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Istanti di storia

Ciao a tutti, anche io voglio lasciare la mia traccia in questo sito molto carino.
Non so quanto abbia voglia di scrivere, per ora ho davanti il bianco e vedremo cosa ne verrà fuori. Sono appena tornato a casa, sono andato in moto a comprarmi le sigarette, è sabato sera e come quasi tutti i sabato sera sono da solo. “Solo”, “solo”, ebbene, forse si prefigura già la natura della mia lettera.

Allora… fare un riassunto della mia vita sarebbe dispendiosissimo, in termini di tempo, spazio, e volontà personale di farlo ora in questo momento. Dunque…
Ho 27 anni, compiuti da poco, e la mia vita è una tragedia fatta di paradossi.
Per farla breve ho avuto un’infanzia pressappoco normale, tranne un periodo intorno ai 12-13 anni in cui non stetti bene e i miei mi mandarono da un paio di psicologi. Avevo delle crisi di ansia e mi chiudevo in me stesso. Oggi si direbbe “soffre di attacchi di panico”. È probabile che tutto ebbe inizio da quando per la prima volta sentii i miei andare a letto insieme. Sorvolo sulle eventuali considerazioni psicoanalitiche in merito.
Liceo niente male, ero nel gruppo di quelli più “disadattati”, che facevano casino e che si credevano diversi nonostante stessero in fondo in riga con il sistema scolastico, e che sicuramente erano molto più simpatici degli altri, se non altro per la loro follia. Non toccai una ragazza durante il liceo, ecco, questo è un punto. Avevo un po’ di acne e tutti amici maschi. Ma penso sia capitato a molti. Un sacco di spinelli e tirar tardi tutte le sere.

Iniziata l’università cambiò la mia vita, soprattutto perché dopo pochi mesi stetti molto male, ma la storia con la mia prima ragazza mi salvò. Era tutto per me, e questo fu probabilmente il difetto. Facevamo l’amore di continuo, era il senso della mia vita, era quel qualcosa di bello che mi faceva vivere, nonostante i miei demoni fossero sempre dietro l’angolo, dietro ogni luce ed ogni ombra. Ebbi dei problemi fisici, niente di letale, in pratica fui operato nella zona genitale e facendo degli esami non ero più sicuro al 100% di poter avere figli. Fui operato anche un paio di anni dopo, sempre anestesie totali e convalescenze un po’ travagliate. Intanto coltivavo sempre di più un senso di inferiorità nei confronti della mia ragazza e poi nei confronti del sesso femminile in generale. Incominciai ad andare da uno psicologo, poi da un altro (un’altra), poi dopo mesi e mesi la mia situazione peggiorava (avevo “immagini” ricorrenti di questa mia ragazza che si faceva penetrare da uomini più dotati di me) e controvoglia incominciai ad assumere degli psicofarmaci, ma erano “necessari”.
Intanto cercavo di fare cose, portavo avanti l’università senza frequentare, ho fatto un viaggio solitario in giro per l’Europa dove ho conosciuto diverse persone, suonavo la chitarra ed altri strumenti. La musica era per me la migliore delle cure e il migliore dei palliativi; suonavo di continuo. Piano a piano costruii una specie di studio di registrazione amatoriale registrando infine una cinquantina di pezzi sovraincidendo tutti i vari strumenti suonati tutti da me. È notevole la solitudine aleggiante in tutto ciò. Provai a suonare con persone, ma i progetti si perdevano.
Ho anche lavoricchiato, lavori saltuari e a contatto con il pubblico, quasi una doppia vita rispetto alle mie sofferenze. Però io vivevo le mie sofferenze come la “vita vera”; tutto il resto era una sorta di artefatto. Smisi di prendere gli psicofarmaci. Intanto quella ragazza si mise con un mio amico ed io di fatto mi sentii “sostituito”. Uscivano con i miei amici di sempre, io non ce la facevo a stare in loro presenza. Andavo al cinema da solo. Ho anche passato un capodanno e un compleanno in questo modo.

