Perché ce l’ho con me stessa?
Non so cosa ho fatto di grave o che colpe ho per lasciarmi andare cosi. Non esco, non mi preparo dei pasti regolari, non entro in contatto con nessuno. Vedo solo rincasare mio compagno tutti giorni dal suo lavoro. Anche con lui entro poco in contatto. Perché non mi stimo? Devo trovare queste risposte. Ho delle convinzioni che mi danneggiano. Che mio compagno mi evita e forse per questo mi disprezzo. Ma se lui invece sta fuori molto per altri motivi? La mia testa mi dice che mi evita. E perché dovrebbe farlo? Magari sono antipatica. Anzi me l’ha anche detto ultimamente. Non sono di buon umore. Sono sola e mi isolo senza cercare lavoro. Forse perché sono rimasta disoccupata dopo che hanno chiuso l’ albergo nel quale lavoravo. Ok. Era un lavoro a termine quindi ovviamente non una soluzione alla mia disoccupazione di lunga data ormai. Lavoravo 12 ore per due mesi senza giorno di riposo. Facevo la cameriera in sala. Il lavoro mi piaceva ma l’ambiente e i colleghi no. Lì sopportavo. E nei miei pensieri li ho giudicato molto. Ero l’ ultima arrivata e facevo quello che gli altri evitavano. Comunque … giudico gli altri e giudico me stessa. Adesso sono passato quasi due mesi da quando ho finito il lavoro. Ma non so cosa fare. Non so cosa scegliere. Passo così le giornate.
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Categorie: - Me stesso
17 commenti
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Il tuo ragazzo se ti disprezza è proprio per questo motivo..perché ti vede piena di ossessioni mentali senza senso e ingiustificate ..e più darai peso a questi pensieri e più ti chiuderai in te stessa e dal mondo!
Non dare retta a questi pensieri..cacciali via!
Se il tuo uomo sta fuori starà fuori per lavoro no??
Certo è ….che se continuerai ad entrare poco in contatto anche con lui..e a chiuderti così e dare ascolto alle tue manie…CERTAMENTE SI STUFERA’DI TE e se né troverà un altra giustamente!
Cerca di vedere cosa vuoi realmente dentro di te e poi cerca di realizzarlo!
Se non ami il tuo ragazzo allora non prenderlo per il culo come stai facendo…lascialo! OK?
Genny,
è possibile che il tuo disagio risieda in difficoltà oggettive, come quella di trovare un lavoro minimamente soddisfacente in questo momento di crisi generalizzata, oppure principalmente nella scelta di coppia, percepita come oscurata dalla situazione esistenziale che preme su di te, mentre, invece, dovrebbe essere quella che più ti sostiene nelle varie traversie di vita.
forse sei in un momento di confusione mentale, in cui ti rifiuti di metterti in contatto con te stessa nel profondo e di comprendere cosa davvero necessita di essere impostato in modo diverso. non è isolandoti che risolverai l’intoppo, a meno che, con questo atteggiamento, tu non voglia mettere alla prova la validità del rapporto amoroso in corso, che rischi di logorare.
non puoi essere che tu a decidere quale dei due sistemi grava eccessivamente sull’altro. sforzati di prendere il toro per le corna e di ritrovare un percorso più sereno, anche se pur sempre abbastanza accidentato.
un abbraccio.
A proposito di lasciarmi..ci ho provato seriamente almeno 4 volte in questi 11 anni che vivo con lui nel appartamento che è in affitto.
Rossana, percepisco una certa dolcezza in te. La fine del mio ultimo lavoro ha lasciato un certo vuoto in me. Era duro, non vedevo l’ ora che finisse ma almeno le mie giornate erano piene. Ero sempre in movimento e questo mi piaceva. Poi non ero sola. Essere sola mi pesa. Avevo dei compiti. Mi rendevo utile, ero necessaria.
La mia famiglia di origine vive lontano in un altro paese perché a 20 anni avevo deciso di lasciarli per vivere con il ragazzo. Adesso sono passati 18 anni. Tantissimi. Quel ragazzo l’ho lasciato perché non ne ero più innamorata. Forse quei schiaffi ricevuti da lui mi hanno fatto perdere la fiducia. Ma oramai ero qui in questo paese e spinto da un collega con le parole “dai rimani qui, ci divertiamo”, non sono più tornata in Germania, ed erano passati solo 4 anni. Sono stata sfortunata con quella storia.
