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La vita che non va

di Aida

Vorrei solo raccontare la mia storia. Sento il bisogno di farla conoscere ad altri. Ho quasi 30 anni, ho avuto un tumore alla testa quando avevo dieci anni e da allora sono rinata un’altra persona. Una persona che cammina in modo strano, sente poco e ha un po’ difficoltà a farsi capire, ma anche fiera di quello che ha passato, tant’è che si e’ laureata, va in palestra, fa volontariato, viaggia… Tutto portandosi dietro le sue cicatrici, che lei preferisce definire le sue medaglie, anche se non le permettono di essere completamente quella che vorrebbe essere. La malattia è stata una dura prova che non è ancora finita perché mi ha lasciato segni che porterò sempre con me. Si e’ trasformata in una sfida continua verso questo mondo freddo, che solo a parole e’ vicino a chi e’ diverso. Dall’altra parte mi ha anche regalato l’entusiasmo per la vita, per ogni giorno di sole, che altrimenti non so se avrei avuto. I problemi che la realtà impone però, riescono spesso a oscurare anche la giornata più luminosa. Mi sento mutilata di una parte della vita che mi manca come un organo fondamentale. Niente amicizia, niente amore. Nessuna possibilità di diventare indipendente grazie a un lavoro. E’ un vivere una battaglia continua, cercando di non sentirsi troppo soli e sperando sempre in un futuro migliore. È un continuo scendere a compromessi costretto dalla situazione. Un accontentarsi delle cose più superficiali, perché sembra che a te siano escluse quelle più importanti, più profonde, a cui gli altri non fanno neanche caso. Come un attesa infinita alla vita vera. Per tanto tempo ho pensato che la vita fosse in debito con me, che per forza doveva concedermi una ricompensa per quello che mi ha fatto passare. Adesso invece ho capito che bisogna sempre lottare e chi è svantaggiato deve lottare ancora di più. MAl ARRENDERSI!!!

Aida

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Categorie: - Me stesso - Salute

22 commenti

  • 1
    Maestoso -

    Ciao, io penso che se da una parte la vita ti ha messo in difficoltà ed in serio pericolo di vita, dall’altra ti ha dotato di una sensibilità rara da trovare. Le persone che nella vita ne ha passate tante sono persone che guardano oltre, di solito vivono gli amori in maniera più matura. L’umanità e la sensibilità, l’educazione sono doti molto rare da trovare. Vedrai che arriverà una persona in grado di farti aprire il cuore e con cui condividere la vita. Per quanto riguarda il discorso lavoro, e te lo dico da tuo coetaneo, ormai tutto è diventato complicato. Una volta chi si laureava in medicina aveva un futuro assicurato per esempio, oggi è diventato una battaglia all’ultimo posto nei concorsi pubblici. Chiamalo capitalismo, chiamalo come vuoi, siamo tutti sulla stessa barca. Lavoriamo, facciamo una vita dignitosa con lo stipendio, ma nulla di più.

  • 2
    E -

    La soluzione è: un Amore perfetto! (Come il mio per intenderci)! Circondarsi di tante persone! (Come faccio io per intenderci)! E avere tanti soldi per fare meglio (come sto cercando di fare io per intenderci ?).

  • 3
    rossana -

    Aida,
    “un vivere una battaglia continua, cercando di non sentirsi troppo soli e sperando sempre in un futuro migliore. È un continuo scendere a compromessi costretto dalla situazione.” – non desidero sia di consolazione prendere atto che la quotidianità, anche per motivi diversi dal tuo, è lotta per la maggior parte degli esseri umani.

    secondo me, la differenza sta soltanto in una lotta continua (non solo per chi è in qualche modo svantaggiato o disabile) oppure in difficoltà esistenziali che s’impongono unicamente in periodi transitori, a volte anche lunghissimi. si tratta quasi sempre di resistere e di evitare che gli eventi alterino la propria indole.

    per tutti, poi, il finale d’impari lotta in ambito psico-fisico sarà più o meno lo stesso: è solo questione di tempo! di solito più aspro e più duro per chi più ha avuto di positivo in precedenza.

    un caro saluto.

