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Università e tirocinio obbligatorio… ma la serietà dov’è finita?

Buongiorno a chiunque leggerà. Sono una studentessa universitaria, e scrivo perché intendo denunciare alcune…definiamole semplicemente “mancanze” di coloro che dovrebbero indirizzare i futuri neolaureati nella giusta direzione, ma che invece danno l’impressione di considerare il rapporto con lo studente come una vera e propria scocciatura.

Sono all’ultimo anno della facoltá di giurisprudenza, ed ho scelto di redigere il mio lavoro di tesi abbracciando l’ambito del diritto civile. Nulla sembrava poter andare storto: la possibilità di approfondire la materia che più ho amato nel corso dei miei 5 anni, avendo come relatore il professore che ho apprezzato più di ogni altro durante i corsi. Non potevo sperare in un relatore più adatto: capace, profondo amante della sua materia, professionista riconosciuto nel suo ambito e nelle aule di tribunale, spiritoso e brillante, e sicuramente idolo degli studenti. Già dalla terza voci di corridoio mi dicevano che dovevo già rassegnarmi all’idea di combinare il binomio materia preferita + docente prediletto. E invece io ero riuscita a contrastare questa leggenda metropolitana… Salvo poi scoprire che non é tutto oro ció che luccica: ho chiesto di poter collaborare con questo professore un anno fa. Da allora, ho letto ogni libro che ho rinvenuto relativo all’argomento di mio interesse, ed ho scritto e (oserei dire) terminato la tesi. Peccato che….il mio relatore non l’abbia mai letta. E dire che gli ho inviato un capitolo alla volta. E dire che ho rispedito questi capitoli corretti più volte in seguito ad integrazioni. Senza considerare che ho perso innumerevoli ore ad aspettarlo all’orario di ricevimento, in cui non si presenta costantemente da CINQUE settimane. Se vogliamo poi aggiungere che, esasperata, mi sono rivolta ad uno di quei siti online in cui ti fanno sborsare una cifra non troppo economica per aiutarti nella redazione della tesi (nel mio caso, per farla correggere – o almeno leggere – da/a qualcuno), direi che il quadro é completo. Anzi no. Si aggiunge il fatto che il dottore suddetto ha inteso di comunicarmi giusto stamane che dalla prima settimana di luglio fino a metá del mese sará all’estero….peccato che io dovrei laurearmi proprio in quel periodo!!! Non so che fare, mi sento presa in giro. Ogni volta, a ricevimento diceva che avrebbe letto quel capitolo la sera stessa… E invece sarebbe stato più sincero uscirsene con un “signorina, mi spiace ma non ho la benché minima intenzione di seguire alcun tesista, ne ora ne mai”. Per fortuna che era rimasto entusiasta della mia idea il giorno in cui gliel’ho presentata.

Che dire poi dell’avvocato da cui ho giá iniziato a fare tirocinio pochi mesi prima della laurea?? Giusto oggi, ad accordi presi, ritiene giusto precisare che prima di iniziare a considerare la mia presenza come un vero e proprio tirocinio, intende farmi presenziare in ufficio per ALMENO due mesi. Due mesi!

Dov’è la serietà di questi “dottori”? Loro, che dall’alto della posizione, non intendono dare la giusta considerazione alle piccole grandi problematiche che riguardano coloro che, un giorno, dovranno essere “le nuove leve”… E dov’è lo Stato in tutto questo?? Dove sono le riforme per evitare lo sfruttamento giovanile?? E quelle per garantire la serietà dei docenti?? Che qualcuno si svegli ai piani alti, perché qui dal basso buco da dove non siamo neppure presi in considerazione non si vede nemmeno il cielo.

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5 commenti a

Università e tirocinio obbligatorio… ma la serietà dov’è finita?