Uscivo, ripeto, uscivo, conoscevo delle persone, sono anche andato all’estero, ma le loro presenze in qualche modo “scivolavano” sul mio nucleo fatto dei pensieri intorno a quella prima ragazza. Nessuno e nessuna è mai riuscito a sostituirla e io non sono mai riuscito a distaccarmene. “Lei non ne ha alcuna colpa”, ho sempre portato come argomentazione. “Il problema sta in me”.
Sono poi stato con un’altra ragazza, poi lei è andata all’estero e io pure ho cambiato città (rimanendo in Italia). Sono andato a proseguire i miei studi. Sono un “plurilaureato”, wow!
Ho trovato lavoro, ho delle persone che dipendono da me, sono un “capo”, sono ufficialmente “di successo”, eppure non è cambiato quasi nulla, dentro il mio cuore.
Continuo ad avere un astio profondo contro il genere femminile, nonostante poi in pratica mi dimostri molto premuroso e attento quando ho a che fare con le donne. Non so più dove sia la fantasia e dove la realtà, da questo punto di vista.
Ho dovuto riprendere con gli psicofarmaci, in modo blando (dopo avere avuto un periodo di “alcolismo” solitario e parallelo alle mie attività quotidiane). Giro con gli ansiolitici in tasca per la paura di avere delle crisi di panico. È una vita di merda.

Ultimamente ho cominciato a frequentare delle prostitute d’appartamento (ma questa è una novità), in maniera saltuaria, scoprendo che non mi trovo così male e accompagnando questo comportamento con il pensiero “Non mi stanno nascondendo niente, sono delle puttane, sono quello che dicono di essere”. È in effetti una soluzione temporanea, di compromesso, che ho trovato per poter toccare ed essere toccato da delle donne, cosa che mi manca molto. Ho anche molto pensato in merito ad una mia omosessualità, dato che invidio così tanto il “potere” che vedo nel sesso femminile, nell’essere donna. Eppure non ho ancora mai capito se possa essere la questione giusta.
Ebbene, io non avrei mai pensato di trovarmi a 27 anni con certi problemi e certi comportamenti protratti per così tanto tempo. Probabilmente l’avessi saputo prima mi sarei ucciso. Eppure, “eppur si muove”.
Io non cedo, non voglio cedere, so che c’è tanto di bello in me; so anche che ci deve per forza essere tanto di bello nelle persone, ma bisogna abbandonare certe cose, bisogna “rimuoverle nel vero senso della parola”. So anche che alcune persone che leggeranno (nonostante io abbia detto veramente poco di me, ci sarebbero milioni di altre cose da dire) saranno forse simili a me, ma io in fondo queste persone non le conosco. E internet, internet ci permette di comunicare, purtroppo però non ci permettere di coesistere, di essere vicini veramente, di trasformare questa sensazione positiva in qualcosa di inerente la “vita vera”.

Grazie a chiunque sia arrivato in fondo a questo testo. L’ho scritto in una ventina di minuti, in questo sabato sera d’estate, molto di getto. Un flusso. Ciao a tutti.
La luce prima o poi ci sarà.

L'autore ha scritto 5 lettere, clicca per elenco e date di pubblicazione.

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7 commenti

  1. 1
    silentry -

    in verita sei invidiabile
    in ambito di studi e di lavoro ed esperienze di vita
    sei un solitario un po per colpa tua
    un po per sfortuna
    ma mi pari una persona in gamba

  2. 2
    rossana -

    Caro Justmyphase,
    la lettura del tuo post mi ha dato molto, non saprei nemmeno io spiegarne di getto le ragioni o le sensazioni.

    forse perchè narra di un percorso doloroso e di una difficoltà da superare, come accade ogni giorno a molti di noi, in determinate fasi delle nostre vite, che si evolvono e mirano a raggiungere una qualche meta.

    si cammina, si guarda avanti, si fa del nostro meglio per restare in piedi e non sempre si riesce a raggiungere l’obiettivo. resta comunque dignitoso il procedere con la consapevolezza di sè, in compagnia della speranza, tenendo sotto controllo il dolore, la rabbia e il pregiudizio.

    sei molto maturo per la tua età e anche molto in gamba. grazie per la tua testimonianza.

    un abbraccio

  3. 3
    justmyphase -

    @silentry:
    bello il tuo commento, così, come il personaggio di una giuria (ma disinteressata, ovviamente). Grazie per il tuo pensiero!

