Il suicidio
di
beppino
Riferimento alla lettera:
Buongiorno, anche io penso che il suicidio sia una cosa buona, in un certo senso. Da tre anni, ci sto pensando, e ho già fatto quattro tentativi. Per me, la morte rassomiglia a un riposo, perché come lo dice un autore francese, "vivere, è soffrire". Io di fronte alle difficoltà...
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Non è questione di essere credenti o no, non è questione di avere o non avere. Il mio amico non aveva problemi di salute, non aveva problemi di denaro, e non credo gli mancassero le possibilità per non avere neanche problemi di cuore.
Ed era molto, molto credente.
Semplicemente non ce l’ha più fatta ad andare avanti. Credo che per lui fosse più facile morire che continuare a vivere. Ci sono traumi, come la morte di un genitore (specie se avviene in età adoloscenziale o comunque non “matura” ) ti scavano dentro un buco, un vuoto che non riesciremo mai a riempire del tutto. Però BISOGNA far qualcosa. Non ci si può rassegnare a cose come questa.
Soprattutto non si può e non si deve lasciar scivolare via la cosa più preziosa che ci è stata donata. Anche perchè ci sono persone meno fortunate a cui invece è stata negata. Persone che sono malate di malattie incurabili e che darebbero l’anima per continuare a vivere. Bambini che vorrebbero nascere e a cui viene negata questa possibilità. Dico questo non perchè sono cattolico, ma perchè ho dovuto scegliere di non far nascere un bambino : aborto terapeutico. Lui non sapeva di star male, non sapeva di non avere entrambi i reni e che sarebbe morto subito dopo la nascita ( se mai ci fosse arrivato…) ed è questo il mio più grande rimorso: quello di non avergli permesso neanche di venire al mondo, anche fosse solo per un secondo, per essere amato dai suoi genitori come ogni bambino meriterebbe. Chiaramente la decisione è stata presa per evitargli sofferenze inutili, ma il dubbio mi rimane: che ne sappiamo noi cosa avrebbe preferito lui ? Che ne sappiamo ….e se voleva rimanere ancora altri 5 mesi nella pancia della madre? In fondo per lui quei 9 mesi sono tutta la vita….prima di iniziarne un altra.
Ciao a tutti…
Dolore e rabbia danno solo forza a queste persone. Personalmente rabbia non ne o piu da mesi ormai pe il semplice fatto che sono spento dentro. Come dice tancamala: le persone che vi hano fatto del male, sono cinici ed indifferenti, e della vostra morte, e del vostro dolore, niente li tange. Lo so troppo bene. Ho un solo rimpianto nella vita. Di aver fallito il primo tentativo.
laura maria
vivo nel buio oramai da due anni,
da dopo che mio padre e’ morto dopo piu’ di dieci anni di cancro
e nello stesso tempo mio marito e’ andato via dopo 23 anni
che stavamo insieme.
Ora solo il buio il nulla.
Ho gia’ provato a staccare la spina 12 volte
e ogni volta spero che sia il tempo della mia riuscita.
Ho 47 anni e penso che questo mondo senza volto mi faccia solo schifo
e che oramai non mi appartienga piu’.
Spero che la prossima volta sia quella giusta,
questo e’ oramai il mio pensiero quotidiano.
Io credo che quei 9 mesi per lui non sono tutta la vita essendo l’anima immortale..avrà poi un altra esistenza un altra vita da altre parti..solo che se nasceva male come dici tu e poi moriva subito per via di tutte le malatie non vale neppure la pena di metterlo al mondo, secondo una mia idea,in queste condizioni
Da giorni ormai penso di staccarmi da questa corrispondenza. Sento troppo dolore intorno a me. Ma poi continuo a leggere. E qualche volta vi scrivo. A tutti. Io ho pensato talvolta al suicidio come una teorica possibilità, ma non ho avuto mai veramente voglia di togliermi la vita. Probabilmente perchè non credo in dio, e quindi non credo in una vita dopo la morte. La sola vita che abbiamo è questa, e dopo c’è solo il non essere, il nulla, la fine. Il problema, allora, è cercare di riempire questi pochi anni di vita con qualche cosa per cui valga la pena di continuare a respirare. Capisco lo stato di sofferenza intollerabile di chi non ce la fa più, e conosco, o meglio conoscevo, anche persone che hanno scelto la via della morte come unica uscita dal tunnel della disperazione. Ma vorrei dire adesso a tutti quelli che hanno ancora qualche dubbio, qualche esitazione, di ripensarci una volta di più. I vostri dubbi, le vostre esitazioni, non sono solo paura. C’è anche la paura del gesto, certo, ma evidentemente c’è qualcosa di più. Sotto la vostra disperazione, sotto il vostro dolore, nascosto in un angolo del vostro cervello, o se volete del vostro cuore, c’è qualcosa che vi segnala la possibilità che, nonostante tutto, esista ancora qualche, sia pur piccolissima, ragione per continuare a vivere. Dio o non dio, esistono angoli bellissimi del mondo. Prendete su le vostre poche cose e andateci. Sarà sempre meglio che buttarsi subito sotto a un treno, o dalla finestra, o tagliarsi le vene, o ingoiare un tubetto di barbiturici. Che problemi ci sono? tanto, se avete deciso di farla finita, non dovete lasciarvi nulla dietro alle spalle. Godetevi la luce, il sole, il vento, la natura, l’alba e il tramonto. Godetevi la vicinanza della gente, anche di paesi e terre lontane, andatevene in giro senza troppi pensieri, senza remore e senza problemi. E se vi capiterà di crepare di freddo o di caldo o per la puntura di un insetto sconosciuto… beh, non volevate morire? Buon viaggio.,
Ho letto ora il commento di Tracy alla mia di qualche giorno fa. Io ho scritto un paio di volte e mi sono sempre chiamato “giorgio”, semplicemente perche io SONO Giorgio. Altri messaggi non mi appartengono. Ascolta, Tracy: forse non mi sono spiegato. Ci riprovo. Io, premesso che non credo in dio e nell’aldilà, non penso affatto che ci si dovrebbe “suicidare tutti”. Io per primo non ho nessuna intenzione di farlo. Penso, e lo ripeto, che la vita è nostra e che abbiamo il diritto di farne quello che vogliamo. E’ uno dei pochi diritti che nessuno ci può togliere, forse l’unico. E’ la sola, drammatica, libertà che abbiamo. Per questo guardo con rispetto e umana pietà a chi si suicida. Non condanno, e non assolvo, non spetta a me, non spetta a nessuno. Dico solo che si deve cercare, dentro di sè, qualche cosa per la quale valga la pena di continuare a vivere. (Hai notato, Tracy, l’ambiguità della parola “pena”?). Io l’ho trovata, questa “cosa”, ma so che chiunque può trovarla. E non è vero, come diceva il “quèlo” di Corrado Guzzanti, che “la risposta devi cercarla dentro di te… che però è…. sbagliata”. No, quella è una bella battuta di un comico intelligente. La risposta può essere quella giusta, e comunque sarà la TUA risposta. Per il resto, ho detto altre cose nel messaggio precedente a questo. Buona giornata. E buona vita.
