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La triste criticità sull’identità alias transgender nei ministeri

Lettere scritte dall'autore  FridaS.

Buon giorno,
leggendo i vari articoli che man mano stanno comparendo sui social riguardo l’Art. 21 del nuovo contratto di lavoro del comparto ministeri che parla del riconoscimento dell’identità alias nei ministeri, vi comunico che sono io, Frida Scalera, la fautrice della PRIMA identità alias in ambito ministeriale, ovvero nel Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili (ex Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti) dove presto servizio.
Il decreto è il seguente:
285 del 3 giugno 2021 scaricabile da qui:
Link
Cosa dirvi?
CHE MI SENTO PRESA IN GIRO, perché il tutto mi sembra solo uno “specchietto per le allodole”.
Richiesi l’alias con una nota indirizzata all’allora Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, per il tramite del mio ufficio il 30.11.2020.
In quella nota specificai chiaramente le motivazioni della richiesta, ovvero cito quanto scritto:

“-il processo di transizione in atto, prima di giungere al cambio anagrafico del nome, può durare anche 3-5 anni, con non poche difficoltà derivanti dal fatto che la scrivente, gestendo tutte le manutenzioni e servizi del grande ufficio dove lavoro, si trova a rapportarsi, già da molti mesi, con vari personaggi delle ditte e di certe istituzioni con un nome maschile in vesti inequivocabilmente femminili, con tutte le conseguenze immaginabili. Con l’Identià Alias, la medesima chiede solo di poter modificare il nome della mail istituzionale, quello posto sulla targhetta della porta e sul cartellino identificativo posto sul petto, nonché il nome con il quale si identifica con i colleghi e con i soggetti esterni con i quali si relaziona per atti non ufficiali (per quest’ultimi già da tempo utilizza firmare solo col cognome).-”

L’Art. 1 del decreto in questione, cita che l’alias va utilizzato per “questioni interne al Ministero”, pertanto la mail governativa ottenuta a nome FRIDA (oltre al protocollo informatico) può essere utilizzata con il nome firma in calce FRIDA solo per questioni interne all’Ufficio, mentre per rapporti esterni (CHE COSTITUISCONO IL 95% DEL MIO LAVORO) devo firmarmi ANTONIO.
L’Art. 5 dà discrezione al Dirigente di concordare come e quando io posso interfacciarmi all’esterno come FRIDA: nel mio caso MAI.
Quindi al telefono e di persona nei sopralluoghi mi presento come DONNA a nome FRIDA, nelle comunicazioni scritte sono ANTONIO: immaginate se lavorassi allo sportello che bel “Carnevale”.
Ma già il mio è un “Carnevale” giacché mi presento nelle mail come Antonio e poi ricevo di persona in Ufficio come Frida.
Credo di stare peggio di prima, giacché devo ancora “chiarire” a chi mi incontrerà di persona per sopralluoghi o altro, che sono una DONNA transgender. Tutta questa storia “inconsistente” mi dà la nausea forse ancor più della stessa disforia di genere. Antonio fuori dall’Ufficio e Frida dentro l’Ufficio: che gioia, quanto mi fa “bene”. Allora penso: e se mi dovessi affacciare dalla finestra dell’Ufficio verso l’esterno chi sono? Frida o Antonio?
Questo decreto dell’attribuzione dell’Alias è un passo avanti verso il riconoscimento dei diritti umani e della lotta contro le discriminazioni o è solo una bella colorata facciata?
A me poco frega di essere FRIDA all’interno dell’Ufficio con tanto di targhetta alla porta a nome FRIDA e cartellino appeso al petto: a proposito di quest’ultimo allora dovrei avere un cartellino doppio, perché il nome FRIDA va bene per i colleghi, mentre se ricevo personaggi esterni ci va il nome ANTONIO.
Sarebbe auspicabile che, con MERO CORAGGIO di scardinare atavici farraginosi burocratici assiomi, i personaggi dirigenziali degli organi addetti stabilissero che il decreto sancisse che l’Alias debba andare bene per TUTTO: per i rapporti interni e per quelli esterni al Ministero, anche perché il lavoro dell’impiegato statale è sempre per conto del Ministero che rappresenta e se un Accordo confidenziale (cosa già implicita al decreto) stabilisce che FRIDA è ANTONIO, quale e dove sia il temuto rischio di contraffazione di atti? Se FRIDA è ANTONIO, ogni atto di FRIDA è quello di ANTONIO: ci vuole tanto?
Alcune aziende private ed anche la Finmeccanica già adoperano l’Alias per le persone transgender e l’uso è anche ESTERNO.
Spero che ai vertici di chi si sta occupando della faccenda quanto da me indicato faccia breccia e luce, perché davvero, com’è impostato, questo decreto dell’istituzione dell’identità alias, non serve assolutamente ad agevolare il già difficile duro, fragile e complicato percorso delle persone in transizione.

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