    @rossana:
    mi fa molto piacere che tu abbia tratto qualcosa di positivo dal leggermi,
    …vorrei tanto che le persone che si scambiano messaggi in questo sito possano conoscersi di persona, ma so anche che probabilmente scemerebbe tutta la libertà e la verità che invece in questo luogo, data la sua natura, è presente.
    Mi stupisce il tuo commento sulla mia “maturità”, soprattutto se lo metto in relazione ai miei “problemi sessuali”. Il fatto di essere maturo è qualcosa che mi sono sentito dire spesso dalle persone, e stride fortemente con quello che invece probabilmente penso di me: che sono un “bambino” e che tanti miei problemi sono “infantili”. Vivo la mia maturità come una sorta di maschera che impedisce agli altri di vedermi veramente.
    Io ho dei grandi problemi con “l’Altro”, ma è come se nella mia vita sociale quotidiana (che di fatto è esclusivamente il lavoro) li tenessi da parte, li mettessi in stand-by sicuro che mi faranno compagnia non appena girerò l’angolo della mia socialità.
    Da un certo punto di vista “ce l’ho con gli altri”, ma è un moto interiore, un impulso, e nel tribunale della mia interiorità è giudicato come illegittimo, perché non riesco a dare a Cesare quel che è di Cesare.
    C’è tutta questa rabbia che turbina e si ritrova senza un oggetto.
    E mi viene da concludere che al momento l’unico essere vivente che chiamo “amore” è il mio cane, oltretutto distante da me.
    E’ un po’ una conclusione delle balle, ma mi andava di scriverlo.

    Grazie ancora per il tuo commento, ..mi sono lasciato un po’ andare alla scrittura. Come al solito di getto, ..uno spruzzo sugli scogli, che lascia poi quel sale molto fine.

  4. 4
    rossana -

    Justmyphase,
    scusa se non ho risposto prima. il tuo post mi aveva scombussolata, e ho dovuto tornarci su in seguito, più volte, prima di capirne la ragione, che credo stia nel mio essere simile a te nel dovermi spesso confrontare con una pena interiore costante, essenzialmente solo mia.

    fra noi è grande la differenza d’età. ciononostante, se vuoi, possiamo scambiarci delle mail di tanto in tanto, e magari anche incontrarci un giorno, se non abitiamo troppo lontani.

    ho già trovato un giovane amico qui. ci scriviamo quando lui ha bisogno di un confronto e forse presto avremo anche modo di conoscerci di persona…

    restiamo tutti sempre un po’ bambini e non c’è nessuno che non porti una maschera più o meno pesante nel suo rapporto con il prossimo. solo con gli intimi, che ci sono affini, possiamo lasciarci andare ad essere semplicemente noi stessi…

    un abbraccio.

  5. 5
    justmyphase -

    Grazie della disponibilità rossana, se vuoi scrivermi basta che aggiungi @gmail.com al mio nickname.
    Scrivimi quando vuoi. Ciao..!

  6. 6
    rossana -

    Grazie a te Justmyphase per aver accettato la mia proposta e aver risolto in modo così rapido e semplice la via da seguire senza espormi a contatti indesiderati. l’apprezzo molto e ti scriverò presto…

  7. 7
    justmyphase -

    @rossana

    ciao, sono tornato dopo tanto tempo a leggere questa pagina. Non trovo più, però, l’email che tu mi avevi gentilmente scritto. Ti andrebbe di scrivermi di nuovo? Così riesco ad entrare in contatto con te.

    Grazie..!

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