  • 4
    Yog -

    Lotta Continua. Mi pare fosse il nome di un movimento politico extraparlamentare degli anni ’70. Consolati appunto pensando che a’ livella è uguale per tutti.

  • 5
    maria grazia -

    Non viviamo nel mondo ovattato delle favole, e non alterare la propria indole o il proprio percorso in presenza di traumi e sofferenze molto pesanti, è praticamente impossibile.
    Se, invece che perderci in deliri di onnipotenza, accettassimo i nostri limiti di esseri umani e imparassimo a gestirli, impareremmo anche a meglio comprendere la natura dei nostri simili e a non soffrire oltre il dovuto per i torti che ci vengono fatti da persone che in fondo andrebbero solo compatite. Si eviterebbero tanti drammi e tante scelte avventate.
    Sono anche dell’ idea che non bisogna darsi per vinti se in passato si sono commessi degli errori, pensando che le relative ricadute debbano essere IRREPARABILI. Colui che sa combattere è colui che sa rialzarsi dopo la caduta, non colui che vive in una perenne e apparente perfezione ( che NON PUO’ esistere ).

  • 6
    Aida -

    Lo so che la vita è difficile per tutti, so anche che esistono persone con problemi molto più grandi dei miei. E per ciò mi sento anche in colpa. Ma vedo intorno a me gente che sta insieme e che sembra essere felice e mi chiedo perché a me ciò non succede… Non chiedo tanto alla vita, solo una possibilità per iniziare a vivere e non solo sopravvivere

  • 7
    rossana -

    Aida,
    la tua richiesta è più che legittima, e umanamente condivisa da quasi tutti. ma… purtroppo… la volontà e l’impegno sono utili solo per il raggiungimento di obiettivi pratici, nessuno può ottenere con questi quanto desidera a livello emotivo.

    nemmeno con la bellezza, la piena salute o il denaro. le cose apparentemente più semplici, se oneste e sincere, sono di fatto le più difficili da realizzare, non solo per te.

    un abbraccio.

  • 8
    E -

    SEMBRA. Sembrava anche al mio ex marito finché non l’ho buttato fuori di casa perché mi ero stancata!!! Sembra sempre: a te che vuoi illuderti e a chi è come te, immaturo e non in grado di godersi la vita con equilibrio e senza farfalle.

  • 9
    maria grazia -

    Aida, quel “sembra” dice tutto. ESSERE e SEMBRARE felici sono due cose completamente diverse. Le persone difficilmente lasciano trasparire all’ esterno i loro disagi, e preferiscono recitare la parte di individui con la vita perfetta. Non pensare agli altri. Rifletti su ciò che TU vuoi veramente e cosa è meglio per te. E agisci di conseguenza. Ciao.

  • 10
    Aida -

    Non credo che tutti recitino la parte di essere felici, credo che certe persone lo siano veramente. Certo non è facile, è una battaglia per tutti. È cogliere un momento che però ti fa andare avanti, è solo quello che voglio. Sto lottando con tutte le mie forze per cercare il mio equilibrio.

  • 11
    E -

    Non la recitano, no. Ma lo vogliono. Per essere felice devi volerlo con le azioni, non con i sogni. Quelli che invidi: hanno CORAGGIO!

  • 12
    maria grazia -

    Aida, non tutti quelli che appaiono felici recitano, non c’è dubbio. Ma la felicità è molto più rara di quanto non si pensi, e di solito quando è ostentata non è mai autentica.

  • 13
    Aida -

    Penso di averne abbastanza di coraggio e di avere fatto alcune cose che reputo coraggiose. Non invidio chi è felice, vorrei solo capire con che criterio la vita dispenda i suoi doni…a te si, a te no… Credo molto nella fortuna e nella sfortuna perché per certe cose non trovo altre spiegazioni.