ok ma non condivido il tuo pensiero sull’ aldilà e su dio per il semplice fatto che chi è morto e poi tornato in vita ha raccontato ciò che ha visto..sono tanti oramai che hanno vissuto questa esperienza e poi son tornati a raccontarlo..io credo a chi l ha vissuto non ha chi fa supposizioni non sapendo nulla..questi esperience si chiamano anche NDE se interessa a qualcuno.
io credo Tracy che tu abbia pienamente ragione, l’anima non muore mai…e dico questo perchè è scentificamente provato.
sono sempre la solita sabrina,quella che scriveva qualche mese fa.vi ho sempre letto, nonostante non abbia più scritto.
per la cronaca sto ancora male, però ora sono in cura da uno psichiatra, era l’unica soluzione…o lo psichiatra o la morte, sto lottando con tutte le mie forze, chissà che questo mio cammino abbia risultati positivi.
un saluto affettuoso a tutti i vecchi del sito e ….perchè no, anche ai nuovi!!!!
ciao…
” non vale neppure la pena di metterlo al mondo, secondo una mia idea,in queste condizioni”.
Che brutta espressione Tracy.
Non la userei nemmeno riferita ad un’auto del 1983 se il meccanico mi dicesse che per metterla a posto ci vorrebbero 10.000,00 euro….
A parte il NON trascurabile fatto che chi si strombazza fedele, credente, rispettoso dei dogmi (e non parlo di me…io credo secondo un mio personalissimo criterio) non dovrebbe mai giustificare e tantomeno ricorrere all’aborto (c’è la scomunica sai? Anche solo per averlo messo in conto…)…a parte questo, sei riuscita con una frase lapidaria a sminuire una tragedia.
Hai una minima idea di che dolore, di che dramma, di quale senso di impossibilità (prima) e di vuoto (dopo) che possono provare due individui nel momento in cui si sentono dire che il loro bambino avrà malformazioni o disfunzioni tali da non poter correre, mangiare, bere, giocare, avere una vita semplicemente normale?
Si trovano lì, da soli, a dover decidere cosa fare senza avere la forza di scegliere dilaniati dalla consapevolezza che, indipendetemente da ciò che decideranno, ci sarà un momento in cui si convinceranno che è stata la scelta sbagliata.
Con il ticchettio del tempo che l’aborto terapeutico ti impone.
Pensa alla mamma che lo tiene in grembo e che sa che lui è li dentro, vive di lei, si fida di lei, dipende da lei. E che proprio lei, in un modo o nell’altro, gli negherà qualcosa. O la vita o la possibilità di conoscere i disagi della vita.
Pensa al papà..che magari è grande e grosso e nonostante tutto non può fare nulla per un esserino grande quanto la sua mano. E che dovrà decidere, anche lui, cosa negargli.
Pensa a tutto questo prima di cadere nelle frasi fatte!
Vabbè, s’è rotto…non vale la pena di tenerlo. Lo si dice di un bicchiere!
Vabbè, non funziona più…..non vale la pena di tenerlo. Lo si dice di un orologio!
Non di un essere umano.
A già….ma tu forse appartieni alla categoria di chi attribuisce natura umana solo all’essere fuoriuscito dall’utero materno.
E il dolore come lo parametri?
In base al grado di sviluppo dell’astragalo come fanno i medici legali per stabilire se è aborto o infanticidio?
Sai….se il misurare lo sviluppo di un un osso vale ai fini del diritto penale magari è un buon criterio anche per il dolore!
Quanto a tutta quella folla di gente che parla di near death experiences….prima di credere a tutto e a tutti ricordati anche di tutti quegli invalidi che hanno magicamente riacquistato la salute grazie ai peregrinaggi proprio in concomitanza delle indagini sulle pensioni ai falsi invalidi…..
Io, personalmente, credo alle nde. Ma non a tutti quelli che ne parlano. O meglio, credo che il fortificarsi di un’ opinione non debba dipendere dal numero di voci che la sostengano bensì dal contenuto dell’opinione stessa.
Può bastare una voce in mezzo a mille per convincerti.
D’altronde Gesù non cantava in un coro alpino……