altro, voleva che gli stessi vicino. È stato molto convincente e gli ho dato una seconda possibilità. Era felice di aver trovato una donna con cui condividere diverse attività, soprattutto sportive, abbiamo le stesse passioni, cose che non ha mai condiviso con la moglie. E così abbiamo vissuto due mesi meravigliosi di cui uno quasi sempre in vacanza. Nel frattempo moglie e figlio hanno deciso di partire da casa e lui diceva, vedrai dopo le vacanze potrai venire a casa mia non avremo più bisogno di andare in albergo e balle varie.
Finito il mese di vacanza (io lavoro, lui no) si ritrova effettivamente a casa da solo e va in crisi. Praticamente si pente. Continua a dire «cos’ho fatto?», «era una brava donna, mi aiutava, mi stava vicino, io non sono capace a fare niente e come faccio adesso». Prima diceva l’esatto contrario della moglie e tante cose in casa le faceva anche lui, compreso il bucato e da mangiare. Ora nega persino l’evidenza, vale a dire i messaggi in cui dichiarava il suo amore per me, il fatto di non volere perdermi, che ero la sua donna ecc. ecc.!
Morale della favola, io sono ridiventata pressoché inesistente, non è più capace a esprimere un sentimento nei miei confronti, non vuole che vada da lui come era previsto. Persino lo sport: è incapace di trovare la motivazione, né con me, né con gli amici, né da solo. Continua a dire che non sa più cosa pensare e a piangersi addosso e non sa dirmi cosa vuole da me. I messaggi con me si limitano a un buongiorno, non sto bene o roba simile. La mia vicinanza non la vuole. La psichiatra adesso gli avrebbe detto di portare avanti la cosa con me, ma sembra quasi che gli dia fastidio che gli abbia detto così. Va anche detto che si rifiuta di prendere i medicamenti previsti per questo tipo di malattia e pasticcia da solo con ansiolitici e sonniferi.
Capisco che ritrovarsi in casa da soli dall’oggi al domani non è semplice nemmeno per qualcuno non ammalato e che il fatto che il figlio al momento non gli parli più è una delle cose più brutte. Ma comportarsi così con me, malattia o non malattia, non è bello. Non sono stata io a insistere di riprovare.
È anche una beffa essere arrivati fin qui (io non gli ho mai fatto pressione per separarsi o per vedersi più spesso, a volte era lui che mi assillava per vedermi e mi sentivo in colpa che non potevo essere sempre a sua disposizione come voleva) e ora buttare via tutto. Posso capire che magari non voglia vedermi subito in casa sua, ma il non sapere se ci sarà un futuro o no è angosciante.
E ho paura se gli dico basta, finiamola qui, vada in crisi del tutto e che magari deve essere ricoverato e mi ritrovo moglie e figlio addosso… Sicuramente ho peccato di ingenuità, non mi sono informata abbastanza sulla malattia e mi sono fidata di quello che diceva e dei momenti e delle attenzioni che ricevevo quando era in forma. Attenzioni che non avevo mai ricevuto da nessuno prima. Ma anch’io ho i miei limiti e ci soffro, ci soffro anche tanto, pur non avendo questo tipo di patologia. Si direbbe che è solo lui a star male, vede solo i suoi problemi e non si rende conto che anche chi è «normale» può soffrire.
Questa è un po’ la storia. Sono triste e scoraggiata.
Se c’è qualche bipolare tra chi legge, aiutatemi a capire. Siete capaci di amare o è solo infatuazione dettata dall’euforia? Quando vi si fa notare che avevate detto «io ci sarò sempre per te/potrai contare su di me» è normale per voi rispondere «eh ma questo era due mesi fa!»? Grazie.

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5 commenti

  1. 1
    Captain Rhodes -

    Ammazza, che pappella hai scritto. Ma scusa, chi te lo ha fatto fare di caricarti un malato di mente? Perchè di questo si tratta. Lo sapevi, te lo hanno detto in tanti e te l’ha detto anche lui… pensavi forse che arrivando tu gli avresti risolto ogni problema? Non funziona così, come vedi ti ha tirato dentro i suoi problemi e ora ci stai dentro. Per cui mandalo affanculo senza pensarci due volte.

  2. 2
    Gimmy -

    “Si direbbe che è solo lui a star male, vede solo i suoi problemi e non si rende conto che anche chi è «normale» può soffrire.”

    Infatti non se ne rende conto perchè non ha la lucidità per poter elaborare le situazioni. Gli umori, i pensieri e i comportamenti di tali soggetti possono cambiare rapidamente per cui non sono del tutto consapevoli. Lei non ha colpe, legga alcuni articoli riguardante questo genere di malattia e si renderà conto di quanto può essere complicato investire sentimenti e gestirne le relazioni. La loro stabilità è dipesa da terapie mirate, e non tutti hanno la forza necessaria per dare supporto o farsi coinvolgere in situazioni che richiedono attenzioni costanti. Ho letto che necessitano di comprensione ed empatia, in quanto non sono colpevoli della sofferenza che provano o causano. Ma fino a che punto? lei è in grado di farsene carico e adattarsi?? secondo me è questo che deve chiedersi.

  3. 3
    Jack90 -

    Parli dal presupposto che “la psicologa/psichiatra gli ha detto che” é in realtà lui che usa la scusa della psicologa per fare quello che ritiene opportuno in quel momento.
    Se è bipolare diagnosticato, significa che la cura attuale non é adatta, oppure non prende i farmaci regolarmente. L’unica speranza è che abbia voglia di aiutarsi e cambi psichiatra, ma ti sei messa in un labirinto. Se puoi, taglia, difficilmente Sarai felice con lui.

  4. 4
    Nikolas -

    Il bipolarismo è un disturbo che ha diversi livelli di gravità. In genere si può tenere a bada con una cura farmacologica e con la psichiatria.
    Ciò non toglie che ci possano essere casi piuttosto invalidanti, e quindi non si può dare per scontato il buon esito di una relazione.
    Avresti dovuto essere chiara fin dal principio, e impostare il rapporto con le dovute cautele e distanze (che tu non fossi informata sulla malattia mi sembra strano, perché è piuttosto nota). Da evitare assolutamente la coabitazione.
    Anche a voler considerare il momento favorevole, la convivenza è consigliabile solo dopo diversi anni di frequentazione.
    Soluzione che puoi anche adottare per il futuro, se ti interessa portare avanti quella relazione, e se si riesce a individuare la migliore cura possibile.
    L’importante è essere sinceri, non sbilanciarsi troppo, e mettere in conto un possibile (probabile..) fallimento.

  5. 5
    Imprevedibile -

    Grazie a tutti per le risposte. Infatti io sono stata chiara da subito, per me la coabitazione non entra in linea di conto con nessuno al momento. Mi va benissimo una relazione distaccata. Ma lui sembra non averlo recepito. Un giorno quasi gli do fastidio perché sono troppo presente e il giorno dopo si lamenta perché non sono abbastanza vicina. Incredibile quanto si può contraddire nei discorsi ma se glielo faccio notare non si rende conto. Purtroppo non ne vuol sentir parlare di una cura seria! Dopo 20 anni di pasticci farmacologici con la stessa psichiatra, difficile cambiare. Difficile anche per me capire fin dove arriva la malattia e fin dove sono capricci! Lo so benissimo che io non gli risolvo i problemi anche se era lui il primo a dire che con me non avrebbe più avuto della psichiatra. Così ingenua non sono comunque.

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