Sofia, come detto ho cercato di lasciarmi ma non ci sono ancora riuscita. Ne ho fatti di traslochi in questi ultimi 11 anni con lui. Traslochi per lasciarlo e poi traslochi per tornare a vivere con lui. Pure lui ha cercato sempre di farmi tornare indietro. L’ho lasciato l’ultima volta gennaio di questo anno. E a giugno sono tornato a vivere ancora con lui in questo appartamento. Lui é più stabile di me ed é in affitto nel suo appartamento da 11 anni. Non l’ha mai lasciato per venire a vivere con me ma sempre io lasciavo le case per stare con lui. Mi rendevo dipendente. Lui si rendeva indipendente. L’ho lasciato a gennaio perché a dicembre avevo scoperto una sua bugia bella e grossa. Siccome da un po di anni trascorre le ferie di Natale a casa di sua mamma che vive lontano (500km), io rimango sola in quel periodo. Non mi chiede di venire con lui ed io non glielo chiedo di portarmi. Così anche l’ultimo Natale. Io poi avevo deciso di trascorrere quei giorni con i miei in Germania. In ogni caso sentendoci al telefono mi pareva strano che mi chiamava con Internet e non con il telefono normale. Così glielo chiesto, e mi ha risposto che ha avuto dei giga per fare telefonate online e per non fargli scadere rompe a tutti con queste telefonate. A me la cosa pareva molto strano. Poi una volta che era tornato dalle sue vacanze sono incappato nel suo passaporto e non ho resistito nel sfogliarlo per vedere se c’era qualche indizio. Ed eccoci un bel timbro di Marrakech con la data dicembre 2015! Ci sono rimasta malissimo. Mi ha fatto voluto credere di essere a casa dalla mammina mentre in verità era a Marrakech. Così ho iniziato ad evitare ogni contatto con lui. Ero arrabbiata, triste, disperata. Poi dopo 11 giorni me ne sono andata via una sera con il necessario.
Genny, credo che la condizione di dipendenza dal proprio compagno sia molto pericolosa, perché ti rende fragile, sola, facilmente manipolabile.
Cerca di renderti autonoma, con qualsiasi lavoro, ma anche creandoti amicizie, svaghi, una vita tua in cui sentirti bene. So che è dura se non lo hai fatto finora, ma è l’unico modo che possiedi per uscire da questa schiavitù psicologica e per rendere il vostro rapporto più equilibrato. Ricordati che chi sa di avere potere, quasi sempre lo utilizza per soggiogare il prossimo, come temo stia facendo il tuo compagno.
In bocca al lupo!
Genny,
A MIO AVVISO, dopo tanti tentativi di allontanarti da questo compagno naufragati nel nulla, ancora non sei riuscita a metabolizzare la scoperta di Marrakech, con la relativa ulteriore perdita di fiducia in lui e nel rapporto.
FORSE il disprezzo che proietti su di te fa capo proprio al circolo vizioso in cui ti senti risucchiata: senza lavoro non c’è autonomia, e senza autonomia non si è il grado di farsi valere, quando necessario.
hai considerato l’idea di tornare dai tuoi per qualche tempo? tanto per mettere una distanza logistica fra voi e avere la possibilità d’identificare con maggior serenità il bandolo della matassa che potrebbe riportarti a un’interiorità più autentica?
non lasciarti andare: cerca di reagire, in qualsiasi modo ti sia congeniale.
Grazie Rossana, oggi almeno sono uscita a buttare immondizia e visto che era una bella giornata ho prolungato l’uscita per fare una bella passeggiata nel parco. Così almeno curo il mio corpo. Ne ho bisogno di movimento e oggi non mi sentivo stanca. E da un po che pure penso di andare a trovare i miei in Germania ma finora al solo pensiero si è limitato. Poi mi vengono diverse paure e in pratica non metto niente. Negli ultimi anni, ogni volta che ci vado da loro mi ammalo e passo le giornate a letto. Chi sa come mai.
La disoccupazione è un grosso problema. Sono reduce di mobbing anni fa, per la precisione é successo nel 2005. E mi sono fatta convincere di non valere. Facevo l’infermiera. La mia autostima si è sgretolata. Poi ero sempre più depressa ed esausta. Così un anno dopo ho deciso di non fare più l’infermiera. Un peccato, anche se non era il mio lavoro da sogno, ma lo svolgevo bene. É una professione importante.
Qui sei in buone mani se sei depressa.
@Genny direi che è ora di prendere in mano la propria vita e questo non significa necessariamente stare con qualcuno; se sei tedesca non capisco cosa ci faccia tu ancora qua?
Hai un brutto rapporto con i genitori?
Fossi in te ripenserei tutto; mollerei questo tipo che ti fa star male, tornerei in Germania e mi accontenterei di qualunque lavoro che permetta di vivere dignitosamente.
Poi magari un bel periodo da sola male non ti farebbe.
Che ne pensi di smettere di voler star male e cominciare ad agire?
Genny,
mi ha fatto piacere sapere che sei uscita e che hai apprezzato la passeggiata. a volte, quando si è molto soli e in difficoltà, può essere utile anche un’attenzione minima, incoraggiante.
fare l’infermiera è un lavoro bellissimo, che richiede vocazione e dedizione. potresti cercare un impiego presso privati, in modo da non essere pressata in alcun modo da colleghi. pensaci su, e cerca di mettere a frutto le conoscenze e le capacità che già hai.
dalla famiglia non ti attendere più di quanto sai ti possa dare. se valorizzata nella sua corretta dimensione, resta sempre una base d’appoggio temporaneo, dove poter rifare il punto dei propri vissuti e orientarsi per ripartire. così è stato a suo tempo per me.
