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Metaframmi in metafrasi

Il titolo che ho scelto non è casuale, ma una citazione di Sanguineti, uno dei miei poeti preferiti. Spero che abbia destato un po’ di curiosità, come dicevano i filosofi antichi, tutto nasce dalla meraviglia.
Mi chiamo Francesca, ho quasi 16 anni, sono nata a Brescia, il 3 luglio, con gli occhi aperti.
Ogni tanto qualcuno mi chiama ancora la “figlia dell’uragano” perchè appena mia mamma ha iniziato ad avere le doglie il cielo si è oscurato (era una bellissima giornata!) e c’è stato il finimondo, alberi sradicati e case scoperchiate, poi, alle 18.15, quando sono nata, è cessato tutto. Una simpatica coincidenza 🙂 Mi piacerebbe raccontarvi qualcosa di me, perchè capiate meglio il mio problema (okay, anche perché se non ho la mia razione quotidiana di chiacchiere mi spengo Xd) ma lo spazio è poco, e le cose da dire sono tante, quindi farò una selezione.
Mi considero una ragazza fondamentalmente ottimista, riesco a riprendermi dalle batoste in tempi record, non sopporto di piangermi addosso e detesto innaffiare gli altri delle mie sofferenze, se non possono farci nulla. Amo imparare, studiare e approfondire (e spesso a forza di farlo sprofondo e non vado più avanti, mannaggia!), cercare la mia anima tra i rami degli alberi, correre, la dolcezza, accarezzare i tessuti morbidi, scrivere con inchiostro e pennino, il silenzio, ma anche i tacchi, la musica a volume proibitivo, i tubini di pelle, e lo smalto rosso.
Per dei problemi di salute ho perso più di 50 giorni di scuola (lo scorso anno ho superato i 100 giorni di assenze, ma ho sempre dato il massimo e quindi sono pure riuscita ad uscire con una media dignitosa e senza debiti). Quest’anno, però, sono aumentate le materie (faccio la 3 liceo scientifico, con vari pni) mi ritrovo ad avere come minimo un compito al giorno e centinaia di pagine arretrate. Non sono spaventata dalla mole di lavoro, ma non riesco a trovare un equilibrio psicologico che mi permetta di concentrarmi sullo studio. La cosa più importante, per me, è avere qualcuno accanto. Sapere di non essere sola. Di essere qualcosa. Possibile che non ci sia nessuno che mi vuole bene? C’è…sono tanti, ed è grazie a loro che sono riuscita ad andare avanti, però non riesco a chiamarli amici. E’ un bene che si ferma, controllato, limitato, inesperto e maldestro…non riesce ancora a regalarmi il sorriso che vorrei e che da sola non riesco a comprare. Poi non abbiamo quasi niente in comune ed uscire con loro significa piegare la mia personalità e convincermi a fare cose contro istinto, senza che loro abbiano mai pensato anche ai miei gusti. Certe volte mi è venuta voglia di fare ciò che mi piace da sola…ma non sempre posso, e di certo non è bello. Poi le mie esperienze mi hanno regalato una certa sensibilità, mentre chi mi trovo di fronte, quando piango, non riesce nemmeno a guardarmi negli occhi. Purtroppo ci sono persone che hanno così tanta paura di soffrire che ignorano persino il dolore degli altri, perché forse non sanno come gestirlo o, peggio, pensano di venirne contaminati. Allora si rifugiano nel branco, dove ridere di nulla per non pensare è sempre facile.
Mi sono aperta al mondo in tutti i modi possibili, sconfiggendo il mio grande orgoglio e la mia paura di chiedere, ma non ho trovato nessuno. Non so come farò a continuare così, io che riempirei la mia giornata di parole, che mi cibo di confronto… la condanna del silenzio mi sta facendo diventare grigia.
L’unico desiderio che ho ora è trovare qualcuno che non mi obblighi ad indossare briglie, e che possa chiamare amico. E’ quella l’unica cosa che conta per me (oltre alla salute naturalmente). Quando so di aver qualcuno che mi vuole bene scopro in me forze che non avrei mai pensato di avere, e le cose che faccio per gli altri mi riescono meglio di quelle per me stessa. La mia grande tristezza è causata in gran parte da questo, mi sono sempre trovata girata dalla parte sbagliata, a guardare il muro…costretta a girare il busto dall’altro lato, e sperare di riuscire a vedere qualcosa. Cosa spero di ottenere da questo messaggio? In questi anni ho scritto così tanto, con passione, senza mai ricevere nulla che anche una briciola di comprensione mi farebbe vibrare il cuore.
Ringrazio chiunque abbia “partecipato” a questo mio “motus animi”, spero di non averlo rattristato troppo.
Una quindicenne.