  • 14
    rossana -

    Aida,
    secondo me hai dimostrato, e ancora dimostri, coraggio da vendere.

    anche in natura la vita è quasi sempre ingiusta. per me, la fortuna si materializza più che altro alla nascita, quando, cioé, nasci sano, d’aspetto gradevole, intelligente, in una famiglia che ti accoglie con amore e in un ambito sociale in cui non si muore di fame. quello è un patrimonio immenso, di cui non si ha alcun merito.

    tutto il resto, forse deriva in parte da connotazioni iniziali e, talvolta, da capacità di rovesciare a proprio favore l’inasprirsi delle prospettive. niente di assicurato a nessuno, se non le caratteristiche fondanti del carattere e dei vissuti infantili.

    so che questo non ti è di alcun supporto, in quanto di certo ne sei consapevole più di me, ma altro non ti saprei dire, se non che, come tutti, è difficile che si possa evitare di adattarsi alle circostanze e agli imprevisti, positivi o negativi, che ne conseguono.

    mantieniti sia orgogliosa di te che aperta al prossimo e al futuro.

  • 15
    Aida -

    Grazie Rossana, parole che condivido. La mia speranza è proprio quella di riuscire a rovesciare a mio favore i limiti che la vita mi ha imposto. E ancora di più, riuscire a trovare persone che mi accettino per come sono, limiti o non limiti.

  • 16
    rossana -

    Aida,
    ti capisco molto più di quanto ti sia possibile immaginare: essere accettati nei propri limiti o non limiti, secondo me, può accadere si e no due o tre volte in un’intera lunga vita, genitori inclusi.

    e ci vuole un mare di pazienza, con tutti gli altri!

  • 17
    maria grazia -

    certo che se basiamo la nostra serenità sul fatto che TUTTI ci debbano accettare, stiamo freschi. Di individui che non possono/non vogliono capirci è pieno il mondo ( lo vediamo anche in questo forum ) ed è meglio farsene subito una ragione. Inoltre, prima di demoralizzarci perchè non abbiamo il consenso “unanime”, bisognerebbe anche vedere che tipo di persone sono i nostri detrattori. Di solito, valgono molto meno di noi e tanto dovrebbe bastarci per riflettere.

  • 18
    Aida -

    Non cerco l’accettazione di tutti, mi basterebbero pochissime persone, ma sapere che quelle ci sono mi darebbe molta forza. In quasi trent’anni posso dire di non averne ancora incontrate, compresa la mia famiglia. Però continuo a sperare…

  • 19
    maria grazia -

    Se ti disprezzano in molti, vali.
    Se ti disprezzano tutti, sei un essere divino.

  • 20
    rossana -

    Aida,
    fai bene a continuare a sperare, a uscire, a incontrare gente nuova, senza troppo pretendere…

    ho conosciuto l’amore di coppia a 34 anni, ma la sua presenza nella mia vita è durata poco più di 10 anni. il primo amico, pienamente degno di tale definizione, è giunto all’improvviso, tre anni fa, a ridosso del mio 70° compleanno. due o tre altre donne (madre inclusa) potrebbero essere annoverate fra gli esseri umani che mi hanno accolta e accettata con pregi e difetti, ma evito di dettagliarne le presenze perché non sono del tutto sicura che i miei sentimenti siano stati (nel caso di una soltanto, siano tuttora) condivisi con la stessa profondità.

    tutto il resto è stato interazione superficiale, nel bene e nel male. tanta gente a cui ho dato e da cui ho preso nella più abituale quanto anonima normalità.

    se sei sensibile e non ti accontenti facilmente, ti assicuro che l’impresa di trovare persone affini non è per niente semplice, né facile.

  • 21
    lilly -

    Secondo me dovresti iscriverti da qualche parte, in qualche associazione e li’ puoi trovare gia’ delle amicizie (scusa, non ho letto tutto, non so se gia’ lo fai), e per il lavoro perche’ non qualcosa con il computer, anche a distanza, qualcosa in proprio dove puoi offrire le tue competenze, se non riesci a trovare altro (non sei la sola).

  • 22
    Yog -

    Sennò ti carichi un borsone verde marcio sulle spalle e fai la rider consegnando dell’ottimo sushi in tempo reale. È uno dei lavori che ti permette di campare senza vivere.

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