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Il loop comunicativo nelle relazioni amorose

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Osservando dall’esterno le dinamiche relazionali ho potuto constatare come in svariate occasioni si verifichi quello che definirei un “loop comunicativo”, ossia un processo circolare che tende a perpetuare meccanismi distruttivi del rapporto stesso. Credo che questo sia la causa principale del fallimento di molti legami amorosi o il loro trasformarsi in sterili taciti patti di sopportazione reciproca. Avendolo sperimentato in prima persona, mi domando: quando inizia questo declino della comunicazione? In che momento si smette di ascoltare veramente la persona amata e si inizia un soliloquio immodificabile? Come si produce questa dinamica malata per cui si cristallizza il dialogo trasformandolo in un copione sempre uguale in ogni nuova situazione? Mi chiedo se sia possibile tornare indietro oppure, superata una certa linea invisibile, siamo destinati all’eterno perpetuarsi di un dialogo tra sordi. A volte basterebbe prendere un po’ le distanze da se stessi e guardarsi dal di fuori per rendersi conto della totale mancanza di intenzionalità nella comunicazione; non ci stiamo scambiando informazioni, stiamo solamente cercando di affermare noi stessi, per l’ennesima volta.

“Chi accoglie un pensiero non riceve qualcosa, ma qualcuno” (V. Hofmannsthal)

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82 commenti a

Il loop comunicativo nelle relazioni amorose

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  1. 1
    Rossella -

    Io vivo la comunicazione nella coppia come una conseguenza. Quando riesco ad esprimermi sto bene ma non riesco a vivere quell’imbarazzo che considero importante all’interno di un rapporto basato sul piacere di scoprirsi. Per il resto preferisco vivere nella consapevolezza che non ci sono problemi tra di noi.

  2. 2
    Golem -

    Non credo ci sia un inizio preciso. È un lento perdere interesse che a mio avviso nasce da un malinteso senso di “meraviglia” dell’altro dovuto ai sintomi all’innamoramento. Esaurito il quale quello che appare non meraviglia più.
    È quello stato alterato il vero guaio, perché non mostra l’altro, ma la sua idealizzazione. Durante il permanere di quello stato si comunica con un “ologramma” di lei o di lui, scomparso il quale non resta altro. Ecco perché interrompere sul “più bello” certe storie lascia l’immagine quel “piacere”.
    I rapporti si devono “voler” fare, e possono “crescere” solo nel “vero”. Il resto è destinato a dissolversi nell’immaginazione che ne ha creato le aspettative.

    (Ma Scarlet ha una storia segreta quindi? Uau)

  3. 3
    Adam -

    “A volte basterebbe prendere un po’ le distanze da se stessi e guardarsi dal di fuori per rendersi conto della totale mancanza di intenzionalità nella comunicazione; non ci stiamo scambiando informazioni, stiamo solamente cercando di affermare noi stessi, per l’ennesima volta.”

    Profondamente vero. Anzi ,bisognerebbe prendere un po’ le distanze per iniziare a comunicare con se stessi..
    premessa necessaria per poter dialogare, anche, con gli altri.

    PS
    Non so se esiste la linea del non ritorno, ma credo valga sempre la pena di tentare

  4. 4
    Yog -

    La comunicazione, a volte, può anche non riuscire; il soggetto maschile, specie se ha ecceduto con la narda, può ad esempio opporsi, mostrarsi rigido, guardingo, reticente o circospetto.
    Queste resistenze possono essere indipendenti sia dalla capacità del soggetto di comunicare, sia dall’abilità della femmina ad indurla. La resistenza più comune alla comunicazione è dettata dalla paura: timore di rivelare segreti, di dire boiate; paura di rivelare cose che non si vorrebbero.
    Questa forma d’opposizione può essere superata, o per lo meno mitigata, facendo prima un bagno freddo, bevendo molta narda o anche amaro montenegro servito insieme a un dolce vallebianca al cucchiaio.
    La prima volta che una persona si sottopone alla comunicazione con la partner, mostra di solito un innalzamento dello stato d’allerta; alcuni individui, nonostante le libagioni di narda, vivono la comunicazione come una sfida, uno scontro di volontà e ce la mettono tutta a non farsi capire.
    La resistenza può dipendere dal fatto di aver vissuto precedenti esperienze negative con la comunicazione o al fatto di associarle, coscientemente o inconsciamente, a vissuti analoghi: ad esempio, se l’individuo ha rischiato la vita a causa di una mosca che gli è volata in gola, se è andato in coma dalla noia di dover stare ad ascoltare una femmina o se teme di perdere i sensi se la partner parla più di tre giorni di fila. Le associazioni possono essere a volte anche più tortuose: ad esempio, l’individuo può inconsciamente paragonare la noia comunicativa al sonno e il sonno alla morte.
    Una ricerca degli psicologi americani Jao Tsennie e Mileske Crachel ha messo in luce poi che chi soffre di attacchi di panico teme, se sottoposto ad eccessiva comunicazione, di perdere il controllo vigile, specie se la crisi d’ansia viene vissuta prima del sonno ristoratore.