Grazie a tutti. Parlarne e sempre un buon inizio. Oggi ho guardato le offerte di lavoro con il risultato di essermi mangiato le unghie. Mi sono spuntati i soliti pensieri negativi riguardo il lavoro e la mia situazione. Per la verità c’è la paura di ritrovarmi in una situazione infelice con il lavoro. Come quest’estate che ho lavorato 12 ore al giorno per due mesi senza mai un giorno di riposo. Poi mi ritrovo con i risentimenti verso il datore di lavoro. Lavorare così non é equilibrato. Che ne pensate?
Che bello, mi ha telefonato mio padre e abbiamo parlato. Questo è un evento raro ma mi fa sempre bene. È successo ieri. Vedere che mi pensa e che si interessa per me mi fa felice e anche triste. Triste perché penso che si preoccupa per me e la mia situazione. Non vorrei darli dei dispiaceri ma sono impotente. Forse tutto nasce dal fatto che ho un attaccamento forte con il compagno. Sono passati molti anni da quando l’ho preso di mira. Ci sono stati molti momenti difficili. Ho tentato di lasciarlo senza mai essere riuscita. Mi ha sempre di nuovo riaccolto in casa. È il mio rifugio. Però non c’è un matrimonio ne ha voluto cercare un figlio con me. Questo mi rende triste. Forse anche io dopo che ho conosciuto sua madre, i suoi parenti, non ho più desiderato di sposarmi con lui. Anche il fatto di vederlo spendere molto per sé stesso mi ha fatto pensare non fosse il caso di sposarmi. Io infatti non glielo mai chiesto e nemmeno lui a me. Però non sono più riuscito ad allontanarmi da lui. Come potrei mai comprarmi una casa se non riesco ad allontanarmi da lui. Forse convivendo con lui speravo di avvicinarlo a me. Devo dire invece che mi ha lasciato sempre molto sola.
Devo dire che mi sento in colpa di essere senza lavoro. Non ho accettato quello che mi è successo. Si chiama burn out. Mi sono fatto la mia diagnosi da sola.
Brava Genny!
stai ragionando benissimo. da lì a mettere in pratica qualcosa di diverso per il futuro il passo non dovrebbe essere troppo lungo.
non temere di arrecare dispiacere a tuo padre. il dispiacere più grande per i genitori consiste nell’eventualità che figli amati si allontanino emotivamente. ti ha dimostrato di volerti bene bene e di pensare a te. ricambialo con le stesse modalità e la stessa misura. il “rifugio” per eccellenza dovrebbe essere la famiglia, non un compagno di comodo, forse più per lui che per te.
un periodo, anche breve, di distanza da quest’uomo potrebbe esserti d’aiuto per meglio capire quanto e perché ti senti così legata a lui.
Hola lettori, sono contenta di scrivere. Un pezzo dopo l’altro è il quadro si realizza. A me il puzzle mi piace assai tra l’altro. Sto facendo Brezen e pane da anni. In casa. Mi piace. Ho la mia pasta madre, che ho fatto nascere da pochi ingredienti. Brezen, quelle che trovi al Oktoberfest a forma del 8. La pasticceria fa parte delle mie passioni.
Allora se ho sensi di colpa è facile che ho rancore nei miei stessi confronti. Avrei voluto essere più forte in tante occasioni. Io invece cosa ho fatto? Davo ragione agli altri. E se mi dicevano che non ero brava credevo ciecamente nelle loro parole. Mi hanno resa insicura perché smettevo di credere in me stessa. Le loro paure sono diventate le mie.
Oggi mi trovo piena di paure. Mi trovo anche a isolarmi dai esseri umani. Vorrei essere amata da tutti. Trovarmi intorno gente felice, sensibile, delicati, sorridenti, fiduciosi, positivi.
Credo che sono stata trascurata e ho trascurata me stessa. Ma pensando che certe cose io non le merito ma che sono per altri. Che mi devo accontentare. Mi sono messa sempre indietro, prima loro, io posso dargli la precedenza. Loro hanno più bisogno di me.
Ma i miei bisogni sono stati calcolati? I miei piaceri e desideri? Ma i miei genitori avevano da pensare certamente ad altro. Così ho imparato anche io a pensare ad altro. Ma mi sono letteralmente dimenticata. Oggi però devo invertire. Disimparare quello che non mi aiuta più. Quanto sono stata compiacente.
Ieri sera mio compagno mi chiedeva come sto. Gli ho detto quello che ho pensato in giornata. Che sono triste e depressa perché sono arrivata ad una certa età, 39 e mezzo, e non ho cercato un figlio. Anzi, correggo, non ho insistito a cercarlo per il motivo che lui non lo voleva. E con lui sto da 11 anni. Lui mi ha detto che non se lo sente. Mi ha chiesto se mi vedo in grado di mantenere una famiglia. Lui ovviamente non mi vede in grado. Gli ho spiegato che lui non l’ha cercato perché non mi ama. Lui questo non lo ammette. Gli ho detto che dell’amore non sa niente. E poi mi ha chiesto: e tu che ne sai? E gli ho detto che leggo tantissimo sulla psicologia da sempre. Conosco la teoria sull’ amore. La pratica credo che é un problema. La verità è che non amo nemmeno io. Faccio fatica ad accettare la verità per quanto è troppo dolorosa.