L'autore ha scritto 1 lettera, clicca per dettagli sulla pubblicazione.

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5 commenti a

Metaframmi in metafrasi

  1. 1
    T.D._ -

    Mh…mettiti una mano sul petto. Nel silenzio di una stanza in penombra. E ascolta, ascoltati.
    Quanto amore c’è lì dentro? Quanti “tum-tum” senti? Tanti, credo. Le tue sono le pulsazioni della vita, cara giovane ragazza, e includono il dolore. Dolore è vita quanto lo è gioia. Indifferenza è morte, e stà tranquilla che se cresci così come ti presenti non sarà questa malattia subdola a spegnerti.
    A proposito di filosofi il Manlio suggerisce di “non accettare mai consigli”, e nella mia vita se c’è una cosa che ho imparato è quella di fidarmi delle sensazioni, del mio istinto. Per cui forse ha ragione, e tu hai il pieno diritto di vivere come ti viene questi tuoi anni giovani e maledetti. Sì, sono convinta che la tua età sia un’età dionisiaca ma disgraziata, almeno così lo è stata la mia. Ora sono un pò più grande, non tanto, ma un pò sì. Cerco di non voltarmi mai indietro. Ma poi sento la sofferenza implosa dentro di una ragazza che sta sbocciando e con lei esplode il bisogno di conoscere, esplorare, andare cercando se stessa anche attravero qualche sano rapporto vero, profondo, edificante. E non posso non dirti, vendendoti da qualche anno più in là, che se saprai darti retta e avrai il coraggio di farlo davvero sarai qualcosa di meraviglioso. Non dare per sacrosante le mie parole, dimenticale. Ma un giorno, forse, se le ricorderai, magari darai ragione all’anonima che una sera di maggio del 2011 ha deciso di risponderti. Semplicemente per dirti…non esigerti diversa, vivi come ti viene e come sei capace, così come sei.

    Un abbraccio

  2. 2
    Suchende -

    Ciao Francesca,
    inizio col farti i complimenti: scrivi davvero magnificamente. Mi ha colpito subito, mentre passavo dalla home del sito, il titolo della tua lettera (leggo anche io Sanguineti e non è facile trovare altre persone che lo conoscano e lo leggano con gusto, almeno fra nella strettissima cerchia delle mie conoscenze)e anche dal nickname da te scelto, essendo io una grande appassionata di Sofocle(“Antigone” ed “Edipo re” sono le mie tragedie preferite).

    Venendo ora al cuore del messaggio, dici:”L’unico desiderio che ho ora è trovare qualcuno che non mi obblighi ad indossare briglie, e che possa chiamare amico. E’ quella l’unica cosa che conta per me”
    Perdona la banalità, ma “dici niente!”. Non penso che debba essere io a dirtelo che, purtroppo, accettare e farsi accettare completamente per chi si è e una cosa quanto mai rara. Io stessa ho smesso di crederci. Un po’ perchè credo che sia difficile amare in sè, e come amare una persona poi? Un essere in continuo divenire e farlo sempre e comunque? Io penso che costantemente cerchiamo negli altri ciò che non possiamo ottenere da noi stessi. Ciò non deve essere visto necessariamente in chiave negativa, intendiamoci. Si tratta di cooperare. Purtroppo, però, il clima che si predilige in certi rapporti è la serenità, spesso scevra e insulsa, fatta di sole risate e banalità su banalità, ma quante persone pensi siano disposte a cercare la propria anima fra gli alberi?
    Cercare, cercare se stessi, conoscere è una cosa che spaventa sempre.
    L’ignoto spaventa sempre e alle volte è molto più facile non farsi domande, chiudere gli occhi e andare avanti senza pensare, perchè non sai mai in cosa potresti andare incontro e te lo dice una persona che è molto meno ottimista di te e che è in conflitto con se stessa fra droga e disturbi alimentari, fra la scelta di annullare il pensiero o viverlo ancora pur sapendo che è una condanna alla sofferenza.
    Logica vorrebbe che si trovi un equilibrio. Logica vorrebbe che tu non annulli te stessa stando con queste persone, ma tutti dobbiamo indossare delle maschere di tanto in tanto. L’equilibrio penso debba essere proprio fra queste due realtà. L’unica persona che potrà accettarti in tutte le tue sfaccettature e restare sempre con te penso sia solo te stessa, se non altro perchè la propria vita, nell’insieme della caducità delle cose umane, è l’unica cosa che ci resta un po’ più a lungo.
    Anche io sono una dipendente da affetto e da conferme. Devono dirmi costantemente che mi vogliono bene, devono confermarmi costantemente le mie potenzialità, o meglio dovrebbero, visto che non accade quasi mai. Per cui, ciò che posso dirti è di amare quegli attimi di pace con te stessa, mentre scrivi, tu che ne sei in grado, o corri, o voli con il solo pensiero molto lontano dai limiti imposti dalla realtà fisica.
    Stare con gli altri è bene, può essere piacevole, ma non credo debba essere la prima cosa. Almeno io non ne ho mai tratto giovamento. (continua)