  5. 5
    Adam -

    Forse non 100% in tema ma mi rimbalza in testa questa canzone:
    https://www.youtube.com/watch?v=DTFQQ0053xU

  6. 6
    Nicola -

    Parlando in generale, e non solo riferito alle dinamiche di coppia, mi sento di poter affermare che: “è inutile parlare con chi non ha interesse a capire.”
    Mi spiego meglio.
    Ogni convinzione, cultura, filosofia, o quant’altro non potrà mai essere considerata una verità assoluta, ma tutto può essere messo criticamente in discussione senza giungere mai a una asserzione assoluta e definitiva.
    Tutti abbiamo le nostre priorità e interpretazioni di verità, come risultato di esperienze pregresse o di educazione ricevuta, e quando il confronto non produce più una convenienza, mettiamo in moto dei meccanismi che respingono a priori ogni istanza comunicativa.
    Sta al buon interlocutore favorire l’altro nel raggiungimento del suo obiettivo, accogliendolo come se fosse un valore reciproco e proponendo a sua volta le proprie aspettative.
    Per quanto mi riguarda ci sono più coppie che stanno insieme e non dovrebbero, rispetto a quelle dove c’è una reale comunione di interessi.

  7. 7
    JIM -

    scusami ,
    ma se scrivi cosi’, spero non parli col partber alla stessa maniera, perche’ e’ chiaro che poi diventa difficile comunicare.
    ciao

  8. 8
    Suzanne -

    Adam, con i Subsonica mi hai riportato indietro di dieci anni!
    “Nei vuoti d’aria della realtà
    tracciamo traiettorie migliori
    lasciando le galere senza più passare dalla cassa liberi tutti!”
    Capisco Golem a cosa ti riferisci, il nostro caro tema dell’illusione; però credo possa capitare anche quando la nebbia dell’innamoramento si è già diradata da un pezzo, e l’altro, nonostante tutto, ci sembra ancora interessante. Mi riferisco proprio ad una modalità di interagire che diventa una sorta di meccanismo automatico e quasi inconscio; un canovaccio che ci impedisce di andare oltre il già detto e trovare un reale punto d’intesa. Non so se vi sia mai capitato, ma noto che è un’ impasse piuttosto diffusa nelle coppie e io stessa l’ho vissuta in prima persona. Pian pian ci fa allontanare e ci fa perdere di vista le trasformazioni della persona che amiamo.

  9. 9
    Adam -

    “Pian pian ci fa allontanare e ci fa perdere di vista le trasformazioni della persona che amiamo”

    Vero, credo sia questo il punto focale, si cambia, sempre e constantemente.

    E se nel frattempo la comunicazione “sfoca” (e si, temo possa succedere in qualsiasi momento di una relazione) si rischia.. ma credo non sia mai troppo parti per ricominciare a parlarsi, anzi ad ascoltarsi
    Ciao

  10. 10
    Golem -

    Certo Suzanne, è un tema interessante che ci hanno impedito di continuarequello dell’ “alterazione” della prospettiva. Ma siamo sempre al solito punto, tanto più grandi sono le aspettative maggiori saranno le “delusioni”. É un pò come certi incontri estivi, non necessariamente amorosi, amicizie vacanziere che riviste in momenti “normali” appaiono “scialbe”. Purtroppo quando qualcosa ci “entusissma” tendiamo a magnificarne il valore sulla base di quelle sensazioni. È inevitabile che la frequentazione porti ad una “revisione”. Quando capita di leggere di un uomo che preferirebbe morire pur di non vedere più la moglie, come in un atro thread, non si può non pensare a quale trasformazione incredibile sia andato incontro quel rapporto, immaginando quando quella coppia si sarà detta per la prima volta “ti amo e voglio vivere il resto della vita con te”. Sembra impossibile che oggi siano arrivati al punto di odiarsi. Sono cambiati, ma non insieme, non hanno saputo trovare un modo per COMUNICARE. Quello invece deve essere lo sforzo di ogni coppia non appena si comincia a intravedere che il “miele” comincia a finire e inizia la VITA. Trovare la strada da percorrere insieme VOLENDOLA TROVARE. E si può se si vuole, se si pensasse che sono i momenti difficili che fanno l’unione di una coppia e il valore di un amore. Andare d’accordo quando tutto é “dolce” e il cammino è fatto di petali di rose sono capaci tutti. Quelli che lottano, “fanno” l’amore veramente. Gli altri si iilludono

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