  1. 1
    Yog -

    Beh, senz’altro non hai problemi di autostima. Probabilmente finora hai vissuto in una Wonderland dove i docenti universitari sono ansiosi di leggere il prodotto della tua mente (compilativa) e dove i titolari di uno studio fibrillano per valersi della tua collaborazione. Non vorrei raffreddare il tuo entusiasmo, ma di “nuove leve”, almeno nell’Italia contemporanea e con riferimento al diritto civile, non ce n’è affatto bisogno urgente. Ma questo forse l’hai capito da te.

  2. 2
    Rossella -

    Penso che molti docenti preferiscano impostare il lavoro in questo modo per evitare che nell’opinione pubblica arrivi a farsi strada la convinzione che per farsi strada in alcuni ambienti è necessario avere un supporto morale e materiale (marito, compagno, fidanzato, ecc.)… ci si appresta ad entrare in un mondo molto più complesso della realtà universitaria ed è bene farsi le ossa perché il titolo di studio serve a poco. Il resto potrebbe capitare ma è brutto veicolare una sorta di scoraggiamento… il pessimismo dipende soprattutto da questi fattori.

  3. 3
    Beatris01 -

    Yog, apprezzo sinceramente il tuo commento, ma non fraintendermi: sono la prima a pensare che in Italia non c’è bisogno di “nuove leve” nell’ambito dell’avvocatura. Non a caso il nostro Paese è quello che – tristemente – detiene il record di n. di avvocati per singolo abitante.
    Tuttavia mi permetto di affermare che noto un certo…definiamolo “pregiudizio” misto a rassegnazione di sfondo al tuo commento.
    Secondo la tua opinione, è giusto tenere la condotta dei dottori suddetti? Oppure dobbiamo invece “scusare” simili mancanze per il sol fatto che “in Italia va così”? A tuo parere, è corretto che sia questo il comportamento che occorre aspettarsi da due persone che ricoprono quei ruoli? O invece determinate professioni andrebbero prese con maggiore serietà, anche o soprattutto nei confronti di coloro che intendono collaborare con questi “esperti del settore”? Esiste da qualche parte una qualche deroga che permette di far venir meno il rispetto degli impegni nei confronti degli studenti? Non mi pare. Ma la cosa triste è che scommetterei – sperando di sbagliarmi – che mentre stai leggendo queste mie domande retoriche, stai anche pensando che forse è l’ora che io scenda nel mondo dei comuni mortali, perché quello che io pretendo è qualcosa che non esiste, e che tutti dovremmo accettarlo e conviverci. Ma ti rendi conto che noi (non so se lo sei anche tu) studenti dobbiamo ASPETTARCI di non avere la giusta considerazione? Ti sembra giusto? A me no. E le istituzioni non dovrebbero permetterlo.

    Perché parlo così? Perché sono stata per 9 mesi all’estero per fare uno stage con finalità di ricerca (sul quale si basa la mia tesi, alla faccia della tesi meramente compilativa), e lì ho potuto constatare che non funziona come da noi! All’estero, o perlomeno in alcuni Stati, la condizione di studente è tenuta in alta considerazione. Persino i professionisti del settore rispettano gli impegni che prendono con lo studente! Questo è lo Stato che ci meritiamo…

  4. 4
    Yog -

    No, non sono uno studente. I comportamenti da te osservati sono quelli effettivamente messi in atto dai sedicenti professionisti che albergano in questa nostra scalcagnata patria. Non è cosa di oggi. Leggiti questo blog:

    https://studioillegale.wordpress.com/2007/12/11/ti-sei-divertito-ovvero-lesame-di-avvocato/

    A me fa crepare dalle risate, a te… non saprei.
    Tornatene all’estero, tanto qui, se non l’hai capito, tra pochi mesi si fa la fine della Grecia.

  5. 5
    cupcake00 -

    Vai tranquilla… nulla di strano!!! Scrissi tesi e fui “seguita” da una professoressa che il giorno della laurea nemmeno si presentò, e mandò la sua assistente (che ovviamente non conosceva nulla di ciò di cui dovevo discutere).
    E comunque è sempre stato così…. Nessun professore ti segue mai veramente, sei solo un numero, per loro non farai certo la differenza

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