  3. 3
    Suchende -

    Quindi non annullarti per passare del tempo con queste persone, però non compatirli neanche troppo se non riescono a seguirti. Non sono molte le persone disposte a tralasciare in parte il loro sentiero per condividerne uno con un’altra persona, però a volte distrarsi e non pensare a niente e fingere che tutto sia così semplice e limitato aiuta.
    Se cerchi una persona con cui parlare di altro, potrei offrirmi io come umile e probabilmente fallimentare possibilità, forse più per il desiderio di condividere qualche pensiero che altro.
    Ho sbagliato tante cose nella mia vita che non mi sento affatto degna di dispensare consigli che orientino le vite altrui =)

  4. 4
    Stefano614 -

    Il vostro amico è il vostro bisogno saziato.
    E’ il campo che seminate con amore e mietete con riconoscenza.
    E’ la vostra mensa e il vostro focolare.
    Poiché, affamati, vi rifugiate in lui e lo ricercate per la vostra pace.

    Gibran

    Coraggio Francesca, non sei sola..

    Stefano

  5. 5
    Mau -

    Ciao, buongiorno.
    Di questa tua lunga lettera ci sono diverse cose, a parte le problematiche più rilevanti, che hanno attratto la mia attenzione.
    Una di queste è lo ‘scrivere con inchiostro e pennino’.
    Interessante. E interessante sapere da dove hai preso questa passione.
    Nelle pagelle di tantissimi anni c’era “Calligrafia”, intesa come materia di studio, la ‘Bella Scrittura’, utile per accedere agli impieghi di allora.
    Ora si scrive con il computer e abbiamo perduto questa vera e propria Arte.
    Ma venendo ora ai problemi da te esposti.
    Una prima sensazione che ho, spero sbagliatissima, è quella che in qualche maniera entrino i rapporti con la tua famiglia. O meglio, non ne parli.
    Mi sarei aspettato due righe a loro dedicate, visto che accenni ai tuoi problemi di salute e alle tante batoste della vita.
    Mi auguro che almeno con loro trovi rifugio e comprensione. Otre che amore, naturalmente.
    Limitatamente al discorso dedicato all’ Amicizia, quella con la A maiuscola, credo sia una problematica di difficile dibattito.
    Le diverse esperienze di ognuno di noi ci portano a differenti conclusioni.
    Mi viene in mente un aforisma “Un vero amico è colui che entra quando il resto del mondo esce”.
    Beh, io lo debbo ancora trovare.
    Spesso ho coltivato l’illusione di una vera amicizia, durata nel tempo fino a quando non si è arrivati ad un punto critico.
    E allora mi sono accorto di quello che in effetti era. Illusione, falsità.
    ” Il falso amico è come l’ombra che ci segue. Finchè dura il sole.”
    Io allora avevo un sole e la mia ombra era lunga.
    Il sole poi si è spento. Mi sono rivolto a quelle persone che mi erano state vicine nel tempo, confidenti di tanti anni.
    Spariti. O meglio, seduti all’ombra di un altro con un sole splendente.
    Ma se questo è stato vero per me, non è detto che lo sia anche per te. Hai solo 16 anni. Mi auguro che tra qualche tempo tu possa scrivere una nuova lettera che abbia contenuti opposti a questa, dove gioia e felicità siano le forze che la ispirano.

    Un saluto.
    Mau.

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